IN GALERA !!!!
ognuno ha il sindaco che si merita
fantastico…
UN SECCHIO DI BENZINA SUL FUOCO !!
Mattarella contro Trump e Musk. E paragona Mosca al Terzo Reich
Il presidente attacca i “nuovi corsari” del cyberspazio: “Attenti agli usurpatori di democrazia”. L’affondo contro l’aggressione all’Ucraina
Pier Francesco Borgia 6 Febbraio 2025 – 05:00
NON PARLA MAI MA QUANDO LO FA…..
povere bestie …. non possono piu’ comandare
La sinistra perde la testa. “Omino di burro, coniglia”
Schlein, Conte e Renzi passano agli insulti contro la premier: “Scappa dal Parlamento”. M5s avanti con l’ostruzionismo da soli
Domenico Di Sanzo 6 Febbraio 2025 – 05:00
IMBECILLITA’ PURISSIMA :
Ragazze a scuola col velo integrale. “Così non abbandonano gli studi”
Un istituto di Monfalcone ammette l’uso del “niqab”. La Regione: “È grave”. Il Carroccio: “Sottomissione”
Stefano Zurlo 5 Febbraio 2025 – 05:00

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Il volto velato. Solo una fessura per gli occhi: non siamo in Afghanistan ma all’istituto superiore Sandro Pertini di Monfalcone, nel cuore del Friuli più multietnico. Sembra incredibile, ma, come ha rivelato il quotidiano Il Piccolo, quattro studentesse si presentano a scuola bardate in questo modo tutte le mattine. Prima di entrare in classe, un’impiegata dell’istituto fa loro alzare il velo, per essere sicura che siano proprio loro e non altre, sotto il niqab (foto). Insomma, le fanciulle si sottopongono a questo controllo e vengono identificate, poi vanno a sedersi tranquillamente in mezzo ai loro compagni.
Le giovani sono quasi tutte bengalesi e per una ragione o per l’altra raccontano una storia che spettina tutte le nostre convinzioni: «I miei genitori – afferma una di loro – non volevano che vestissi il niqab, è una mia scelta. Ho iniziato a portarlo nel secondo semestre della prima e capisco che faccia paura, perché è tutto nero». Insomma, fierezza ed estetica. Ma naturalmente al di là delle parole della protagonista, il niqab rimanda a una mentalità che invece relega la donna in una condizione di inferiorità. «Inaccettabile che una scuola sia costretta ad adattare i propri regolamenti per sottostare a culture incompatibili con i nostri valori» commenta Matteo Salvini e rilancia: «Avanti con la proposta della Lega». Un testo a prima firma del capogruppo in commissione Affari costituzionali alla Camera Igor Iezzi chiede infatti una stretta sulla legge del ’75 che vieta, per motivi di sicurezza, di nascondere il viso in luoghi pubblici.
La dirigente del Pertini intanto spiega: «Il ragionamento a inizio anno ci ha portato a ritenere che imporre può indurre le ragazze a lasciare la scuola, mentre l’istituzione raggiunge il suo scopo quando l’allievo consegue i cinque anni di studio». Può sembrare, e forse è, la scelta del male minore che però non cancella la mortificazione e per certi versi confonde le idee. Se il niqab, pur rivendicato, è il segno di una cultura autoritaria, perché lasciarlo? «Vogliamo far sentire a casa le giovani – ribatte Piraino – e capire se il lavoro di insegnanti e compagni possa portarle a essere più libere». Dunque, la dirigente iscrive la libertà dentro un percorso di conquista che può passare anche per compromessi e cedimenti. Il niqab, a parte il riconoscimento, è sempre su quei volti. E l’abbigliamento può diventare un problema, almeno nelle ore di scienze motorie. Qui, sempre in nome di una educazione plurale, si è preferito personalizzare le lezioni: le giovani indossano velo e tunica fino ai piedi per nascondere le forme. Dunque, fanno altro rispetto alle colleghe. Per esempio, giocano a badminton. «Ci opponiamo – replica Sasso – a questo buonismo e a questa arrendevolezza».
«Il velo non è l’espressione di una cultura, ma è lesivo della dignità e del rispetto verso le donne – rincara l’assessora all’istruzione della Regione Alessia Rosolen – Urge una riflessione prima politica e poi legislativa». Ma l’esperimento, per ora, va avanti
ALLORA VADANO A STUDIARE A CASA LORO !!!
ma va ????? chi l’avrebbe mai detto….
