malati di megalomania acuta

La cantonata dei tre pm. Così la nave spagnola ha cercato il casus belli

Altro che sequestro: Open Arms arrivò in Italia soltanto grazie al Tar

Stefano Zurlo 21 Dicembre 2024 – 05:00

La cantonata dei tre pm. Così la nave spagnola ha cercato il casus belli

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È finita come era prevedibile. Il sequestro non stava in piedi, o meglio il reato contestato era sproporzionato rispetto ai fatti. Salvini è stato dipinto come una sorta di aguzzino, capace di tenere in quella prigione galleggiante e traballante più di cento persone per giorni e giorni. Ma le cose non stavano così e il tribunale di Palermo le ha messe in chiaro. E ci fosse la separazione delle carriere anche questa differente valutazione sarebbe più comprensibile.

La Open Arms si muove avanti e indietro nel Mediterraneo e resta in quei mari dal 1 al 20 agosto 2019. Nel giro di qualche giorno effettua tre salvataggi e però nessuno nelle acque italiane. Ma i comandanti del natante appartenente alla ong spagnola hanno una sola idea in testa: arrivare in Italia e sbarcare in Italia. Esattamente quel che infine accadrà il 20 agosto, con la discesa a Lampedusa. Sono i presunti sequestrati, o meglio l’equipaggio della nave, a farsi sequestrare. Il presunto sequestratore cerca in tutti i modi di allontanarli, ma loro stazionano in quell’area, chiedono insistentemente il Pos, tecnicamente place of safety, a Roma, poi si rivolgono alle autorità giudiziarie. E sfondano grazie al Tar. È il Tar che li fa entrare, non è Salvini che li costringe.

Dove è il sequestro? Si può naturalmente non condividere la linea dura, quella dei porti chiusi, scelta dall’allora titolare del Viminale, ma le obiezioni faticano a trasformarsi in capi d’imputazione che scomodano, anzi impegnano il codice penale. La critica sì, la requisitoria anche no. E stupisce, pur nel guazzabuglio delle regole, delle norme, dei trattati internazionali da cui ciascuno può pescare quello che ritiene, la durezza della procura di Palermo nel chiedere addirittura sei anni. Dove sarebbe la privazione della libertà? Chi sta male, veniva fatto scendere d’autorità dal medico. E in quei lunghissimi e faticosi diciannove giorni sono molti, decine e decine, i migranti evacuati per le non perfette condizioni fisiche. La nave non è un carcere, ma non solo: perché il comandante della Open Arms rifiuta ogni ipotesi alternativa? No alla Libia, e ci può pure stare, ma poi no alla Tunisia, no alla Spagna, no a Malta che avrebbe accolto almeno i trentanove naufraghi salvati il 10 agosto. No e solo no, una sequenza impressionante di no. Più che un sequestro sembra un braccio di ferro e Open Arms ha un solo obiettivo irrinunciabile: la Spagna in fondo era a portata di mano, due o tre giorni di navigazione. E invece i migranti restano lì, immobili, fra ricorsi e contro-ricorsi. Dove è il crimine? Nelle repliche ieri mattina la procura prova a metterci una pezza: Salvini aveva l’obbligo di dare il Pos, ma non si capisce il perché. E la formula assolutoria, perché il fatto non sussiste, è la più ampia possibile: in sostanza ci dice che la procura si è spinta su una strada che era sbarrata. Certo, leggeremo le motivazioni e capiremo meglio. Ma non c’erano gli elementi del reato. Hanno preso, per dirla senza spagnolismi, una cantonata.

E però un’ulteriore riflessione deve essere fatta, oltre l’orizzonte di Palermo: le vicende di Genova, dove è caduta la giunta Toti, Firenze, con Renzi, e ora Palermo, ci insegnano che il magistrato tende sempre più a sostituirsi al legislatore, a sua volta incerto e quasi smarrito nella foresta normativa, e così il giudice può arrivare a processare infiniti comportamenti e innumerevoli atti. Ma questa onnipotenza diventa fatalmente un limite.

Perché altri magistrati mettono un argine e fissano di nuovo un confine invalicabile. Di là il parlamento che scrive le regole, di qua i magistrati che non devono ritoccarle ma sono chiamati a punire i trasgressori. Parole ovvie, ma questo è il nodo del conflitto in corso fra poteri nel nostro Paese.

fa piu’ ridere di Grillo

In Onda, Conte e la sparata contro Salvini: “Non consento a nessuno di scherzare”

Esplora:

21 dicembre 2024

“Se parliamo di memoria, di metterci o no la faccia, non consento a nessuno di scherzare. Io ho sempre messo la faccia perché per me la trasparenza coi cittadini è una premessa necessaria per fare politica”: Giuseppe Conte, ospite di Marianna Aprile e Luca Telese a In Onda su La7, lo ha detto dopo che Matteo Salvini lo ha accusato di non ricordare bene i fatti del 2019 per cui lui è finito sotto accusa. Il ministro dei Trasporti è stato assolto ieri nel processo Open Arms dalle accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio. 

