impressionante il silenzio del suo capo, tale Mattarella

l giudice Patarnello e la mail contro Meloni: non mi pento e mi candido all’Anm

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“Pericolosa perché…”, Meloni e la mail choc del magistrato rosso

Rita Cavallaro 06 dicembre 2024

Il giudice anti Meloni non si pente e rivendica l’azione politica di una certa magistratura di sinistra che non ci pensa nemmeno di apparire indipendente. E dopo un mese e mezzo dalla pubblicazione dello scoop de Il Tempo, che ha rivelato la mail del giudice della Cassazione che definiva il premier Giorgia Meloni più pericolosa di Silvio Berlusconi, Marco Patarnello rafforza il suo manifesto anti governo in un’intervista a tutto campo sul Corriere della Sera, in cui lancia la sua candidatura alle prossime elezioni per il Comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. Alla domanda se sia pentito di quella mail che ha esacerbato lo scontro scaturito dalle posizioni contro il modello Albania, il big di Md Patarnello ha risposto: “Non vedo ragioni di pentimento. Si trattava di uno scritto destinato ai colleghi dell’Anm, ed era un invito ad essere uniti e mettere al centro gli interessi della giustizia e della giurisdizione”.

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Un invito, inviato alla mailing list dei magistrati con l’oggetto “Non convalida trattenimenti in Albania”, che iniziava con “indubbiamente l’attacco alla giurisdizione non è mai stato così forte, forse neppure ai tempi di Berlusconi. In ogni caso oggi è un attacco molto più pericoloso e insidioso per molte ragioni. Innanzitutto perché Meloni non ha inchieste giudiziarie a suo carico e quindi non si muove per interessi personali ma per visioni politiche e questo la rende molto più forte. E rende anche molto più pericolosa la sua azione, avendo come obiettivo la riscrittura dell’intera giurisdizione e non semplicemente un salvacondotto”. Parole finite nella bufera, che hanno spinto perfino Magistratura Indipendente a prendere le distanze e a sottolineare come nessun presidente del Consiglio possa essere definito pericoloso. Ma Patarnello non arretra e rivendica la pericolosità di Meloni per le toghe rosse: “La maggioranza di governo è riuscita a raccogliere un consenso significativo intorno ad alcune proposte di trasformazione della giustizia, che io considero pericolose per l’assetto costituzionale dei poteri e per le garanzie dei cittadini”. Il magistrato precisa che “nel rendere accettabili quelle proposte, una parte importante la gioca il fatto che la presidente del Consiglio non ha ragioni personali, a differenza di altri”. Tradotto, Meloni non può essere demolita attraverso la persecuzione giudiziaria, come è avvenuto nei trent’anni di Berlusconi. “Questo impone alla magistratura associata”, continua il giudice della corrente di sinistra, “un doppio onore, maggiore rispetto al passato: essere in grado di rivolgersi al Paese, con argomentazioni che rendano chiari gli effetti di quelle iniziative, negativi per i cittadini non per noi”.

marasmi mentali di gente malata

    Premier League, cortocircuito arcobaleno e pro-Islam: i cervelli fumanti prendono fuoco

    Andrea Tempestini 05 dicembre 2024

    Cari amici, la verità è che vi fuma il cervello. Non sapete più come andarvi a schiantare, le proporzioni del cortocircuito sono gigantesche, il grottesco è irrisolvibile e la vicenda che vi stiamo per raccontare è una perfetta sintesi dai mala tempora che stiamo vivendo. Una vicenda che è tutta sbagliata, da qualunque lato la si provi a guardare.

    Si parla di calcio, siamo in Premier League: i capitani sfoggiano in campo una psichedelica fascetta color arcobaleno, LGBTQ+ nessuno escluso, iniziativa della Football Association – la nostra Figc – in nome dell’inclusività. Marc Guehi– capitano del Crystal Palace, ivoriano naturalizzato inglese, 24 anni e 22 presenze con la nazionale di Sua Maestà, cristiano devoto, una figura dunque intrinsecamente inclusiva – sulla sua fascetta scrive con un pennarello nero «I love Jesus», io amo Gesù. Sam Morsy – inglese naturalizzato egiziano, 33 anni, la sua nazionale è quella dei faraoni, musulmano praticante – pur avendo tutti i crismi personali dell’inclusività rifiuta tout-court di indossare la fascetta, attirandosi le ire della comunità arcobaleno.

