fantastici risultati dell’imbecillita’ degli accoglioni

Le pretese degli immigrati clandestini: “Dateci un lavoro e una casa”

Alberto Giorgi 6 Agosto 2020 – 12:04

Le pretese degli immigrati clandestini: "Dateci un lavoro e una casa"

Sbarchi su sbarchi. Senza sosta. Lampedusa è tornata a essere crocevia dell’immigrazione clandestina ma l’isola non può sopportare ancora per molto i flussi migratori delle ultime settimane. Lampedusa è allo stremo e gli immigrati ospitati dall’hotspot di Contrada Imbriacola, sfruttando il caos e l’ammassamento, fuggono via.

Le forze dell’ordine presidiano i cancelli e il territorio, ma la situazione è realmente fuori controllo. I numeri come al solito non mentono mai e raccontano una verità preoccupante: nei primi sette mesi del 2019 gli sbarchi erano stati 3.508, contro gli oltre 11mila di questo 2020. Basti pensare che nei giorni scorsi, nel centro di prima accoglienza dell’isola, strutturato per ospitare al massimo 95 persone, i migranti hanno sfiorato le novecento unità. Il tutto in assenza degli adeguati dispositivi di protezione individuale. In barba alle misure di sicurezza per contenere la pandemia di coronavirusQui, insomma, l’emergenza è duplice: migratoria e sanitatria.

I migranti, la bomba sanitaria e i “negazionisti” della sinistra

Gli immigrati arrivano in massa e altrettanto in massa scappano via. Come un tunisino che sta cercando di tornare in Scandinavia, dove vive la sa famiglia. Lui stesso racconta – come riportato da Libero – di aver prenotato il suo passaggio con gli scafisti. Un viaggio pagato duemila e cinquecento euro. “Sì, lo so che è illegale, ma tanto il vostro governo fa solo bla-bla-bla, tante chiacchiere…”.

Questa, insomma, l’idea che hanno del nostro esecutivo, e dunque del nostro Paese. L’uomo spiega che l’ottanta per cento delle persone arrivate e in arrivo a Lampedusa provengono dalla Tunisia, che sta attraversando una profonda crisi economica e politica, aggravata in modo preoccupante dal Covid-19.

Ecco, a tal proposito il nordafricano dice di non aver particolari timori: “Eravamo in molti su una barca di mezzo metro, per sei ore. Uno addosso all’altro. Ma quale distanziamento, tanto il coronavirus è dappertutto. Decide Dio”.

Un altro ragazzo libico, invece, si lamenta del cibo del centro d’accoglienza. Una storia già sentita diverse volte. “Non mi piace la mensa nell’hotspot, e c’è troppa gente. Non è accogliente. Devi stare in fila, tutti accalcati. Poi prendi il tuo cibo precotto e vai a mangiare dove capita. Non fa per me…”.

Il giovane libico racconta di essere uno studente di giurisprudenza e sogna di difendere tutti gli altri immigrati ospitati nell’hotspot

. Insomma, una bella pretesa.

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Simone Di Meo 21 febbraio 2025

buffoni, pagliacci e giullari

Il silenzio di Elly sul Conte trumpiano imbarazza il Pd

La leader tace su Giuseppi. E ai suoi confessa: “È imprevedibile, non so che fare”

Laura Cesaretti 21 Febbraio 2025 – 05:00

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Dov’è finita Elly Schlein? Nel momento in cui il «campo largo» esplode sulla politica internazionale, con il leader dei 5S che si schiera fragorosamente con Trump e Putin e contro l’Unione europea (nonché contro Mattarella, sia pur con giri di parole) mentre i suoi portaborse scagliano insulti violenti contro massimi dirigenti del Pd («infiltrati fascisti» alla vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno, che non ha avuto mezza parola di sostegno dalla segreteria Pd), e l’alleato centrista Carlo Calenda (ma anche qualche esponente dem) fischia il time out alla segretaria Pd: «Bisogna rompere ogni legame con M5s», lei che fa? Niente. Tace, si nasconde, si fa schermare dai collaboratori («Oggi Elly di questo non parla, ha altri impegni») assediati dai cronisti in cerca di reazioni di colei che, in teoria, dovrebbe essere la candidata premier alternativa a Giorgia Meloni. E che però non riesce a spiccicare verbo, neppure sul profluvio di menzogne di Donald Trump contro l’Ucraina, probabilmente per paura di spettinare il ciuffo a Conte (foto).