“Sono arrabbiatissimo – ha proseguito l’ex premier in tv – perché lui parla di memoria o smemoratezza, non si deve permettere. Io come presidente del Consiglio ho scritto a Salvini quell’estate, mettendolo in guardia sul fatto che stava gestendo quella vicenda rischiando di violare le norme internazionali. Salvini, che fa lui lo smemorato, risponde alla prima lettera insistendo che invece per lui anche i minori potevano rimanere a bordo”.  

o

nessuno sapra’ mai…ma cosi’ sia !

Magistratura

Open Arms, Salvini assolto perché il fatto non sussiste: “Ho fermato l’immigrazione di massa”

Il ministro Salvini è stato assolto da tutti i capi di imputazione nel processo Open Arms

Francesca Galici 20 Dicembre 2024 – 10:08Matteo Salvini dopo l’assoluzione nel processo Open

Il giorno della sentenza Open Arms per Matteo Salvini è arrivato. Il giudice del tribunale di Palermo ha assolto il ministro perché il fatto non sussiste. Salvini era in aula, insieme alla compagna Francesca Verdini che lo ha stretto in un lungo abbraccio, e a numerosi dirigenti della Lega. Alla pronuncia della sentenza è scoppiato un applauso. “Assolto per aver fermato l’immigrazione di massa e difeso il mio Paese. Vince la Lega, vince il buonsenso, vince l’Italia”, ha dichiarato il ministro dei Trasporti sui social. Alla Camera alla ripresa dei lavori per il Bilancio, c’è stato un lungo applauso.

Salvini era accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio dalla procura. Per lui la procura aveva chiesto una condanna a 6 anni di reclusione. Nell’aula bunker del carcere Pagliarelli del capoluogo siciliano il ministro si è presentato con il suo avvocato Giulia Bongiorno. “Ringrazio Giulia Bongiorno e il suo staff ma bisogna pensare anche alla giustizia di domani. Oggi per me è una bella giornata e io ho le spalle larghe e anche in caso di condanna non mi sarei certo arreso. Ma pensare che tanti vengono arrestati ingiustamente, magari non hanno i soldi per l’avvocato e perdono la vita. Bisogna ripensare a tempi e modi per la giustizia e da oggi, da assolto, per me sarà ancora più importante”, ha dichiarato il ministro a 5 Minuti. Si è sempre detto tranquillo ma, ha spiegato dopo, “in quei 30 secondi in cui attendi la sentenza, in piedi davanti al giudice sei teso, non li augurerei a nessuno i 30 secondi che mi ha regalato la sinistra mandandomi a processo”.

Open Arms, Salvini aspetta il verdetto: Lega mobilitata

La replica dei pm e la controreplica della difesa

In apertura di udienza, la procuratrice aggiunta di Palermo Marzia Sabella, prima che i giudici si ritirino in Camera di consiglio, ha dichiarato che la “difesa di Matteo Salvini ha fornito nella memoria depositata una lettura non in linea con le risultanze probatorie“. Si fa confusione, ha aggiunto il pm riferendosi all’arringa dell’avvocato Bongiorno dello scorso 18 ottobre, “tra la capienza massima (circa 300 persone) e la capacità di omologazione per i servizi a bordo di di Open Arms, che era invece per 19 persone, ovvero l’equipaggio. Altra cosa è la vivibiltà di 147 persone su una nave attrezzata per 19 persone. Ma il caso Open Arms è diverso da tutti gli altri. Qui viene emesso il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane, in questo caso entra autorizzata da autorità giudiziarie, qui era avvenuto accordo di distribuzione e non vi erano ragioni di sicurezza nazionale che impedissero lo sbarco”. Per il pm sono questi gli aspetti che devono dibattuti e per questi hanno confermato la richiesta di 6 anni di reclusione.

“Ascoltando il pm mi viene in mente l’illuminazione delle tessere dei mosaici del duomo di Monreale. Una splendida illuminazione che valorizza le singole tessere. Attenzione però che se si illumina la singola tessera si perde il quadro generale“, ha risposto l’avvocato Bongiorno, sottolineando che “Ci sono errori del pm sulle modalità di sbarco dei minori e sulla redistribuzione europea dei migranti. In questo caso la procedura si perfeziona fino a quando non c’è accordo sulle quote per ogni singolo Stato”.

