APPUNTO

La guerra in Ucraina non va alimentata

Ritengo che la presidente Meloni farebbe cosa buona e giusta se condannasse le ultime iniziative di Biden, tenendo conto del fatto che l’Italia ha messo al bando le mine antiuomo

Vittorio Feltri 22 Novembre 2024 – 10:00

La guerra in Ucraina non va alimentata

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Egregio Direttore Feltri, la Presidente Meloni possiede qualità politiche e personali che non si discutono. Le chiedo la sua opinione sul perché dichiari di continuare a fornire armi alla Ucraina, anziché provare a trovare una soluzione a questa maledetta guerra insieme alla Ue. A mio modesto parere manca la volontà.

Loris Balboni

Caro Loris, non ho mai nascosto la mia stima nei confronti di Giorgia Meloni, da ben prima che gli stessi elettori, che oggi la amano e nutrono fiducia in lei, si accorgessero delle sue virtù morali, umane e politiche e premiassero la sua coerenza proverbiale, dote rarissima in politica, ambito in cui si cambia casacca con la medesima frequenza con la quale si cambiano le mutande. Condivido ogni scelta e opinione della premier, tanto che io stesso mi stupisco per tale convergenza di vedute, di idee e di valori, che fanno di Giorgia la mia anima gemella in senso ideologico e politico, va da sé. Tuttavia, per quanto riguarda l’approccio alla guerra in corso in Ucraina, non posso fare a meno di dire ancora una volta che sarebbe opportuno cambiare registro. Se in un primo momento è stato necessario offrire supporto allo Stato aggredito, al di là della valutazione delle ragioni che hanno prodotto tale aggressione, adesso, anzi già da un bel pezzo, è indispensabile agire per la pace, dato che il conflitto va avanti da anni e senza che al fronte avvengano mutamenti ed evoluzioni, si permane insomma in una condizione di stallo permanente che genera soltanto distruzione e morti. La vittoria di Donald Trump ha lasciato ben sperare, ossia che si possa giungere finalmente all’apertura di un dialogo tra le parti coinvolte e quindi ai negoziati. L’atteggiamento non ostile che il nuovo presidente degli Stati Uniti ha già adottato nei confronti di Putin, di fatto, rende possibile le trattative per la pace. L’elemento disturbante in tutto questo, ossia l’ostacolo, è rappresentato dal presidente ancora in carica per qualche settimana, Joe Biden, il quale seguita a gettare benzina sul fuoco che arde nel cuore della nostra Europa. La scelta di autorizzare l’uso di droni forniti dagli USA sul territorio russo e quella di sdoganare l’utilizzo delle mine antiuomo, che fanno vittime soprattutto tra i civili, in particolare bambini, non sono frutto di intelligenza e inaspriscono la tensione globale, spingendoci sull’orlo di una guerra mondiale. Proprio ora, quando crescevano le speranze, Biden contribuisce vistosamente al proseguimento degli scontri militari. Cosa passi per la testa di quest’uomo, giudicato dagli stessi democratici non in grado di essere candidato alla presidenza ma in grado di assumere decisioni che incidono sulla popolazione mondiale, lo ignoro e neppure mi interessa scoprirlo. Ritengo che la presidente Meloni farebbe cosa buona e giusta se, in accordo con quella che sarà la nuova politica americana a brevissimo, condannasse le ultime iniziative di Biden, tenendo conto altresì del fatto che l’Italia ha messo al bando le mine antiuomo aderendo ad un accordo internazionale. Reputo urgente il capovolgimento del nostro approccio alla guerra in Ucraina: basta armi, lavoriamo insieme per la pace, al fine di scongiurare il ricorso agli armamenti nucleari. Andare sempre dietro agli Stati Uniti non è semplicemente frutto di doveri che abbiamo assunto nel secondo dopoguerra, il nostro è un vizio, tendiamo sempre ad appiattirci sulle posizioni americane, tanto che non osiamo nemmeno osservarle in maniera critica e fare valere la nostra opinione. Occorre maggiore coraggio. Per di più, lo ripeto, tra poche settimane sarà lo stesso governo americano ad operare in favore della pace. Quindi perché non potrebbe l’Italia anticipare tale rinnovamento?

