VOGLIONO GUADAGNARCI I MALEDETTI !!

Migranti, Prodi dà la linea a Schlein: “No all’Albania, portiamoli tutti in Calabria”

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Edoardo Sirignano 01 febbraio 2025

Avanti miei Prodi. Quando i piddini di Elly non sanno che pesci prendere, a dettare la linea è il solito Romano, lo statista che non va mai in pensione, colui che sa parlare di tutto e non solo di lotta al fascismo.

IL RITORNO DEL PADRE DELL’ULIVO

Il “mortadella” a una domanda di Antonio Di Bella sull’immigrazione caccia il coniglio dal cilindro o meglio presenta l’ “alternativa made in Italy” al discusso modello Albania. «Lo stesso campo – dice ai telespettatori di Tv2000 non si poteva fare in Calabria, così tra l’altro si dava lavoro a delle persone che ne avevano bisogno?». Secondo l’ex premier, l’accordo con Tirana non avrebbe alcun senso: «Si spende di più. Ci sono traffici internazionali. Si fanno costruzioni, che poi resteranno lì. Ci sono costi di trasferta». Ragione per cui, a suo parere, l’operazione voluta dall’esecutivo sarebbe un «semplice fatto di propaganda» e non un qualcosa di cui il Paese ha bisogno.

Ilaria Salis in estasi: Benvenuti migranti!, la sinistra non smentisce se stessa

Ilaria Salis in estasi: “Benvenuti migranti!”, la sinistra non smentisce se stessa

IL MODELLO CALABRIA E I ROSSI

Motivazioni più che razionali per chi non vive o non conosce l’estremo Sud della penisola. Qui i discussi immigrati, negli anni antecedenti alla Meloni, ovvero quando a tenere le redini era ancora la sinistra di cui l’ex premier è riferimento indiscusso, non hanno agevolato i “talentuosi ragazzi senza santi in paradiso”, costretti a emigrare altrove, pur avendo curricula invidiabili ed esperienza da vendere, ma piuttosto qualche cooperativa, che ha finito col favorire il raccomandato del bisogno o il classico amico dell’amico. Un campo profughi a Isola Capo Rizzuto, d’altronde, già c’è ed è stato gestito dalla ‘ndrangheta. Più di qualche inchiesta c’è stata sui soldi provenienti dal ministero dell’Interno e poi finiti per diventare, grazie a istituti di credito sotto il controllo della malavita, tesoretto irrinunciabile per una certa parte politica. Un caso emblematico è la famosa operazione Jonny della Guardia di Finanza del 2017. La Procura di Catanzaro, allora, svelò più di qualche infiltrazione criminale nella gestione dei richidenti asilo. Stiamo parlando di un business che superava i 36 milioni di euro.

Albania, i giudici contro il governo: migranti tutti liberi in Italia. L'ira del centrodestra: Boicottaggio

Albania, i giudici contro il governo: migranti tutti liberi in Italia. L’ira del centrodestra: “Boicottaggio”

L’IRA DELLA MAGGIORANZA

«Prodi – spiega Tilde Minasi, senatrice della Lega – conferma quello che le numerose inchieste della magistratura hanno dimostrato fino ad ora, ovvero il fatto che proprio quella sinistra vede nell’immigrazione irregolare una fonte di reddito e la sfrutta per lucrare». C’è chi, invece, come la sottosegretaria Wanda Ferro, parla di offesa a un’intera comunità: «Veniamo considerati – evidenzia – come una sorta di terra di nessuno, che può essere serenamente trasformata nel campo profughi d’Europa. È questo, d’altronde, l’obiettivo del Partito Democratico». Ragione per cui, secondo l’europarlamentare di Fdi-Ecr Denis Nesci, il padre nobile dell’Ulivo dovrebbe chiedere scusa a chi ha offeso: «Un’affermazione del genere da parte di un ex premier non è solo inadeguata,ma gravemente irrispettosa. È stata offesa la nostra dignità. La Calabria non è un campo di accoglienza per problemi che devono essere affrontati con politiche serie e coordinate a livello europeo e nazionale, ma una regione che ha tutto il diritto di essere valorizzata e vedere i propri cittadini protagonisti di una vera e propria rinascita economica e sociale». Per il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Filippo Mancuso, dunque, prevale «un forte pregiudizio antimeridionale, prima che un offuscamento della ragione». 

