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Meloni al fianco di Kiev: “Putin non vuole il dialogo. Staremo con l’Ucraina”. E apre a nuove forniture

La premier al G20: “Via libera agli Atacms? Non stupisce”. Oggi l’incontro a Buenos Aires con Milei

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megalomane impazzito con la 3 media

Maurizio Landini, delirio di onnipotenza: “Contiamo più di Meloni e del governo”

Michele Zaccardi 20 novembre 2024

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Giancarlo Giorgetti risponde a Maurizio Landini. Lo fa da Rio de Janeiro, dove si trova per il G20 a guida brasiliana. E la reazione, come sempre puntuta ma non scomposta, prende di mira le dichiarazioni che il segretario della Cgil ha rilasciato al Corriere della Sera. Parole dure, che testimoniano, e confermano, la postura barricadera e pregiudizialmente ostile al governo Meloni assunta dal principale sindacato italiano.

Perché dalle colonne del Corriere, Landini i termini, non li pesa di certo. Dopo aver invocato di nuovo una «rivolta sociale» (pur precisando che «significa non voltarsi dall’altra parte rispetto alle diseguaglianze e mettersi insieme per cambiare le cose»), il leader maximo del sindacalismo rosso conferma lo sciopero generale per il 29 novembre con una motivazione piuttosto bislacca: va fatto perché «il governo, che ha la maggioranza in Parlamento ma non nel Paese, va avanti senza ascoltare chi rappresenta la maggioranza del Paese».

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Ma al querelle tra i due si inserisce in un contesto più ampio, perché ieri a Milano si è tenuto il primo forum delle relazioni industriali organizzato da Assolombarda, a cui era presente, insieme al segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri, altra sigla che parteciperà allo sciopero del 29 novembre, lo stesso Landini. Le cui dichiarazioni sono entrate inevitabilmente nel dibattito, con il governo, nella persona del ministro del Lavoro, Marina Calderone, e Confindustria, tramite il vice presidente Maurizio Marchesini, a invitare il leader Cgil ad «abbassare i toni». Mentre Calderone ritiene che «ci siano i margini» per evitare lo sciopero generale, «così come emerso anche al tavolo che abbiamo tenuto a Palazzo Chigi», Marchesini ci tiene a puntualizzare che non è una buona idea «alzare i toni e incitare alla rivolta sociale». E questo con il segretario confederale della Cisl, Mattia Pirelli, che invita a parlare di «relazioni industriali e non di rivolta sociale».

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Ma dalle parti del governo arriva anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso a dare manforte a Giorgetti, snocciolando i numeri sul confronto con i sindacati. In due anni, spiega Urso, il ministero ha avviato oltre 200 tavoli di confronto con i sindacati. I tavoli di crisi, inoltre, si sono molto ridotti e molte vertenze hanno trovato «soluzione dopo decenni». Numeri che spingono il ministro a sottolineare come «non bisogna avere pregiudizi politici quando si esaminano le questioni sindacali altrimenti lo si fa in qualche misura solo a fini politici».

Infine, per il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, anche lui presente all’evento di Assolombarda, in questa fase di cambiamenti è «particolarmente utile avere un momento di confronto di riflessione sulla traiettoria delle nostre relazioni».

sul fondo della fossa biologica : una deliqnquente insegna all’universita’ ….

Ilaria Salis, l’ultima sparata in università: “Quello che dobbiamo difendere”

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17 novembre 2024

«Bisogna difendere il diritto al dissenso» ha detto Salis. «Gli scioperi sono diventati un diritto anche grazie al fatto che qualcuno scioperava quando non era garantito» ha sottolineato Fratoianni. «Qualcuno vuole impedire che si possa protestare e addirittura interviene sul dissenso delle parole come abbiamo visto con Raimo e Landini», ha attaccato il leader di Si.

