TANTI CARI SALUTI
Vittorio Feltri: così coronavirus e Maria De Filippi hanno ucciso le Sardine
Non è soltanto questo il problema delle alici in barile: esse non sanno che fare, quale linea politica adottare, quale obiettivo perseguire. Sono inutili e disorganizzate, sbandate e prive di un disegno concreto tale da farle contare un po’ di più del due di picche. Ciononostante per un periodo, non brevissimo, sono state al centro della scena minacciando di diventare protagoniste della vita pubblica. Non che mi spaventassero, per carità, ero consapevole della loro inconsistenza ideale e programmatica, tuttavia non speravo che sparissero tanto in fretta. Invece è bastato il glorioso Corona a toglierle di mezzo. La cerimonia funebre delle acciughe si è celebrata nello studio televisivo dominato dalla ottima De Filippi, che invitandole alla sua trasmissione ne ha predisposto allegramente la sepoltura. Esse, in appena dieci minuti, hanno dimostrato una insipienza spaventevole, la quale naturalmente sospettavamo fosse una caratteristica predominante della neonata associazione ittica.
Hanno rimediato una figuraccia che neppure la brava Maria è riuscita ad attenuare. In ogni caso dobbiamo rendere merito al virus, protagonista principale del fatto che i pesci siano finiti nella rete. Speriamo ci rimangano, in attesa dell’annientamento. Non è l’unica lieta novella che segnaliamo al popolo. La malattia del giorno ha provocato un altro fenomeno rincuorante. Oltre alle citatissime sardine, si sono dileguati i gretini del clima, quelli che annunciano non solo il surriscaldamento del pianeta, ma anche la sua fine nel giro di pochi decenni. All’improvviso, davanti alla diffusione delle infezioni, le truppe agguerrite degli ambientalisti irriducibili si sono disciolte. Sparite. Nessuno dà più retta a questi esaltati squadroni della morte imminente, snobbati, ridicolizzati. Niente più manifestazioni pubbliche con folle oceaniche, zero prediche infantili, bocche chiuse. C’ è altro cui pensare. È la conferma che non tutti i mali vengono per nuocere.
di Vittorio Feltri