SCONFESSANO PERSINO LA CASSAZIONE !!!

Albania, FdI inchioda le toghe: “Il verdetto sull’Albania non rispetta la Cassazione”

31 gennaio 2025

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Nuova sfida delle toghe rosse al governo. Dopo il caso Almasri, il braccio di ferro si sposta in Albania. La Sezione Persona, Famiglia, Minorenni e Protezione Internazionale della Corte d’appello di Roma ha infatti sospeso il giudizio di convalida dei 43 migranti trattenuti da venerdì nel centro albanese. Le convalide dei trattenimenti si sono svolte nel pomeriggio con la decisione della Corte di rimettere gli atti alla Corte di Giustizia europea. Nella sentenza si legge che la Corte prende “atto dei contrasti interpretativi manifestatisi nell’ordinamento italiano che attengono alla disciplina rilevante contenuta nella Direttiva n. 2013/32/UE nonché alla regolazione dei rapporti fra il diritto dell’Unione Europea e il diritto nazionale in relazione alla gerarchia delle fonti di diritto, con diretta incidenza sulla fattispecie in giudizio, si ritiene necessario, al fine di assicurare l’applicazione uniforme del diritto dell’Unione, formulare un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea ai sensi dell’art. 267 TFUE”. La corte quindi “sospende il presente giudizio di convalida, fermi restando gli effetti sulla efficacia del trattenimento che conseguono per legge al decorso del termine”. 

Parole, queste, che scatenano la sinistra. “La decisione della Corte d’Appello di Roma smonta per la terza volta la propaganda del governo Meloni e certifica il fallimento dell’accordo con l’Albania – commenta Angelo Bonelli -. Dopo le pronunce di ottobre e novembre, anche oggi i giudici hanno sospeso il trattenimento dei 43 migranti bengalesi ed egiziani portati nel centro di Gjader, rimettendo la questione alla prossima pronuncia della Corte di Giustizia europea sui Paesi sicuri”. Per il co-portavoce di Europa Verde e parlamentare AVS “l’effetto immediato è che i richiedenti asilo saranno portati in Italia e liberati, confermando ancora una volta l’illegittimità dell’operazione”.

E a stretto giro arriva la reazione di Nicola Fratoianni: “Come qualsiasi persona dotata di buonsenso avrebbe immaginato anche l’ennesima deportazione di migranti in Albania è finita in un nulla di fatto, in attesa della Corte Ue. Un finale già scritto ma che il governo Meloni ha voluto a tutti i costi non considerare privilegiando la solita propaganda”. Elly Schlein, leader del Pd, non è da meno: “Giorgia Meloni si rassegni, i centri in ALBANIA non funzionano e non funzioneranno, sono un clamoroso fallimento. Aumentano a dismisura le risorse pubbliche sprecate a causa dell’ostinata volontà del governo di non rispettare le leggi e le sentenze europee”.

Eppure i dubbi restano. Per Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, “continua l’opera di boicottaggio della magistratura italiana alle politiche di sicurezza per contrastare l’immigrazione clandestina. La sfida è politica, temeraria ed appare ostile ai principi fondamentali dell’ordinamento. Ma bisogna andare avanti perché il disegno è troppo politico per essere subito passivamente”. 

