non piace ai tossici

Codice della strada, Vasco Rossi attacca Salvini. Al Bano: “Regole preventive”

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Vasco Rossi sarcastico sul nuovo codice della strada di Matteo Salvini, il video diventa virale

15 dicembre 2024

Dalla politica alla musica. Il nuovo Codice della strada, che prevede pene e sanzioni più severe per infrazioni già previste come la guida in stato di ebbrezza e l’utilizzo del cellulare alla guida ma anche nuove limitazioni, ha attirato i commenti di due cantanti italiani. Dopo aver attaccato il governo, Vasco Rossi ha cambiato bersaglio e ha scelto un leader: Matteo Salvini. Il rocker ha criticato le nuove norme che hanno introdotto un’importante restrizione sull’uso delle sostanze stupefacenti: “Matteo Salvini ha fatto in modo per il vostro bene che, se avete fumato una canna anche una settimana prima e venite fermati, potete essere arrestati immediatamente e vi viene ritirata la patente per tre anni”, ha scandito in un video che in poco tempo ha fatto il giro del web. 

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Argomento, questo, su cui è stato interrogato anche Al Bano Carrisi, che è sembrato più favorevole a regole che possano aiutare i giovani a non commettere errori. “La macchina è un mezzo per portarti a casa, per portarti al ristorante, ma non certamente un mezzo per distruggere la propria esistenza. E questo, al 99%, dipende solo da chi guida”, ha detto all’AGI per sottolineare l’importanza di sensibilizzare i ragazzi alla responsabilità alla guida. “Ognuno ha il diritto di pensarla come vuole, grazie a Dio viviamo in un Paese democratico. Ma chi decide di infrangere le regole deve essere pronto a pagarne le conseguenze”, ha continuato in merito alle parole pronunciate da Vasco Rossi.

chi sovvenziona questi fancazzisti ?

Nuovo corteo a Roma, in testa un’immagine di Meloni che “bacia” un gerarca fascista

Ancora manifestazioni e cortei: dopo quelli di venerdì, oggi è il turno della marcia contro il ddl Sicurezza. In piazza anche Nicola Fratoianni

Francesca Galici 14 Dicembre 2024 – 15:27Manifesto esposto nella manifestazione contro il ddl SicurezzaManifesto esposto nella manifestazione contro il ddl SicurezzaAscolta ora

Nuova giornata di manifestazione, stavolta a Roma, dove collettivi e centri sociali, insieme ale associazioni, sono scesi in piazza per manifestare contro il governo Meloni e il ddl Sicurezza. Il corteo è partito dal piazzale del Verano con l’obiettivo di dirigersi verso il centro. Sono diversi gli spezzoni che sono stati costituiti. In testa al corteo, dietro uno striscione, un’immagine che ritrae Giorgia Meloni intenta a baciare un gerarca fascista, che nelle intenzioni di chi l’ha realizzato forse doveva rappresentare Benito Mussolini. “Oggi in piazza tantissimi e tantissime contro un ddl della paura, contro una destra che ha come obiettivo quello di cancellare i diritti di libertà e il diritto al dissenso. Contro questo progetto noi ci siamo e li contrasteremo. Si fermino dalle parti del governo e della sua maggioranza”, ha detto Nicola Fratoianni, leader di Avs, che si è unito al corteo.

“A pieno regime contro il Ddl della paura“, recita uno degli striscioni che si trovano nel corteo. Sono numerosi i manifestanti, non più di alcune migliaia, anche se gli organizzatori sostengono di aver portato in piazza 50mila persone. In alcuni spezzoni si sollevano i soliti cori contro il governo Meloni, non mancano manifestanti travisati, con il volto coperto per non farsi riconoscere. Anche Giuseppe Conte si è presentato alla manifestazione per sfilare in corteo con una delegazione del partito, ricevendo qualche contestazione da parte dei presenti. Tra i volti noti si possono citare anche Valerio Mastandrea, Elio Germano, Michele Riondino e Zerocalcare.

