(…)Sull’immigrazione gli impegni sono molto vaghi. Il documento chiede un’Europa in cui «le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace». Nessun cenno al ricollocamento dei migranti né alla revisione della prassi che vuole l’Italia come destinazione di tutti i migranti salvati nel Mediterraneo.
Persino il capitolo dell’Europa sociale nasconde un compromesso poco coraggioso. L’Ue favorisce diritti e opportunità, la «coesione e la convergenza» del welfare anche se – e questo è il passaggio chiave – tiene «conto della diversità dei sistemi nazionali». In breve: il capitolo sul sociale era una condizione per il sì di Alexis Tsipras, premier greco di ultrasinistra. Ma non dispiaceva nemmeno a noi o alla Germania, visto che uniformare le tutele sociali, ad esempio sul lavoro, significherebbe limitare la concorrenza dei paesi dell’Est, che hanno meno tutele e costi del lavoro più bassi. Le specificità nazionali sono salve grazie al pressing dei paesi dell’Est, che non vogliono perdere questo vantaggio. Chi ne subirà le maggiori conseguenze, con delocalizzazioni di imprese, saremo soprattutto noi italiani.(…)
