ci siamo !!!

Un appello contro “il Giornale” Parte la ghigliottina islamica

Ai musulmani viene chiesto di firmare un esposto perché “è importante denunciare chi ci diffama”

I musulmani italiani vogliono portare il Giornale in tribunale. E i responsabili invitano i fedeli a farlo perché «è importante denunciare chi diffama l’Islam».

L’accusa è apparsa nel sito internet «civiltaislamica.it», un contenitore web che rivendica di rappresentare «il punto di vista del vero islam» sunnita e moderato. A far scattare la ghigliottina sono stati gli articoli sugli attentati di Parigi. Ai responsabili del sito è andato di traverso il titolo «Islam assassino. Non ci arrendiamo» comparso in prima pagina dopo la strage del Bataclan. Ad essere presi di mira sono il direttore Sallusti, Magdi Cristiano Allam e Paolo Granzotto, colpevoli di vilipendio di religione, diffusione di notizie false, diffamazione e incitazione all’odio religioso. O forse, semplicemente colpevoli di aver espresso un’opinione.Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che il Giornale finisce nel mirino degli islamici. È successo nei giorni scorsi al giornalista Fausto Biloslavo, citato da alcune pagine Facebook (Islam Italia e Cronache Islamiche) per i suoi articoli sul «fratello Luca Aleotti (soprannominatosi «spada di Allah» e indagato a Bologna per terrorismo internazionale). Questa volta, però, non si sono fermati alle parole ed hanno diffuso online il facsimile dell’esposto che tutti possono sottoscrivere per mettere a tacere il Giornale dei «vili parassiti che si fanno chiamare giornalisti». Ma chi c’è dietro «civiltàislamica.it»? Il responsabile unico del sito è Massimo Abdul Haqq Zucchi, un italiano di 56 anni convertitosi all’islam nel ’90: ad indirizzarlo ad Allah è stata la militanza «nella cosiddetta sinistra extraparlamentare». Uno scherzo del destino. Lo sostiene nello sforzo editoriale Sheikh Abdurrahman Rosario Pasquini, che peraltro è il vicepresidente della «Moschea della Misericordia» di Segrate, gestita dal Centro islamico Milano e Lombardia, «a cui questo sito fa riferimento dal punto di vista dottrinale». Spulciando tra i contenuti online, si leggono concetti aberranti. Si afferma, per esempio, che «la tolleranza non è concetto che abbia, né abbia mai avuto a che fare, con i cattolici»; si dimostra «la terribile violenza e intolleranza storica del cristianesimo» e il «carattere assassino» della credenza nel crocifisso. E ancora: si chiede la rimozione della croce di una Chiesa di Como perché «schiaccia» i non credenti. Infine, gli autori ritengono che «la schiavizzazione delle donne tramite il lavoro» sia lesiva della civiltà islamica. Ovvero, che le donne non dovrebbero lavorare ma rimanere a casa, coperte magari dal burqa. Se sono queste le indicazioni dottrinali della Moschea di Segrate, scritte dal pugno del suo vicepresidente, c’è da preoccuparsi. Soprattutto se poi sono gli stessi che si presentano come interlocutori islamici moderati. Non può infatti non stupire di trovare online il facsimile per la richiesta di esenzione degli studenti musulmani dalle lezioni di musica, in quanto «strumento di Satana». Le scuole italiane dovrebbero quindi adattarsi al Corano, evitando agli islamici di imparare canzonette con il flauto o altri strumenti musicali. Così come si rimane stupefatti nel leggere le minacce ai miscredenti: «Che Iddio maledica i nemici dell’Islàm e dei musulmani», è scritto nel sito. E non siamo a Raqqa, ma a Milano. Dove l’integralismo sembra essere di casa. Dove i veri credenti islamici «sono quelli che si attengono strettamente alla dottrina fissata nel Sublime Corano». E che denunciano il Giornale.

CON LA COMPLICITA’ DEI BEOBUONISTI IGNORANTI…

DEI DELINQUENTI CHE CI LUCRANO…..

DELL’IGNAVIA GENERALE…..

SIAMO STATI PRIVATI PERSINO DELLA LIBERTA’ D’ESPRESSIONE !!

IL BUFFO DEL BUFFO E’ CHE SE IMPEDISCI UNA PRATICA MUSULMANA PUR QUANTO ABERRANTE, SEI ACCUSATO DI RAZZISMO !!