E ha aggiunto: “In queste mie repliche flash sostengo che per quanto riguarda i minori c’era una lista che stabiliva chi poteva o non poteva scendere, una lista che risale al 6 agosto. Inoltre nella lettera di Moavero si contesta tutto ciò che accade fino al 14 agosto perchè Open Arms non era in acque territoriali“. In conclusione, l’avvocato ha dichiarato: “Open Arms ha scelto volontariamente di non far scendere i migranti pur avendone più possibilità. Open Arms ha trovato giustificazioni per non obbedire all’ordine della Spagna di raggiungere un porto iberico. Open Arms ha disubbidito a Malta, alla Spagna e all’Italia. Condannare Salvini significa legittimare le consegne concordate in mare dei migranti. Per questo io insisto sulla assoluzione di Matteo Salvini”.

Le dichiarazioni del ministro prima della sentenza

In aula questa mattina era presente anche Oscar Camps, fondatore della Ong. Al momento del suo arrivo in tribunale con l’avvocato Giulia Bongiorno, il ministro ha dichiarato: “Sono assolutamente orgoglioso di quello che ho fatto, ho mantenuto le promesse fatte, ho contrastato le immigrazioni di massa e qualunque sia la sentenza, per me oggi è una bella giornata perchè sono fiero di aver difeso il mio Paese. Rifarei tutto quello che ho fatto e entro in questa aula orgoglioso del mio lavoro”. La difesa di Matteo Salvini si basa sul fatto, inconfutabile, che la nave era libera di andare ovunque volesse: c’erano diversi porti sicuri nelle vicinanze e sia Spagna che Malta avevano dato la propria disponibilità ad accogliere la Open Arms.

La difesa di Salvini

Tuttavia il comandante non voleva altro porto se non quello italiano. Il braccio di ferro è durato 19 giorni, al termine dei quali la nave è stata fatta sbarcare in Italia, come richiesto. Secondo la difesa di Salvini, la nave ha “bighellonato” nel Mediterraneo con l’obiettivo di mettere in difficoltà la strategia dei “porti chiusi” che in quel periodo guidava le politiche del ministero dell’Interno contro gli sbarchi di migranti irregolari.

Inoltre, ha più volte sottolineato la difesa del ministro, i migranti a bordo sono costantemente stati assistiti dalle autorità, come dimostrano gli sbarchi per emergenza sanitaria che si sono verificati mentre la nave era in attesa di entrare in Italia. Anche per queste ragioni l’avvocato di Matteo Salvini ha chiesto per il proprio assistito l’assoluzione perché “il fatto non sussiste

“.

ma quale censura artistica ?????

Capodanno a Roma, femministe a valanga contro i cantanti. Emma le fulmina: “Despoti”

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“La musica non si censura”. Rivincita di Tony Effe dopo il pasticcio Pd sul Capodanno

19 dicembre 2024

Si scatena la bufera social contro gli artisti che hanno espresso solidarietà a Tony Effe, il rapper escluso dal concerto di Capodanno al Circo Massimo di Roma dopo giorni di polemiche. L’hashtag #TonyEffe è in tendenza, con accuse rivolte ai colleghi che hanno fatto quadrato intorno al rapper romano: «Non osare mai più parlare di femminismo e di diritti delle donne», scrive una utente ad Emma Marrone, che replica infuriata: «Mamma mia che despota. Quanta confusione. Censura artistica e diritti delle donne… tutto nello stesso pentolone. Giusto per offendermi a prescindere. Brava». 

sempre piu’ giu’ nel vuoto dell’abisso:

Quindi oggi

Schlein come Padre Pio: fa miracoli, salvate Miss Mondo e Tony Effe: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: Zelensky molla Crimea e Donbass, il martirio di Nicola Lagioia e Babbo Natale

Giuseppe De Lorenzo 18 Dicembre 2024 – 20:07

Schlein come Padre Pio: fa miracoli, salvate Miss Mondo e Tony Effe: quindi, oggi…

– Stellantis si impegna ad investire in Italia e a non chiudere le fabbriche, riportando qui la produzione di alcuni modelli. Bene. Il governo e Urso esultano. Ma la domanda è una sola: possiamo fidarci? È vero che cambiato l’ad, cambiata la strategia anche nei confronti del Belpaese. Ma sono tante le promesse avanzate negli anni dall’ex Fiat e poi puntualmente disattese.

