“Tassare i pensionati che se lo possono permettere”. Proposta choc del ministro francese
Per finanziare la protezione sociale (Inps), il ministro del Lavoro Astrid Panosyan-Bouvet ha proposto di tassare chi percepisce un assegno mensile superiore ai 2.000, si tratta di oltre 17 milioni di pensionati francesi
“Diffamata con una fake news”. Giorgia Meloni parte civile contro Corona
Il processo ha preso il via a Milano e la prossima udienza, per l’ammissione delle prove, è stata fissata per il 31 marzo. Tra i testimoni anche il premier
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è costituito parte civile nel processo in cui Fabrizio Corona è accusato di diffamazione aggravata per un articolo pubblicato il 20 ottobre 2023 sul sito delingernews.it. La richiesta è stata ammessa e il procedimento da riferimento a una notizia, falsa, nella quale si faceva riferimento a “una relazione sentimentale” tra lei e il deputato di Fratelli d’Italia Manlio Messina. Anche Messina è stato ammesso parte civile per ottenere un eventuale risarcimento dei danni.
L’ammissione è avvenuta oggi nel corso della prima udienza del procedimento che si è aperto davanti al tribunale monocratico di Milano. L’accusa nei confronti di Fabrizio Corona è che “in qualità di caporedattore di fatto, procacciava la falsa notizia, effettuava verifiche da cui ne emergeva la assoluta infondatezza, ordinava insistentemente la sollecita redazione dell’articolo e, dopo aver approvato il testo e le fotografie alterate da pubblicare a suo corredo, ne intimava la sua pubblicazione”. Corona non è comunque l’unico imputato in questa vicenda, che coinvolge anche Luca Arnau che ha redatto materialmente l’articolo pubblicato.
Le indagini, nate dalle querele sporte da Meloni e Messina, sono state condotte dalla Squadra mobile di Milano. Nell’articolo si parlava un fantomatico “legame affettivo” tra la premier e il deputato di FdI. Tra i testimoni del processo, indicati dai pm nel decreto, c’è anche il premier. Corona è difeso dal suo storico legale, Ivano Chiesa, mentre Arnau è difeso da Alessio Pomponi. La domanda di ammissione a parte civile in questo processo, con relativa difesa, per il presidente del Consiglio è affidata all’avvocato Luca Libra. Il procedimento è stato rinviato al 31 marzo per la fase di ammissione delle prove.
Per il momento Fabrizio Corona non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito all’accusa, così come non ha per il momento parlato nemmeno il suo legale. Non è escluso che aspettino la prossima udienza o che preferiscano mantenere un basso profilo.
Gianrico Carofiglio, la plateale rosicata su Meloni: “Non la vedo”. Ma nella foto…
22 gennaio 2025
Giovanni Floris mostra le immagini che ritraggono Giorgia Meloni all’insediamento di Donald Trump. Il conduttore di La7, durante la puntata del 21 gennaio di DiMartedì, fa vedere a Gianrico Carofiglio (con tanto di freccetta rossa) il presidente del Consiglio. Ma lo scrittore dalle ben note tendenze politiche sembra non notarla: “Non la vedo, dov’è?”. A quel punto è di nuovo il conduttore a ricordargli che Meloni è proprio dove c’è la freccetta disegnata: “Non era in prima fila, ma c’era. Quello che ha colpito è il fatto che si alzasse in piedi ad applaudire le frasi più divisive”.
Un’affermazione che serve su un vassoio d’argento le critiche: “Meloni è molto brava in questo – attacca Carofiglio -. È capace di modulare il suo modo di comportarsi in base all’interlocutore, alla platea”. Ecco allora che l’ex magistrato fa un esempio: “Come quella di Vox, con un pubblico fascista. Se vai all’incoronazione di Trump e assisti al suo discorso incendiario, applaudi su quello. La dignità di un politico o una politica dovrebbe però impedire questi comportamenti”.
D’altronde Carofiglio non usa parole al miele neppure quando si tratta di descrivere il linguaggio del presidente americano: “Una studiosa svizzera ha accertato che il linguaggio di Trump è quello di un ragazzino di 10 anni, nel senso della struttura delle frasi, del lessico e della padronanza della grammatica. Parla alla pancia, questo crea un pericolo per la democrazia mondiale”. Si rosica ancora.