LA FOLLIA NON E’ LORO…..

SED ETIAM ESCLUSIVAMENTE NOSTRA !!

è lungo ma vale la pena di leggerlo tutto:

“Ha stuprato mia figlia ma io lo devo risarcire”

"Ha stuprato mia figlia ma io lo devo risarcire"

Ogni 27 del mese Davide Zaccarelli riceve lo stipendio. Millesettecento euro, più o meno. Ma 350 di questi euro gli vengono pignorati e finiscono nel conto della madre di Ezio Foschini. Quest’ uomo è in carcere, sta scontando una pena definitiva a tre anni per violenza sessuale nei confronti della figlia di Zaccarelli. Avete letto bene: Zaccarelli paga ogni mese i familiari di colui che ha violentato sua figlia. È una storia dolorosa, con una trama kafkiana, quella che ha travolto dal 2007 una normale famiglia di Faenza e che ha spinto Zaccarelli, due mesi fa, ad accettare inviti nelle trasmissioni tv per fare un appello pubblico: servivano soldi per pagare 21mila euro alla famiglia del violentatore. È una storia torbida, condita di pettegolezzi di provincia su alcuni dei protagonisti. È soprattutto una storia che nasconde un dramma più grande degli altri: quello di Elisa Zaccarelli, molestata dal suo professore a 15 anni, e che l’ anno scorso si è tolta la vita.

Davide, sua figlia Elisa frequentava l’ Istituto d’ arte per la ceramica di Faenza. Che ragazza era?
«Gioiosa e studiosa. Andava bene a scuola, poi sono iniziate le molestie di questo professore. Prima allusioni, poi apprezzamenti, sms. Fino all’ episodio clou, nel febbraio 2007».

Il clou?
«Si sono ritrovati da soli in ascensore a scuola e lui l’ ha baciata in bocca e le ha toccato le parti intime».

Elisa ve ne ha mai parlato?
«Accennò qualcosa a mia moglie Stefania ma gliene parlò come se fosse capitato a un’ amica. Il giorno dopo gli insegnanti l’ hanno trovata in lacrime a scuola e sono riusciti a farle raccontare tutto. Lo abbiamo scoperto così».

E avete denunciato?
«Sì, ma questo professore è stato arrestato solo un mese dopo. Nel frattempo è rimasto a insegnare, come se nulla fosse. Non solo, andava in giro diffamando mia figlia dicendo che era una poco di buono. Ha anche scritto una lettera con queste accuse e l’ ha fatta firmare a molti studenti. Tra i firmatari c’ erano anche compagni di Elisa. Avrei potuto denunciarli per diffamazione ma erano ragazzi, ho capito che erano stati condizionati e per non rovinare loro la fedina penale mi sono fermato».

In tutto questo i vertici dell’ istituto d’ arte che hanno fatto?
«Niente. Eppure le abitudini di Foschini erano note. Era rinomato per mostrare attenzioni particolari nei confronti delle ragazze. Le racconto un fatto».

Prego.
«Nel registro di classe, che poi è stato sequestrato, di fianco ai nomi delle studentesse lui annotava i… soprannomi».

I soprannomi?
«Ve li lascio immaginare. Me ne ricordo uno in particolare: “la figona imperiale”, ma ce n’ erano altri. Fatico anche a ripeterli».

Perché lei ce l’ ha con la scuola?
«A quanto mi risulta il preside dovrebbe controfirmare il registro. Questo preside cosa ha fatto? Tra l’ altro nel mese trascorso dalla denuncia all’ arresto Foschini ha continuato a insegnare. Io avevo denunciato l’ istituto, ma la denuncia è lì, bloccata. Hanno lasciato che mia figlia venisse diffamata. E il ministero?».

Niente?
«Al processo il ministero si è costituito parte civile, poi è scomparso improvvisamente. Non so cosa sia successo».

Nessuna solidarietà, insomma?
«Non dico questo. Anzi, voglio ringraziare tre insegnanti che hanno aiutato tantissimo Elisa. Senza di loro forse non avrebbe continuato gli studi. Sono stati gli unici del corpo insegnanti a venire al suo funerale».

Veniamo al processo penale.
«Foschini, dopo sei mesi di carcere, lo ha affrontato da uomo libero. Si è presentato a una udienza, si è avvalso della facoltà di non rispondere, poi è scomparso».