A Zelensky io non darei neppure i cioccolatini. Abbiamo dato tutto ed è stato controproducente per noi e per lo stesso popolo ucraino, che è stufo della guerriglia e chiede dialogo e negoziato. Mai darei al presidente ucraino le armi da adoperare sul territorio russo, azione che configura inevitabilmente un’aggressione, quantunque indiretta, da parte di quegli Stati che quelle armi hanno fornito all’Ucraina.

Meloni si smarchi prima degli altri e, da leader credibile e stimata a livello globale, da abile diplomatica quale ha rivelato di essere in questi mesi, apra lei per prima una via privilegiata di comunicazione con il presidente russo, magari in collaborazione con Orbán e Trump, che già hanno imboccato tale direzione, inizialmente in modo non ufficiale.

Per l’Italia è una occasione imperdibile.

OLTRE IL BESTIALE

In evidenza

Salvo il terrorista-killer: “Pena estinta per Ventura”

Condannato per l’omicidio dell’agente Custra, si rifugiò in Francia. L’ok dei giudici d’appello: può tornare in Italia

Luca Fazzo 22 Novembre 2024 – 05:00

Salvo il terrorista-killer: "Pena estinta per Ventura"

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Scappare conviene, soprattutto se c’è la Francia pronta a ospitare il «rifugiato politico» di turno. Poi basta aspettare che il tempo passi, e alla fine arriva il perdono anche della giustizia italiana senza avere scontato un giorno di galera: anche se si è responsabili dell’assassinio di un agente di polizia, un ragazzo di venticinque anni che si chiamava Antonino Custra.

Da ieri Raffale Ventura, milanese, 75 anni, può tornare in Italia senza paura di venire arrestato. La lista dei nove latitanti italiani in Francia, arrestati tre anni fa nella operazione «Ombre Rosse» concordata tra i governi italiano e francese, e subito scarcerati dai magistrati transalpini, perde un nome. Su richiesta del difensore Davide Steccanella, la Corte d’appello di Milano ha dichiarato prescritta la pena inflitta nel 1996 a Ventura: pena già modica, quattordici anni di carcere per concorso in omicidio volontario. Giorni di galera scontati: zero. Quando arrivò la condanna, Ventura si era già rifugiato nella accogliente Parigi della «dottrina Mitterrand».

Nella lista dei nove latitanti di «Ombre Rosse», Ventura aveva un posto speciale: perchè il suo nome riportava a uno dei giorni più violenti degli «anni di piombo» milanesi. Il 14 maggio 1977 i collettivi dell’Autonomia Operaia, infestati da gruppi già passati al terrorismo, scendono in piazza con un arsenale mai visto e aprono il fuoco contro la Celere. Sono i momenti immortalati da foto divenute storiche: l’ultrà che spara a gambe larghe impugnando la pistola a due mani, i tre studenti del Cattaneo con i fazzoletti sulla faccia e i revolver in vista. Ventura era lì, alla testa insieme a Pietro Mancini del collettivo Rosso”. Erano stati quelli di Rosso” a farsi prestare dal terrorista di Prima Linea Corrado Alunni e a portare in piazza in un saccone le armi per l’attacco, un fucile a canne mozze, un revolver 38, una 7.65, poi distribuite in via de Amicis. Marco Barbone, il futuro assassino del giornalista Walter Tobagi, era lì, e il suo racconto inchioda Ventura: quando si stacca lo spezzone che apre il fuoco sulla polizia, «il Ventura aveva incitato i compagni a farsi avanti in via de Amicis». Un altro pentito, Enrico Pasini Gatti, dice: «il Ventura durante lo scontro era armato di pistola», e d’altronde una foto lo immortala con l’arma in mano, mascherato ma riconoscibile. «L’attacco contro la polizia – scrissero i giudici – fu cercato e voluto». E Ventura fu uno dei partecipanti «armati, travisati, militarmente inquadrati» che aprirono il fuoco contro la polizia, «un reparto rimasto completamente passivo».

per gli imbecilli la matematica è un’opinione !