“Coi migranti facciamo soldi”. L’inchiesta che travolge i dem
Il ruolo del tesoriere Salvati: si occupava dei documenti falsi per far ottenere i permessi di soggiorno. Schlein gli aveva rinnovato l’incarico in Campania
Pasquale Napolitano 5 Febbraio 2025 – 05:00

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«Facciamo soldi, facciamo, facciamo più soldi». A pagina 211 dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip Giovanni Rossi del Tribunale di Salerno, Raffaele Nappi (la mente del sodalizio criminale) in un’intercettazione catturata dagli inquirenti il 22 gennaio 2022 sintetizza con mirabile chiarezza lo scopo «nobile» dell’organizzazione criminale, smantellata dalla Direzione distrettuale antimafia, che aveva creato un business di milioni di euro infilandosi nelle maglie larghe del sistema di regolarizzazione degli immigrati attraverso i permessi di lavoro. Un’inchiesta che provoca un terremoto politico nel Pd. Tra i nomi dei 36 arrestati c’è anche Nicola Salvati, tesoriere del Pd in Campania fino alle 19 di lunedì. Solo in quel momento, il commissario del partito Antonio Misiani ne ha disposto la sospensione. L’inchiesta crea imbarazzo ai piani alti del Nazareno per un motivo semplice. Stavolta, Schlein non può scaricare le colpe alla classe dirigente campana. Nell’aprile del 2023, quando la segretaria Pd decide di fare pulizia nel partito in Campania spedisce il suo fido Misiani. Attenzione, c’è un passaggio importante: Misiani e Schlein azzerano tutti gli incarichi di vertice nel partito. Tutti a casa, tranne uno: quello del tesoriere, poltrona che viene riaffidata a Nicola Salvati. Evidentemente sia Misiani che Schlein si fidavano del commercialista finito nell’inchiesta sul business dell’immigrazione illegale. D’altronde anche Francesco Boccia (capogruppo Pd al Senato) nel 2022 da commissario Pd in Campania conferma Salvati come tesoriere. Nelle 310 pagine dell’ordinanza emerge uno scenario inquietante. Un giro di mazzette, con tagli da 1000 a 5000 euro per pagare tutti i componenti dell’organizzazione criminale. Il ruolo del commercialista Pd era finalizzato alla correzione della falsa documentazione per ottenere il via libera al permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Al posto di Salvati, ieri Schlein ha spedito il tesoriere nazionale Michele Fina che ora dovrà verificare se il partito sia stato o no lambito dagli strascichi dell’inchiesta. Il Pd non si scusa ma butta la palla nel campo del centrodestra: «Oltre ad averlo rimosso dall’incarico di tesoriere dopo un secondo lo abbiamo immediatamente sospeso in via cautelare dall’anagrafe degli iscritti del Pd. È giusto il caso di osservare che una ministra della Repubblica, rinviata a giudizio per falso in bilancio e sotto indagine per truffa ai danni dello Stato, siede ancora tranquillamente al suo posto, dichiarandosi per altro disinteressata alle opinioni del proprio partito e anche della sua presidente del Consiglio, mentre l’intera maggioranza di governo, giustizialista a giorni alterni, è pronta a rinnovarle la fiducia. Prego di notare le differenze», – dice Michele Fina. La prima bordata però arriva dagli alleati grillini: «Per qualsiasi percorso di alleanza, nazionale o territoriale, ci vuole la massima intransigenza» avverte il capogruppo alla Camera del M5s Riccardo Ricciardi ospite di Ping Pong su Rai Radio. La deputata Fdi Alessia Ambrosi su X si affida all’ironia: «Ecco perché per il Pd gli immigrati sono risorse». Non c’è solo il caso del tesoriere arrestato nell’inchiesta sul business dell’immigrazione illegale. Nel Pd spuntano altri due «macchie» che agitano il sonno di Schlein. Ieri è iniziato il processo con rito abbreviato nei confronti del presidente Pd della provincia Franco Alfieri, agli arresti dal mese di ottobre. Alfieri non si è dimesso dall’incarico di presidente della Provincia e tiene l’ente paralizzato. La Schlein tace. Ma anche in questo caso le accuse sono pesantissime: corruzione, tangenti e appalti pilotati. E infine è di due giorni fa la notizia dell’arresto dell’ex sindaco Pd di Giugliano (Napoli) Antonio Poziello nell’ambito di un’inchiesta per voto di scambio con la camorra. Tre vicende imbarazzanti per i dem campani.
