UN POPOLO DI IGNAVI DEVE ESSERE SOTTOMESSO

Mario Giordano bombarda Ursula: “Riarmo? Come il green e la pandemia”

Esplora:

Sullo stesso argomento:

Via libera dall’Eurocamera al piano per il riarmo dell’Ue con 419 sì, 204 no e 46 astenuti

Per Schlein è l’inizio della fine. Cerno: così è caduta nella trappola di Prodi

12 marzo 2025

  • a
  • a
  • a

Dietro il riarmo dell’Ue il solito copione con la scusa dell’emergenza: Mario Giordano a Fuori dal coro si scaglia contro “Ursula von der Truppen”. “Mentre in Arabia stanno lavorando, stanno cercando di avere uno spiraglio per fermare le armi, lei no, Ursula von der Leyen vuole solo moltiplicare. Armi! Armi! Armi!”, tuona il conduttore del programma di Rete 4 in onda mercoledì 12 marzo.  Il piano prevede una spesa di 800 miliardi per i Paesi dell’Unione nell’ambito della difesa europea. “E si può discutere perché non c’è tempo, perché bisogna fare presto. Fate presto, fate presto… è sempre lo stesso meccanismo, si crea un allarme generale, si crea il panico, poi si impongono delle misure drastiche e bisogna accettarle senza discutere”, attacca Giordano.

Pd in tilt sulle armi, Elly bombardata da Prodi e Veltroni

Pd in tilt sulle armi, Elly “bombardata” da Prodi e Veltroni

Il giornalista illustra quello che vede come un copione consolidato: “Vi ricordate c’era una volta l’allarme spread. E allora bisogna fare presto a tagliare la sanità, a tagliare le pensioni, perché altrimenti il debito ci uccide. Poi è arrivato l’allarme pandemia, bisogna fare presto a prendere i vaccini anche se sono ancora un po’ sperimentali e fare i lockdown generalizzati anche se ammazzano le imprese locali”. E ancora: “Dopo è arrivato l’allarme, la minaccia del cambiamento climatico, della catastrofe ambientale, allora bisogna fare presto a cambiare l’auto, a mettere il cappotto alla casa,  altrimenti il riscaldamento globale ci uccide”. Poi l’ultima emergenza: “È arrivata la minaccia Putin, ci sono i russi alle porte, allora bisogna fare presto a spendere questi 800 miliardi per comprare armi, altrimenti i russi ci uccidono… Fateci caso è sempre lo stesso meccanismo, non si riesce a ragionare sulle cose, si crea sempre un clima di terrore, di paura, di panico, per cui i cittadini sono costretti a digerire anche l’indigeribile, e poi una volta che l’hanno digerito, magari quell’allarme scompare”.

Insomma, “c’è sempre un allarme nuovo che scaccia l’allarme vecchio, per farci accettare la nuova medicina, perché questo è l’obiettivo, farci prendere la nuova medicina, e una volta che l’abbiamo presa, senza discutere via, l’emergenza sparisce, l’importante è che noi accettiamo tutto, senza discutere”, tuona il conduttore che fa notare come gli stessi esperti di geopolitica che fino a pochi mesi fa dicevano che “ai russi mancano anche le divise per i soldati, sono a corto di uomini, si eliminano da soli, e l’arsenale di Putin”, adesso sostengono che i russi “sono la grande minaccia e ci stanno per invadere”. 

evitate almeno di prenderci per i fondelli !!