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«Il ddl sicurezza è una norma liberticida» ha detto Ilaria Cucchi. «Questo governo vuole soffocare il diritto di manifestare le proprie opinioni, quando le opinioni sono scomode. Il diritto di pensare, perché pensare è pericoloso. Il diritto alla vita, quando quella vita non piace. E il problema è che ci riusciranno. Oggi più che mai è importante far sentire la nostra voce».

risate

Stefano Musolino, il nuovo idolo dei giustizialisti che ama intercettare

G.M.J. 17 novembre 2024

La stampa progressista ha un nuovo idolo: Stefano Musolino, procuratore aggiunto di Reggio Calabria e segretario nazionale di Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe. Caduto in disgrazia l’ex presidente dell’Anm Piercamillo Davigo a seguito di una imbarazzante condanna in primo e secondo grado, Musolino ne ha ormai preso il posto come opinionista in materia di giustizia sui giornali e nei talk show. Dagli studi di Piazzapulita, il programma condotto da Corrado Formigli su La7, il magistrato calabrese descrive spesso l’Italia come un Paese sempre più vicino alla Turchia di Erdogan, dove l’indipendenza dei giudici sarebbe compromessa dal governo di Giorgia Meloni. Durissime poi le sue prese di posizione in favore dei migranti e contro le leggi “securitarie” volute dalla maggioranza di centrodestra.

Classe 1968, Musolino è figlio di Michele, più volte sindaco socialista di Reggio Calabria nella Prima repubblica, a capo di coalizioni che spaziavano dal Pci alla Dc. A Michele Musolino, perla cronaca, è stata anche intitolata una strada in città. Prima di diventare magistrato, il frontrunner delle toghe di sinistra aveva fatto pratica forense presso lo studio dell’avvocato Nico D’Ascola, esponente di spicco dell’allora Popolo delle libertà a Reggio Calabria, poi senatore e presidente della Commissione giustizia di Palazzo Madama con il Nuovo centro destra di Angelino Alfano.

La sua carriera professionale fino ad oggi si è svolta tutta in Calabria: prima a Palmi e poi a Reggio. Per quei strani casi della vita, dopo aver vinto il concorso venne mandato a fare l’uditorato al palazzo di giustizia di Reggio dove, fra i pm della locale Procura, vi era un tale Luca Palamara che prima di diventare il ras indiscusso dei magistrati centristi aveva simpatizzato a lungo con i colleghi di Md. Da allora i due sono sempre rimasti in ottimi rapporti, anche se perla sinistra giudiziaria Palamara è da tempo il male assoluto.

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Fra le inchieste di cui il suo ufficio si è occupato in questi anni non si può non citare “Eyphemos”, il maxi procedimento contro la cosche della ’ndrangheta e che aveva visto il coinvolgimento di alcuni politici, tra cui il senatore di Forza Italia Marco Siclari e l’ex sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte e consigliere regionale di FdI Domenico Creazzo. Il processo di primo grado si era concluso con 21 condanne e 30 assoluzioni, tra cui quelle di Siclari e Creazzo, accusati a vario titolo di scambio elettorale politico -mafioso. Creazzo era anche stato tenuto agli arresti domiciliari per 17 mesi.

Per capire la sostanziale disfatta di questa inchiesta è sufficiente leggere, se si ha tempo, le circa 2.000 pagine della sentenza di primo grado del febbraio dell’anno scorso. In quella sentenza i giudici scrivono, senza molti giri di parole, di essersi trovati davanti ad una «ipertrofia di materiale investigativo» e ad un «sorprendente quantitativo di intercettazioni».

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demente sino all’ultimo

Biden autorizza Kiev all’uso dei missili a lungo raggio in Russia

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17 novembre 2024

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Il presidente Usa, Joe Biden, ha autorizzato per la prima volta l’Ucraina a usare missili a lungo raggio forniti dagli Stati Uniti per colpire all’interno della Russia. Lo riferiscono ad Associated Press fonti che hanno familiarità con la questione. La decisione rappresenta un importante cambiamento nella politica degli Stati Uniti e arriva mentre Biden sta per lasciare l’incarico e il presidente eletto Donald Trump si è impegnato a limitare il sostegno americano all’Ucraina e a porre fine alla guerra il prima possibile. Secondo una delle fonti, le armi saranno probabilmente utilizzate in risposta alla decisione della Corea del Nord di inviare migliaia di truppe in Russia a sostegno dell’invasione dell’Ucraina da parte del presidente russo Vladimir Putin.