    E qui entrano in campo i cervelli fumanti: Guehi finisce sotto inchiesta, mentre la FA non sente il bisogno di indagare su Morsy. Quest’ultimo, poiché musulmano, per la federcalcio inglese aveva tutto il diritto di rifiutare quella fascia per motivi religiosi (già, omosessualità e Islam non hanno particolari gradi di compatibilità). La scricchiolante ratio della doppia decisione la si trova nel regolamento della FA, che consente «slogan ed emblemi di iniziative che promuovono calcio, rispetto e integrità» ma proibisce «slogan, dichiarazioni o immagini politiche, religiose e personali».

    Ora, precisiamo che il cristiano Guehi, bontà loro, non è stato squalificato, così come inizialmente si ipotizzava. Le autorità pallonare si limiteranno a una sorta di censura: Sky News ha fatto sapere che la FA contatterà il capitano del Crystal Palace per dirgli che così non va, niente messaggi religiosi. Ma anche la “ramanzina” è follia cristallina. Che la scritta «I love Jesus» fosse una presa di distanza dalla fascia arcobaleno è un’ipotesi, così come è una possibilità il fatto che la stessa scritta fosse una forma di inclusività al cubo: anche Gesù al fianco della comunità LGBTQ+. Idea per altro rilanciata dal padre di Guehi, ministro di chiesa, assai piccato per il processo al figlio: «Marc ha offeso qualcuno? Non credo. Per la Bibbia, Gesù ama tutti e quel messaggio non era offensivo».

    Arrivati a questo punto vien da chiedersi: ma di cosa stiamo parlando? Eppure, per i cervelli fumanti il tema è da eviscerare. Così ci prestiamo al gioco ed evisceriamo, mettendo in evidenza l’ulteriore e totale controsenso che emerge dalla scelta di non «processare» il musulmano Morsy. C’è una religione, l’Islam, che non può neppure concepire l’omosessualità. C’è un giocatore, Morsy, che in ossequio a quella religione rifiuta in toto la fascia arcobaleno: il pacchetto meno inclusivo che si possa concepire. Ma non per i cervelli fumanti. Siamo all’essenza del wokismo: così attenti alle (presunte) ingiustizie commesse dall’archetipo dell’uomo bianco da non considerare tutte le (presunte) altre. Col risultato di apparire insensati, ai margini del reale, come conferma anche la nota diffusa dal club per placare le polemiche dovuta all’inazione della FA: «L’Ipswich Town Football Club si impegna a essere un club completamente inclusivo, che accoglie tutti. Allo stesso tempo, rispettiamo la decisione del nostro capitano Sam Morsy». Che è un po’ come dire: noi siamo così inclusivi da includere anche chi, come Morsy, esclude. Alla FA sono bastate queste righe. Tutti contenuti, soddisfatti, pur senza comprendere la pericolosità della (loro) situazione: allarme rosso, i cervelli fumanti stanno prendendo fuoco.

    sani, santi,imparziali, giusti

    Esclusivo, la mail choc del magistrato: “Meloni più pericolosa di Berlusconi. Compatti per porre rimedio”

    Rita Cavallaro 20 ottobre 2024

    elementare Watson:

    Maurizio Gasparri contro le toghe: “Le facce dei violenti sempre in tv, il problema è la magistratura”

    01 dicembre 2024

    Contro i violenti di piazza, contro gli antagonisti il cui unico obiettivo è attaccare le forze dell’ordine e mettere a ferro e fuoco le città, Guido Crosetto ha proposto di introdurre delle sanzioni economiche, da aggiungere a quanto già previsto dal codice penale. Un’idea per cercare di limitare un fenomeno che sta tornando in modo preoccupante, alimentato degli strali di Maurizio Landini e da chi grida a un “fascismo” inesistente. Inoltre, a dicembre sono previsti altri 15 scioperi con annesse manifestazioni: il timore è che sia un mese di fuoco e di scontri.

    Su quanto sostenuto dal ministro della Difesa, ecco intervenire anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, che inquadra il problema sotto un altro punto di vista. “Il mio amico Crosetto giustamente chiede sanzioni contro i violenti che stanno attaccando in maniera vergognosa carabinieri e poliziotti nelle strade di Torino e non solo – premette Gasparri -. Ma io non credo che servano sanzioni più gravi perché di norme ce ne sono tante. Comunque se se ne propongono altre ben vengano. Stiamo lavorando, ad esempio, a un disegno di legge sulla sicurezza in Senato”, ricorda. 