Quando il corteo stava giungendo al termine e le organizzazioni moderate hanno iniziato a lasciare la piazza, sono rimasti in strada gli spezzoni più duri, tra cui i soliti “studenti” pro Palestina, che hanno approfittato di una manifestazione pacifica per creare il solito caos. Petardi sono stati lanciati contro la vetrina di un Carrefour di viale Regina Margherita e la scritta “Assassini” è stata fatta con una bomboletta spray sulla proprietà del supermercato, in contestazione con quello che i manifestanti accusano di essere il sostegno della catena a Israele.

Sono stati registrati anche lanci di petardi contro l’ambasciata tedesca mentre, passando davanti a una stazione di rifornimento Eni, alcuni hanno urlato “Free Gaza, free Palestine, Eni complice, assassini

“.

il suicidio cerebrale dell’uomo

ocietà

Spot natalizio genderfluid: la svolta woke affonda Google

Protagonista della pubblicità è il non binario Cyrus Veyssi, con buona pace delle vecchie réclame con le famiglie che scartano i regali

Massimo Balsamo 13 Dicembre 2024 – 19:21

Spot natalizio genderfluid: la svolta woke affonda Google

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Il contagio dell’ideologia woke non ha risparmiato nemmeno Google. Il colosso del mondo tech è finito al centro delle polemiche in rete per il nuovo spot natalizio: addio alla famiglia che scarta i regali sotto l’albero, il futuro è riservato a un influencer di bellezza genderfluid. Parliamo di Cyrus Veyssi, 30 anni, con centinaia di migliaia di follower su TikTok e Instagram. La pubblicità in questione vede l’icona non binaria che cerca prodotti per la cura della pelle utilizzando il servizio di Google.

Veyssi, che usa i pronomi “they/he”, indossa abiti da donna mentre si lamenta di avere la pelle secca: “Questa secchezza invernale non è il massimo, soprattutto quando ho così tanti look natalizi da sfoggiare, per fortuna so proprio cosa fare”. L’influencer inizia dunque a usare Google Shopping per cercare creme per il viso, prima di aggiungere: “Una pelle idratata è un regalo per tutti, non serve impacchettarla. Buone feste a me”.

Arrivederci, woke: gli americani sono stufi dell’inclusività esasperata

Lo spot ha scatenato la reazione veemente del popolo del web, che ha accusato Google di aver sposato la religione woke. Centinaia di commenti negativi, a volte anche offensivi, per aver abbracciato la moda Lgbt, rischiando effetti controproducenti. Alcuni utenti hanno infatti invocato una reazione simile a quanto accaduto a Bud Light, marchio di birra che ha perso miliardi di dollari dopo aver iniziato una collaborazione con un’influencer transgender per attirare nuove fasce di consumatori.

“Sono stufo e stanco di questa m***a” uno dei commenti virali in relazione allo spot di Google, che ha deciso di puntare su un influencer molto in voga di questi tempi. Al timone del talkshow “Influenced” su Amazon Prime, Veyssi è noto per i suoi video dedicati ai prodotti di bellezza e alla famiglia.

Una volta esplose le polemiche, forse per correggere il tiro, un portavoce di Google ha tenuto a precisare: “Questo è un singolo post sponsorizzato su Instagram e rappresenta una parte di una campagna molto più ampia” riporta il Daily Mail.

QUESTI SONO SCEMI MA CHI LI AVVALLA…….