Nessuno riesce ad ottenere una sua reazione, neppure in privato: né Calenda con il suo ultimatum («In questo tornante della storia se stai con Trump e Putin sei un traditore dell’Ue e dell’Italia: Elly, è arrivato il momento di decidere con chi stare»), né Pina Picierno sotto attacco dei 5S, neppure quei dirigenti che ieri la invitavano a dare almeno un segnale nella giusta direzione, annunciando la propria partecipazione alla manifestazione pro-Ucraina che si terrà domenica a Roma. «Si finge morta», dice icasticamente Calenda. Ma la fuga della segretaria-opossum nel momento più cupo per l’Occidente, dagli anni Trenta ad oggi, imbarazza profondamente anche il suo partito. O almeno le componenti Pd più consapevoli della posta altissima in gioco. E del rischio di perseverare in una politica di «testarda unità» con un partito, M5s, che ha la stessa identica linea della Lega di Matteo Salvini.

È assai netto Giorgio Gori: «Questo – dice postando lo sproloquio trumpista di Conte – è il capo del movimento con cui dovremmo costruire l’alleanza alternativa al centrodestra. Aldilà di ogni giudizio morale, quale politica estera pensiamo di condividere con lui? Quale posizionamento internazionale? Come potremmo essere credibili di fronte agli italiani?». Domande senza risposta. Conte, sottolinea Picierno, «si schiera dalla parte di Trump e dei nemici della democrazia, contro l’Ue e lo Stato di diritto. C’è un limite a tutto, pure alla pazienza, anche quando è testardamente unitaria», ironizza Pina Picierno. «Schlein ricordi a Conte che siamo dalla parte delle democrazie liberali e non di Trump», invoca Alessandro Alfieri. «Trump sposa la disinformazione di Putin, e Conte si affanna a difenderlo. Penoso», dice Irene Tinagli. «Nella direzione Pd (convocata per giovedì prossimo, ndr) bisognerà arrivare a un chiarimento serio sulla linea Pd. O vogliamo finire a rimorchio di Conte che fa il cheerleader di Trump?», si chiede un dirigente. Fine invero paradossale, per colei che si vantava di aver fatto la campagna porta a porta per Obama. Ma che non ha trovato una parola non solo per difendere Pina Picierno dagli attacchi contiani (anzi: i suoi si sono affrettati a diffondere notizie sugli insulti a Schlein da alcuni anonimi simpatizzanti di Fdi, per distrarre l’attenzione interna al Pd sul caso Picierno) ma neppure per criticare Trump. Nel frattempo, Schlein si ritrova a fare i conti anche con la propria avventata adesione alla manifestazione «anti-governo» annunciata da Conte. Il quale la sta rapidamente trasformando in manifestazione anti-Ucraina e pro-Trump, con la scusa del «no alle spese militari». Elly però si era detta «pronta a organizzarla insieme». E ora? «Non so che fare, Conte è imprevedibile», confessa lei candida ai suoi. «Io certo non ci andrò: non vado a manifestazioni di cui non condivido la piattaforma.