Arriva comunque la condanna?
«Sì, in primo grado a quattro anni di carcere e a un risarcimento di 66mila euro: 40mila da dare a Elisa e 26mila euro a noi genitori».

Qui, Davide, inizia una storia assurda. Foschini non vi paga.
«Risulta nullatenente, ma scopriamo che qualche tempo prima della sentenza aveva fatto sparire i soldi dal suo conto, trasferendoli su quello del padre».

E voi?
«Lo denunciamo. Articolo 388, “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”, reato per cui è già stato condannato fino in appello a un anno e mezzo».

Quindi vi paga?
«Macché. La Guardia di Finanza ha anche documentato per filo e per segno gli spostamenti dei soldi. Addirittura Foschini annotava in alcuni libricini “il tal giorno prelevo tot”, è tutto nero su bianco. Procediamo per via civile chiedendo un sequestro cautelativo dei conti dei genitori di Foschini».

E lo ottenete?
«Siamo condannati».

Condannati?!
«Sì, per sentenza di un giudice che si chiama Flavia Mazzini, scriva il nome per favore».

Che decide?
«Siamo condannati per aver causato un danno biologico nei confronti dei genitori di Foschini. In pratica il papà del violentatore sarebbe stato male per la nostra denuncia».

Risultato?
«Dobbiamo risarcirlo e pagare le spese legali. In tutto gli devo, tra interessi maturati e condanna, 40mila euro. Soldi che non abbiamo, per cui mi pignorano lo stipendio».

Mi faccia capire, in base a questa sentenza lei deve pagare i genitori dello stupratore di sua figlia?
«Sì. E occhio alle date. Questa sentenza è del marzo 2014. Tre mesi dopo…».

Tre mesi dopo?
«Il 29 giugno 2014 Elisa si suicida».

Sette anni dopo quella violenza.
«Ma due mesi dopo quella sentenza. Nel frattempo era riuscita a terminare gli studi senza cambiare scuola e nonostante venisse additata, chiacchierata. Si è diplomata con 91 centesimi, non sappiamo spiegarci con quale forza d’ animo. Alternava momenti spensierati a momenti bui. Un giorno poi girando per Faenza incontra il suo violentatore per strada. È stata male, fisicamente, per i giorni successivi. È crollata. Si dice che il tempo guarisce i mali e di tempo ne era passato. Ma questa condanna nei nostri confronti è stata una botta enorme».

Non ha retto.
«Un giorno, abbiamo saputo poi, di nascosto ha chiesto al nostro avvocato civilista se ci potevano portare via la casa. La sensazione è che provasse una tremenda colpa».

Vi ha lasciato qualche ultimo messaggio?
«È un tasto molto doloroso, diciamo che ha lasciato qualche post it in cucina, parole molto intime».

Davide, lei oggi ancora paga i genitori di colui che ha causato tutto questo e sta scontando una pena definitiva in carcere.
«È incredibile, lo so. Guadagno 1700-1800 euro al mese e ne do 3-400 a loro. Ai loro avvocati, prima, poi a sua madre. Tra l’ altro, beffa delle beffe, siamo venuti a conoscenza di un particolare».

Quale?
«Il padre di Foschini è morto un anno prima della sentenza ma il loro avvocato non l’ ha comunicato al giudice. Se si fosse saputo, il processo civile sarebbe stato da annullare. Quando invece si arriva a sentenza, c’ è poco da fare se non sperare nell’ appello».

La vostra storia divenne popolare qualche mese fa, quando la madre di Foschini le chiese 21mila euro da pagare in dieci giorni.
«Sì, sosteneva che ne aveva bisogno subito. Abbiamo fatto un appello pubblico perché noi quei soldi non li abbiamo. Per fortuna li abbiamo raccolti grazie alla straordinaria solidarietà della gente comune. Li abbiamo accantonati, pronti se dovessero servire.
Al momento, dopo il clamore mediatico, la richiesta di quei 21mila euro è stata ritirata».

Davide, cosa significa la parola giustizia per lei?
Zaccarelli sospira: «Ah, la giustizia… Credo ci sia. Sono le persone che, non so se in buona o cattiva fede, interpretano le leggi in modo non chiaro. Certo, a proposito di “giustizia”, cosa ci mettevo ad andare dal Foschini quando era libero e disfarlo?».

