Il presidente americano Donald Trump ha iniziato in quarta il suo secondo mandato con una raffica di ordini esecutivi e l’annunciata stretta sull’immigrazione illegale. La foto delle espulsioni con i migranti in catene che salivano sugli aerei militari che lasciavano gli Usa ha spaccato il mondo mentre l’Europa guarda alle strategie economiche della Casa Bianca e in particolar modo ai dazi. “Trump è una persona che come aveva fatto all’epoca” del primo mandato “cerca di fare interessi commerciali dei suoi grandi sponsor, quindi tutto quello che non gli conviene non lo farà”, afferma Claudia Fusani a 4 di sera, su Rete 4. La giornalista sul punto è particolarmente incisiva: “Mi sembra un gran cialtrone, se posso dire con una parola semplice”, attacca lasciando di stucco conduttori e ospiti, tra cui Federico Rampini il cui intervento precedente viene citato da Fusani. “Ha detto che c’è molto spettacolo” nel modo di governare di Trump ed “è vero, ma non si fa spettacolo su queste cose, non si fa spettacolo sui bambini, sulla salute, sul commercio e sull’economia mondiale, e nemmeno con i confini”, conclude la giornalista.
Tuttavia, il presidente Usa sta mettendo in pratica quanto promesso in campagna elettorale, niente di più e niente di meno. “E secondo me è una cosa è una cosa fantastica”, rimarca la scrittrice Tiziana Maiolo, anche lei ospite del programma, “perché si vede veramente raramente, e l’altra cosa” da sottolineare “è che lui era già pronto il primo giorno di governo, aveva già il compito fatto”.
Come meccanico quale forse si sente, oltre che politico e romanziere, dall’autofficina romana dove ha sistemato il suo ufficio, e si è lasciato intervistare da Repubblica, l’ex ministro della Cultura Dario Franceschini ha destinato alla rottamazione Romano Prodi. Sia quello dell’Ulivo sia quello dell’Unione con le sue “300 pagine di programma assemblato prima delle elezioni” vinte nel 2006 ma vanificate dalla caduta e dal ritorno alle urne in meno di due anni. Un Prodi ripropostosi e riproposto nel metodo in queste settimane, fra convegni, interviste e altro, ad una segretaria del Pd, Elly Schlein, impegnata solo a parole, senza iniziative concrete e realistiche, a costruire prima delle elezioni un’alleanza alternativa al centrodestra.
Resosi finalmente conto della velleità della “vocazione maggioritaria” assegnatasi nella nascita dal Pd, incapace secondo lui di superare il minoritario 30 per cento dei voti, Franceschini ha proposto di rinviare a dopo le elezioni la ricerca e la formalizzazione delle alleanze. Lasciando che prima ciascun partito ostile al centrodestra raccolga per conto suo il massimo dei voti e mettendo nel conto, se non addirittura auspicando, che per aumentare la loro presa riformisti, moderati e quant’altri insoddisfatti della pur “generosa” Schlein, escano dal Pd e si mettano in proprio.
Evidentemente senza di lui, Franceschini, che rimarrebbe al Nazareno a presidiarlo, magari tessendo la tela di un nuovo segretario se la Schlein fosse travolta da un insuccesso. Ma questo lo penso per la solita, professionale malizia di chi segue la politica e ne scrive. A proposito di malizia, non so se la segretaria del Pd abbia apprezzato la sortita del suo sostenitore o non si sia interrogata pure lei sui rischi che potrebbe correre accogliendone proposte e suggerimenti, non foss’altro rispetto al traguardo propostosi di Palazzo Chigi, per quanto cerchi a parole di non dirlo, o lasci che lo dica e lo ripeta Matteo Renzi da quando si è proposto al cosiddetto “campo largo”. Che invece Giuseppe Conte gli ha sbarrato o ridotto senza allarmare Franceschini. Che, sempre nella sua officina, ha sostenuto che ormai il presidente delle 5 Stelle, o di ciò che ne è rimasto, si è spinto troppo avanti dalle posizioni del 2018 per sottrarsi, quando sarà, ad un’alleanza col Pd.