Anche Tommaso Foti si dice stupito. “Sconcerta – è il commento a caldo del ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr – la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Roma di sospendere il trattenimento dei migranti trasferiti in Albania, vanificando l’iniziativa del governo Meloni volta a garantire una gestione più’ efficace dei flussi migratori. Siamo di fronte all’ennesima riaffermazione, di una parte della magistratura, di volere stabilire quali Paesi siano o meno sicuri, sostituendosi al decisore naturale che è invece il Governo. In attesa della pronuncia della Corte di Giustizia dell’UE sulla questione dei Paesi sicuri, il governo Meloni proseguirà con determinazione nell’attuazione delle riforme promesse ai cittadini, nel pieno rispetto del mandato ricevuto dagli italiani”. “Dai giudici ennesima invasione di campo, decisione che danneggia l’Italia e che fa felici le sinistre e i clandestini”, rincara la dose il vicesegretario della Lega Andrea Crippa.

molto peggio del covid

Cronaca giudiziaria

Albania, nuovo stop delle toghe: i 43 migranti devono tornare in Italia

I giudici di Roma rimandano gli atti alla Corte Ue, tutti i 43 migranti in Albania dovranno rientrare

Francesca Galici 31 Gennaio 2025 – 19:50

Albania, nuovo stop delle toghe: i 43 migranti devono tornare in Italia

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Ancora una volta, i giudici di Roma non hanno convalidato i trattenimenti di 43 migranti in Albania. Dalla Corte d’Appello non hanno convalidato, sospendendo la convalida, i trattenimenti dei migranti che, martedì scorso erano arrivati nel Cpr di Gjader in Albania, rimettendo gli atti alla Corte UE, in attesa della Sentenza sui Paesi sicuri, prevista per il prossimo 25 febbraio. Con la sospensione della decisione dei giudici, una volta scaduti i termini per la convalida, i migranti provenienti per lo più da Bangladesh ed Egitto, arriveranno in Italia già in serata. Fonti del governo fanno sapere che “C’è grande stupore, perché a nostro avviso non c’è la necessità di aspettare il pronunciamento della Corte di giustizia europea”.

L’agenzia LaPresse ha avuto modo di entrare in possesso di uno dei documenti e si legge che “Il giudizio va sospeso nelle more della decisione della Corte di Giustizia. Poiché per effetto della sospensione è impossibile osservare il termine di quarantotto ore previsto per la convalida, deve necessariamente essere disposta la liberazione del trattenuto, così come ha ripetutamente affermato la Corte Costituzionale in casi analoghi”. Già domani i migranti faranno rientro in Italia. La decisione assunta dalla Corte d’Appello di Roma, che ora ha competenza su questi casi con lo spostamento dei fascicoli dalla sezione immigrazione, ha assunto le stesse decisioni già prese lo scorso 18 ottobre per i primi migranti portati in Albania.

“Sconcerta la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Roma di sospendere il trattenimento dei migranti trasferiti in Albania, vanificando l’iniziativa del governo Meloni volta a garantire una gestione più efficace dei flussi migratori”, ha dichiarato Tommaso Foti, ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr. “Siamo di fronte all’ennesima riaffermazione, di una parte della magistratura, di volere stabilire quali Paesi siano o meno sicuri, sostituendosi al decisore naturale che è invece il Governo. In attesa della pronuncia della Corte di Giustizia dell’Ue sulla questione dei Paesi sicuri, il governo Meloni proseguirà con determinazione nell’attuazione delle riforme promesse ai cittadini, nel pieno rispetto del mandato ricevuto dagli italiani”, ha aggiunto il ministro.

“Continua l’opera di boicottaggio della magistratura italiana alle politiche di sicurezza per contrastare l’immigrazione clandestina. La sfida è politica, temeraria ed appare ostile ai principi fondamentali dell’ordinamento. Ma bisogna andare avanti perché il disegno è troppo politico per essere subito passivamente”, ha dichiarato il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri. Il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, ha sottolineato che “con la sospensione di parte degli immigrati trasferiti in Albania, si assiste a un atteggiamento di resistenza da parte di un pezzo della magistratura italiana nei confronti delle misure adottate per garantire la sicurezza e contrastare l’immigrazione irregolare”.

