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il Giornale

“Meloni? Mi fa schifo”. Insulti al premier dal M5s

Francesca Galici 6 agosto 2025 – 17:41

"Meloni? Mi fa schifo". Insulti al premier dal M5s

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Il buon senso e il galateo in politica sono sempre stati due elementi fondamentali, regole non scritte che gli eletti di ogni schieramento si impongono per evitare che il dibattito politico degeneri. Elementi che ultimamente mancano completamente, soprattutto da parte di un certo schieramento politico, che cerca in tutti i modi di picconare il governo, spesso travalicando quelli che sono i limiti istituzionali. L’ultimo episodio si è registrato a opera di Vittoria Baldino, che ospite in tv ha insultato Giorgia Meloni in merito al caso Almasri.

“Io sento che la presidente del Consiglio è stata coraggiosa… la presidente del Consiglio, sinceramente scusate ma mi fa schifo. Mi fa schifo una presidente che rivendica con orgoglio di aver condiviso…”, ha sbottato la parlamentare calabrese. La conduttrice Costanza Calabrese ha tentato di riportare la sua ospite nei ranghi e nell’alveo di una conversazione più educata, sottolineando che “possiamo usare comunque delle parole sempre nel rispetto dell’educazione” ma la parlamentare non ha voluto sentire ragioni. Il carico da novanta è poi arrivato con il direttore de l’Unità Piero Sansonetti, secondo il quale i ministri coinvolti sono “due cretini che sbagliano”. La risposta del partito è stata molto dura.

“Ecco a voi i ‘buoni’, i moralizzatori della politica, sempre pronti a dare lezioni. I loro insulti sono lo specchio di una sinistra a corto di argomenti, che scende ogni giorno più in basso senza vergogna. È il metodo grillino: quando non hanno argomenti, insultano e denigrano. Si vergogni e chieda scusa. Pessimi a governare, bravi solo a insultare”, si legge nel profilo del partito che ha condiviso il video e un altro contenuto in merito.

Le parole dell’onorevole sono al di fuori di qualunque protocollo e non sono accettabili in un dibattito politico, anche perché non sembrano il frutto della concitazione del momento. Al momento non sono pervenute le scuse di Baldino, come richiesto da FdI e da molti italiani che non accettano simili toni dalla politica.

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”Hamas strumentalizza la sofferenza di Gaza” l’inchiesta di due quotidiani tedeschi

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Luca de Lellis 06 agosto 2025

In tempi di guerra, nel grande “gioco” della propaganda, il confine tra verità e menzogna è labile. A volte, a regnare, è una verità reinterpretata a proprio vantaggio. Un’inchiesta del giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung sembrerebbe evidenziare una situazione di questo tipo rispetto ad alcune delle immagini agghiaccianti che immortalano la distruzione di Gaza e del popolo palestinese che da qualche settimana giungono con più insistenza sugli schermi del resto del mondo. Secondo il quotidiano bavarese l’organizzazione terroristica Hamas avrebbe instaurato un sistema di manipolazione dell’opinione pubblica internazionale attraverso la diffusione di immagini fuorvianti o decontestualizzate, accanto a quelle vere, che riproducono artificialmente la condizione tremenda di carestia e disperazione che le persone sono costrette a vivere all’interno della Striscia.  

Addirittura la Bild, tra i più famosi tabloid europei, ha individuato quello che sarebbe a suo dire uno dei responsabili della circolazione delle istantanee riprese in tutto il mondo e trattate come credibili, e che pubblica regolarmente contenuti anti-Israele sui social media. Si tratterebbe di Anas Zayed Fatiyeh, giornalista e fotografo freelance più volte citato e considerato fonte affidabile da molti media internazionali. Dall’inchiesta condotta dal quotidiano di Berlino emerge come, Fatiyeh, incaricato dall’agenzia di stampa statale turca Anadolu di documentare la situazione a Gaza, avrebbe inscenato “la sofferenza palestinese al servizio di Hamas e della sua propaganda”. Allora perché, si domanda il giornale, “le agenzie di stampa tedesche e internazionali continuano a usare le sue immagini, quando molte sono chiaramente di parte o messe in scena?”. La stessa Bild si è quindi adoperata per tentare di frenare questo circolo vizioso, contattando agenzie di stampa e fotografiche in tutto il mondo e allertandole del pericolo. E sembra che diverse abbiano promesso di impegnarsi a interrompere i rapporti con il fotografo e di attuare controlli più rigorosi sulle foto e sui collaboratori in futuro.

Se quanto raccontato dalle due testate si rivelasse fondato, e cioè questo sistema di finzione progettato da Hamas con “molte immagini di bambini affamati o malati non false, ma messe in scena o decontestualizzate con i soggetti che sono posizionati in un certo modo o abbinati a didascalie fuorvianti che attingono alla nostra memoria visiva e alle nostre emozioni” – afferma un esperto di fotografia citato nell’articolo del Sueddeutsche Zeitung – allora i primi a venire danneggiati sarebbero gli stessi, sofferenti e spaesati, palestinesi di Gaza. Perché quando la propaganda viene denudata l’opinione pubblica finisce col diffidare di tutto. 