La tentazione c’ è stata?
«Eccome. Elisa e mia moglie mi dicevano: “Ti leghiamo in casa sennò vai a combinare qualcosa che non va”. Ma avrei peggiorato la situazione, forse. Oddio, peggio di ora cosa c’ è? Abbiamo perso una figlia».

Lei crede nello Stato?
«Lo Stato è la Squadra mobile di Ravenna, con le indagini fatte dopo la violenza su mia figlia. Lo Stato è la Guardia di Finanza che ha accertato lo spostamento di soldi. Lo Stato è il giudice che ha mandato in carcere Foschini. Certo, il processo civile mi lascia molto perplesso».

Foschini quando uscirà?
«Deve scontare ancora un anno per la violenza, poi ha una condanna in appello a un anno e sei mesi per violazione dell’ art. 388».

E poi?
«E poi boh. Comunque è stato licenziato, non potrà più insegnare».

E se lo incontra?
«Non avrei una bella reazione. Non me lo chieda».

Lei è il volto pubblico di questa storia. Sua moglie Stefania cosa pensa?
«Si può volere bene da padre a una figlia, ma la mamma è la mamma. Il legame di sangue è il suo».

Voi avete un altro figlio, Riccardo, di 11 anni.
«Per ora non fa domande, noi lo proteggiamo. Verrà un giorno in cui chiederà. Ci dobbiamo preparare per questo».

di Alessandro Milan

maremmastramaiala:

Aisha, una profuga arrivata in Norvegia da Dubai, e che in Norvegia ha ottenuto Asilo Politico, è tornata indietro, dopo essere rimasta ‘sconvolta’ dal livello non lussuoso dell’accoglienza:

“Onestamente, sono rimasta scioccata. Pensavo che la Norvegia fosse più moderna e più civile. Faceva così freddo lì. Freddo in tutti gli aspetti. Alloggiavamo in un villaggio molto piccolo, con solo due supermercati. … E ci dovevamo portare le borse della spesa da soli, a piedi! E’ stato molto difficile per me.“…

VOXNEWS

 

CHE GIOVE VI FULMINI E STRAFULMINI !!!

siamo ormai schiavi….

Fornaia offre pizza a immigrato: non gli piace e la picchia

PORTO SANT’ELPIDIO – Aggredita da uomo di colore per una pizza dura da masticare.
Lei ci rimedia una ferita sotto l’occhio ma decide di non denunciare l’episodio ai carabinieri né vuole raccontare la storia. Al suo posto parlano i vicini, alcuni dei quali hanno assistito alla scena.

L’episodio si è verificato in un panificio della Faleriense, in concomitanza della settimana contro la violenza sulla donna. Con le Pari opportunità che avevano lanciato l’iniziativa che coinvolgeva tutti i panifici della cittadina rivierasca.

I panettieri erano tenuti a consegnare un sacco della spesa con scritto: “La violenza è come il pane, lievita di più se viene coperta”. L’uomo è stato fatto uscire dal negozio ma fuori è continuata la discussione tra i due. Qualcuno ha visto lo straniero colpire la panettiera in un occhio, poi le ha consigliato di mettere il ghiaccio sulla ferita.

http://m.corriereadriatico.it/FERMO/marche_porto_sant_amp_39_elpidio_pizza_extracomunitario_ferita_fornaia

trapiantatevi il cervello imbecilli !


Tra dieci anni anche l’uomo potrà sperimentare l’esperienza del parto. Questo grazie alla possibilità del trapianto dell’utero. Un gruppo di medici della Cleveland Clinic, nell’Ohio, avrebbe iniziato lo screening dei candidati per una sperimentazione clinica del trapianto uterino maschile. La notizia è riportata da Yahoo.

La direttrice del programma di conservazione della fertilità presso la University of Southern California’s Keck School of Medicine, Karine Chung, sostiene: “La mia ipotesi è che tra cinque, dieci anni o forse prima, anche per gli uomini sarà possibile portare a termine una gravidanza e partorire”.

Se è vero che le donne hanno la vascolarizzazione necessaria ad alimentare l’utero con il sangue, legamenti pelvici che permettono di supportare un utero, una vagina e la cervice uterina, per far sì che anche l’uomo possa sperimentare il parto, è possibile fissare il ramo di un grande vaso sanguigno, come l’arteria iliaca interna, all’utero trapiantato. Attraverso una terapia ormonale, inoltre, sarebbe possibile diminuire il testosterone e introdurre progesterone ed estrogeni necessari a preparare l’utero alla gravidanza.