Violenza contro le donne, La Russa: “Immigrazione? Ci sono le statistiche”

21 novembre 2024

Continua a tenere banco la polemica sollevata dalla sinistra in merito alle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che, in occasione della presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin, è tornato a parlare dei femminicidi. “Non ho mai detto che il femminicidio è colpa degli immigrati. Sono state strumentalizzate alcune mie affermazioni. Ho detto una cosa diversa, che nel nostro Paese è in atto un fenomeno di aumento delle violenze sessuali, che sono un altro fenomeno molto triste”, ha detto il ministro. L’incidenza dell’immigrazione irregolare sulla violenza contro le donne? “È un problema di statistiche, non importa se io credo o non credo. Ci sono le statistiche, rivolgetevi a loro”, ha scandito invece oggi il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a margine dell’inaugurazione di una panchina rossa a Palazzo Madama. Valditara, per fare chiarezza, era ripartito proprio dai dati: “I dati sono purtroppo inequivocabili e mi dispiace che qualcuno li abbia alterati o non li abbia conosciuti. C’è un aumento preoccupante delle violenze sessuali. E che cosa ho detto? Ho detto che a queste violenze sessuali contribuisce anche la marginalità e la devianza conseguenti a una immigrazione irregolare. Allora non ho detto che è l’immigrato che è causa di questo, ho detto la marginalità e la devianza”.  

anche una vongola lo capisce…. ci sono idioti che vogliono la guerra mondiale a tutti i costi

Putin avverte: “Escalation? Risposta speculare. Il conflitto è mondiale”

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Putin oltrepassa la linea rossa: il missile dell’apocalisse contro l’Ucraina

21 novembre 2024

Mosca potrebbe decidere di colpire quei Paesi che hanno autorizzato l’Ucraina a usare missili a lungo raggio per colpire in profondità il territorio russo. L’avvertimento arriva direttamente dal presidente russo, Vladimir Putin. «Il conflitto in Ucraina ha acquisito elementi di carattere globale dopo gli attacchi di missili occidentali a lungo raggio contro la Russia», ha affermato il capo del Cremlino in un discorso televisivo alla nazione. «È impossibile utilizzare armi a lungo raggio sul territorio russo senza specialisti dei paesi in cui sono state prodotte, questo è noto», ha rimarcato il presidente russo. Da qui, l’avvertimento: «La Russia si ritiene autorizzata a usare le armi contro le strutture militari dei Paesi che autorizzano l’uso delle loro armi contro la Russia». Mosca, ha spiegato ancora il presidente russo «risponderà in modo deciso e speculare in caso di escalation». Putin ha rassicurato l’intenzione di risolvere le controversie «con mezzi pacifici». Ma, allo stesso tempo, il messaggio è chiaro: «la Russia è pronta ad ogni sviluppo degli eventi».

