qs dovrebbero stare in galera non in giro a far $$$ con gli schiavi

La campagna choc di Open Arms sui social. Da Trump alla Meloni, i leader affogano

Le foto dei nemici tra le onde: “Salveremmo anche voi”

Francesco Giubilei 11 Gennaio 2025 – 05:00

La campagna choc di Open Arms sui social. Da Trump alla Meloni, i leader affogano

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Non è né un mistero né una novità che le Ong usino il tema dei migranti con finalità politiche ma l’ultima campagna social di Open Arms Italia, senza troppi giri di parole, lo rende esplicito mettendo nel mirino i leader contrari all’immigrazione irregolare.

Così Giorgia MeloniDonald Trump, Elon Musk, Marine Le Pen, Viktor Orbàn, Santiago Abascal finiscono (grazie all’uso dell’intelligenza artificiale) rappresentati in una fotografia in mezzo al mare rischiando di annegare con un giubbotto di salvataggio arancione.

Open Arms presenta la campagna social scrivendo: «Anche al nostro peggior nemico o ai più grandi portavoce dell’odio diremmo: Salveremmo anche te. Perché siamo soccorritori. Quando una vita è in pericolo, non esitiamo a rischiare la nostra per salvarla». Già in queste parole emerge tutta l’ipocrisia dell’Ong che accusa i leader di destra di essere «portatori di odio» definendoli non avversari ma «nemici».

Sotto la foto di ciascun leader compare un’accusa da parte di Open Arms a cominciare da Giorgia Meloni: «Hai creato centri di detenzione in Albania per i migranti. Ma sai una cosa? Se la tua vita fosse in pericolo non esiteremmo a rischiare la nostra per salvare la tua». Nel caso di Donald Trump si legge «hai promesso una deportazione di massa dei migranti una volta tornato al potere» mentre per Elon Musk: «Hai chiesto di denunciare chi finanzia il nostro lavoro umanitario».

Di Marine Le Pen Open Arms scrive «vuoi introdurre il reato di soggiorno irregolare per i migranti» mentre Viktor Orbàn è accusato di aver «effettuato detenzioni illegali e respingimenti a caldo dei richiedenti asilo» e Santiago Abascal «ci hai denunciato per associazione criminale». La campagna social nasce con l’obiettivo di promuovere il tesseramento all’Ong, «un piccolo gesto per far sentire tutto il tuo supporto» poiché «i porti dove sbarcare sempre più lontani, le nostre barche a rischio sequestro, le multe e le spese legali non ci fermeranno ma ora abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile». A colpire è anche il tenore dei commenti dei follower della pagina di Open Arms: «Vanno salvati per forza?», «io sinceramente farei finta di niente», «io li lascerei affogare tranquillamente mentre fumo una sigaretta e li guardo» e ancora «io li lascio affogare tutti, sarebbe un mondo migliore. Mi manca Alice Wiedel in lista, amica di Musk». Un utente fa notare come tra le immagini manchi quella di Matteo Salvini, in realtà già due settimane fa era stato pubblicato un video con l’ex ministro dell’Interno dopo la sua assoluzione nel processo Open Arms commentata con queste parole: «Matteo Salvini è stato assolto per il caso Open Arms. Il ministro Salvini era accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, dopo averci impedito per 19 giorni lo sbarco di 147 persone, tra cui minori, nel corso di 3 salvataggi nell’agosto 2019.