– Secondo un esperto psichiatra a Natale non dovremmo dire ai bambini “fai il bravo o niente regali da Babbo Natale” perché queste “minacce” (minacce?) minerebbero le sicurezze dei bambini. Eccerto: abbiamo smesso di sgridarli perché altrimenti si spaventano; guai a metterli in punizione o chiamano il Telefono Azzurro; per uno schiaffo si finisce in galera; e adesso non si può neppure più spiegare tramite Babbo Natale che se fa il cattivo non può aspettarsi di ricevere pure i premi sotto l’albero. E il carbone della Befana? È da denuncia?

– No ma io vi invito davvero a leggere i ragionamenti dello psicologo. Allora: minacciare il mancato passaggio di Babbo Natale se il bimbo fa il cattivo, potrebbe incidere “in primo luogo su un senso di insicurezza emotiva” e poi può “stimolare sensi di colpa piuttosto inappropriati, spingendo i bimbi a “sentirsi responsabili di alcune condizioni come appunto il mancato passaggio di Babbo Natale, che ha un peso molto grande nelle loro menti”. E ancora: il tutto farebbe pensare al piccolo che “il suo valore dipende dall’obbedienza e dal compiacere gli altri e non necessariamente dal suo modo di essere”. Si può innescare infatti “da un lato la tendenza alla sottomissione, al sacrificare i propri bisogni per evitare conflitti. Dall’altro lato il non sentirsi mai abbastanza degno di essere amato, una paura e un’ansia del rifiuto come minaccia di delusione nei confronti degli altri”. Mi prendete per i fondelli? A parte che milioni di bambini negli anni passati hanno ricevuto questo tipo di “minaccia”, incluso chi scrive, e non hanno subito alcuna repressione emotiva di sorta. Anzi: hanno imparato che non tutto si può avere subito e che ad ogni azione (mi comporto male) corrisponde una reazione (Babbo Natale mi ignora). Visto come si stanno mettendo le cose tra adolescenti e baby gang, forse far capire al bambino che il suo valore dipende “anche” dall’obbedienza agli adulti e alle regole del vivere civile. Lo psichiatra è avvisato: se quest’anno s’è comportato male, per lui nella calza solo carbone.

– Ps: secondo l’illustre psichiatra la soluzione per i bambini sarebbe “offrire delle spiegazioni semplici e chiare”, esprimere “quali sono i confini” entro cui il bambino deve limitarsi “però all’interno di un sentimento di amore incondizionato”. Ho conosciuto troppi bambini per sapere che il “dialogo” col pargolo infuriato che pretende di fare ciò che vuole non funziona. Molto meglio una sacrosanta punizione.

– Non c’è niente di più inutile dei discorsi di Natale dei presidenti della Repubblica.

– Secondo la Russia alla spia che avrebbe ucciso Igor Kirillov avrebbero proposto 100mila euro e una nuova vita in Europa per uccidere il generale russo. Mi permetto di dire che se il “cittadino dell’Uzbekistan” di 29 anni “reclutato dai servizi speciali ucraini” ha accettato per quella cifra, ha preso una fregatura: con la tassazione che c’è in Ue, 100k gli basteranno sì e no per qualche anno. Poi dopo che fa? Doveva trattare meglio.

– Volodymyr Zelensky ammette ciò che tutti sapevano: ovvero che la Crimea non la riprenderanno mai con le armi. Lo aveva già detto, ma stavolta aggiunge anche il Donbass. Secondo Kiev la via diplomatica potrebbe portare ad una soluzione, ma è difficile se non impossibile che queste due parti di territorio possano mai tornare sotto l’Ucraina, anche qualora fosse governata da un filorusso.

– “La misura è stata eseguita a maggio. A fine luglio è stata esercitata l’azione penale, arrivando a settembre all’accordo per quanto riguarda l’applicazione delle pene. Quindi in poco più di 7 mesi dall’esecuzione delle misure e una massiccia attività di Finanza e Procura, abbiamo una sentenza di applicazione della pena. Ritengo non si possa parlare di tempi lunghi”. Lo ha detto il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente, in merito al patteggiamento di Giovanni Toti. Si dimentica, forse, che però le indagini andavano avanti da anni con ore ed ore di registrazione. Forse non possiamo parlare di “tempi lungi”, ma manco corti.

– L’Olanda cancella Miss Paesi Bassi. Il concorso di bellezza in Italia ormai conta come il due di coppe quando briscola è bastoni. Dicono che le nuove generazioni si oppongano a certi canoni di bellezza, e forse anche al fatto stesso di giudicare l’aspetto fisico delle ragazze. Ipocrisia. Alla fine infatti gli spot continuano a proporre i prodotti scegliendo belle ragazze e la moda delle modelle curvy non ha affatto sfondato. Anche Victoria’s Secret, deo gratias, alla fine è tornata a celebrare le sue modelle supersexy. Paradossalmente, in tempi in cui sui social tutti mostrano tutto e a volte con talmente tanti filtri da non riconoscere manco più il soggetto originale, un educato concorso di bellezza potrebbe insegnarci che a) la vista vuole la sua parte; e che b) non c’è niente di male a celebrare il bello. In ogni sua forma.