Putin oltrepassa la linea rossa: il missile dell'apocalisse contro l'Ucraina

Putin oltrepassa la linea rossa: il missile dell’apocalisse contro l’Ucraina

Il presidente russo ha poi annunciato che Mosca ha testato un nuovo missile a raggio intermedio in un attacco contro l’Ucraina. La mossa è arrivata in risposta agli attacchi ucraini al territorio russo con missili statunitensi e britannici all’inizio della settimana. Putin ha spiegato che saranno emessi avvisi anticipati se ci saranno altri attacchi con questi missili contro l’Ucraina, per consentire ai civili di evacuare in sicurezza. Questo anche perché, ha sottolineato Putin, «i sistemi di difesa aerea statunitensi non sarebbero in grado di intercettare i missili russi». Al contrario, «i sistemi di difesa aerea russi hanno respinto gli attacchi dei missili occidentali a lungo raggio sul territorio della Russia, gli obiettivi del nemico non sono stati raggiunti». Da Kiev l’accusa è che il missile lanciato da Mosca «sembra un missile balistico intercontinentale». Secondo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, Putin «sta usando l’Ucraina come terreno di prova». Tuttavia, dopo le prime informazioni dell’aeronautica ucraina, un funzionario occidentale ha sollevato dubbi che si trattasse effettivamente di un missile di tale calibro. Resta il fatto che quella dei missili a lungo raggio rappresenta una nuova fase della guerra. Come evidenziato dall’ambasciatore russo nel Regno Unito, Andrei Kelin, con l’utilizzo dei missili britannici Storm Shadow sul suolo russo «la Gran Bretagna è ora direttamente coinvolta nella guerra».

spaventosi marasmi mentali

Elly Schlein esulta, “stiamo arrivando!”: esulta? Tutto ridere: toh, cosa scorda

21 novembre 2024

Il centrosinistra ha fatto giusto in tempo a portarsi a casa Emilia-Romagna e Umbria, che subito Elly Schlein si è montata la testa. “Il 2024 è stato un lungo anno elettorale e noi siamo soddisfatti perché si sta vedendo che un’alternativa alla destra c’è. Nelle Regioni in cui si è votato siamo partiti 6 a 1 per loro e ora siamo 4 a 3. Meloni, stiamo arrivando“. La minaccia – se così la si vuole definire – arriva dalle colonne del Corriere della Sera dove la leader del Pd fa sapere che “da quando sono segretaria il Partito democratico è cresciuto in tutte le competizioni elettorali sia dove abbiamo vinto sia dove abbiamo perso”.

Lungi però dal pensare che Schlein e dem siano supponenti. Anzi, il Pd “non ha nessuna presunzione di autosufficienza ed è il motivo per il quale siamo quelli più testardamente unitari e continueremo su questa strada perché non abbiamo nessuna volontà di fare da soli”. D’altronde le due vittorie i dem le hanno ottenute con il cosiddetto “campo largo”, un’ammucchiata del centrosinistra. Ma a suo dire la capacità del Pd è stata anche quella di aver “ritrovato un’anima, un profilo chiaro e una forte connessione con la sua gente. Sanno da che parte trovarci, sanno che interpretiamo la sinistra come uno strumento nelle mani di quell’Italia che fa più fatica per migliorare la propria vita”.

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E con questa esaltazione, ecco che Schlein si sbilancia: “Noi lavoriamo per arrivare a elezioni prima della scadenza perché, visti i danni di questi due anni, non vogliamo vederne per altri tre”. Tornando al successo alle regionali “sono stati due gli ingredienti che hanno fatto la differenza: l’unità e l’umiltà. L’unità non solo della coalizione, ma anche del Pd. L’umiltà perché Stefania (Proietti, la vincitrice del voto regionale in Umbria, ndr) non ha mai ceduto alle provocazioni di una destra aggressiva e perché de Pascale (Michele, vincitore del voto regionale in Emilia Romagna, ndr) si è dato all’ascolto dei cittadini per capire dove si può fare di meglio, a partire dalla nostra priorità che è la sanità pubblica”. Ma su un dettaglio Schlein non si sofferma, ossia le tornate regionali. Sì perché da quando c’è il governo di Giorgia Meloni, il centrodestra ha vinto in 11 regioni e perso in 3 (Sardegna per pochi voti, Emilia Romagna e Umbria, storicamente regioni rosse).