Ue, Cerno a Diario Tg4: “Durante lo show di Trump si votava per la farina di larve”
Mentre negli Stati Uniti Donald Trump annunciava l’inizio dell’ “età dell’oro dell’America” e segnava un altro record con il discorso più lungo mai pronunciato nella storia moderna, l’Europa dava il via libera alla farina di larve negli alimenti assicurando che la polvere ottenuta da Tenebrio molitor “soddisfa le condizioni per l’immissione sul mercato”. Una coincidenza, questa, che non è passata inosservata a Tommaso Cerno. Ospite al Tg4, il direttore de Il Tempo ha usato parole chiare: “Quando vedo l’America celebrare i suoi momenti, vedo la democrazia materiale e una capacità di farla sentire viva tra noi e il modello più bello di governo del mondo. La nostra sembra ormai una democrazia filosofica, ratificante, regolamentante. La coincidenza voleva che, mentre c’era questo show americano di un passaggio di consegne, noi votavamo per la farina di larve. L’Unione europea ha il problema dei tappi che non si stappano delle bottiglie e quello delle larve”.
Trump è un presidente “che io non definisco muscolare. Muscolare è chi va al potere e fa ciò che vuole. Questo è un presidente popolare: va al potere e fa quello che ha promesso. C’è una differenza sostanziale tra il muscolo e il rispetto delle promesse”, ha scandito Cerno, sottolineando anche che c’è “una corrispondenza tra i toni della campagna elettorale, i toni del discorso di insediamento, i modi del suo arrivo e questo show dei primi decreti che voleva dare al mondo l’idea che le democrazie possono decidere, possono cambiare le cose e che il popolo è il loro carburante”. Quindi l’affondo del direttore del quotidiano romano: “Il nostro problema di fronte al mondo che cambia e non comprendiamo, ieri, nel giorno dell’America di Trump, era la farina di larve”.
Spunta un altro audio nell’inchiesta sulla morte del ragazzo Ramy Elgaml, morto al termine di un inseguimento con i carabinieri, dopo che il suo amico Fares Bouzidi, che guidava lo scooter, non si è fermato all’alt dei militari a Milano. Sono da poco passate le 4 del 24 novembre 2023. I sanitari del 118 milanese rispondono a una chiamata. «Emergenza sanitaria?». Dall’altro capo c’è uno dei carabinieri che hanno partecipato all’inseguimento dello scooter su cui viaggiavano Ramy Elgaml e Fares Bouzidi, terminato in via Ripamonti, con la morte del ragazzo di 19 anni. «Siamo i carabinieri del nucleo radiomobile da Ripamonti, abbiamo qua due ragazzi a terra incoscienti, ci servono subito un’automedica e un’ambulanza. Non reagiscono e non rispondono». Gli operatori del servizio sanitario li rassicurano (in precedenza c’era già stata una telefonata alla centrale).
«Allora stanno arrivando sia l’ambulanza che l’auto l’infermieristica. Cosa è successo lì? Perché non abbiamo grandi informazioni». I carabinieri: «È successo che questi due ragazzi sono scappati con il Tmax e sono caduti sul marciapiede». Qui si sente la parola «colpa» pronunciata da un carabiniere, ma il contesto che l’accompagna non è chiaro mentre si capisce la frase che segue: «Non rispondono», riferita ai due feriti. E continua ancora la telefonata tra i militari e gli operatori del 118. «Svegli?». Domandano dalla centrale. «No..uno sì e uno no». «Sono a terra entrambi?». «Si». «Stiamo arrivando in forze: automedica, auto infermieristica e anche le ambulanze. Solo una cosa: quello che è per terra sta respirando o no?». «Lo stiamo massaggiando», rispondono i carabinieri. «Ah lo state massaggiando». «Eh sì». E a quel punto l’operatore 118 chiede al militare al telefono: «Passami chi sta massaggiando. Ti metto in viva voce?
È in arresto cardiaco?». Il carabiniere risponde: «Sembra che non è cosciente». «Allora si fermi un attimo che la guido io. Perfetto gli dia un pizzicotto tra collo e spalla e mi dica se fa qualcosa o no». Ma la risposta è stata «nessuna reazione». «La pancia si muove, respira?». «No». «Nel dubbio le dò indicazioni e ritmo per il massaggio cardiaco dicono dal 118 – Avete fatto il corso per il defibrillatore e la rianimazione?». «Si». «Avete il defibrillatore?». «No». «Non c’è problema, i mezzi sono vicini. Continuate con il massaggio cardiaco». «Sto facendo da almeno cinque minuti il massaggio cardiaco, se resta con noi al telefono è meglio». L’operatore gli dà alcune indicazioni e il ritmo per il massaggio. «L’automedica arriva entro un paio di minuti. Resto al telefono con voi finché non arrivano i medici.
