solo mentecatti possono mandare teruppe in Ucraina definendole “NON BELLIGERANTI” !!

L’Europa in ordine sparso. Schiaffi da Usa e Mosca

Il segretario di Stato Rubio non riceve la Kallas a Washington. Lavrov attacca Francia e Germania: “Vogliono inasprire il conflitto”

Francesco De Remigis 27 Febbraio 2025 – 05:00

L'Europa in ordine sparso. Schiaffi da Usa e Mosca

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Cauterizzare l’arrembante azione di Emmanuel Macron che, assieme a Londra, lunedì ha dato disponibilità a Donald Trump per l’invio di truppe europee in Ucraina. Pur dichiarandole «non belligeranti», la sola ipotesi ha infatti scorticato la già fragile immagine comunitaria. Agli occhi di Washington quanto di Mosca. L’Ue ieri ha chiesto chiarimenti al presidente francese, chiamato a rispondere alle domande degli altri capi di Stato e di governo in merito al suo salto in avanti sullo schierare forze di peacekeeping. Nella videoconferenza a 27, a cui ha partecipato pure Von der Leyen, non c’è stata smentita rispetto a quanto detto al tycoon. E il solco tra chi da giorni cerca faticosamente di trovare una strada continentale comune e chi preferisce gruppi ristretti di dialogo, o agire in solitaria con l’altra potenza nucleare d’Europa, ieri si è allargato parecchio.

Il ministro della Difesa Crosetto, tranchant, ha chiarito su X che «i contingenti non si inviano come si invia un fax e per fare un comunicato stampa, soprattutto quelli delle altre nazioni». Se si parla a nome dell’Europa, è il j’accuse del titolare di Via XX Settembre, «bisognerebbe avere la creanza di confrontarsi con le altre nazioni, e ciò non è accaduto per gli aspetti militari della questione». Gli effetti del viaggio alla Casa Bianca dell’inquilino dell’Eliseo si riverberano a cascata nel Vecchio Continente: dividendolo ancor di più di quanto non lo sia già, indebolendo anche quelle istituzioni europee che altri leader cercano di difendere. Un conto è infatti mostrare i muscoli al Cremlino, dando prove di affidabilità agli Usa con un riarmo collettivo studiando nuovi strumenti come auspicato ieri al G20 dell’Economia in corso a Città del Capo: bisogna immaginare un Recovery Plan per la Difesa, è la posizione espressa da Giancarlo Giorgetti ai colleghi europei. Altro è prodursi in balzi in avanti sul terreno non concordati con i partner Ue, senza aspettare la riunione straordinaria a 27 convocata dal presidente del Consiglio europeo Costa, il 6 marzo, per tracciare scenari comuni di sicurezza e le garanzie per una pace ucraina né fragile né temporanea.

L’accelerazione sui boots on the ground, ha innescato pure la prevedibile reazione di Mosca. Ieri nuovo affondo del capo della diplomazia russa, Lavrov: certi Paesi europei, in particolare Francia e Gran Bretagna, puntano a «inasprire ulteriormente il conflitto parlando del possibile schieramento di loro peacekeeper in Ucraina senza consultare la Russia». Macron s’è affidato a quanto dichiara Trump; l’Ue punta invece a darsi una voce unica indicando un inviato da spedire all’eventuale tavolo negoziale. L’agire da primus inter pares del presidente francese ha dilatato pure la distanza tra Casa Bianca e Bruxelles, un effetto boomerang rispetto al tentato accreditamento dell’Ue come interlocutore «politico». Mentre Macron veniva infatti chiamato a rispondere dall’esecutivo comunitario alle domande che gli altri 26 leader si facevano da giorni in merito al suo colloquio col presidente americano su una «forza europea» franco-britannica da piazzare a Kiev, ieri l’Alto rappresentante per la Politica estera Ue, Kallas, in visita a Washington riceveva un sonoro «schiaffo» diplomatico dal segretario di Stato Rubio. Messa alla porta. Incontro cancellato. Ufficialmente per «problemi di programmazione». Era però atteso da settimane.

E doveva essere il primo confronto non telefonico Usa-Ue dopo la Conferenza di Monaco, quando il vicepresidente Vance ha costretto l’Ue a guardarsi allo specchio; a reagire, pur con i suoi tempi. Per ora, con sanzioni a Mosca e presenza a Kiev, determinata anche a «continuare a non acquistare gas russo», ha chiarito ieri il Commissario Ue all’Energia, Jorgensen, pure in caso di accordo di pace con l’Ucraina.

VERISSIMO !!