    “Ma il problema – riprende affondando il colpo – è la magistratura, vediamo in televisione tutte le sere le facce di questi giovani di centri sociali prevalentemente a Torino, in particolare, di Askatasuna, che seminano violenze per le strade. Che feriscono poliziotti e carabinieri. Ma la magistratura non fa nulla. Dove sta l’obbligatorietà dell’azione penale?“, picchia durissimo Gasparri.

    il marchese del grullo insiste

    M5S, stavolta è Conte a fare il funerale al grillismo: “Quel Movimento padronale non c’è più”

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    04 dicembre 2024

    Dopo il ’funerale’ del Movimento 5 stelle celebrato da Beppe Grillo nel suo videomessaggio, denso di interpretazioni, anche Giuseppe Conte celebra il de profundis della creatura pentastellata, perlomeno quella pensata originariamente dall’Elevato e da Gianroberto Casaleggio. «Non c’è più – inizia il presidente ospite di Mattina 5 -, è morto, ma non sono morti i principi e i valori». Che tradotto significa che è morta la visione padronale del Movimento e si è anche esaurita la sua progettualità politica, specie dopo essere stati al governo. Non è, ovviamente, l’unico passaggio dell’intervista in cui l’ex premier passa al contrattacco. Come dicevano ieri alcuni parlamentari, anche Conte ci tiene a rimarcare il fatto che il garante si è fatto vedere poche volte a Roma, «e quando veniva – aggiunge – si rinserrava all’Hotel Forum con alcuni». Il riferimento, neanche troppo velato, è a Virginia Raggi, l’ex sindaca di Roma che, si dice, potrebbe prendere le redini in mano del Movimento qualora Grillo decidesse di andare fino in fondo nella battaglia per il simbolo. Al momento Raggi, assente all’Assemblea costituente 5S per ’motivi famigliari’, resta silente.

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    Altro nome che circola in queste ore è quello di Alessandro Di Battista. Ma, riferiscono fonti autorevoli all’Adnkronos, l’ex enfant prodige del Movimento non sarebbe interessato alla partita: né a quella giocata da Conte né tantomeno a quella tentata da Grillo, con cui Di Battista avrebbe rotto ormai tre anni fa, all’epoca del suo addio al Movimento legato alla decisione di appoggiare il governo di Mario Draghi, una scelta ’benedetta’ anche dal fondatore dei 5 Stelle. L’ex deputato romano, un solo mandato alle spalle per scelta, resta nell’agone politico con ’Schierarsi’, un’associazione culturale (al momento è ferma a questo). Al di là di chi potrebbe far parte della squadra, la questione del simbolo resta sul tavolo. Ma è il leader del Movimento 5 Stelle che spazza il campo da ogni dubbio, in primis perché afferma che no, non è di proprietà del co-fondatore, ma appartiene agli iscritti e solo se loro decideranno di volerlo cambiare, «lo faremo». Ma soprattutto perché mette dei paletti a qualsiasi iniziativa, richiamando quel diritto elettorale che prevale sugli altri piani in un probabile contenzioso: «Per i partiti politici vale l’uso in maniera consolidata del simbolo, ed è stato utilizzato in modo consolidato dal M5s», dice ancora Conte.

    E se fosse un poker di donne

    Quanto alla cancellazione della figura del garante da parte della base, l’ex avvocato del popolo ha una sua interpretazione. Tra loro e Grillo si sarebbe «rotto qualcosa» quando ha dato il via libera al governo Draghi. Sarebbe questo il motivo, stando sempre alle ricostruzioni di Conte, per cui il comico genovese si appella a lui chiamandolo il ’Mago di Oz’: «La parola – spiega – nasce da quel rapporto personale, da quei colloqui con Draghi, quando mi sfottevano un po’ velenosamente», ma per Conte non è mai stata una questione personale e quindi si rivoterà da domani alle 10 a domenica fino alle 22. L’obiettivo, ancora una volta, è raggiungere il quorum, ovvero la maggioranza assoluta degli iscritti, per convalidare la cacciata del garante. Anche per questo, ieri, nel video con la risposta a Grillo, che non viene mai menzionato (neanche con nomignoli), il presidente ha rilanciato l’hashtag #iorivoto, la wave che sui social imperversa da giorni per invitare alla partecipazione tutti.