CANE NON MANGIA CANE

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Resta alta la tensione tra governo e toghe sul fronte dei migranti. E mentre le opposizioni vanno all’attacco del decreto Flussi, che viene bollato come una ‘crociata’ tesa a colpire i magistrati, il Csm approva la risoluzione a tutela dei giudici di Bologna. La decisione del plenum di palazzo Bachelet arriva con 25 voti favorevoli e 5 contrari alla delibera della prima commissione, in difesa dei magistrati finiti al centro della bufera dopo aver rinviato alla Corte di giustizia europea il decreto legge ‘Paesi sicuri’ approvato dal governo per sbloccare la situazione dei trasferimenti in Albania. Intanto alla Camera prosegue, in commissione Affari costituzionali, la discussione sul decreto Flussi e dopo le polemiche sull’emendamento governativo approvato mercoledì notte, che aggiorna l’elenco dei ‘paesi sicuri’ di origine dei richiedenti asilo, inserendo anche Egitto, Bangladesh e Marocco, le critiche delle opposizioni si concentrano su altri due emendamenti: da una parte la secretazione dei contratti per gli affidamenti e le forniture a paesi terzi nell’ambito degli accordi legati al controllo delle frontiere; dall’altra il cambio di competenza per le convalide dei trattenimenti nei cpr, che passa dalle sezioni specializzate dei tribunali civili, alle corti d’appello, e viene ribattezzato dalle opposizioni ‘emendamento Musk’, perché presentato dopo le esternazioni di Mister X sui giudici italiani.

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“Ancora una volta, la maggioranza, chiude ogni spazio di confronto, perseguendo una crociata ideologica contro migranti, ong e magistratura”, si legge in una nota del Pd, che in serata rincara la dose e parla di “una chiara vendetta contro chi, applicando la legge, si è rifiutato di piegarsi a richieste che violano i principi del diritto”. Da Più Europa, il segretario Riccardo Magi sottolinea: “Le sezioni specializzate immigrazione emettono sentenze sgradite al governo e il governo toglie la competenza a queste sezioni. Un inaudito intervento punitivo del governo in reazione alle decisioni sui trattenimenti in Albania”. E per Filiberto Zaratti di Avs, tenendo segreti gli appalti si “cancella la trasparenza in operazioni delicatissime e ad alto rischio di infiltrazioni criminali”.

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Clima acceso anche in Csm dove il presidente della prima commissione, Tullio Morello, parla di un intervento, quello a tutela dei giudici di Bologna, “necessario” a seguito di “un attacco ingiustificato, denigratorio e generalizzato da parte di autorevoli rappresentanti delle istituzioni e organi di stampa”. “Siamo davanti a uno scontro istituzionale molto grave che è alimentato dalla ormai quotidiana aggressione del Governo nei confronti della magistratura”, scrivono in una nota la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e il capogruppo in commissione alla Camera, Federico Gianassi. “È ora che il Governo si fermi – aggiungono -. Basta forzature ideologiche”.

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Chiusi per ferie al Ramadan, multati a Natale: tolleranza a fasi alterne