– Ps: il problema di Miss Italia, semmai, negli ultimi anni era stato quello di dare troppo peso ai “valori” che le reginette avrebbero dovuto trasmettere anziché concentrarsi sul canone estetico. Che poi in un concorso simile dovrebbe essere l’unica cosa che conta.

– Mahmood e Mara Sattei si sfilano dal concerto di Capodanno di Roma in solidarietà con Tony Effe, cacciato dal Comune per i suoi testi “sessisti”. Critiche anche da Giorgia, Emma, Noemi, Lazza e tutti gli altri. Hanno ragione, sia chiaro. Il problema infatti non sono i testi di Tony Effe, che sono quel che sono, ma il fatto che il Comune lo abbia prima invitato e poi silurato nonostante sapesse sin da subito quale fosse il suo repertorio. Se non lo vuoi (e faresti bene alla musica in generale) non lo chiami. Il problema è che non ho sentito simili lamenti a favore della libertà di espressione da parte dei grandi cantanti italiani quando Povia è stato censurato dal sindaco di Nichelino.

– Nello stesso giorno una mamma e un figlio muoiono di parto al Policlinico di Pavia mentre una senzatetto riesce a partorire per strada, da sola, di fronte alla stazione di Palermo. La vita sa essere davvero infame.

– Che poi ci sono situazioni che fanno sorridere. Cioè noi oggi discutiamo di uno psichiatra che ci vieta di “minacciare” i bambini usando Babbo Natale quando poi a 10 anni già ascoltano le canzoni di Tony Effe e i suoi testi non esattamente educativi. Mah.

– Sarkozy condannato a 3 anni di cui uno con braccialetto elettronico. Lui si dichiara innocente e fa ricorso alla Corte Ue, come Berlusconi. Chi ride, ora?

– Ieri avevamo scritto: Valditara sbaglia a querelare Nicola Lagioia, perché finirà col trasformarlo in martire per una affermazione tutto sommato ironica e non offensiva. Timori confermati. Oggi a Repubblica Lagioia straparla di “clima di paura”, di “atti intimidatori” e di “libertà di espressione sotto attacco”. Tutte fregnacce, sia chiaro: la magistratura esiste perché possa decidere se il soggetto che si sente offeso (Valditara) abbia ragione di lamentarsi o se la querela ai danni del presunto diffamatore (Lagioia) debba essere archiviata, come finirà. Non c’è nessun attacco alla democrazia, alla libertà di espressione o scemenze simili. Siamo banalmente di fronte ad un ministro che avrebbe fatto meglio a tenersi questa querela per sé senza regalare facili piagnistei a chi spera di conquistare le prime pagine e diventare lo Scurati o il Saviano di turno.

– Chi non crede nei miracoli non ha mai votato il Pd di Elly Schlein. Perché forse non lo sapete ma a quanto pare i dem sono in grado di far iscrivere al partito pure chi si ritrova in coma ricoverato in ospedale. 
Non ci credete?
Lo ha raccontato al Corriere una signora di Avellino la quale ha scoperto recentemente che il proprio marito, costretto in ospedale, risulta aver ottenuto la tessera del partito di Elly Schlein senza aver mai avuto né intenzione né soprattutto la capacità di sottoscriverla. “Mio marito – racconta la signora – non ha potuto firmare la tessera Pd, perché nella fase del tesseramento era ricoverato in ospedale. È stato ben due mesi in coma per un attacco celebrale, poi trasferito in una clinica riabilitativa”. Ovviamente la signora ha chiesto delucidazioni al segretario del circolo Pd che avrebbe confermato il tesseramento anomalo ma senza spiegare bene granché. Pare che i nomi siano stati “prelevati dalle liste degli anni precedenti, seppur senza alcuna espressione di volontà o adesione”.

Ad aggiungere piccante a questa paradossale storia c’è anche un pizzico di possibile discriminazione essendo convinta la signora che dalle parti del Pd abbiano voluto approfittare del fatto che “sono straniera e pensavano che non mi sarei interessata della vicenda”. 
Cosa ci insegna tutto questo? Primo, che in Italia non esistono limiti al possibile. E che prima di ammalarsi conviene lasciare scritto di non voler sostenere i dem. Sia mai che ti ritrovi tesserato a tua insaputa.