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Ivescovi cattolici hanno intentato una causa contro l’amministrazione Trump per l’improvvisa sospensione dei finanziamenti alla ricollocazione dei rifugiati, definendo l’azione illegale e dannosa per i nuovi arrivati e per il più grande programma privato di reinsediamento della nazione. La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (Usccb) afferma che l’amministrazione sta trattenendo milioni di dollari, persino per rimborsi di costi sostenuti prima dell’improvvisa interruzione dei finanziamenti. La causa sostiene che questo viola diverse leggi, oltre alla disposizione costituzionale che attribuisce il potere di spesa al Congresso, il quale aveva già approvato i fondi. Il servizio per la migrazione e i rifugiati della Conferenza ha inviato avvisi di licenziamento a 50 lavoratori, più della metà del personale, e si prevedono ulteriori tagli negli uffici locali di Catholic Charities che collaborano con l’ufficio nazionale.

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I vescovi cattolici hanno presentato la causa legale, ribadendo che la sospensione dei finanziamenti è illegale e dannosa per i rifugiati e per il più grande programma privato di reinsediamento. Secondo la Usccb, il blocco dei fondi – persino per i rimborsi di spese già sostenute – viola diverse leggi e la Costituzione, che assegna al Congresso il potere di bilancio. «La Chiesa cattolica lavora sempre per il bene comune e per promuovere la dignità della persona umana, soprattutto dei più vulnerabili tra noi,» ha dichiarato l’arcivescovo Timothy Broglio, presidente della Conferenza Episcopale degli Usa. «Questo include i non nati, i poveri, gli stranieri, gli anziani e gli infermi, e i migranti», ha spiegato, aggiungendo che la sospensione dei finanziamenti impedisce alla Chiesa di adempiere a questa missione.

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«La conferenza si trova improvvisamente nell’impossibilità di sostenere il proprio lavoro per prendersi cura delle migliaia di rifugiati accolti nel nostro Paese e affidati alla Usccb dal governo dopo aver ottenuto lo status legale», ha dichiarato Broglio, sottolineando che il programma è «finanziariamente insostenibile» senza i fondi federali e che la Chiesa sta cercando di far rispettare al governo i suoi «impegni morali e legali». La Usccb è una delle dieci agenzie nazionali, la maggior parte delle quali basate sulla fede, che si occupano di rifugiati. Secondo la denuncia, il governo sta cercando di «far crollare» il programma, arrecandogli danni duraturi.

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TRA PENA E SCHIFO

Ezio Mauro? Per attaccare Donald Trump riabilita anche Stalin

Marco Patricelli 20 febbraio 2025

Stalin non era lo Zio Joe della propaganda che accarezzava i bambini, impegnato peril progresso dell’umanità come mai nessuno prima di lui (copyright dell’Unità il giorno della morte). E neppure quello tratteggiato da Ezio Mauro alla corte di Lilli Gruber, in una dotta esegesi filosofica sul concetto di democrazia applicato all’estetica politica trumpiana e agli amorosi sensi con Putin per chiudere la guerra in Ucraina.

Con un ardito parallelismo ha raccontato che il quarto giorno della Conferenza di Jalta – quando si affrontò la “questione polacca”, «il problema più spinoso» dopo il riassetto della Germania – a Churchill che proponeva un accordo tra i Tre Grandi (Urss, Usa e Gran Bretagna) per «dar vita a un governo polacco che potesse gestire la fase di transizione e portare alle libere elezioni», Stalin avrebbe replicato: «Tutti mi considerano un dittatore ma ho abbastanza sentimento democratico per capire che non possiamo noi Grandi qui decidere il destino della Polonia, alle spalle della Polonia, senza che i polacchi partecipino. Invece Trump e Putin si stanno per mettere d’accordo sul preambolo della trattativa all’insaputa di Zelensky».

L’avrà detto Stalin, ma Mauro non l’ha raccontata giusta, saltando ogni riferimento al prima e al dopo del “diversamente democratico” del Cremlino. Appena l’Armata Rossa superò il fiume Bug, il 21 luglio 1944, Stalin fece proclamare la nascita del Comitato polacco di liberazione nazionale, noto come Comitato di Lublino che si era subito autoinvestito «unico governo polacco legittimo» dandosi un presidente in opposizione al governo in esilio a Londra e promuovendo la costituzione di un esercito polacco sotto comando sovietico, delegittimando sia l’Armia Krajowa in patria sia l’esercito polacco del generale Anders che combatteva in Italia nell’8ª Armata britannica.