Sciopero, Cerno: “Un elenco da Google”, così i sindacati prendono in giro gli italiani

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Guerra e migranti. Le ragioni assurde dei sindacati

13 dicembre 2024

  • Un’altra giornata di passione per i cittadini, a ridosso del Natale, con il Tar  che ha annullato la riduzione dello sciopero di venerdì 13 dicembre a 4 ore. Evidentemente, il disagio non bastava. Se ne parla nel corso del Tg4 con il direttore de Il Tempo, Tommaso Cerno. “Stanno prendendo in giro i lavoratori – afferma ospite dell’edizione delle 19 – il sindacati hanno un patto con un pezzo della sinistra per mettere il paese a ferro e fuoco, nelle università che diventano piazze violente contro la polizia per poi sentire che è colpa della polizia, e ormai ogni venerdì per fermare gli italiani che stanno cercando di fare il loro lavoro o raggiungere le proprie famiglie”.
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marasmi mentali di gente monocellulare

Sciopero contro il governo, clima e “turistificazione”: ecco le motivazioni dei sindacati

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13 dicembre 2024

La politica del governo Meloni «che concentra risorse per l’economia di guerra». L’attacco a «ogni ambito della vita sociale, dalla scuola alla sanità». E le scelte del centrodestra che «rendono vulnerabili i nostri territori di fronte all’aggravarsi della crisi climatica».

masochisti del venerdi’

POVERE BESTIE…. NEMMENO SE NE VERGOGNANO !!

Leonardo Caffo, l’eroe delle femministe menava la sua ex? Ecco chi si batteva per lui

Alessandro Gonzato 11 dicembre 2024

Caffo, non Taffo, l’agenzia funebre dalla pubblicità irriverente. Il turbo-femminismo ha comunque un piede nella fossa; l’altro è sulla saponetta. Leonardo Caffo, maître à penser che piace alla sinistra che piace, è stato condannato a quattro annidi carcere per maltrattamenti aggravati e lesioni gravi – «inaudite violenze» ha sentenziato il tribunale di Milano – nei confronti dell’ex compagna con la quale ha un figlio piccolo. Caffo, 36enne siciliano, in auge tra i progressisti per le sue teorie antispeciste – disquisizioni che si oppongono alla discriminazione tra la specie umana e le altre – a inizio mese doveva essere tra gli ospiti di punta del festival “Più libri più liberi”, a Roma.

Maltrattava la sua ex: condannato a 4 anni. Caffo, il caso che imbarazza Chiara Valerioe la sinistra

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DUE PESI UNA DEM
L’intellettuale col piglio della Signorina Rottenmeier, guru della Schlein (la Valerio, non la Rottenmeier), si era appellata alla «presunzione d’innocenza» del Caffo e al garantismo, diritti sempre negati ai “fascio-leghisti” mai ai compagni progressisti. Sui social era scoppiata una polemica furibonda. La maestrina era indifendibile e infatti Roberto Saviano l’aveva difesa: «Da Chiara Valerio in qualche modo c’è da imparare perché si è scusata e di fatto ha rimesso in equilibrio la situazione». Si era scusata così: «Abbiamo sbagliato e ferito oltre le nostre intenzioni». Dunque volevano ferire – le donne evidentemente – ma non così tanto: avevano intenzione di fargli solo un po’ male (non fisicamente eh), poi la situazione è sfuggita di mano e insomma, portate pazienza, capiteci. Saviano, l’oracolo di Spaccanapoli e non solo, aveva gridato al «linciaggio mediatico». La puntigliosa Valerio aveva raggiunto vette (forse) inesplorate: «La fiera mette a disposizione queste sale per i centri antiviolenza, le associazioni, i gruppi e le singole persone che vogliono contribuire alla discussione contro la violenza di genere». La sala prevista per Caffo, il quale alla fine è stato escluso dalla manifestazione nonostante la strenua difesa della curatrice, era dedicata alla povera Giulia Cecchettin, alla quale invero è stata dedicata l’intera manifestazione come a Giacomo Gobbato, ammazzato a settembre dopo che aveva difeso una donna rapinata. «Questo», avevano spiegato gli organizzatori, «perché la violenza sulle donne non riguarda solo le donne ma tutti noi». Ecco.