ReArm Eu, Fidanza: “Non solo armi ma sicurezza e libertà dei cittadini”

12 marzo 2025

DEFECAZIONI DEMENZIALI DA CERVELLI VUOTI

Delirio green: Bonelli e Fratoianni vogliono 20 anni di galera per i reati ambientali

Francesco Storace 12 marzo 2025

Non li ferma più nessuno. Sono i fanatici dell’ambiente, gli idolatri della galera altrui, gli allarmisti globali. Occhio, che vorrebbero un nuovo tipo di forca, vent’anni o poco più di carcere per chi commette un reato tutto da scrivere nel codice penale, l’ecocidio. Per magari eleggere a campioni della natura i disturbatori di professione che se ne vanno in giro a deturpare monumenti e opere d’arte. O a bloccare la circolazione per chi deve andare a lavorare. Nell’orgia di parole collegate all’omicidio, questa oggettivamente mancava. E non è neppure tanto nuova. Ma fa effetto verificare che i soliti Bonelli Fratoianni l’hanno tradotta in disegno di legge lo scorso anno.

Poi, accanto, ci sono le campagne di stampa e pure un recentissimo libro della giornalista napoletana Stefania Divertito e stiamo a posto. Prepariamoci all’alluvione di parole, di slogan, di manifestazioni per farci sentire responsabili se non denunciamo subito l’automobilista davanti che getta la sigaretta in strada. Per carità, l’ambiente va rispettato; le regole devono essere seguite; ma trattare la popolazione come potenziale killer fa davvero paura. Eppure, i sicari del diritto sono arrivati a bussare persino alla porta della Corte penale internazionale per avere udienza e soddisfazione. E siccome da quelle parti sono sensibili alla persecuzione, l’obiettivo è far considerare l’ecocidio come crimine riconosciuto formalmente dalla Corte. Provate ad immaginare che tipo di impatto potrebbe esserci sulla legislazione in materia ambientale: altro che i signori del no…. Si andrebbe rapidamente alla chiusura di ogni progetto di grande opera. Il progresso messo al bando.

In sostanza, con il termine ecocidio si vuole proporre una specie di reato simile ai crimini di guerra e a quelli contro l’umanità. La responsabilità penale si potrebbe invocare per qualunque atto ritenuto ostile all’ambiente e alla sua protezione. Bisogna essere ostili pregiudizialmente all’introduzione di un reato simile? Certo che no, ma quando si tocca il diritto le conseguenze vanno comprese prima dell’introduzione di una nuova fattispecie di reato, soprattutto se si considerano le dimensioni internazionali che si vorrebbero raggiungere. E con il tipo di giustizia a cui ormai siamo abituati figurarsi che cosa potrebbe succedere dalle nostre parti. La legislazione a protezione dell’ambiente è già vasta, le sanzioni di natura penale non mancano e il rischio sarebbe quello di creare ulteriore confusione con il cosiddetto ecocidio. Nella proposta di Avs, che prevede pene fino a 20 anni per chi commette «qualsiasi atto illecito o arbitrario con la consapevolezza che esiste una sostanziale probabilità che il medesimo atto causi un danno grave e diffuso o a lungo termine all’ambiente o a un ecosistema», ci sono pure norme – come ha denunciato il deputato di Forza Italia Raffaele Costa – «che dichiarano il reato imprescrittibile, e che il Ministero della Giustizia deve tutelare il denunciante». La “sostanziale probabilità” come prova del crimine? O siamo alla follia proclamata onorevole? Onestamente, va detto che quanto a “panpenalismo” a sinistra non si fanno mancare nulla e si sono mossi per tempo prima di tutti. Perché inventare questa fattispecie di reato mostra eloquentemente quale tipo di regime manicheo ci toccherebbe se non sia mai dovessero andare al governo della Nazione. È mostruosità giuridica bella e buona. È la ghigliottina sulla testa. È il trionfo del giustizialismo più deteriore.

OGNUNO HA IL SINDACO CHE SI MERITA !!!