Il “meccanico” Franceschini si è spinto anche nella diagnosi di altri motori, come quello di Forza Italia del fu Silvio Berlusconi e dell’ora vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Che, secondo lui, avrebbe inconsapevolmente, e forse immeritatamente, in tasca un biglietto della lotteria che Berlusconi non si sarebbe lasciato scappare se avesse avuto la fortuna di vivere ancora. Sarebbe una rottura con Giorgia Meloni, l’uscita dal centrodestra e un’autonoma, solitaria partecipazione alle elezioni per diventare in Parlamento l’ago della bilancia di qualsiasi maggioranza: il famoso “forno” unico rimproverato a suo tempo da un Giulio Andreotti avventuratosi a immaginare per la sua Dc, e a sinistra, il forno alternativo dell’allora Pci. Quello, a destra, dei liberali si era già disattivato da solo.
Ma poi lo stesso Andreotti, arrivato a guidare su designazione o rassegnazione di Aldo Moro due governi interamente democristiani appoggiati dai comunisti di Enrico Berlinguer, si rese conto della provvisorietà e dei rischi di quel secondo forno. Con Franceschini adesso della già ricordata vocazione maggioritaria del Pd da lui fondato nel 2007, ormai 18 anni fa, con Piero Fassino, Franco Marini e Walter Veltroni segretario. Che tuttavia nelle elezioni dell’anno dopo era già così poco convinto di quella vocazione da avere cercato di evitare lo scontro diretto ed esasperato con l’avversario Silvio Berlusconi, mai facendone il nome e chiamandolo solo “il principale esponente del campo avverso”. Che infatti vinse le elezioni del 2008 realizzando il suo quarto, pur ultimo governo.
Roberto Gualtieri, l’ultimo disastro: “Thank you”? Come risponde alle due turiste
25 gennaio 2025
Ne ha combinata un’altra, Roberto Gualtieri. A Roma i suoi elettori lo hanno ribattezzato (con poco affetto e molta perfida ironia) “il sindaco influencer” per l’abitudine di parlare molto sui social e fare poco per una città sempre più sommersa dai guai. C’è da dire che come “comunicatore”, dai video in bicicletta a zonzo alla sua passione per la chitarra, l’esponente del Pd ha rimediato più figuracce e autogol che altro.
Nell’ultimo video, diventato virale in queste ultime ore, l’ex ministro dell’Economia presenta le novità della stazione della metro Ottaviano. Il sopralluogo si risolve quasi subito in un disastro stile Lost in translation. Alcune turiste straniere a un certo punto lo ringraziano con il più classico “thank you” e lui, il sindaco della città caput mundi, tra le mete più visitate al mondo, dà prova di una scarsissima conoscenza della lingua replicando con un tragicomico, fantozziano “Pregh“. Più che a un gaffe, viene da pensare a un agguato. Sì, ma firmato dai suoi social media manager visto che come sottolinea giustamente anche Il Secolo d’Italia, il video non è stato né modificato né tagliato né fatto sparire: “Hanno lasciato tutto in Rete”. E da qui l’inevitabile raffica di sfottò.
C’è da dire che non è proprio una novità: ai romani e agli elettori di sinistra (ma non solo) sarà venuto in mente Francesco Rutelli, a sua volta ex sindaco della Capitale e per qualche mese pure candidato premer dei progressisti (travolto nel 2001 da Silvio Berlusconi) che da ministro per i Beni Culturali diede prova del suo inglese cacio e pepe.
“Avevo er sindaco pure internazionale con il suo inglese. Daje a sindaco che stai a spigne”, è una delle battutacce rivolte a Gualtieri. “Bello l’accento Inglese”, “Nono, Preygh!”, “Nono, prego mi ha spezzato”. Certo, resta la domanda delle domande a cui dare una risposta è ancora difficile: “Ma come hanno fatto a votarlo?”.