Il capogruppo ha aggiunto che “Ancora una volta ci troviamo di fronte a una presa di posizione che sembra andare oltre l’ambito giuridico, assumendo una connotazione politica e ostacolando l’azione del governo Meloni. Il centrodestra guidato da Fratelli d’Italia – aggiunge – non si lascerà intimidire e proseguirà il percorso

quando anche i delinquenti scrivono libri

Ilaria Salis, esce il suo libro: ecco lo sconcertante titolo che ha scelto

31 gennaio 2025

Si chiama Vipera il primo libro di Ilaria Salis, in arrivo in libreria tra pochi giorni. Un titolo piuttosto bizzarro, forse auto-ironico e polemico quello scelto dalla eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra per raccontare la sua parabola (umana e politica). La compagna anarchica e antifascista racconterà la sua esperienza nelle prigioni ungheresi e la sua lotta contro Viktor Orban, culminata guarda un po’ con la trattativa per la scarcerazione e con la candidatura con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Una grande “avventura democratica”, un po’ come quello del compagno di lotta Aboubakar Soumahoro. Ma con il sogno, sotto sotto, di ripetere il clamoroso successo editoriale della sua nemesi, il generale Roberto Vannacci, che alla fine dell’estate del 2023 sconvolse le classifiche di vendita con il suo bestseller Il mondo al contrario e che oggi è suo collega all’Europarlamento, ma con la Lega, eletto a furor di popolo. 

Il volumetto è già annunciato online e indicizzato sui principali portali del settore, ma non ancora disponibile. Indicativo però un fatto: sul sito di Feltrinelli il libro della Salis è inserito nella categoria “Società, politica e comunicazione Marxismo e Comunismo“. Ci sta.

Nel frattempo, tiene banco anche l’altra impresa di Ilaria, tutta politica. L’eurodeputata di AVS è infatti stata nominata membro sostituto nella Commissione Casa. Un paradosso per lei che ha imbarazzanti trascorsi di occupazioni abusive a Milano. O magari sarà per le sue “competenze”?

Sgomento nel centrodestra. “Sembra uno scherzo, ma non lo è: Ilaria Salis, la paladina delle occupazioni abusive, viene premiata dalla sinistra europea”, scrive su X Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia. “Questa è la loro idea di legalità: chi occupa le case altrui viene promosso, mentre i cittadini onesti devono pagarne le conseguenze”. 

Gli fa eco Isabella Tovaglieri, europarlamentare della Lega: “Per la neonata commissione speciale parlamentare sulla crisi degli alloggi in Unione europea, chi meglio di qualcuno che da sempre difende e rivendica il diritto a occupare le case dei cittadini? E’ tutto vero, al Parlamento europeo la deputata di estrema sinistra Ilaria Salis, il cui nome più volte nelle cronache è stato accostato alle occupazioni abusive, siederà nella commissione Casa. Sembra uno scherzo, ma non lo è: è evidentemente tutto possibile a Bruxelles, dove chi è accusato di crimini violenti diventa europarlamentare, dove chi è accusato di aver occupato abitazioni diventa membro in commissione Casa. Benvenuti in Europa”.

poveretto… sarà in grado di capire quel che dice ?

Landini si fa il partito schierandosi con i magistrati rossi. “Quel no che unisce”

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“La democrazia si rispetta. Dico no alla guerriglia delle toghe”. L’attacco di Tajani

Armata BrancaMeloni per cercare di abbattere il governo

Pietro De Leo 30 gennaio 2025

Tanto per sottolineare che no, l’opposizione dell’Anm alla separazione delle carriere non ha proprio nulla di ideologico, arriva il soccorso rosso della Cgil. Il sindacato è così poco preoccupato dalla crisi della rappresentanza sposa in automatico qualsiasi battaglia che sia contro il governo, con un comune denominatore: buttarla costantemente e puntualmente in confusione. Un ordine del giorno approvato dalla confederazione di Corso Italia l’altro ieri, mette in fila una serie di sloganetti a comporre un vero e proprio atto di fede alle tesi dell’Anm. La riforma approvata in prima lettura alla Camera lo scorso 16 gennaio, scrivono, è «sbagliata e pericolosa». E aggiungono: «è evidente che l’obiettivo ultimo, e malcelato, sia quello di ledere l’indipendenza dei magistrati, necessaria a garantire il principio costituzionale dell’uguaglianza di cittadine e cittadini di fronte alla legge».

