fate come dico ma non come faccio

Papa Francesco da Fazio, vuole migranti in Italia ma non in Vaticano

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20 gennaio 2025

Dice Francesco che «in Italia l’età media è di 46 anni: non fa figli», dunque «faccia entrare i migranti». Il Papa fa il Papa, il suo magistero non si discute, ma questa non è una questione teologica, è un appello che aspira a diventare una linea di “policy” per il governo, allora diventa discutibile.

Bergoglio è un uomo dalle idee spesso spiazzanti, ma quando dipinge un mondo “no border”, senza confini, aperto alle ondate migratorie – e ai trafficanti di esseri umani – mette sul tavolo un tema che passa dal Vangelo al Governo, dal Disegno divino al Disegno di Legge. Se l’idea di Francesco potesse diventare prassi, sarebbe già realtà, ma il problema dell’ingresso dei migranti e della loro integrazione è il numero uno nell’agenda delle democrazie e delle società secolarizzate, si sta complicando proprio perché molti Stati hanno spalancato i confini senza pensare alle conseguenze inattese.

Improvvisamente, la necessità materiale della Chiesa è in contrasto con l’insegnamento del Papa. Se la politica di espulsioni annnunciata da Donald Trump viene definita da Bergoglio come «una disgrazia», cosa bisogna dire allora della norma del Vaticano che prevede «lareclusione da un anno a quattro anni e la multa da euro 10.000,00 a euro 25.000,00» per «chiunque fa ingresso nel territorio dello Stato della Città del Vaticano con violenza, minaccia o inganno»?

terrorizzati di perdere la facolta’ di delirare ad libitum

Via dall’aula e il tricolore. L’affronto delle toghe rosse a Nordio

L’Anm infiamma la mobilitazione contro la separazione delle carriere. Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario le toghe abbandoneranno l’aula, poi lo sciopero a fine febbraio

Marco Leardi 18 Gennaio 2025 – 19:37

Via dall'aula e il tricolore. L'affronto delle toghe rosse a Nordio

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Sulla toga esibiranno una coccarda tricolore, ma non per celebrare l’unità nazionale. Al contrario, i magistrati dell’Anm sanciranno così l’ennesimo affronto al governo. In occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, inoltre, esporranno dei cartelli con sopra scritte frasi sul valore della Costituzione e abbandoneranno l’aula durante l’intervento del ministro Carlo Nordio o di un suo rappresentante. La mobilitazione è decisa ed è senza appello: il Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati ha infatti approvato, con qualche astensione, un documento sulla modalità della protesta da attuare in occasione della cerimonia che si terrà il 3 febbraio prossimo presso il Consiglio di Stato, in attuazione di quanto già deciso nell’assemblea straordinaria del dicembre scorso.

Le toghe rosse alzeranno nuovamente la voce contro la riforma della giustizia voluta dal governo e in particolare contro la separazione delle carriere, dopo il primo sì ottenuto proprio nei giorni scorsi alla Camera. L’Anm ha inoltre deciso di proclamare una giornata di sciopero per il giorno 27 febbraio 2025. Anche in questo caso, tutto previsto: recentemente, infatti, era stato lo stesso presidente dell’Associazione, Giuseppe Santalucia, ad accreditare l’ipotesi di uno sciopero. “Non ci faremo scrupolo se servirà a rendere più forte una voce di contrarietà“. L’avanzamento della riforma ha quindi riacceso la mobilitazione e dato concretezza a quella strategia.

Il primo atto plateale della protesta, come spiegato, si terrà a Palazzo Spada a Roma. Il Comitato direttivo centrale dell’Anm ha infatti deliberato: di “invitare tutti i magistrati a partecipare alle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario 2025 indossando la toga e una coccarda tricolore; che i magistrati, prima dell’inizio della cerimonia, si raccolgano all’esterno, mostrando cartelli, sui quali saranno trascritte frasi tratte da un testo significativo sul valore della Costituzione, che saranno individuate dalla Giunta esecutiva centrale e trasmesse successivamente alle Ges“. L’Associazione nazionale magistrati ha inoltre decretato che “tutti i magistrati partecipanti a qualsiasi titolo alla cerimonia con toga indosso e Costituzione alla mano abbandonino l’aula in forma composta nel momento in cui il ministro o un suo rappresentante prendano la parola, salvo ragioni istituzionali lo impediscano” e “che i presidenti delle Ges locali, che interverranno tutti alle cerimonie inaugurali prendendo la parola, daranno lettura di quelle stesse frasi all’inizio dei loro interventi programmati e ne spiegheranno pubblicamente in sintesi il senso, illustrando le ragioni della protesta e della presenza in toga“.