«Questa vicenda conferma una volta di più che il cambiamento della politica migratoria rappresenta una decisione giusta e necessaria da parte del governo di centrodestra. Sul Pd campano grava anche la sconcertante vicenda del presidente della Provincia, Alfieri…», incalza Maurizio Gasparri. Ma dal Pd in pochi hanno voglia di parlare.
il marchese del grullo defeca l’ennesima stronzata :
Migranti, Meloni e centrodestra inchiodano la sinistra sullo scandalo Campania. E pure il M5S…

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Il blitz della Dda di Salerno, che ha decapitato un giro di falsi permessi di soggiorno, riaccende il dibattito sul tema migranti, con una bufera di polemiche sull’arresto dell’ormai ex tesoriere dem in Campania, Nicola Salvati. Il centrodestra va all’attacco con il vicepremier Matteo Salvini che sui social si dice «sconcertato da queste notizie che coinvolgono i ’buoni e generosi’ del Pd». Ma a scendere in campo è anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si limita a ricordare l’esposto presentato all’Antimafia «per fare luce sulle troppe anomalie» del sistema. «L’immigrazione non può essere lasciata in balìa della criminalità – chiosa -. Continueremo a lavorare per ristabilire regole serie e legalità».

Il migrante che denuncia Meloni inizia il giro delle tv: “Vittima due volte”
Se la premier non infierisce direttamente, dai parlamentari di Fratelli d’Italia partono una serie di stilettate in batteria all’indirizzo del Pd, con il capogruppo a Montecitorio Galeazzo Bignami che ironizza: «Emerge che una certa sinistra sembra essere più sodale coi trafficanti anziché solidale coi migranti», e la vicecapogruppo Elisabetta Gardini a rincarare la dose: «Abbiamo dovuto aspettare che l’esposto lo facesse il presidente Meloni: forse dal Pd non ritenevano opportuno autodenunciarsi». Secca la replica dem con il tesoriere del partito, Michele Fina, che annuncia di aver assunto la gestione della tesoreria Campana e ricorda: «Oltre ad aver subito rimosso Salvati dall’incarico di tesoriere, lo abbiamo immediatamente sospeso in via cautelare dall’anagrafe degli iscritti del Pd». Poi contrattacca: «È giusto il caso di osservare che una ministra della Repubblica, rinviata a giudizio per falso in bilancio e sotto indagine per truffa ai danni dello Stato, siede ancora tranquillamente al suo posto, dichiarandosi per altro disinteressata alle opinioni del proprio partito e anche della sua presidente del Consiglio, mentre l’intera maggioranza di governo, giustizialista a giorni alterni, è pronta a rinnovarle la fiducia».

Video su questo argomento
La sinistra “compra” il nuovo testimonial: l’acquisto di Avs che manda in panchina Soumahoro
La diatriba non si placa e per il deputato di Forza Italia e sottosegretario al Mit, Tullio Ferrante, l’inchiesta «pesa come un macigno sul Pd»: «È sempre più evidente che a sinistra esiste una questione politica e morale», aggiunge l’esponente azzurro, mentre per Augusta Montaruli, di FdI, il Pd «predica bene e razzola male». A rimbrottare i dem arriva però anche il Movimento 5 stelle, con il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi che commenta lapidario:
«Ci auguriamo che chi vuole sottoscrivere un accordo con i 5 stelle faccia una pulizia totale in casa propria», mentre il presidente Giuseppe Conte, pur evidenziando la necessità di costruire un’alternativa di governo, avverte: «Per noi l’etica pubblica è fondamentale».
PARLARE DI ETICA PUBBLICA DOPO LE INFINITE IDIOZIE E MANEGGI COMPIUTI A FAVORE DI PARENTI & AMICI DI MERENDE E’ DAVVERO VOMITOSO !!
ormai è uno sport per tutti denunciare il governo: PIU’ DENUNCIANO PIU’ SALE IL GRADIMENTO
DENUNCIANO QUELLI CHE PERDONO $$$$$, QUELLI CHE SONO PAGATI PER FAR CASINO, QUELLI CHE HANNO COME MODUS VIVENDI DI MESTARE NELLA MERDA … DENUNCIA, DENUNCIA… UN GIUDICE FINTO DI CERTO SALTA FUORI !!!
le provano tutte…poveretti
Anm, eletto Marco Patarnello: la toga della lettera contro Meloni
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Francesco Damato 04 febbraio 2025
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Vi ricordate il caso di Marco Patarnello esploso in ottobre per una sua mail nella posta elettronica dell’Associazione nazionale dei magistrati? Che riconosceva, segnalava e quant’altro ai suoi colleghi la «forza» e la «pericolosità» della premier Giorgia Meloni rispetto ai suoi predecessori perché inattaccabile sul piano personale, solida per la sue «visioni politiche», cioè per la sua leadership più consistente delle precedenti.