Il dispiacere è soprattutto per le persone, che come abbiamo detto dal primo minuto, sono state private della loro libertà». Eppure oggi non se la sono sentita di ripubblicare l’immagine di Salvini, probabilmente dalle parti di Open Arms devono ancora riprendersi dopo l’assoluzione dell’ex ministro dell’Interno.

delinquenti tra delinquenti appoggiati da altri delinquenti

Nazionale

Scontri e bombe carta contro la polizia: feriti 8 agenti. Guerriglia per Ramy a Roma

Nella Capitale, alla presenza di Zerocalcare, lancio di bombe carta e fumogeni contro le camionette della polizia: danneggiato un blindato. Carica delle forze dell’ordine ordinata dal questore

Massimo Balsamo 11 Gennaio 2025 – 21:48

Scontri e bombe carta contro la polizia: feriti 8 agenti. Guerriglia per Ramy a Roma

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Clima rovente a Roma e a Milano nel corso dei cortei organizzati per Ramy Elgaml, il 19enne morto lo scorso 24 novembre dopo un inseguimento con tre gazzelle dei carabinieri. Nella Capitale, dopo il lancio di bombe carta e fumogeni contro le camionette della polizia, le forze dell’ordine hanno reagito caricando i partecipanti. Gli scontri sono avvenuti in piazza dei Sanniti, nel quartiere San Lorenzo: bilancio momentaneo di otto agenti feriti. A Milano gli antagonisti sono entrati in azione contro la Prefettura: giunti in corso Monforte, alcuni manifestanti hanno gettato vernice rossa in terra ed è stato aperto uno striscione “Ramy ucciso dal razzismo di Stato”.

A Roma i collettivi autonomi e gruppi studenteschi hanno organizzato la manifestazione “Giustizia per Ramy-Sono stati i carabinieri” a Piazza dell’Immacolata, nel quartiere San Lorenzo. Presente anche il fumettista Zerocalcare, noto per il suo impegno sul fronte dei diritti civili e della giustizia sociale. La tensione è esplosa all’altezza di piazza dell’Immacolata, dove ci sono stati lanci di oggetti contundenti. Poi all’altezza di piazza dei Sanniti sono state rovesciate bidoni della raccolta del vetro e lanciati fumogeni. Secondo le prime informazioni a disposizione, una bomba carta avrebbe danneggiato un mezzo della polizia. Complice il pericolo, c’è stata una carica di alleggerimento delle forze dell’ordine per contenere i manifestanti. L’intervento per contenere gli antagonisti è stato ordinato dal questore di Roma, Roberto Massucci, per tutelare l’incolumità dei poliziotti.

Sarebbero otto, a quanto si apprende, gli agenti rimasti feriti negli scontri, tutti appartenenti al commissariato di San Lorenzo. Il sindacato di Polizia Coisp ha confermato che un agente è rimasto ferito dalle bombe carta lanciate dai facinorosi. “Ha riportato ferite al volto che hanno richiesto un immediato intervento medico” la conferma del segretario generale Domenico Pianese: “Nel frattempo, diversi altri agenti coinvolti negli scontri stanno ricevendo cure in ospedale per le contusioni e le ferite riportate e altri si faranno refertare nelle prossime ore, al termine della manifestazione”. Pianese ha aggiunto: “È inaccettabile che chi scende in piazza per manifestare, indipendentemente dalla causa, si trasformi in un aggressore violento nei confronti delle forze dell’ordine, che lavorano per garantire sicurezza e legalità per tutelare cittadini e ordine pubblico. L’uso di bombe carta, fumogeni e l’attacco deliberato alle camionette della polizia non è altro che una vile aggressione contro lo Stato e chi lo rappresenta”.

Vicinanza alle forze dell’ordine da parte del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi“I disordini e gli attacchi alle Forze di Polizia che negli ultimi due giorni si sono verificati in varie città italiane dimostrano, ancora una volta, l’esistenza e la pericolosità di soggetti organizzati che strumentalizzano ogni tema, fatto o episodio, perfino una dolorosa tragedia come quella del giovane Ramy, soltanto per seminare violenza”. Il titolare del Viminale ha aggiunto: “Queste aggressioni devono essere condannate da tutti, senza indecisioni o speciosi distinguo, anche per sostenere un clima di fiducia nei confronti delle nostre Forze di Polizia, che sono tra le migliori al mondo, offrono standard altissimi di professionalità, si prodigano con passione e impegno e certamente non possono essere sottoposte a giudizi sommari o aggressioni in piazza”.

