una demenziale contraddizione

Pd, i cattolici dem pronti a mollare Schlein: terremoto, cosa può accadere

Elisa Calessi 31 dicembre 2024

Ha già un nome – Comunità democratica – e l’ambizione è quella di rappresentare la rinascita di una corrente, quella dei cattolici dem, che negli ultimi anni è stata decisamente marginalizzata nel Pd. Il battesimo è previsto il 18 gennaio a Milano in un evento a cui da settimane si lavora. L’organizzatore è Graziano Delrio. Ma sono i nomi dei partecipanti a calamitare l’attenzione e a trasformare quello che poteva essere l’ennesimo convegno sul tema in qualcosa che ha un’ambizione in più: Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo e fin qui unico premier del centrosinistra ad aver vinto le elezioni, Pierluigi Castagnetti, erede della tradizione dei popolari e – soprattutto – Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, in predicato di essere il federatore del centrosinistra o il leader di una nuova Margherita.

I PARTECIPANTI
Oltre a Delrio, ci saranno Stefano Lepri, Patrizia Toia, Silvia Costa, Fabio Pizzul, tutti nomi che rappresentano la tradizione popolare-cattolica del Pd. E poi ci sarà il dem Paolo Ciani, esponente di Demos, appartenente a Sant’Egidio, il presidente delle Acli Emiliano Manfredonia ed ancora Francesco Russo, vicepresidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e tra gli animatori della “rete di Trieste”. Infine, ha assicurato la loro presenza un nutrito gruppo di amministratori locali di ispirazione cattolica. Ed ancora studiosi e professori come Elena Granata, vicepresidente della Scuola di Economia Civile. E poi l’ex-sindaco di Brescia e consigliere regionale, Emilio Del Bono.

Delrio ha spiegato ieri che l’obiettivo della “Comunità Democratica” sarà quello di «far capire che la cultura politica dei cattolici democratici può dare molto al Paese, come in altri tornanti storici. Chiediamo una maggior accoglienza e spazio, nel Pd o anche fuori dal Pd». Parole che, volutamente, lasciano aperte due strade: stare nel Pd o, se non ci sarà spazio, costruire qualcosa fuori. E proprio attorno a queste due ipotesi, negli ambienti cattolici esterni al Pd, ci si interroga e si guarda con attenzione all’appuntamento.

Per ora gli organizzatori si limitano a chiamare a raccolta le truppe. «L’incontro del 18 gennaio», ha spiegato Lepri, «arriva dopo una sequenza di appuntamenti, come quello dello scorso anno de I Popolari, molto partecipato, all’Angelicum (c’erano anche Dario Franceschini e Lorenzo Guerini tra gli altri, ndr) e poi la “Settimana Sociale dei Cattolici” a Trieste. C’è l’esigenza di un impegno, di confrontarsi e di rappresentare anche l’attualità del pensiero dei cattolico democratici». Quanto al rapporto con il Pd, «la nostra volontà è quella di confrontarci e rimettere insieme reti che abbiamo cominciato a ricomporre.

l’ennesima vispa Teresa

Non ha tenuto conto dei rischi ed è una colpa

Vittorio Feltri 30 Dicembre 2024 – 10:00

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Cecilia Sala si è avventurata in un Paese, l’Iran, in cui vige un regime totalitario di stampo islamico e fortemente oscurantista, che esercita il potere per mezzo del terrore, di cui le prime vittime sono le donne. Ricordo altresì che dal settembre del 2022, in seguito all’uccisione di una ragazza curda colpevole di non indossare correttamente il velo, il medesimo Paese è stato attraversato da una rivolta sociale che l’autorità ha represso mediante violenze di ogni tipo, bagni di sangue, arresti, bastonate mortali, stupri, una macelleria di migliaia di esseri umani, tra cui numerosi minori. Possiamo forse credere o ipotizzare che Sala non fosse a conoscenza della situazione locale?

Alle condizioni interne si aggiunga la scenario globale, che attualmente vede uno scontro acceso tra Occidente e autarchie islamiche. Insomma, non mi pare un bel momento per compiere un pellegrinaggio a Teheran. Quindi Sala ci è andata a suo rischio e pericolo, da sola, non si capisce bene perché. Insomma, era stata inviata da un giornale? Da una tv? Era supportata? Pare che non fosse la prima volta che la giornalista visitava questo Paese, che la affascinava particolarmente. E pare che ella esaltasse la cultura barbara di questi popoli, di cui ora sta scoprendo la scarsa civiltà, purtroppo sulla sua stessa pelle. Di fatto, infatti, ancora non conosciamo i motivi dell’arresto e stiamo facendo solamente supposizioni. Eppure il buonsenso e la legge impongono che, al momento dell’arresto, tali motivi vengano comunicati e resi ufficiali. Ma nel primitivo Iran, evidentemente, non si usa farlo. Sembra che ci sia dietro una questione diplomatica, una specie di ritorsione, determinata dall’arresto in Italia, ossia all’aeroporto di Malpensa, qualche giorno prima del fermo di Cecilia, di un cittadino iraniano, ricercato dagli Stati Uniti.