Nei confronti di Caffo (in primo grado) il giudice ha disposto pure una provvisionale di 45mila euro e l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Il processo, con rito immediato, è cominciato il 20 dicembre 2022. I maltrattamenti, presunti fino a condanna definitiva, sarebbero iniziati nell’estate 2019. Così per tre anni, quando la ragazza – all’epoca non ancora 30enne – l’ha lasciato e denunciato.

Nel capo di imputazione si legge di numerose minacce, di insulti anche contro i familiari di lei, violenze verbali e fisiche. La più grave sarebbe avvenuta nel 2020 a Catania durante una vacanza: Caffo le avrebbe stretto «violentemente la mano destra contorcendogliela», provocandole una frattura scomposta «con accorciamento del dito». Inizialmente tutto sarebbe stato addebitato a una caduta nella doccia. Gli avvocati del filosofo hanno ammesso che la relazione era diventata conflittuale ma hanno negato violenze e aggressioni. Due anni fa il gip aveva vietato a Caffo di avvicinarsi alla donna. Altri dettagli della sentenza: Caffo avrebbe esortato l’allora compagna a uccidersi per non essere riuscita «a far nulla nella vita». Ci sarebbero stati comportamenti di «controllo ossessivo e maniacale», minacce «con frequenza settimanale».

ce ne fosse almeno uno capace ……

M5S, terzo mandato (con fregatura). E i i big di Conte già litigano

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La linea di Schlein sull’antifascismo ha stufato pure Conte. Scintille a sinistra

Edoardo Sirignano 12 dicembre 2024

Non basta neanche la promessa di un futuro eterno in politica a placare gli animi di chi, per alcuna ragione al mondo, intende mollare la poltrona. Non basta, quindi, l’euforia per aver messo alla porta Beppe Grillo a placare lo scontro al vertice del M5S. Mentre Giuseppe Conte prova a scalzare Elly Schlein, accusandola di aver fallito sull’eccessiva lotta all’antifascismo, a rendergli impervio il cammino verso Palazzo Chigi, stavolta non sono gli alleati, ma quei parlamentari, a fine secondo mandato, che gli avevano giurato eterna fiducia. Secondo il quesito, passato nell’ultima Assemblea, per cui dopo dieci anni in Parlamento bisogna fermarsi un quinquennio, i big uscenti dovrebbero lasciare lo scranno a quegli “ex”, che, dopo aver tradito il loro mentore, vogliono tornare a essere protagonisti. Stiamo parlando dei vari Vito Crimi, Paola Taverna, Alfonso Bonafede, Carlo Sibilia, Fabiana Dadone, solo per citarne qualcuno. In poche parole i portavoce, che hanno dovuto sgomitare per rivoltare il Vaffa e renderlo qualcosa simile alla sinistra, con le regole attuali, resterebbero a casa per favorire chi, invece, solo quando ha capito che i giochi erano compiuti, si è contraddistinto per il mai tramontato salto della quaglia.

La linea di Schlein sull'antifascismo ha stufato pure Conte. Scintille a sinistra

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Ecco perché, per l’ennesima modifica al M5S, stavolta, si sarebbe attivato proprio l’avvocato di Volturara Appula. Dopo aver lottato per crearsi una cerchia di sodali, certamente, non può abbandonarla al primo intoppo, tra l’altro per favorire chi del tradimento, a quanto pare, ne ha fatto una virtù. Secondo voci interne a Via di Campo Marzio, a tal proposito, ci sarebbe già stata una riunione tra Conte e i veterani a Montecitorio e Palazzo Madama. Il piano è il seguente: far passare qualche mese per far sbollire gli animi e, poi, nel silenzio più assoluto, sottoporre la base a un nuovo test, in cui far passare una norma secondo cui si può arrivare a quindici anni in Parlamento, senza interruzioni. Una missione non semplicissima, considerando che la base si aspettava una nuova consultazione, ma non certamente l’ennesima norma a misura di pochi o meglio per garantire chi, qualora non dovesse avere la casella sicura, non perderebbe un secondo a bussare altrove.