Tali indicazioni, tuttavia, non fanno altro che alimentare le suggestioni su una magistratura che in specifiche circostanze sembra comportarsi come una corporazione e non come un potere indipendente. Inquieta e fa riflettere il fatto che una associazione suggerisca ai giudici di comportarsi in una determinata maniera con il dichiarato obiettivo di lanciare un messaggio di dissenso alla politica. Tutto questo rischia peraltro di danneggiare ulteriormente l’immagine e l’imparzialità della stessa della magistratura, che secondo un recente sondaggio non gode di particolare fiducia da parte dei cittadini.

L’Anm ha infine deciso di scioperare il 27 febbraio prossimo e “di rimettere al prossimo Comitato direttivo centrale le ulteriori iniziative di protesta e sensibilizzazione in esecuzione del deliberato dell’assemblea straordinaria del 15 dicembre 2024“.

quando finira’ la delirante megalomania di questi sarà sempre troppo tardi


il Giornale

In evidenza

Magistratura

“Dalla magistratura un attacco sovietico. La protesta Anm? Violenza inaudita”

Il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove: “Delirante sostenere che la riforma Nordio si ispiri a Gelli”

Luca Fazzo 20 Gennaio 2025 – 05:00

"Dalla magistratura un attacco sovietico. La protesta Anm? Violenza inaudita"

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Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia, è noto per non intimidirsi quando lo scontro si fa duro: e neanche stavolta, davanti alle polemiche roventi riversate da magistrati e opposizioni sul primo ok del Parlamento alla separazione delle carriere tra pm e giudici, si tira indietro.

«Però prima voglio premettere alcune cose.

Prego. Quali?

«Che si tratta di una riforma liberale che l’Italia attendeva da tempo e che realizza il principio costituzionale del giusto processo, garantendo un giudice certo e la parità tra accusa e difesa: una parità che era intimamente negata dalla carriera comune tra giudici e accusatori».

La presidente di Magistratura democratica, Silvia Albano, dice che avete realizzato i piani di Licio Gelli e della Loggia P2.

«La considero una affermazione delirante, atteso che certamente Giorgia Meloni non prende ordini dagli spiriti. Il gioco del piattino e le sedute spiritiche li fanno altri, come è noto».

Creando un doppio Consiglio superiore della magistratura, uno per i giudici e uno per i pm, state minando l’indipendenza della giustizia.

«Se il Csm garantisce l’autonomia dei magistrati, un doppio Csm ne raddoppia le garanzie. Lo capisce anche mio figlio di otto anni».

Però togliete a entrambi i Csm la competenza sui procedimenti disciplinari.

«Direi: finalmente. La nascita dell’Alta corte farà sì che in Italia non ci sia più un organismo che è il controllore di se stesso. Ma c’è un passaggio della riforma di cui in queste ore si parla poco, forse perchè è quello che fa più paura di tutti: il sorteggio dei componenti del Csm. É una riforma che eradica il sistema delle correnti di cui la Albano fa parte e che tanto male ha fatto alla onorabilità della magistratura, costringendo i magistrati ad affiliarsi per arrivare ai posti direttivi importanti. Ben oltre il 90 per cento dei giudici è ben felice di una riforma che li libererà dal giogo delle correnti».

Sabato dove andrà a rappresentare il governo all’inaugurazione dell’anno giudiziario?

«Da nessuna parte. Ho in concomitanza i giuramenti del 184esimo corso di allievi agenti di polizia penitenziaria».

Non sarà che non ci va perchè l’Anm ha annunciato che quando parlerà il rappresentante del governo abbandoneranno le aule impugnando il tricolore e la Costituzione?

«Io spero che ci ripensino perchè sarebbe un gesto di una violenza culturale inaudita. Se davvero abbandoneranno le aule, daranno ulteriormente ragione al governo. Chi rifiuta il dialogo ha generalmente una idea debole, chi sa di avere una idea forte non ha paura del confronto. Ciò premesso, ogni forma di protesta è legittima. Facciano pure».

Quando la riforma costituzionale sarà approvata, l’Anm ricorrerà al referendum. Con che spirito vi preparate ad affrontarlo?

L’Anm dice che il vostro prossimo passo sarà «fatalmente» la subordinazione delle Procure al governo.

Ci promette che non farete niente del genere?

«Ma se volessimo sottoporre il pm all’esecutivo non avremmo pensato a un Csm per i pubblici ministeri! Siamo davanti a un processo alle intenzioni di sovietica memoria. Che terrore».