Solidarietà a donne e uomini in divisa anche dal prefetto capitolino Lamberto Giannini: “È inaccettabile scendere in Piazza con la predeterminazione di aggredire le forze dell’ordine, come dimostra il fatto che l’attacco è avvenuto contro gli agenti schierati a presidio di una caserma, attraverso l’utilizzo di petardi e altri oggetti contundenti, portati in Piazza, celati per sfuggire ai controlli”.

Corteo Ramy bandiera Palestina

A Milano centinaia di ragazzi con striscioni, bandiere (anche della Palestina) e fumogeni hanno sfilato per le strade di Milano, da Piazza San Babila a Piazza Duca d’Aosta. “Ramy Vive” la frase scritta su un murale disegnato dai manifestanti del corteo in viale Tunisia. Poco più avanti un altro murale con scritto “Non è sicurezza è profilazione razziale”. I manifestanti hanno invocato la giustizia sociale. “L’obiettivo è quello di rivendicare la nostra esistenza con dignità”, hanno aggiunto. Intervistati dai cronisti presenti, hanno iniziato a parlare delle zone rosse istituite per aumentare la sicurezza in città: “Le zone rosse discriminano e ghettizzano e non vogliamo vivere come imputati in un processo infinito, vogliamo vivere liberi”.

La manifestazione meneghina organizzata dal Coordinamento Antirazzista Italiano e dal centro sociale Cantiere è stata aperta dagli striscioni “Dalle periferie al centro non staremo in silenzio. Milano è zona nostra” e “Verità e giustizia per Ramy e Fares”. Pur sottolineando di non voler rilasciare interviste per rispetto al riserbo chiesto dalla famiglia del 19enne, i presenti hanno spiegato: “Questo corteo è per non lasciare che la morte di Ramy sia offuscata da narrazioni distorte e non lasciare Fares da solo ad affrontare questo sistema”.

Negli ultimi giorni si sono moltiplicati i momenti di tensione in relazione

alle manifestazioni per ricordare Ramy. Oltre alle violenze di Torino, registrato caos anche a Busto Arsizio, nel Varesotto, dove alcuni giovanissimi hanno lanciato insulti nei confronti delle forze dell’ordine e dello Stato, urlando anche cori per Ramy.

dilagano i coglionazzi

Elon Musk, Londra e Berlino gli dichiarano guerra

Alessandro Gonzato 11 gennaio 2025

Raus, via! Il governo tedesco, imbufalito con Elon Musk, vuole abbandonare “X”. Auf Wiedersehen. Anzi no, non è ancora un addio, ma una specie di minaccia per cui immaginiamo che l’uomo più ricco del mondo abbia perso il sonno. Non è che il cancelliere uscente Olaf Scholz – uscente e lui spera rientrante – voglia oscurare il social network in tutta la nazione. Il socialdemocratico medita di eliminare il profilo dell’esecutivo. Il governo è in protesta per la diretta streaming dell’altro ieri tra il magnate e la leader di Alternative für Deutschland (Afd), Alice Weidel. Afd è il partito di estrema destra che in vista delle elezioni del 23 febbraio è quotato attorno al 20 per cento. Il dialogo è balzato alle cronache per alcuni contenuti: Weidel ha detto che «Angela Merkel ha rovinato la Germania» e che «Hitler era un comunista antisemita».