Sta continuando il massaggio? Uno, due, tre, bravo continua così, il ritmo è perfetto». Il carabiniere chiede: «Dov’è l’automedica?». «In Corvetto, l’autoinfermeriestica è su via Ripamonti, dovresti vederla e sentirla». «Si sente la sirena delle ambulanze». «Vi lascio con il tecnico e l’infermiere», è il congedo dell’operatore del 118 al militare. Si tratta di un audio che dimostrerebbe ancora una volta come i carabinieri hanno tentato di tutto per salvare la vita al ragazzo che ha perso la vita. Un documento che si aggiunge ai video che sono stati esaminati dagli investigatori della Polizia locale diMilano che in una informativa depositata in procura hanno stabilito che non ci sarebbero stati contatti tra la «gazzella» e lo scooter dei due ragazzi che sono scappati all’alt. Molti infatti i video nelle mani degli inquirenti. Oltre a quelli delle telecamere di videosorveglianza acquisiti lungo i chilometri di inseguimento, anche quello della bodycam di uno dei carabinieri, sentito come testimone dai pm, che hanno ribadito che i militari non hanno violato nessun regolamento, esistendo solo linee guida dettate dal codice di procedura penale per l’attività di polizia giudiziaria, e non un vero complesso di norme sulle procedure da seguire in caso di fughe sospette.
Tre giorni a Miami sono costati alla Regione Puglia 400mila euro. Tutto per finanziare lo stand espositivo della Natuzzi, alla fiera del design. Con la presenza di tre dirigenti fedelissimi di Michele Emiliano: l’assessore allo sviluppo Alessandro Delli Noci, il direttore dell’agenzia Pugliapromozione Luca Scandale, e il responsabile della comunicazione istituzionale Rocco De Franchi. La delegazione è volata in Florida dal 4 al 6 dicembre, a spese dei pugliesi, per veicolare i prodotti dell’artigianato locale alla fiera Art Basel Miami Beach. A partecipare alla fiera è l’azienda di salotti Natuzzi. Quest’anno la partecipazione è stata sponsorizzata dalla Regione, attraverso un progetto studiato per promuovere il brand Puglia (non è chiaro se è Natuzzi a promuovere la Puglia, o viceversa). Nella missione era previsto l’acquisto da parte della Regione dello spazio in fiera allo store Natuzzi con un contributo spesa di 140mila euro più 30 per l’area nuda, a cui però si sono aggiunti 50mila euro all’artista Agostino Iacurci (con affidamento diretto) per un murales esterno raffigurante un ramo d’ulivo.
Poi perla comunicazione dell’evento (evidentemente il responsabile comunicazione della Regione, e di Pugliapromozione non erano in grado di fare da sé) è stato necessario per la Regione aggiungere 140mila euro alla Flash Art, fondata da Cristiano Seganfreddo «per i servizi di comunicazione, promozione del brand Puglia e coordinamento per la partecipazione della Regione alla design week presso Alcova (stand di Miami) dal 4 all’8 dicembre 2024». Quali sono stati i riscontri di questa spesa con le tasche dei pugliesi? Giovedì prossimo l’assessore Delli Noci ne risponderà in Consiglio. Francesco La Notte, consigliere regionale di Forza Italia, ha presentato un’interrogazione urgente per chiedere chiarimenti sulla trasferta. Come si legge nel comunicato ufficiale della Regione, attraverso questa iniziativa, in particolare con il murales da 50 mila euro, «oltre alla valenza artistica, Natuzzi Italia e gli altri soggetti coinvolti hanno voluto legare ancora di più questo progetto al territorio attraverso il sostegno a Save the Olives, una organizzazione no profit pugliese che si occupa di ricerca per trovare soluzioni al problema della xylella, malattia letale che da anni affligge gli ulivi, grande patrimonio economico e culturale della Puglia». Dimenticando chi, avendo ostacolato in tutti i modi l’eradicazione degli alberi, ha contribuito a diffondere il batterio distruggendo 21 milioni di ulivi ed economia, tradizione, natura e paesaggio di mezza Puglia.