Ma tra gli ostacoli all’effettiva realizzazione dell’intervento c’è il fattore economico. Inoltre la ricerca dovrà inevitabilmente fare i conti con l’aspetto etico di un eventuale trapianto dell’utero in un uomo.

 

MENTRE SI MUORE DI FAME….

MENTRE SI MUORE DI MALATTIE ANCORA INCURABILI…..

MENTRE LE RICERCHE MEDICHE SONO AL PASSO…..

MENTRE C’E’ ANCORA GENTE CHE MUORE PER MALATTIE LIEVI…

QUESTE TESTE DI STRAMINKIA FANNO ESPERIMENTI FOLLI…..

 

noi ? senza maroni…..

Hanno vinto i beceri. I fascisti. I disumani. Le bestie, come ha avuto modo di dire il “democratico” Renzi. Come ampiamente previsto il Fronte Nazionale – stando ai primi dati – è il primo partito. Sulla Francia scoppietta la fiamma tricolore (pensate che triste fine ha fatto la fiamma tricolore italiana, quella a cui si ispirò Le Pen padre per fondare il suo partito). E non è solo una vittoria politica, ma soprattutto una vittoria culturale. Quella di domenica è stata l’eruzione cutanea di un movimento cominciato anni fa e solo ora detonato nelle urne. Un movimento di idee e non solo di rabbia, snobbato dai salotti della rive gauche, stigmatizzato dai grandi giornali, ritenuto periferico delle elite culturali. Hanno vinto gli “impresentabili”, la società “incivile”. Qualcuno dirà che sono soltanto degli sciacalli e qualche complottista pazzo arriverà a dire che il trionfo della destra (ammesso che la si possa chiamare destra)  era lo scopo del Califfo. Diranno che è stato un voto di pancia, perché licenziano sempre così tutto quello che si muove alla destra della sinistra, sottintendendo che la testa ce l’hanno solo loro. La realtà è che i francesi si sono rotti le balle: del politicamente corretto, della spocchia della sinistra al caviale, dell’onanismo di intellettuali che non si sono mai fatti un giretto in periferia, della dittatura del multiculturalismo, di una politica inadatta ai tempi che risponde ai venti di guerra con le solite litanie pacifiste da vecchio hippie malvissuto. Hanno vinto quelli che non sopportano più il galateo dell’ipocrisia di sinistra. Hollande lo ha capito e dopo il 13 novembre deve aver mandato a memoria le ricette del Fronte, nel tentativo solidificarsi da budino in semifreddo. Ma le copie piacciono sempre meno degli originali. Ed è troppo tardi. La gauche da bistrot è andata fortunatamente in pensione. Ed è comunque una pensione d’oro. Però adesso si deve svegliare anche l’Italia e sfruttare la lezione francese. Prima che sia troppo tardi.

Francesco Maria Del Vigo

 

NOI TROPPO MOLLI,

TROPPO MAMMONI,

TROPPO PIGRI….

TROPPO SCHIAVI……

TROPPO CAPRE……

qui un concentrato d’idiozia degli abusivi:

VICENZA: paghiamo bangladesi per ospitare profughi bangladesi (finti)

Montecchio Maggiore, Vicenza – La Polizia locale dei Castelli ha comminato cinque sanzioni da 320 euro, per un totale di 1.600 euro, ad una cooperativa che si occupa di accoglienza di migranti per il mancato rispetto dell’articolo 7 del testo unico sull’immigrazione. Secondo gli accertamenti della Polizia Locale, infatti, la cooperativa non ha rispettato le modalità previste dalla legge di segnalazione dei cinque stranieri ospitati in alcuni appartamenti ad Alte, di proprietà di cittadini bangladesi. La legge prevede infatti che chi ospita stranieri debba comunicarlo alle autorità di pubblica sicurezza entro 48 ore e con una precisa serie di indicazioni, ma nei casi oggetto degli accertamenti così non è avvenuto. Lo stesso provvedimento, riguardante un sesto straniero, è in fase di notifica nei confronti di un istituto religioso.
Sei immigrato e hai un cugino in Bangladesh, lo fai venire, e ti pagano anche. Fantastico, ecco le famiglie che ‘adottano’ i finti profughi, gli stessi parenti. Bangladesi che vengono pagati da italiani per ospitare altri bangladesi: ma non vi sentite presi il sedere?