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Edoardo Sirignano 20 gennaio 2025

Mentre tutti gli eletti in carica, senza alcuna esclusione, vogliono il terzo mandato, Conte intende attenersi alle votazioni degli attivisti. Non facendolo, d’altronde, confermerebbe quanto denunciato da Grillo. Beppe, infatti, da mesi, accusa l’avvocato pugliese di non garantire la base, ma di essere piuttosto il portatore d’interessi di una casta di privilegiati che ha come unico obiettivo quello di tenersi una poltrona. Detto ciò, una decisione dal basso o meglio dalla piattaforma, che non corrisponde alle aspettative dei gruppi parlamentari, potrebbe causare più di una normale crisi nel gotha a 5 Stelle. Nessuno di quelli a fine a secondo mandato, ad esempio, è d’accordo sulla pausa quinquennale dopo dieci anni di attività politica. Tra questi ci sono anche quei big che hanno tutelato il capo dei gialli nell’infinita querelle col fondatore. Ecco perché il presidente del Movimento prova a riallacciare col variegato e complesso universo dei Meetup, ma neanche vuole rinunciare, tutto a un tratto, a chi lo ha sempre tutelato e salvaguardato, anche nei momenti più difficili.

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Ecco perché l’“avvocato del popolo”, stavolta, sembrerebbe avere una sola opzione: concedere una deroga per i fedelissimi. In questo modo passerebbe il messaggio che l’attuale vertice rispetta gli impegni presi in assemblea, ma allo stesso modo neanche intende stravolgere equilibri delicatissimi. Detto ciò, tale modus operandi potrebbe rivelarsi anche un boomerang, tenendo conto che più di qualcuno sulla chat, una volta grilline, avrebbe espresso dubbi su modalità di scelta, che favorirebbero alcuni a discapito di altri. Ragione per cui prudenza e collegialità devono essere parole d’ordine e non un’opzione da tenere in considerazione. Una linea che regnerà anche nel gran consiglio del M5S, che si terrà nel pomeriggio odierno. Molto probabilmente sarà portata sul tavolo l’opzione “derogarie”, ossia una votazione online per decidere chi merita di avere una concessione personale per bypassare l’ultimo verdetto di Sky Vote. C’è chi, ad esempio, chiede regole diverse per Parlamento, Regioni e Comuni, considerando che essere a Montecitorio o Palazzo Madama per dieci anni certamente non equivale a un doppio mandato da sindaco nel piccolo borgo dell’entroterra appenninico.

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Francesca Galici 19 Gennaio 2025 – 05:00Capodanno in piazza Duomo a MilanoAscolta ora

Le violenze di Capodanno in piazza del Duomo a Milano sono colpa dello Stato. Questa è l’estrema sintesi del femminismo militante, e di sinistra, di Non una di meno, che dopo 18 giorni da quella che per gli inquirenti è stata taharrush gamea, ossia la pratica della violenza di gruppo in pubblica piazza diffusa nei Paesi di fede musulmana, hanno ritrovato la voce. Sono 8 per ora le donne, di diverse età, che hanno segnalato di essere state vittime delle molestie di Milano, e diverse di loro hanno già denunciato. Gli investigatori hanno già individuato anche alcuni responsabili grazie alle immagini delle telecamere.

Le femministe aprono il comunicato ammettendo che «sono stati commessi diversi atti di violenza nei confronti di alcune ragazze che erano lì per festeggiare il Capodanno. Siamo dalla parte delle giovani donne sopravvissute, siamo con loro». Tuttavia, non riescono a non mettere il «ma», spostando il punto focale e deresponsabilizzando gli aggressori.

La violenza sulle donne, accusano da Non una di meno, «a voi fa comodo per gli interessi economici e politici degli speculatori urbani e degli avvoltoi in Parlamento».

Dividono tra «voi» e «noi», dove il «noi» è per assunto assoluto la parte buona e il «voi» quella cattiva. E parlano di «capro espiatorio» incarnato negli immigrati per quanto accaduto a Milano. È vietato far notare che a fare violenza di gruppo in piazza del Duomo, chiudendo le donne in un recinto di corpi maschili per toccarle e molestarle a turno, cercando di eludere il controllo, sono stati gruppi di stranieri, perché si viene accusati di essere razzisti. Questo è, purtroppo, un problema nel problema. Eppure, basterebbe guardare uno dei tanti video che circolano in rete per notare che in quella piazza di italiani ce n’erano veramente molto pochi, al punto che gli stessi immigrati hanno esultato a favori di camera a suon di «Milano è Egitto», per esempio.