    IL PAPA AMMAESTRATO

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    04 dicembre 2024

    MAI NESSUNO NELLA STORIA PEGGIO DI QUESTO , NESSUNO !!

    Luigi Di Maio ha cambiato vita: cosa fa dopo nove anni in Parlamento

    Che cosa fa oggi Luigi Di Maio? A lungo nei mesi scorsi si è parlato della possibilità che l’ex ministro degli esteri del governo Draghi potesse diventare un inviato speciale Ue per il Golfo. Un ruolo non proprio di primo piano, ma comunque sempre un compito di prestigio. L’ex esponente del M5s intanto è tornato a parlare di sé in una recente intervista al programma “PiazzaPulita”, il talk di La7 condotto da Corrado Formigli. Spazio ovviamente anche alla guerra tra Russia e Ucraina, che va avanti da oltre un anno. Leggi anche l’articolo —> Mario Draghi, è stato beccato così: nessuno se lo sarebbe aspettato

    Luigi Di Maio cosa fa oggi? L’ex ministro ospite a “PiazzaPulita”

    “PiazzaPulita” Luigi Di Maio ha raccontato la sua esperienza alla Farnesina e dei mesi che hanno preceduto l’attacco: “La prima volta che mi viene detto ‘attenzione, la Russia sta per attaccare l’Ucraina’ è a fine ottobre del 2021, quando si tiene il G20 a Roma”. E ancora: “Io faccio un bilaterale con Tony Blinken, segretario di Stato americano, e lì gli Stati Uniti ci manifestano tutta la preoccupazione sul fatto che la Russia si stesse preparando a invadere l’Ucraina. E ci diciamo: facciamo tutto quello che serve per scongiurarlo. Da quel momento c’è stata una enorme azione diplomatica dell’Occidente”. (continua a leggere dopo le foto)

    “In questo momento mi sto dedicando a una nuova vita”, le parole dell’ex grillino

    Sul suo presente e i suoi progetti futuri l’ex ministro non ha voluto dir molto. Alla domanda “Le manca avere un ruolo politico oggi?”, Di Maio ha replicato così: “In questo momento mi sto dedicando a una nuova vita, posso assicurare che c’è vita oltre…”. Davanti a Formigli, l’ex leader dei 5 Stelle è apparso sorridente nel parlare della sua “nuova vita” di cui però si conosce poco. (continua a leggere dopo le foto)

    Luigi Di Maio cosa fa oggi? L’intervista a “Piazzapulita”

    A proposito di lui recentemente si era parlato di una collaborazione con “Il Foglio”. Una novità che qualcuno ha giudicato non molto coerente con storia di Luigi Di Maio, dal momento che il quotidiano fondato da Giuliano Ferrara non è noto per essere vicino alle posizioni dei 5 Stelle. Anche se, il suddetto giornale, lo ricordiamo, tiene in grande considerazione l’ex presidente della Bce Mario Draghi, a cui Di Maio si era avvicinato molto, allontanandosi via via dalla sua esperienza politica da grillino. Quel che appare chiaro è che dopo nove anni in Parlamento e l’addio dal Movimento, Di Maio stia cercando di ricostruire la sua vita. Per ora il giovane si tiene lontano dai social ed evita ogni dibattito politico.

    coccolati e mantenuti da gente come la boldrinowa non lavorano, rubano ed occupano le case sempre impunemente

      Ponsacco, costretti a murare l’appartamento per difendersi dai rom: il dramma di una famiglia

      Claudia Osmetti 04 dicembre 2024

      È lunedì nel primo pomeriggio: è appena uscito dal suo Municipio dove si è tenuto un incontro con due famiglie di etnia rom che hanno occupato abusivamente degli immobili, ma soprattutto è alla sua terza notte di “picchetto”, questo amministratore eletto in una lista civica (però in una coalizione di centrodestra) che è deciso a non mollare. Se ne sta lì, dalla parte dei Giusti.

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      Intesi con la “G” maiuscola, nel senso che si tratta della famiglia Giusti: un piccolo nucleo che abita a Ponsacco e che in città ha due appartamenti, il primo nel quale vive abitualmente e un altro, che ha ereditato da poco. È dismesso, quest’ultimo, c’è niente dentro, hanno staccato anche le utenze e l’acqua perché uno, con casa sua, ci fa quel che vuole e, mentre decide se affittarla o venderla o tenerla vuota, avrà pure il diritto di non pagarci sopra le bollette.