Damiana Verucci 21 novembre 2024

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Quanto abbiamo bisogno di festa, di luci e di colori, in una città martoriata dal traffico e dai mille cantieri in vista dell’ormai imminente Giubileo. Le attività commerciali hanno sofferto e stanno continuando a soffrire per il calo dei consumi e per i disagi, vedono il prossimo Natale come un momento per riprendersi, accendono le luci prima del tempo, aumentano il numero degli addobbi, vestono a festa le loro vetrine sperando di attirare così più clienti, non pensando mai che questo possa significare, invece, infrangere le regole. Prendere di mira il Natale e tutto ciò che lo accompagna in termini di tradizione non è una novità, ma almeno finora erano finite nel mirino rappresentazioni della natività, un fiorire di presepi horror con variazioni più o meno fantasiose sul tema della Sacra Famiglia che restituiva la modalità surreale di chi transita dalla tradizione cattolica per contrastarne i valori stessi. Polemiche assicurate con petulante puntualità anche per quelle scuole che allestiscono presepi per le festività e si ritrovano attaccate in nome dell’orrifico politicamente corretto, magari da esponenti di religioni diverse da quella cattolica, che considerano quei simboli un affronto alla propria identità. Dimenticano di vivere e forse anche di essere nati in un Paese di tradizione cattolica e in una città, Roma, simbolo della cristianità nonché sede del Vaticano. La stessa che negli anni ha dovuto “sopportare” manifestazioni e proteste della comunità islamica contro la chiusura dei centri di culto o che, come lo scorso aprile durante la preghiera di fine ramadan, ha dovuto assistere allo spettacolo raccapricciante di donne separate dagli uomini da una rete metallica. «Mamma» Roma, che da sempre tutti accoglie. Ci piace così. Ma in un attimo diventa matrigna e respinge delle “lucette”. Proprio così, luci natalizie al centro della commissione commercio del I Municipio ceh ha avuto per oggetto l’articolo de Il Tempo sul titolare del ristorante Giulio&Sisto al Celio, multato di 300 euro per aver addobbato il suo ristorante al di fuori del periodo consentito, o meglio quattro giorni prima di una “fantomatica” data – mai fissata ufficialmente del 19 novembre per il montaggio e il 22 per l’accensione. «Ci muoviamo su un articolo della dac (deliberazione assemblea capitolina), il 12 del 2023 che dice che non devono essere installati pannelli luminosi, ad eccezione di addobbi natalizi nel periodo autorizzato dall’Amministrazione», spiega l’assessore al commercio del Centro storico della Capitale, Jacopo Scatà. Peccato che l’Amministrazione si sia dimenticata di indicare qual è questo periodo perché nella delibera non ci sono date. E quindi? «Questo articolo è generico – ammette Scatà non essendo indicati i tempi la polizia locale, correttamente, considera il periodo natalizio con le uniche date che sono quelle del bando per l’installazione delle luminarie, ovvero il 22 novembre inizio e il 26 gennaio la fine. Al di fuori di questo periodo gli addobbi sono sanzionati». Si capisce da sé che si tratta di una mera interpretazione, la stessa che emerge ogni volta che gli atti sono scritti in modo generico. È lì che si infilano dubbi e tutto diventa opinabile, laddove la norma non è chiara e a farla rispettare ci sono uomini in divisa che sono andati a trovare l’esercente ben due volte per assicurarsi un verbale. «Invece di premiarlo, lo hanno multato – si è indignato Claudio Pica, presidente Fiepet Confesercenti Scriveremo al municipio I e ai capigruppo della maggioranza di rivedere tutte le linee guida per gli addobbi natalizi con un’apposita disposizione transitoria che possa fare annullare le sanzioni già emesse». Anche la commissione ha convenuto di sollecitare l’assemblea capitolina a rivedere le norme, ma se tutto va bene se ne parlerà il prossimo Natale. Intanto chi è stato sanzionato potrà fare ricorso, anche se resta l’amarezza di regole che hanno dell’assurdo.

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20 novembre 2024

Per il giornalista la leader di Fratelli d’Italia ha “una doppia rendita”. Ossia: “I toni bellicosi in qualche modo premiano e dall’altra parte c’è la vittima, l’underdog con cui si era presentata. Lei sfrutta questo doppio binario”. E ancora: “La cosa che mi dispiace di più? Che il premier a più di due anni non ha mai fatto un discorso rivolgendosi a tutti gli italiani, quando parla come capo del governo deve rivolgersi a tutti”.

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Finita qua? Niente affatto. Augias arriva a dire che Meloni “usa abitualmente la tecnica del chiagni e fo**i, cioè fai la vittima e ne frattempo mena duro. È una tecnica che comunque porta risultati”. Prima di lui anche Michele Santoro ci aveva messo del suo. Come? Definendo il presidente del Consiglio “posseduta”, perché “lei e il governo hanno un demone fascistello dentro”. Insomma, alla faccia dei democratici.