“La prima comunicazione della cooperativa riguardante l’ospitalità di migranti a Montecchio Maggiore – spiega il comandante della polizia locale Massimo Borgo – risale al 24 settembre e conteneva una serie di informazioni errate sugli indirizzi degli appartamenti, che risultavano localizzati in un edificio abbandonato, in un ex banca e in un passo carraio: luoghi in cui in realtà di quegli appartamenti non c’era traccia. A verbale, inoltre, i proprietari e gli stessi ospiti hanno dichiarato di trovarsi in città da molto tempo prima rispetto alla comunicazione della cooperativa. Ecco perché sono scattate le sanzioni. Ma c’è un altro aspetto su cui intendiamo fare luce. Sempre a verbale alcuni proprietari hanno dichiarato che la cooperativa aveva promesso loro 5 euro al giorno per l’ospitalità ad un migrante, ma gli stessi hanno anche dichiarato di non aver mai ricevuto alcun compenso: vogliamo capire dove vanno a finire i 35 euro assegnati dallo Stato per ogni migrante e dato che la situazione non è abbastanza chiara e potrebbe raffigurare una truffa, invieremo una segnalazione in Procura. Chiederemo accertamenti anche sulla pratica del sub-affitto, che anch’essa sembra molto diffusa”.
In uno degli appartamenti oggetto di controlli da parte degli agenti sono stati inoltre riscontrati problemi di idoneità dell’alloggio e di igiene, per i quali sono stati interessati, per ulteriori verifiche, gli uffici comunali e l’Ulss 5. Un’altra situazione molto particolare è quella che riguarda un altro appartamento che risulta all’asta per il mancato pagamento del mutuo da parte del proprietario e che ora ospita i migranti, i quali dunque sono a rischio sfratto.

“Il vero problema – commenta il sindaco Milena Cecchetto – è che il Comune viene avvisato a fatto compiuto. Non c’è insomma nessuna comunicazione preventiva, né da parte della Prefettura né da parte delle cooperative o dei privati, sugli accoglimenti che avvengono in città. Significa che a noi amministratori viene negato il diritto/dovere di avere informazioni su chi arriva nelle nostre città, a causa di un sistema gestito in modo assurdo e di un fenomeno su cui certamente lucrano le cooperative. A Montecchio Maggiore, grazie alla collaborazione della Polizia Locale e delle altre forze dell’ordine, i controlli sono continui e costanti”.

Ma il sindaco solleva anche un altro problema, non meno importante, ossia quello dell’iscrizione anagrafica che deve venir concessa, secondo le disposizioni del Ministero dell’Interno recepite dalla Prefettura, anche ai richiedenti asilo in attesa di audizione presso la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. È il caso della ventina di stranieri titolari di un permesso di soggiorno temporaneo che hanno chiesto l’iscrizione anagrafica e di conseguenza la residenza a Montecchio Maggiore, richieste pervenute all’Ufficio Anagrafe dalle cooperative e dagli istituti che li ospitano e che per seguire le pratiche spesso si affidano ad un avvocato.

“Questi clandestini – commenta il sindaco -, perché è così che vanno definiti in attesa che eventualmente venga riconosciuto il loro status di rifugiati, con l’iscrizione anagrafica riceveranno una carta d’identità valida dieci anni, alla pari di tutti gli altri residenti. Lo Stato dà a queste persone gli stessi diritti degli altri cittadini, mettendo a carico dei cittadini montecchiani spese sociali e sanitarie, senza prima accertarsi se siano realmente rifugiati. Il 19 novembre abbiamo chiesto alla Prefettura la possibilità di inserire sul retro di queste carte d’identità i dati che indicano la scadenza di eventuali permessi, proprio per avere un ulteriore controllo su queste persone, ma da allora non abbiamo avuto alcuna risposta ufficiale”.

VOX NEWS

 

QUANTE NORME E LEGGI SONO VIOLATE IN UN COLPO SOLO SENZA CHE NESSUNO INTERVENGA ?

TUTTO GRATIS E STESSE GARANZIE A CLANDESTINI SENZA STATUS DI PROFUGO…… IL BUSINESS DIVISO IN TANTI DELINQUENTI CHE SPECULANO…..

CHE BEL GOVERNO……. DI……..