A prescindere dalle motivazioni, il trattenimento appare ingiusto, anche per le modalità. Eppure non posso fare a meno di chiedermi per quale ragione ci ostiniamo a viaggiare verso tali mete, verso Paesi fermi alla preistoria, dove il diritto non esiste, dove ogni libertà viene calpestata, dove non vige alcuna garanzia giuridica, dove l’unica legge ammessa è contenuta nel Corano. Ho letto, sì, che qualcuno sostiene che il governo avrebbe dovuto avvertire Sala. Come? Perché? La Farnesina già mette in guardia gli italiani dal recarsi in Iran, tanto più in questo periodo. Cos’altro dovrebbe fare l’esecutivo? È il cittadino a doversi tutelare, avendo a disposizione ogni informazione possibile. E si presume che una giornalista sia informata, che legga i giornali, che conosca la situazione, che sia consapevole dei pericoli, che non si avventuri in Iran come se stesse andando a fare una scampagnata alle porte di Milano. Non si può dare sempre la colpa al governo e soltanto perché è di centrodestra. L’ideologia mettiamola da parte.

Cecilia Sala è nei guai per causa sua, ossia a causa della sua condotta superficiale, della sua avventatezza, della sottovalutazione, da parte sua, dei rischi, della sua inesperienza, poiché, e questa storia lo mostra con evidenza, non basta viaggiare spesso o essere già stati in certi luoghi per prendere la patente di esperti. Evidentemente serve qualcosa in più, che Sala non possiede. I giornalisti non si avventurano. Le loro trasferte sono pianificate, strutturate, studiate.

Salveremo la pelle di Sala, la riporteremo a casa, faremo

di tutto per la nostra concittadina. La rivogliamo qui. Di sicuro non l’abbandoneremo in Iran. Ma a quei colleghi che già la esaltano, facendone una specie di idolo, faccio presente che non siamo al cospetto di un genio.

siamo al livello di dimaio e toninelli….

Governo

Il piano di Salvini per il Viminale, ma c’è il muro di Fdi

L’idea Piantedosi al Dis. Bignami: “Il rimpasto? Adesso non ci sono i presupposti”

Pasquale Napolitano 30 Dicembre

stronzate galattiche

Governo

Il nuovo codice della strada: meno vittime e incidenti

Nei primi 15 giorni dall’entrata in vigore, i dati mostrano l’efficacia del provvedimento: più prudenza al volante

Lodovica Bulian 30 Dicembre 2024 – 05:00

Il nuovo codice della strada: meno vittime e incidenti

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Matteo Salvini rivendica già dei risultati dopo l’entrata in vigore del nuovo codice della strada che di fatto porta la sua firma e che nonostante le critiche sta «facendo del bene». In una diretta social il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti parla di «meno morti, meno incidenti, meno feriti, più prudenza e più buonsenso. Siamo sulla buona strada». Nei primi 15 giorni del nuovo codice della strada i morti sono diminuiti del 25%, passando dai 67 del 14-18 dicembre 2023 ai 50 dello stesso periodo di quest’anno. Ne sta valendo la pena». Dati confermati a stretto giro da una nota congiunta del Mit e del Viminale: dal 14 dicembre al 28, la Polstrada e l’Arma dei Carabinieri hanno rilevato un calo degli incidenti (-2,8%) rispetto allo stesso periodo di un anno fa, «ma soprattutto una drastica diminuzione degli incidenti mortali (-20,3%) e delle vittime (-25,4%)», anche se proprio ieri se ne è verificato uno a Viareggio, in cui hanno perso la vita una bambina di 9 anni e la zia.

monotematici in quanto mononeurali

Pd da record: ecco tutte le nuove tasse che ha provato a rifilarci in soli tre mesi

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Michele Zaccardi 27 dicembre 2024

«Penso che faccia bene Lula a chiedere ai governi una tassa internazionale sui super ricchi». Elly Schlein come il presidente brasiliano. Rispolvera il socialismo – un po’ à la carte -, la segretaria dem, convinta che i problemi dell’economia italiana si risolvano soltanto attraverso una redistribuzione abborracciata. Il cui architrave è la sempreverde patrimoniale, la panacea dei progressisti, un po’ come i salassi perla medicina medievale. «Bene una tassazione progressiva, ma non alzando le tasse al ceto medio» ha sottolineato qualche tempo fa Schlein, rilanciando l’idea di una patrimoniale a livello «europeo, internazionale, concertato». E la proposta ha già una sua concretezza. Al congresso di Malaga del novembre 2023, il Partito socialista europeo, di cui fa parte il Pd, ha approvato una risoluzione per chiedere l’introduzione di una tassa comunitaria sui grandi patrimoni. Il Pse in realtà ha fatto propria un’idea lanciata dall’economista Thomas Piketty, che prevede di tassare i patrimoni dell’1% più ricco, che detiene quasi la metà della ricchezza finanziaria del Vecchio Continente. Secondo alcune stime, la patrimoniale europea potrebbe generare un gettito annuo monstre, pari a 286,5 miliardi di euro.

