
Milano ha detto no. Anche Roma, in maniera netta. La realtà è soltanto una: i lavoratori Alitalia hanno sconfessato il pre accordo raggiunto tra azienda e sindacati il 14 aprile scorso (leggi), che prevede la riduzione degli esuberi tra il personale di terra da 1.338 a 980 e la riduzione del taglio degli stipendi del personale navigante dal 30 all’8%. Conseguenza: addio alla ricapitalizzazione da circa 2 miliardi che gli azionisti di maggioranza Unicredit e Banca Intesa Sanpaolo, insieme a Etihad (che detiene il 49%), avevano garantito in cambio del sì dei lavoratori e di una garanzia statale da 300 milioni di euro tramite Invitalia
CHIUDERE PER SEMPRE QUESTO ABOMINIO DI SOCIETA’ , PARALLELA ALL’UNITA’ , CHE COSTA SOMME FOLLI AI CONTRIBUENTI PER MANTENERE AMICI DI MERENDE E PRIVILEGI FOLLI !!!

Macché commissariamento, l’Alitalia deve fallire!!!I dipendenti hanno perlomeno avuto il coraggio di bocciare un piano comunque fallimentare ! Si colga l’occasione per dichiarare fallimento ed evitare altri sperperi! PUNTO !
Speriamo che ora, dopo il NO dei lavoratori alla ricapitalizzazione, avvenga finalmente quel che doveva avvenire da decenni: IL FALLIMENTO. Se lo sono votati loro. L’han fatto sperando in un salvataggio “à la m5s”, cioè nazionalizzare la compagnia? NON COI MIEI SOLDI, PREGO.