E però la protesta è precedente: Musk da tempo ha detto di tifare per Afd, ed è questo che a sinistra non accettano. Il portavoce chiarisce che «il governo è impegnato in discussioni sulla possibilità di eliminare la propria presenza su X a causa di preoccupazioni relative ai suoi algoritmi». Il sito Politico, molto vicino alla sinistra europea, si era già portato avanti scrivendo che c’è il rischio che Musk dia risalto alla destra «sottraendo attenzione ai rivali politici». Sempre Politico: «Il timore è che Musk e i suoi dipendenti stiano deliberatamente influenzando gli algoritmi». Il giornale Der Spiegel scrive che Musk e Weidel a fine gennaio parteciperanno anche a un vertice economico nella sede del quotidiano Welt, «saranno presenti alcune delle personalità più importanti d’Europa». $ stato questo a convincere due sindacati tedeschi a eliminarsi dall’ex Twitter. A salutare la compagnia sono state le sigle “Ver.di” e “Gew”. Se ne vanno sdegnate anche una sessantina tra università e centri di ricerca.

NEL LETAME OLTRE I CAPELLI

Firenze, il folle processo contro un prete: 4 anni di tribunale sanati con 26 centesimi di euro

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Luca Puccini 11 gennaio 2025

E dire che bastavano 26 centesimi. Che non fanno manco un caffè al banco, nemmeno un pacchetto di caramelle, un quotidiano costa sei volte tanto: con 26 centesimi, siamo onesti, non riesci neanche a sfilare un carrello nella colonna di quelli al parcheggio del super prima di fare la spesa. Che sono, oggi, anno domini 2025, 26 centesimi? La chiave per capire la storia (surreale) che segue sta proprio qui, nel calendario che indica l’anno nuovo e pure il ventunesimo secolo: perché se i guai, per don Giuliano Landini, che è il presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Firenze, sono iniziati nel 2021 (e nel mezzo gli hanno contestato due presunti reati, lui è dovuto ricorrere a un avvocato e il tribunale sull’Arno è pure arrivato a sentenza), con quei 26 centesimi pagati a titolo di oblazione ha risolto, in pochi minuti, ogni cosa.

Nastro riavvolto, sennò non ci si capisce: quattro anni fa la polizia municipale va da don Giuliano e solleva alcune perplessità. Gli dice, in sostanza, che nel complesso residenziale di San Pancrazio, a San Casciano Val di Pesa, nell’hinterland fiorentino, c’è qualcosa che non torna. E non torna la realizzazione di un’opera edilizia in virtù della quale un tubo (diametro, preciso preciso: trenta centimetri) scaricherebbe acque private e reflui dentro un reticolo di altre acque che, però, sono pubbliche. $ questione da addetti ai lavori, implicata c’è anche un’altra persona (che altri non è che il titolare della ditta che ha posato il tubo) e si concentra su due piani: ’sto benedetto (per modo di dire) tubo e lo scarico in un reticolo dove non si può, non si fa.

Corsa in avanti nel tempo (a gennaio del 2025) e niente da fare, dura lex sed lex. Nel frattempo il procedimento va avanti. Legali, perizie, giudici, rinvii e udienze (solo la parte processuale dura un anno e mezzo). Arriva fino alla sentenza del tribunale di Firenze che, ora, da una parte proscioglie don Giuliano (e il secondo imputato) per il primo fatto, il tubo, perché non è previsto dalla legge, e dall’altra si arrende all’istituto dell’oblazione che è una sorta di compensazione: paghi una data somma allo Stato, una somma prestabilita secondo criteri puntuali, e la posizione a tuo carico si “estingue”. L’oblazione è, in sostanza, una sorta di depenalizzazione negoziata. Solo che qui la somma pattuita (quei famosi 26 centesimi, che non c’è nemmeno un bollo corrispondente) è l’adeguamento del massimo di pena prevista dalla normativa di inizio Novecento: mille lire di allora che fanno, appunto, 26 centesimi di adesso. Si è trattato di «una scelta tesa ad evitare anche un inutile contenzioso che avrebbe comportato ulteriore aggravio per il sistema della giustizia», rimarca l’avvocato di don Giuliano, il legale Gianluca Gambogi, sulle pagine del quotidiano La Nazione.

il cazzaro dei cazzari …

Vittorio Feltri 11 Gennaio 2025 – 07:06

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