Ma non è solo questo a rendere il Pd il partito delle tasse. Negli ultimi tempi i segnali della tentazione di mettere le mani nei portafogli degli italiani si moltiplicano. L’ultima trovata è del sindaco di Bologna, il dem Matteo Lepore. Il quale ha proposto di istituire un fondo contro le alluvioni che, sempre più di frequente, stanno colpendo la sua città (e l’Emilia-Romagna). Ovviamente, i bolognesi saranno chiamati a finanziarlo, attraverso una «compartecipazione». «Vorremmo realizzare un fondo» ha annunciato il primo cittadino «per la riparazione e l’adattamento climatico rivolto alla città». L’obiettivo, dopo aver speso milioni per interventi emergenziali, ha spiegato Lepore, è di rendere «ordinario quello che solitamente è straordinario». Bologna, è il ragionamento, non può permettersi di aspettare che da Viale Aldo Moro (sede della Regione), da Roma o da Bruxelles arrivino le risorse necessarie per mettere in sicurezza la città. Da qui l’idea di un fondo «da creare con le nostre risorse, ma da aprire anche alla partecipazione di altri soggetti come fondazioni, imprese private, istituti bancari, Camere di commercio». Ma anche con un contributo dei bolognesi. «Chiederemo una compartecipazione alla cittadinanza» ha detto Lepore, prima di correggere il tiro il giorno successivo: «Non ho mai parlato di tassa, ho detto che dobbiamo costituire un fondo e discutere insieme alla città e al Consiglio comunale su come trovare le risorse». In ogni caso, la proposta è già pronta. E verrà presentata al Consiglio comunale e alle parti sociali per la variazione di bilancio di febbraio.

Elly Schlein vuole l'euro-patrimoniale: ecco perché questa volta il rischio è concreto 

Elly Schlein vuole l’euro-patrimoniale: ecco perché questa volta il rischio è concreto 

Ma non è finita qui. Mentre infatti l’idea di Lepore, pur con le sue criticità, si configura come una tassa di scopo (ovvero finanziare il contrasto ai cambiamenti climatici), il sindaco di Milano Beppe Sala vuole solo fare cassa. Per questo la maggioranza di sinistra ha proposto di alzare l’addizionale comunale Irpef dallo 0,8 allo 0,9%. E giovedì scorso il Consiglio comunale di Milano ha approvato un ordine del giorno, legato al Bilancio di previsione 2025, che chiede «dal 2026 l’innalzamento della soglia di esenzione dell’addizionale Irpef, attualmente a 23mila euro». Una misura che va di pari passo con la richiesta che la stessa maggioranza ha fatto al governo: estendere anche al Comune di Milano la possibilità di ritoccare il limite massimo dell’addizionale dallo 0,8% allo 0,9%, come già avviene a Roma, «per applicare l’aumento solo ai redditi più alti». Si parla, in via ufficiosa, di redditi superiori ai 78mila euro. Insomma, servono soldi: pochi maledetti e subito. Nel 2024 il Comune di Milano ha incassato dall’addizionale Irpef 210 milioni di euro, mentre la previsione per il prossimo anno si aggira sui 220 milioni (con l’aliquota allo 0,8%). Con un ritocco dello 0,1%, portando cioè il parametro allo 0,9% (spalmato però su tutti i contribuenti, senza considerare la maggiore soglia di esenzione), Palazzo Marino avrebbe un maggior gettito di circa 27 milioni di euro. Toccherà alla giunta, e quindi al sindaco Beppe Sala, dare seguito alle due proposte.

Dalla Lombardia alla Toscana. Dove il governatore Eugenio Giani, anche lui del Pd, è alle prese con i buchi della sanità regionale. Sono soprattutto gli sprechi denunciati dall’opposizione in consiglio regionale a rendere traballante il bilancio della Toscana. E a costringere la giunta ad alzare l’addizionale Irpef. Il buco che anno per anno, e con grande fatica, viene coperto con altre entrate è di circa 200 milioni di euro. Qualche settimana fa Giani si è rimangiato la promessa di riportare l’addizionale regionale al livello del 2023. Ha dato la colpa ai mancati introiti del payback sanitario, ovvero ai soldi che le aziende devono dare alla regione per coprire gli sforamenti della spesa sanitaria. Solo «una scusa» attacca Fdi tramite il presidente della Commissione controllo, Alessandro Capecchi: «La verità è che il bilancio sanitario della Toscana è in deficit strutturale».