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Curioso, considerando che, invece, la separazione delle carriere è volta proprio a garantirla, quell’uguaglianza, fissando la parità di condizione tra accusa e difesa dinnanzi al giudice terzo e imparziale. «Questa riforma conferma ancora una volta l’intollerabile insofferenza del Governo per i delicati assetti e per l’equilibrio dei poteri costituzionali». Argomentazione, anche questa, smentita dai fatti, visto che proprio l’articolo 111 della Costituzione sancisce stabilisce lo schema di separazione. Poi la buttano sul tragico: «c’è un disegno unitario che parte dall’elezione diretta del capo dell’esecutivo che stravolge la forma di governo, e che continua con la rottura dell’unità del Paese, attraverso la cosiddetta autonomia differenziata (…) Il cerchio si chiude con le modifiche all’assetto della magistratura, ennesimo tentativo di stravolgimento dell’equilibrio tra i poteri».

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si agitano per brucior di……..

Francesco Lo Voi, il magistrato con il conflitto di interessi

Mario Sechi 30 gennaio 2025

Cosa succede quando un magistrato entra in conflitto con il governo e poi deve prendere una decisione sull’avvio di un’inchiesta che riguarda proprio quel governo con cui è in lite? Non è un caso astratto, un esempio scolastico, è la realtà: il procuratore Lo Voi contesta le decisioni della Presidenza del Consiglio (nella persona del sottosegretario Alfredo Mantovano) su una questione di voli di Stato dove, non casualmente, il passeggero sulla rotta Palermo-Roma è lui, il procuratore Lo Voi.

Mantovano, che nel governo ha la responsabilità del monitoraggio e dell’autorizzazione dei voli (pagati dal contribuente), ha qualcosa da eccepire e Lo Voi fa ricorso fino al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Deve dire la verità al Paese, basta attacchi ai magistrati: sceneggiata-Schlein, ha già condannato Meloni

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Cosa dirà il Capo dello Stato? In un altro mondo, il Lo Voi in lite con Palazzo Chigi non dovrebbe neppure sfiorare casi giudiziari che riguardano l’esecutivo, per ragioni se non giuridiche (che sarebbero fondate) quantomeno di stile e bon ton istituzionale, perché il confine tra giudizio e pregiudizio in questo caso è una pattinata sul ghiaccio sottile.

È uno dei tanti aspetti surreali che girano intorno all’indagine che la Procura di Roma ha avviato su mezzo governo, ma ce ne sono altri, una serie di coincidenze, dettagli in cui s’annida il diavolo: prima di tutto, il ruolo della Corte Penale Internazionale nell’arresto fuori dalle regole del libico Almasri che è diventato una preda nel suolo italiano dopo aver girato indisturbato all’estero. Altro che peculato, questa è una storia di tentato “perculato” nei confronti dell’Italia.

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Non siamo finiti nel trappolone solo grazie al sesto senso di Meloni per il pericolo. Bene ha fatto il governo italiano a espellere il figuro libico, solo un idiota (e ce ne sono parecchi) può tenersi in casa una calamita di instabilità internazionale. L’Italia ha nemici interni e esterni, tutti pronti a abbattere il governo Meloni che oggi ha un ruolo strategico nel Mediterraneo, lo spazio in cui la Libia è la piattaforma di lancio dei trafficanti di esseri umani. Non c’è nessun complotto, è tutto visibile, viaggia ad alta quota.