Il malore nel lago ghiacciato e la corsa in ospedale: grave il fotografo Massimo Sestini
Il reporter era impegnato a scattare alcune foto nel lago Lavarone quando il suo erogatore ha avuto problemi: si trova in rianimazione ma non sarebbe in pericolo di vita
Francesca Galici 25 Gennaio 2025 – 19:31Massimo Sestini durante un servizio fotografico in voloAscolta ora
Il noto fotografo Massimo Sestini, 61 anni, è ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Trento dopo un’immersione nelle gelide acque del lago Lavarone. Il professionista era impegnato in un’esplorazione sottomarina quando, per cause ancora da accertare, l’erogatore di ossigeno non ha funzionato correttamente. Sestini è, quindi, svenuto e non ha potuto respirare per un tempo lunghissimo, più di quanto il corpo di un essere umano può sopportare. A riportarlo in superficie è stato il suo istruttore ed è stato immediatamente rianimato dai soccorritori. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Lavarone e la Croce Rossa degli Altipiani Cimbri.
L’ambulanza lo ha accompagnato in codice rosso all’ospedale di Trento, dove i sanitari l’hanno preso in carico e per il momento non sembra sia in imminente pericolo di vita, anche se le sue condizioni permangono gravi. Secondo un primo bollettino diramato dal reparto, all’arrivo in ospedale i suoi polmoni si presentavano pieni d’acqua e sono tutt’ora in corso le operazioni per liberarli. Sestini si trovava in quel lago per l’ennesimo reportage naturalistico. Chi ne conosce il lavoro sa che una delle sue peculiarità è proprio quella di scattare in condizioni estreme, spesso proibitive. Alternando l’attività di reporter infiltrato e di fotografo ufficiale, Sestini ha raccontato costume, politica e società a partire dal 1978. Lavora anche al Corriere della Sera e al Corriere Fiorentino.
Viste le sue condizioni, i medici hanno preferito per lui il coma farmacologico in attesa che i parametri vitali vengano stabilizzati. In questo periodo la superficie del lago Lavarone in alcuni punti è ghiacciata e Sestini si trovava diversi metri al di sotto della superficie. Non si hanno altre notizie sulle sue condizioni.
Sestini negli anni ha firmato fotografie che raccontano la storia della società italiana e internazionale. Le sue foto sono state spesso pubblicate sulle prime pagine di quotidiani e magazine, capaci di fermare nel tempo attimi di eternità.
Kimbal Musk a Palazzo Chigi, Elisabetta Piccolotti deraglia: “Per cosa usano il governo italiano”
24 gennaio 2025
A Palazzo Chigi ecco Kimbal Musk, fratello di Elon Musk. Una visita durata circa un’ora – con Musk anche Andrea Stroppa e Veronica Berti, moglie di Andrea Bocelli – “per capire come funziona, abbiamo un progetto”, ha spiegato la stessa Berti. Kimbal portava un cappellone da cow-boy, suo marchio di fabbrica.
Secondo quanto si è appreso, Kimbal Musk ha incontrato Alessandro Giuli, ministro della Cultura. Kimabl Musk è un uomo d’affari e attivista: ha un posto nel board di Tesla e, sui suoi profili social, si definisce chef, ristoratore, filantropo e imprenditore attivo nel settore alimentare.
Un incontro, stando a quel che si è appreso, previsto da tempo. Al termine del quale Giorgia Meloni avrebbe stretto la mano a Kimabl Musk, una “veloce stretta di mano in corridoio”, è trapelato. Tutto bene? No, ovviamente no. Almeno per la sinistra, che di Elon Musk ha fatto la sua nuova ossessione. E insomma, l’isteria collettiva ha preso a montare a tempo record, tra dichiarazioni paranoiche e infuocate, dita puntate e richieste di chiarimenti.
Per esempio il Pd, che parla per bocca di Irene Manzi, capogruppo dem in Commissione Cultura alla Camera: “Il ministro Giuli spieghi i contorni dell’incontro con Kimbal Musk, fratello di Elon Musk, che oggi è stato a Palazzo Chigi, accompagnato da Andrea Stroppa e Veronica Berti”. E ancora: “A quanto dichiarato, sarebbe in corso un misterioso ‘progetto’ che, a detta degli stessi protagonisti, li sta portando ‘a fare un giro per alcuni ministeri per capire come funziona’. Ci chiediamo: di quale progetto si tratta? Quali sono le modalità di partecipazione dei ministeri e in che modo? Al momento rileviamo con sconcerto che Palazzo Chigi sembra essersi trasformato in una dependance di Musk, dove referenti aziendali e familiari vengono ricevuti per facilitare le relazioni all’interno delle istituzioni pubbliche, senza alcuna trasparenza sui motivi e sugli obiettivi. Annunciamo che continueremo a monitorare con la massima attenzione l’esito di queste visite, perché è essenziale fare chiarezza su ogni dettaglio. È in gioco la credibilità e la trasparenza delle nostre istituzioni, che non possono essere piegate a operazioni opache o a interessi privati travestiti da ‘progetti'”, conclude la Manzi.