Quella a Miami non è l’unica trasferta americana dei fedelissimi del governatore. Fino a qualche anno fa era Emiliano in persona a presenziare ai festeggiamenti del Columbus Day. Come quando in piena pandemia accompagnò a San Pietroburgo l’orchestra del Petruzzelli facendo saltare la coda per il vaccino a tutti gli orchestrali per il concerto in Russia. Lo scorso ottobre però per il Columbus sono volati oltre oceano la presidente del consiglio regionale Loredana Capone con i vice. Viaggio ovviamente pagato dalla Regione Puglia, ma con i fondi del Pnrr. Presente anche Napoleone Cera, in quel momento consigliere regionale di Forza Italia, ora allontanato dal partito per aver votato l’ultimo bilancio come la maggioranza di Emiliano.
Quando c’è di mezzo Hamas, essere buoni profeti e dunque azzeccare il pronostico sul comportamento di molti media italiani è piuttosto facile: basta purtroppo prevedere il peggio. E così Libero, abbastanza agevolmente, vi aveva anticipato che con rare eccezioni – la grande informazione si sarebbe bevuta (e subito dopo avrebbe generosamente rilanciato) la propaganda orchestrata dai terroristi palestinesi. E infatti ieri leggere i giornali italiani era francamente impressionante, un’esperienza psichedelica.
Qualcuno ci ha presentato la giornata di domenica come una festa (“Un giorno di pace”, secondo Repubblica), mentre qualcun altro, pur mostrando l’orrenda foto dei terroristi armati fino ai denti che fino all’ultimo hanno sadicamente minacciato le tre donne che stavano per essere liberate, ha comunque scelto nella titolazione una chiave improntata all’ottimismo più spinto (“Ostaggi, l’abbraccio di Israele”, secondo il Corriere). Ah sì? Peccato che però le immagini dicessero tutt’altro: un lugubre show, una macabra messinscena da parte dei terroristi con l’obiettivo di mostrarsi in pieno controllo del territorio, oltre che capaci di minacciare e spaventare l’opinione pubblica israeliana e quella mondiale. La sensazione è che in troppi non abbiano compreso, o abbiano finto di non averlo fatto, l’entità della posta in gioco nelle prossime settimane: che non è solo la sorte di 33 persone (ammesso che siano tutte vive), e cioè di una piccola frazione delle cittadine e dei cittadini israeliani sequestrati il 7 ottobre. In palio c’è molto di più: la pacificazione della regione (che Hamas non vuole), il disarmo dei terroristi e la necessità di metterli in condizione di non nuocere oltre. Il messaggio di Hamas è diametralmente opposto: noi siamo ancora qua, e intendiamo riprendere da dove ci eravamo fermati.
Di più: intendiamo usare questo cessate il fuoco per mostrare al mondo che ci siamo riorganizzati. Non occorre essere campioni di scacchi, per definizione sempre due o tre mosse proiettati in avanti, per immaginare le prossime mosse dei terroristi: ogni singolo e ulteriore rilascio avrà modalità altrettanto spettacolari e violente. Ogni volta sarà un thrilling: un ostaggio vivo, un ostaggio morto, un altro orrendamente mutilato, un altro ancora (diranno) colpito dagli israeliani. Sapendo di poter contare come grancassa mediatica sull’apparato dell’informazione occidentale (a partire da quella cosiddetta “progressista”), sistematicamente pronta, in odio a Netanyahu, a dare per buone le tesi dei terroristi, a sposarne le narrazioni, a riferire dati e cifre come se fossero certificati da una sorta di Istat. Riguardate le immagini del rituale di degradazione a cui sono state sottoposte domenica le povere Romi, Emily e Doron: un clima infernale, i terroristi minacciosi e incappucciati, l’incertezza crudele fino all’ultimo istante. E – a occhio e croce- le tre ragazze saranno state, tra gli ostaggi, quelle nelle condizioni meno peggiori. Figuriamoci gli altri. A proposito. Dov’erano – qui da noi le compagne e i compagni della sinistra sempre pronti a gridare contro il “patriarcato”? L’orrenda scena di quel manipolo di maschi con il mitra, con le altre belve intorno assetate di sangue e vendetta, e con tre donne in mezzo, non avrebbe meritato una parola, una sillaba, un sospiro, anche in chiave femminile e femminista? E invece no: silenzio di tomba. Sciopero pure delle femministe, in attesa di quello dei magistrati. E quel trionfo di divise e mimetiche? Ma come, non si era detto che a Gaza erano tutti “civili”? O forse – come vi diciamo da sempre – la popolazione civile è divisa tra una sostanziale adesione al verbo terrorista e una sottomissione indotta dalla paura? E tutti quegli smartphone per riprendere la scena? Ma come? Non era in corso un “genocidio”?