Grillo e la lista per “rompere le scatole a Conte”: il retroscena di Paragone

L’artefice del governo giallo-rosso Patuanelli, ad esempio, sarebbe accolto a braccia aperte al Nazareno qualora i 5 Stelle non gli garantissero un futuro da deputato. Un nome del suo calibro non sarebbe disposto ad aspettare le prossime europee per cui manca un’eternità, politicamente parlando o peggio buttarsi nella mischia delle regionali, dove può succedere tutto e il contrario. Tra quelli in scadenza di mandato, poi, non tutti hanno gradito la cancellazione di quel Beppe, che di fatto li ha portati alla ribalta. La vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, qualora non intravedesse un avvenire, tornerebbe all’istante alla corte di quel comico, che fino all’altro ieri l’ha trattata come una figlia. Sarebbe, poi, una barzelletta vedere gli attuali capigruppo fuori dal Parlamento, la sempre presente Vittoria Baldino o i vicepresidenti Michele Gubitosa e Riccardo Ricciardi. Magari, imitando il modello Crimi, potrebbero inventarsi l’ennesima congiura. Ecco perché il superamento del limite del doppio mandato non risolve i problemi di Conte, ma li amplifica. Un partito sotto il 10%, d’altronde, non può garantire un apparato, modellato per una forza che doveva guidare il Paese.

quirinabile un accidente !!! Basta con presidenti sinistri !!!!!!!!

Pd, quel ritorno di Gentiloni che agita il Nazareno con il sogno del Colle

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Aldo Torchiaro 12 dicembre 2024

Il Nazareno può attendere. Se il ritorno in Italia dell’ex commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni preoccupa la segreteria di Elly Schlein, espressione della corrente opposta, niente paura: è pronto un diversivo. Il dirigente dem, formatosi alla scuola di Francesco Rutelli, prima al Comune di Roma e poi con la Margherita, è stato convocato da Antonio Guterres. Gentiloni avrà una occupazione di tutto rispetto, si badi bene. L’incarico di fare il co-presidente della task force Onu sul debito. Con particolare delega a quello dei paesi emergenti. La task force sarà guidata da Mahmoud Mohieldin, inviato speciale dell’Onu per il finanziamento dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, e appunto copresieduto da Paolo Gentiloni oltre a Trevor Manuel, ex ministro delle Finanze del Sudafrica, e Yan Wang, ricercatore accademico senior presso il Centro per le politiche di sviluppo globale dell’Università di Boston. La compagnia è eterogenea ma di alto profilo, non c’è che dire. E non potrebbe essere da meno, considerando che l’ex presidente del Consiglio risulta a pieno titolo tra i quirinabili, al prossimo giro.

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L’impegno con l’Onu però è a scadenza: questo gruppo di lavoro informerà la Quarta Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo, un processo intergovernativo facilitato dalle Nazioni Unite, che si terrà dal 30 giugno al 3 luglio 2025 a Siviglia, in Spagna. Da quel momento in poi, mani libere. Gentiloni potrà dire la sua sul governo e – soprattutto – sull’opposizione: la gestione dem nelle mani di Schlein lo vedrebbe, dicono, assai contrariato. L’area dei riformisti Pd, con Lorenzo Guerini, Alessandro Alfieri, Pina Picierno e Lia Quartapelle non vede l’ora di tornare a riunirsi e a contarsi. Né sembra mancare l’energia all’ex commissario europeo all’economia, che da soli dodici giorni è decaduto dall’incarico in Commissione. Dodici giorni in cui Gentiloni prima si è collegato con l’assemblea di Libertà Eguale, l’area che fa capo a Claudio Petruccioli, Stefano Ceccanti ed Enrico Morando. E due giorni fa ha tenuto a presentare il libro di Bruno Vespa, con Antonio Polito, in quel Tempio di Adriano che rimane il salotto cultural-mondano della politica romana.