A stretto giro ecco gli strali del M5s: “Alessandro Giuli, in qualità di Ministro della Cultura, ha il dovere di rispondere e non di fare battutine criptiche. L’incontro con Kimbal Musk, fratello di Elon Musk, e Andrea Stroppa, referente italiano del proprietario di X, si è svolto a Palazzo Chigi, una sede istituzionale, non a casa sua. Proprio per questo motivo, ha l’obbligo di spiegare pubblicamente cosa si sono detti, quali temi sono stati affrontati e quali eventuali accordi o progetti sono stati discussi”, tuonano in una nota gli esponenti del M5S delle Commissioni Cultura di Camera e Senato. “Quando si utilizzano spazi istituzionali, non esiste spazio per il riserbo: i cittadini hanno il diritto di sapere. La trasparenza non è una concessione, ma un dovere che accompagna il suo ruolo. Invitiamo a chiarire immediatamente, senza giri di parole. Altrimenti glielo chiederemo ufficialmente in Parlamento. Mentre lui si diletta in battutine e operazioni simpatia, il mondo del cinema è in ginocchio, col 90% delle piccole imprese ferme, che i dipendenti che lavorano a contratto per il suo ministero attendono di sapere che fine faranno”, concludono i grillini.
Non poteva mancare Riccardo Magi di +Europa, abituato a toni ipertrofici: “Da Fratelli d’Italia a Fratelli d’America. Oggi il fratello minore di Elon Musk, Kimbal, insieme al referente italiano del patron di Tesla Andrea Stroppa sono stati ricevuti a Palazzo Chigi dal Ministro Giuli per parlare di “cose belle”, a detta del ministro della Cultura. A quale titolo il fratello di Musk è stato ricevuto? C’entra Starlink? Perché l’incontro si è tenuto nella sede del governo e non in quella del ministero? Quanti altri imprenditori italiani che vorrebbero parlare di “cose belle” sono stati ricevuti in pompa magna nella sede del Governo italiano? Tutte domande a cui Giuli deve rispondere quanto prima davanti al parlamento. Una cosa è certa: a Giorgia Meloni piace così tanto la famiglia tradizionale che ai parenti suoi e a quelli degli amici riserva sempre un trattamento di favore. Peccato per gli altri 60 milioni di italiani che non sono nel cerchio magico di Giorgia”, conclude Magi.
Ma in questo can-can di dichiarazioni terroristiche, ecco che a svettare su tutti, con tutta probabilità, c’è Elisabetta Piccolotti, esponente di Avs e moglie del leader, Nicola Fratoianni: “Pare che l’azienda di Musk non riesca a rinunciare all’obiettivo di utilizzare anche il Governo italiano, dopo quello statunitense, per realizzare i propri fini. A questo punto almeno il Ministro Giuli, che era presente all’incontro con il fratello di Musk, spieghi agli italiani di che si tratta e se il progetto richiede l’investimento del denaro dei cittadini“. Ma non è finita: “Spieghi inoltre se ha garantito il suo consenso e la sua collaborazione, o se, come noi ci auguriamo, ha spiegato con chiarezza a Musk le differenze tra l’Italia, un grande Paese democratico in cui usare le relazioni politiche a fini di personale profitto economico è considerato nel migliore dei casi ‘sconveniente’, e i Nuovi Stati Uniti di Trump in cui gli imprenditori che siedono nei ministeri approvano provvedimenti che producono immediati profitti per le loro aziende”, conclude Piccolotti. Già, a sinistra stanno impazzendo…