      Oppure di non vedersela occupata da estrani arroganti che se ne infischiano della proprietà privata. Magari in un giovedì di fine novembre, a notte fonda; magari da una famiglia di rom i cui cugini si sono già stanziati (illegalmente) in un appartamento nel piano di sotto, tra l’altro di proprietà della Provincia di Pisa; magari con l’ausilio di qualche minaccia («Quanto ancora pensate di resistere?», «Se murate le porte io butto giù tutto»). Quasi hanno faticato a crederci, i Giusti.

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      Sono stati avvisati da un vicino, pochi giorni fa. Sono andati a controllare e hanno trovato i materassi per terra, anche se nell’appartamento, in quel frangente, non c’era nessuno: loro, i rom, per un caso fortuito, in quel momento erano usciti a comprare ramazze e qualche altro genere di prima necessità per accamparsi nel loro salotto. È stato allora che i Giusti hanno chiesto aiuto. E Ferretti è intervenuto.

      «Farò sempre tutto quello che posso», spiega. E quello che può, quello che ha potuto, è stato dormire per tre notti di fila in quell’appartamento senza riscaldamento e senza acqua corrente, assieme ai suoi legittimi proprietari: «Nei sacchi a pelo, usando il bar giù all’angolo per qualsiasi cosa, compreso il lavarsi perché la toilette non era agibile. Ci siamo barricati dentro per evitare che tornassero, come avevano detto di voler fare. Abbiamo fatto le sentinelle. Se passa l’idea che è possibile occupare le case così è finita».

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      “Oh, zocc***!”. E le lanciano bottiglie di vetro: orrore contro l’inviata di Rete 4

      Un pensiero che devono aver fatto in tanti a Ponsacco: «La gente del paese ci ha supportato tantissimo. Chi ci ha portato una stufetta elettrica, chi le coperte, chi addirittura la colazione. Un signore è arrivato con una bomboletta del gas quando s’è capito che la nostra stava finendo. Manca tutto in quella casa. Ma tutti hanno capito la gravità della situazione». Fronte comune, almeno quello. E fronte (anche) in Comune perché ieri mattina, dopo tre giorni di “trincea”, al freddo, al buio, l’amministrazione di Ponsacco ha ricevuto le due famiglie rom e assicurato di voler trovare una soluzione.
      «Nel rispetto della legge», chiarisce Ferretti.

      Che sembrerebbe una banalità ma non lo è per niente quando con la scusa tengo-famiglia, ho-i-bimbi-piccoli, non-so-dove-andare, succedono soprusi come quello che stanno subendo i Giusti. Il Comune si è subito attivato, il sindaco ha promosso un esposto, ha avvertito gli occupanti che ci saranno conseguenze persino legali qualora non desistano. Una delle due famiglie, per ora, ha deciso di tornare nel Palazzo Rosa (che è un po’ una terra di nessuno a Ponsacco); l’altra è rimasta nell’alloggio della Provincia senza battere ciglio. I Giusti hanno murato il loro appartamento: «È assurdo. Hai una proprietà e non puoi neanche usufruirne. Ci pagano l’Imu sopra, ma non possono entrarci. E se dovessero decidere di vendere come fanno? Chi è che compra casa guardando solo delle fotografie? Purtroppo, lo si capisce, non potevano fare altrimenti. Adesso la priorità è un’altra. Questa vicenda sembra una barzelletta».

      È vero, ma è un riso amaro. Di quelli che divertono assai poco. Ve-ne-dovete-andare-questa-è-casa-nostra, hanno ovviamente sostenuto i Giusti giovedì scorso, di fronte a quei signori irruenti che si erano parati loro davanti senza essere stati invitati. No-questa-non-è-più-casa-vostra, si sono sentiti rispondere. Come se fosse normale, corretto. Come se si fosse sempre fatto così. Come se, in un Paese civile, occidentale, basato sulla legge e sul suo rispetto, non ci fosse niente di strano nel mettersi a vivere a casa di un altro. In quel piccolo condominio di Ponsacco abita anche un ragazzo giovane, che è in affitto e che adesso ha paura. Vai a sapere chi può incontrare sul pianerottolo, vai a sapere chi può fare irruzione nella sua cucina quando la mattina esce per andare a comprare il pane. No, tutto questo non è accettabile.