«Esponente di Magistratura Democratica», come sottolineò la premier in una immediata reazione polemica, quel magistrato è appena stato eletto dai colleghi nel nuovo comitato direttivo dell’associazione di categoria. Non col massimo dei voti – 688 come il collega Giuseppe Tango – né col minimo -74 voti di Natalia Ceccarelli – ma con 234, rimediando il 28esimo posto su 36. Sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Patarnello non gradì la reazione della premier, lamentando peraltro, come i colleghi intervenuti in sua difesa nella polemica, che le fosse sfuggito un altro passo della sua mail. Che era quello in cui egli aveva raccomandato ai colleghi di attrezzarsi bene nell’azione di contrasto che la premier si meritava. Bisognava evitare una “opposizione politica”.
Bastava e avanzava – si è visto nei fatti- un’azione di contrasto giudiziario, com’era quella concretizzatasi in ottobre, a mio avviso, con la bocciatura della prima operazione di collocamento temporaneo di immigrati clandestini, a noi destinati, nella struttura costruita appositamente in Albania.
A quella bocciatura ne sono seguite altre, l’ultima anche nelle competenze giudiziarie passate nel frattempo alla Corte d’Appello di Roma. Dove è stato sospeso il giudizio rinviando la controversia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ma svuotando daccapo la struttura italiana in Albania. Che la Meloni rimane convinta di riuscire alla fine a fare funzionare, come promise chiudendo a dicembre la festa nazionale del suo partito al Circo Massimo.
Intanto è arrivata anche la ciliegiona sulla torta – per non parlare di altro forse più appropriato – col rapido trasferimento di un esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti al tribunale dei ministri da parte del capo della Procura di Roma per l’affare Almasri. Col solito contorno delle distinzioni leguleiche fra “l’avviso di garanzia” ricevuto, ostentato e proclamato al pubblico dalla premier Meloni, dopo averne riferito al presidente della Repubblica, e la “comunicazione giudiziaria” definita dall’associazione nazionale dei magistrati.
Il tutto di una opinabile obbligatorietà, almeno nei tempi rapidi in cui tutto si è svolto per mettere sotto indagine mezzo governo, essendo stati iscritti nel registro degli indagati, oltre alla presidente del Consiglio, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario a Palazzo Chigi con la delega dei servizi segreti, Alfredo Mantovano. Tutti sospettati di favoreggiamento del generale libico, perseguito dalla Corte internazionale dell’Aia, e di peculato, avendolo riportato a Tripoli con un volo di Stato. La obbligatorietà opinabile potrebbe sembrare un ossimoro. E forse lo è. Ma di ossimori si è riempito il nostro sistema istituzionale a furia di gestirlo con forzature, che consentono a storici e giuristi di affiancare la Costituzione scritta a quella materiale, o viceversa.
Un ossimoro è anche quella che a me sembra un’opposizione giudiziaria, dovendo essere la giurisdizione neutra politicamente. Una opposizione è avvertita anche da chi nei sondaggi sta facendo salire il gradimento del governo e scendere quello della magistratura. Lo ricorda spesso il ministro della Giustizia Carlo Nordio, già magistrato per una vita, convinto anche per questo che supererà l’eventuale, anzi scontato referendum confermativo, la riforma a lui intestata, all’esame del Parlamento, perla separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri e tutto il resto.
cervelli sporchi
Quarta Repubblica, Battista svela la guerra dei magistrati: “Attacco senza precedenti”

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Scontro politica-magistratura. Dopo il caso Almasri, è deflagrato lo scontro tra poteri dello Stato. Se ne parla nel corso della puntata di Quarta Repubblica del 3 febbraio, quando in studio c’era Pierluigi Battista. Il giornalista ha puntato il dito contro l’attacco nei confronti del governo che Battista definisce “senza precedenti”.
“All’epoca di Falcone e Borsellino c’erano reati di mafia, cose molto gravi. Poi dopo c’è stata un’evoluzione, quella che è stata chiamata la supplenza in cui i magistrati hanno iniziato a intervenire su tutto. Era un contropotere che invadeva il terreno della politica in modo molto forte. La Prima Repubblica è caduta su questo. Adesso c’è un nuovo salto di qualità. Io non conosco precedenti nella storia italiana di un governo che viene tutto messo sotto accusa. Allora dalla supplenza si passa alla sostituzione. Si passa all’attacco diretto a un governo. C’è un passo avanti anche rispetto a Mani Pulite”.