E tuttavia le vittime, prive di pane, hanno l’iPhone in mano? La verità è che l’intero evento – si direbbe in linguaggio cinematografico era scripted and staged, cioè sceneggiato e poi messo materialmente in scena. Guardate la foto che vi mostriamo, ripresa dall’alto, che mostra quanto fosse schiacciata su più lati la piccola folla affinché apparisse enorme nelle riprese frontali. Hamas ha organizzato tutto (inclusi i video) per ingannare il mondo, contando sul fatto – poi regolarmente avvenuto – che gran parte del sistema mediatico occidentale avrebbe collaborato attivamente. Sarà impopolare dirlo, ma la cosa migliore – prima o poi – sarebbe finire il lavoro avviato dall’esercito israeliano, e cioè estirpare la malapianta del terrorismo da Gaza e dalla regione. Se non lo faremo, in prima battuta assisteremo ad altri show come quello dell’altro giorno (una sostanziale “recita” di potenza), ma in seconda battuta – quando le belve si saranno davvero riorganizzate – rischiamo di essere spettatori di altre giornate simili al famigerato 7 ottobre.
QUESTI DELINQUENTI HANNO SOLO PRESO FIATO, TORNERANNO PRESTISSIMO AL LORO SPORT PREFERITO : VANNO ESTIRPATI IN TOTO SE SI VUOL VERAMENTE LA PACE !!
Usare la scuola pubblica per diffondere la propaganda mondialista. Il credo di quella sinistra radicale pronta a tutto, pur di costruire una comunità di buoni contro cattivi. Necessaria per strutturare una società senza confini, senza sesso e senza tradizioni. Ha dell’incredibile la denuncia resa nota ieri dal deputato della Lega Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione.
«Basta con la becera propaganda nei libri di scuola. Ultimo caso è quello di un libro adottato presso il Liceo Fanti di Carpi, che descrive Matteo Salvini come il ministro delle peggiori politiche. Chi stabilisce questo? Si è superato ogni limite: presenterò un’interrogazione parlamentare per denunciare questi fatti indegni. Sono sempre più numerosi i casi di docenti e dirigenti scolastici che consentono, se non proprio promuovono, libri di testo sfacciatamente di parte e pregni di propaganda politica. Per noi tutto questo è intollerabile: ci opporremo in ogni modo contro questa manipolazione dei nostri studenti». In un libro, intitolato Step into social studies, in lingua inglese, si può leggere che «nel 2020 il Consiglio dei ministri ha adottato un decreto che ribalta molte delle peggiori politiche imposte dal precedente ministro degli Interni Salvini».
Nel testo “Incontra la storia, fatti e persone del Medioevo” viene raccontata la vicenda di Mimmo Lucano, beatificato come una sorta di santo, perché avrebbe ripopolato «il centro storico di Riace con duecento nuovi arrivati che scappavano dalla Turchia e dall’Iraq». Sopra la foto del neo eurodeputato di Avs, si può leggere che «una delle migliori qualità dell’impero arabo islamico è stata la tolleranza. Si tratta di un valore fondamentale, che può rivelarsi molto prezioso anche per la nostra società odierna». Cioè, gli islamici, gli stessi che a Istanbul hanno trasformato una chiesa in una moschea (Santa Sofia), che considerano “infedeli” i cristiani e gli ebrei, che, ancora oggi, etichettano le donne come degli esseri inferiori e i gay come una sorta di reietti della società sarebbero un esempio di tolleranza e inclusione.
Ma non basta: è sufficiente dare un’occhiata al profilo X di Rossano Sasso per avere accesso ad un autentico vaso di Pandora. L’esponente del Carroccio ha infatti chiesto che i propri followers gli segnalassero altri testi scolastici anomali. E così, tra i mille post, è saltato all’occhio quello di Gianfranco Vecchio, che ha riportato un passaggio del manuale “L’importante è che siamo amici”, età di lettura sei anni, nel quale si può leggere: «La risposta di Errol è quella che dovremmo dare tutti ad una rivelazione del genere. Non mi importa se sei un orsacchiotto maschio o femmina. Ciò che conta è che siamo amici».
CHI PARLA DI TOLLERANZA DEL MONDO ISLAMICO NON PUO’ ESSERE SOLO IN MALAFEDE ..E’ PROPRIO UN CEREBROLESO !!