EVERSIONE IN PIENA REGOLA

Breve storia di un golpe annunciato

Tommaso Cerno 05 agosto 2025

Se tre indizi fanno una prova, tre ministri a processo per avere rispedito in Libia Al Masri sono la prova regina. La prova che c’è una parte della magistratura che, come spiegavano nelle mail dell’Anm fior fior di toghe rosse (svelate da Il Tempo) ritiene pericoloso il governo perché ha le mani libere e può fare la riforma della giustizia. E, suggerivano, in quelle mail, che il campo di battaglia per fare l’opposizione fossero i migranti.

I giudici contro il governo. E vogliono aprire i confini ai clandestini

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Con le sentenze, con i rimpatri e perché no con un bel processo politico per dare una bella mano ai clandestini e ai loro trafficanti finché l’Europa, con i suoi tempi pachidermici, non cambierà le norme assurde che hanno reso possibile l’invasione di milioni di illegali e l’esborso di miliardi di euro per mantenerli qui da noi. Giorgia Meloni è stata archiviata. Può sembrare una buona notizia. Ma invece è la prova che si tratta di un processo politico perché stavolta è vero che la premier non poteva non sapere. Ha deciso lei la strategia da tenere, per cui se lei è fuori dal processo dovrebbero esserlo tutti.

Almasri: il tribunale manda a processo tre ministri, si salva Meloni

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E invece hanno reso libera proprio Meloni. Una nemesi della profezia di quelle toghe che la ritenevano pericolosa proprio perché non essendo indagata non può subire ricatti. La riforma della giustizia, Giorgia la farà per questo, nel segno di Nordio, Piantedosi e Mantovano ma soprattutto nel segno degli italiani che hanno le scatole piene.

sempre loro….

Caso Almasri: chiesto il processo per Piantedosi, Nordio e Mantovano, archiviazione per Giorgia Meloni

04 agosto 2025

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Il tribunale dei ministri ha deciso di archiviare il procedimento a carico della premier Giorgia Meloni nel cosiddetto “caso Almasri”, mentre ha richiesto il processo per i ministri dell’Interno e della Giustizia, Piantedosi e Nordio, e per il sottosegretario Mantovano, delegato ai servizi segreti. La vicenda riguarda l’utilizzo di un aereo di Stato per il rimpatrio di Almasri, un libico accusato di tortura e ricercato dalla Corte penale internazionale.

Meloni, che ha comunicato personalmente la notizia sui social, ha respinto con forza le accuse di favoreggiamento personale e peculato mosse contro di lei, definendo “assurda” l’ipotesi che non fosse informata o che non avesse condiviso le decisioni assunte dai suoi ministri.

Secondo il tribunale, pur essendo Meloni stata informata in modo generico dal capo dell’intelligence, non esistono prove concrete che abbia partecipato o condiviso le scelte operative riguardanti il rimpatrio. Le sue dichiarazioni pubbliche sono considerate un’assunzione di responsabilità politica, non penale.

un paese di cerebrolesi

Legnago, ronde di islamici marocchini: il caso scuote il Veneto

lunedì 4 agosto 2025condividi

Legnago, ronde di islamici marocchini: il caso scuote il Veneto

2′ di lettura

Prima Piacenza, poi Legnago, in Veneto. Le ronde islamiche arrivano fino alla provincia veneta. Muniti della sola firma “Associazione Al Wifaq“, i volontari del centro culturale sito in Via Fermi hanno risposto all’appello del sindaco locale, Paolo Longhi. Il primo cittadino, lo scorso 19 giugno, aveva esortato i cittadini a partecipare attivamente al mantenimento della sicurezza. Un invito arrivato dopo lo stupro subito da una quarantenne per mano di un extracomunitario.

I volontari – tiene a precisarlo il Tempo – non rispondono alla violenza con la violenza. L’associazione Al Wifaq, che conta 120 iscritti in prevalenza di origine marocchina, fa sapere che “ai ragazzi facciamo capire che devono collaborare segnalando a noi e soprattutto alle forze dell’ordine i comportamenti anomali di cui sono testimoni”. E ancora, spiega Yahya Benhida: “La problematica è duplice. Ci sono figli di immigrati residenti da tempo che non si comportano bene a cui si aggiungono gli irregolari”.

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Maranza, la mappa della paura: ecco in quali spiagge colpiscono

Quest’anno la cartolina (ammesso che qualcuno la spedisca ancora) è stropicciata. Accartocciata, strappata….

Da qui l’idea di non chiamare le iniziative “ronde”, bensì “uscite a piedi, dove in modo pacifico e rispettoso ci rechiamo nei luoghi dove spesso si verificano comportamenti che creano tensione e paura per dialogare”. Le “camminate” di Al Wifaq si aggiungono a un’altra iniziativa, le “passeggiate per la sicurezza” avviate dal movimento Forza Nuova in città, che hanno una matrice più politica ma scaturiscono come le prime dal clima di insicurezza che da mesi aleggia in città. Anche in questo caso le uscite sono finite nel mirino di Sinistra Italiana Verona. “No alle ronde fasciste nella Bassa: le istituzioni democratiche ritornino protagoniste”: è stato l’appello lanciato da Luca Perini Nadia De Paoli, rispettivamente segretario provinciale ed esponente della sezione della Bassa del movimento.