Ucraina, Sergej Lavrov a valanga contro l’Europa: “Incitano alla guerra”

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IPaesi europei stanno incitando Kiev a proseguire il conflitto, nonostante i cambiamenti sulla questione nell’equilibrio delle forze politiche. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in una conferenza stampa dopo la sua visita in Qatar, citato dall’agenzia Tass. «Quando sull’Ucraina l’equilibrio delle forze politiche cambia, come è stato evidente nel voto alle Nazioni Unite, l’Europa cerca immediatamente di indebolire questa tendenza, annuncia nuovi grandi pacchetti di aiuti militari a Kiev, la incita a continuare le azioni militari, affermando che, in questa situazione, la pace è peggio della guerra», ha dichiarato.

Gli serve una tirata d'orecchie. La lezione di Lavrov a Zelensky

“Gli serve una tirata d’orecchie”. La lezione di Lavrov a Zelensky

Il ministro degli Esteri del Cremlino fa poi un esplicito riferimento alle proposte avanzate da alcuni Paesi europei. La proposta di Regno Unito e Francia di inviare forze di pace in Ucraina mira ad alimentare il conflitto anziché raffreddarlo. Lo dice il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Intervenendo in Qatar, Lavrov ha affermato che l’approccio dell’Europa al conflitto tende ad accenderlo, anziché raffreddarlo e analizzarne le cause profonde. Secondo il ministro di Mosca l’equilibrio delle forze è cambiato in Europa ma i paesi europei stanno cercando di indebolirlo con nuovi pacchetti di aiuti militari per l’Ucraina. Le proposte sull’invio di una forza di peacekeeping di Londra e Parigi sono «un inganno» che ha lo scopo di inviare all’Ucraina più armi, attirare ulteriormente l’Ucraina nella sfera della Nato e violare i diritti dei russofoni.

NEMMENO GLI ANIMALI SI COMPORTANO CON TANTA INDIFFERENZA

Un sit-in per i fratellini Bibas. “Nonostante l’indifferenza del sindaco”

Alberto Giannoni 25 Febbraio 2025 – 16:47

Un sit-in per i fratellini Bibas. "Nonostante l'indifferenza del sindaco"

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Per ricordare Ariel e Kfir, e per non dimenticare gli altri ostaggi. Stasera, a Milano, alle 18.30, si celebrerà un sit-in, promosso dalla Comunità ebraica. Non un evento politico, ma un momento di umanità e di civiltà, contro l’indifferenza. «Chiediamo la solidarietà di Milano, città gemellata con Tel Aviv, per il rispetto dei diritti umani di tutti i rapiti dai terroristi di Hamas» dice rivolgendosi alla cittadinanza il presidente della Comunità Walker Meghnagi, che sarà presente, con tanti altri, non solo esponenti del mondo ebraico ovviamente.

Ha suscitato grande commozione, infatti, la sorte dei fratellini Bibas, rapiti da Hamas il 7 ottobre e uccisi barbaramente un mese dopo. E ha fatto discutere l’indifferenza del sindaco – che non ha voluto illuminare di arancione Palazzo Marino. Ha fatto discutere, e ha deluso, ma certo non ha spento il desiderio di ricordarli.

Ariel aveva 4 anni quando è stato sequestrato, Kfir solo 9 mesi. Di loro non si è avuta alcuna notizia, se non pochi giorni fa, tragiche notizie, quando sono tornati a casa in Israele dentro due bare, dopo una macabra «parata» organizzata dai miliziani palestinesi per riconsegnare i loro corpi, dopo averli usati come merce di scambio per ottenere il rilascio di detenuti condannati per reati gravissimi. E gli esami hanno poi evidenziato la loro uccisione spietata.

Una vicenda straziante, che non ha niente a che fare con le logiche, pur brutali, di una guerra. Per onorare la memoria delle piccole vittime del terrorismo islamista e antisemita, ma anche per chiedere il ritorno dei 63 ostaggi ancora in mano ad Hamas a Gaza, la Comunità ebraica promuove dunque questo evento commemorativo in piazza Scala, davanti a quel Comune che il sindaco, Beppe Sala, non ha voluto colorare di rosso (il colore dei capelli dei fratellini), come avevano chiesto di fare sia il Museo della brigata ebraica, con il direttore Davide Romano, sia l’Associazione milanese Pro Israele guidata da Alessandro Litta Modignani.