Il 30 settembre, agli sgoccioli dell’eroica rivolta di Varsavia boicottata e disprezzata da Stalin, così il suo comandante veniva definito in una conferenza stampa ai corrispondenti esteri a Mosca: «Il generale “Bór” è un criminale di guerra. Se finisse nelle nostre mani lo processeremmo». I soldati dell’Armia Krajowa che combattevano contro i tedeschi erano «fascisti hitleriani» da trattare con «arresti in massa» pure «dei civili fedeli al governo di Londra. (…) Le fucilazioni pubbliche e segrete dei soldati dell’Esercito nazionale sono all’ordine del giorno. (…) Le prigioni e i campi di concentramento sono strapieni: quando sono ubriachi gli ufficiali sovietici raccontano apertamente delle fucilazioni di polacchi».

Già il 24 agosto era stato disposto lo scioglimento dell’AK e il 31 venivano pure stabilite le pene da comminare ai «criminali fascisti hitleriani» e ai «traditori della nazione polacca», considerati tali «tutti coloro che agiscono contro persone presenti entro i confini dello Stato polacco». A guerra finita in un processo a sedici dirigenti polacchi democratici tra cui il comandante in capo dell’AK Leopold Okulicki, arrestati con l’inganno dal NKVD e portati a Mosca, li si dipinge come «banditi fascisti polacchi travestiti da democratici», «uomini al servizio di Hitler», «agenti tedeschi fascisti» che militavano nell’«organizzazione illegale» dell’Esercito nazionale impegnata a «brigare col terrorismo e lo spionaggio per l’aggressione all’Urss assieme alla Germania».

Estorcendo confessioni e impedendo il diritto alla difesa, le condanne arrivarono a raffica, “addolcite” dalla “generosità sovietica” di non aver comminato la pena capitale.
Il 21 giugno Stalin poteva festeggiare a champagne dell’Ucraina la decapitazione delle forze democratiche polacche in un ricevimento al Cremlino davanti all’ex premier Stanisław Mikołajczyk e agli ambasciatori britannico e statunitense. Quello che aveva detto a febbraio a Jalta era un cinico calcolo politico, altro che versione tv di Mauro depurata di arresti, fucilazioni e deportazioni di massa. Quanto alle libere elezioni «il prima possibile», la Polonia dovrà attendere la caduta del Muro di Berlino nel 1989.

carnevalate di buffoni

Carpi, se la scuola invita gli alunni a iscriversi all’Anpi

Francesco Storace 20 febbraio 2025

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Se fai il bravo a scuola ti iscrivo all’associazione partigiani. Sembra una medaglia di quelle al cioccolato, una sorta di premio a chi scansa più lontano la fatica, ma è il rischio corso dagli studenti del liceo Fanti di Carpi.

A quanto pare nei giorni scorsi la comunicazione “partigiana” informava su alcune iniziative di profondo respiro culturale, a partire dalla “polentata antifascista” in programmazione domenica prossima… Va ricordato che proprio il liceo carpigiano era già stato al centro delle polemiche politiche nelle scorse settimane, prima per l’adozione di un libro di testo d’inglese nel quale c’era appunto un articolo che criticava le misure anti-immigrazione del governo, poi per un murales fatto degli studenti fortemente critico nei confronti di Trump.

«A questo punto- dice Sasso- le coincidenze sono veramente troppe, temo invece che in questa scuola sia in atto un costante e continuo tentativo di indottrinamento dei ragazzi, con un’evidente incapacità o mancanza di volontà da parte della dirigenza di evitarlo. Fuori la propaganda politica dalle scuole».
Per fortuna il parlamentare leghista è stato avvisato dal consigliere comunale del Carroccio Giulio Bonzanini, che ha scoperto le strane iniziative sponsorizzate dalla scuola di Carpi.