«Né il rapimento di bambini in tenerissima età, né la loro detenzione in condizioni disumane, né tanto meno la loro uccisione barbara o la spettacolarizzazione del rilascio dei loro corpi in cambio di terroristi – osserva Litta – nessuna di queste cose può essere considerata un atto di guerra, e neanche un crimine di guerra. Questi sono crimini contro l’umanità e gesti di barbare contrari alla civiltà umana». «Per questo – prosegue – avevamo chiesto un gesto di sensibilità, un segno di cordoglio e lutto alle autorità milanesi: illuminare Palazzo Marino coi colori dei capelli dei fratellini. Non l’hanno voluto fare per ignavia. Non fare niente per nessuno, la logica pilastesca è questa, ma non tiene conto del merito delle questioni. In nessun caso quest’episodio può essere considerato un atto di guerra. Quindi non si tratta di schierarsi con una parte in guerra. Ed è una bestemmia equiparare i terroristi ai partigiani che hanno liberato l’Italia. Una bestemmia contraria ai valori della democrazia e dell’antifascismo».

«Aderisco al sit-in perché Hamas e i gruppi islamisti guardano alle nostre reazioni, sanno che in tanti in occidente simpatizzano per loro – commenta Romano – Proprio per questo è necessario che il Comune mandi ai terroristi palestinesi un messaggio chiaro: giù le mani dai bambini, sia quelli israeliani che quelli palestinesi. Mai si era visto uno strangolamento a freddo di bambini ebrei di cui poi fare commercio in mondovisione. Così come è rivoltante vedere le autorità palestinesi utilizzare i loro bambini come soldati. L’odio islamista palestinese sta spazzando via ogni residuo di umanità. E in questo contesto inquietano le associazioni che si occupano dell’infanzia e delle donne, il cui silenzio suona sempre più come complice».

Il silenzio delle ong sbalordisce e il diniego del sindaco ha fatto molto discutere. «Un fatto gravissimo che getta l’ennesima ombra sul sindaco Sala – ha dichiarato in Consiglio comunale Alessandro De Chirico (Forza Italia), che oggi sarà presente – Illuminare il Palazzo voleva dire mostrare vicinanza, solidarietà e umanità per due bambini innocenti rapiti il 7 ottobre e massacrati a mani nude un mese dopo. Il sindaco ha spiegato di non volersi schierare politicamente ma ignorando quella richiesta in un momento di dolore profondo l’ha fatto, si è schierato, e ha mostrato grande codardia. Dice di essere il sindaco di tutti? Non è così. Doveva mostrare solidarietà, non schierarsi. Quello che possiamo fare noi è stare dalla parte giusta.
La speranza, ora, è che qualcuno dell’amministrazione comunale dia almeno un tardivo segnale di sensibilità. Una speranza non per gli organizzatori, ma per gli amministratori comunali: che siano in grado di riparare almeno in parte a questo incredibile passo falso che grava sull’intera città.

uso spregiudicato dei parassiti per far casino

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quotidiana figura emmerde di dem

Isabella Tovaglieri inchioda Ricci e Pd: “Solo per conservare le vostre posizioni di rendita

Claudio Brigliadori 24 febbraio 2025

Vuoi vedere che è colpa di Giorgia Meloni anche la guerra in Ucraina? Sotto sotto sembra suggerirlo Matteo Ricci, europarlamentare del Pd che ospite di Paolo Del Debbio su Rete 4 si guarda bene dal ricordare le imbarazzanti contraddizioni interne al centrosinistra su pace e dintorn.

«La preoccupazione in questi mesi è aumentata, non c’è la reazione storica necessaria rispetto a ciò che sta accadendo intorno a noi», tuona visibilmente corrucciato l’ex sindaco di Pesaro, commentando gli ultimi sviluppi che vedono il presidente americano Donald Trump sempre più vicino a trovare un accordo con Vladimir Putin. Uno scenario in cui l’Unione europea sembra un semplice osservatore.

«La Russia ha invaso l’Ucraina, e se non ci fosse stata la resistenza ucraina e l’aiuto dell’Occidente e dell’Europa noi non avremmo avuto la pace ma l’invasione dell’Ucraina in pochi giorni, invece quel tentativo è fallito – ricorda ancora l’esponente dem-. In campagna elettorale, un anno fa, dicevo: guardate che se l’Europa non svolte un ruolo di pace e dovesse vincere Trump, Trump farà la pace con Putin sulla testa dell’Ucraina e dell’Europa ed è quello che sta accadendo. C’è un grande ritardo nel ruolo che l’Europa avrebbe dovuto svolgere».

Isabella Tovaglieri, collega di Ricci a Bruxelles ed europarlamentare della Lega, all’opposizione della Commissione Ue, ascolta in silenzio, frigge e poi risponde facendo notare pochi ma significativi concetti. «Se a oggi l’Europa non è stata in grado di essere un interlocutore politico internazionale credibile non è colpa del governo Meloni che è in carica da poco più di due anni», ricorda la leghista.