Caos nell’edilizia? Beppe Sala se la prende con i “fascisti”

Lorenzo Mottola 12 marzo 2025

Mettetevi nei panni di una famiglia milanese. Una famiglia che è riuscita con sacrifici a versare un acconto per comprare una casetta con una stanza in più dove sistemare un figlio in più. Poi, dopo aver scucito 200mila euro, tutto si è fermato: pratica bloccata per via della guerra tra procura e Comune di Milano. E così ora, come il padre raccontava ieri sui quotidiani, il piccolo nucleo s’è trasferito prima a casa della suocera e poi ha dovuto affittare un altro appartamento svenandosi. Ora, proviamo a chiederci: come prenderà questo signore le ultime dichiarazioni del sindaco Giuseppe Sala che, nell’ordine, getta malamente la spugna sulla legge che risolverebbe il suo problema (comune a tanti in città) e sostiene invece che si batterà “con tutte le mie forze” per affrontare un’altra pressante emergenza, ovvero il fascismo?

A rendere sconnessi i pensieri di Sala è stata la seduta di lunedì in Consiglio comunale, dove è andata in scena una comprensibilissima protesta da parte delle opposizioni per il caos edilizia. «Ieri è stata una giornata difficile, dura«, ha detto il primo cittadino, «Io non mi scaldo per la richiesta di dimissioni, nel teatrino della politica queste cose avvengono. Ma ciò che è successo in aula sono scene da Ventennio, una parte dei rappresentanti di FdI ha quella matrice culturale». Il riferimento è in particolare al blitz di un consigliere del partito di Giorgia Meloni, che durante i lavori ha “scippato” alcuni documenti dai banchi della giunta e li ha gettati in un cestino. Per la verità, in un paese in cui le risse in Parlamento non rappresentano certo un’eccezione (Sala può chiedere all’amico Fiano del Pd), onestamente pare un po’ poco per parlare di squadrismo. Per tacere della candidata Pd alle ultime regionali in Umbria che nei comizi stracciava di fronte ai seguaci il programma elettorale dei rivali.

Eppure il sindaco sente vicina l’onda nera. «Vogliono governare? Auguri, io mi batterò con tutte le mie forze perché Milano non vada in mano a questa destra con connotazioni fasciste». Per chi si fosse perso le puntate precedenti, al centro del dibattito c’è la cosiddetta Salva-Milano, legge che dovrebbe sanare una quantità infinita di pratiche edilizie bloccate. La sintesi: Comune e procura hanno due visioni diverse sul modo in cui sono state applicate le norme che regolamentano le ristrutturazioni nell’ultimo decennio. I magistrati ritengono che non fosse possibile permettere di trasformare caseggiati di pochi piani in condomini o torri. Palazzo Marino, ancora oggi, pensa di essere nel giusto. E il vero problema è che in mezzo a questo scontrosi trovano sospese centinaia – se non migliaia di famiglie, con relativi investimenti. La Salva-Milano serviva a superare lo stallo sbloccando i lavori. E questa settimana, dopo l’approvazione alla Camera, toccava al Senato. Ma un’inchiesta su un dirigente comunale – accusato di corruzione – ha cambiato tutto, convincendo Sala e Elly Schlein a togliere immediatamente l’appoggio alla legge, che a Montecitorio era passata con i voti di Pd e maggioranza. Il sindaco ha detto che prendere le distanze dal Salva-Milano è stata “non una resa ma un atto dovuto”.

assurdo e demenziale

Forze armate, cercasi nuovi soldati: così l’Italia investirà in difesa

Francesca Musacchio 11 marzo 2025

Non solo soldati. Nello studio sui diversi scenari possibili, elaborato dall’organo tecnico della Difesa, ci sono tra gli altri anche infermieri, medici, ingegneri e hacker per un totale compreso tra le 30 e le 40mila unità che andrebbero a comporre una riserva per aumentare, in caso servisse, la capacità difensiva italiana. Ma al momento, spiegano fonti della Difesa, rimane uno studio, una stima, non ancora pervenuta all’ufficio legislativo del Ministero al quale spetterebbe la formulazione di una proposta di legge da sottoporre all’approvazione del Parlamento. Quindi, per ora, il contributo italiano ad un eventuale progetto di difesa europeo deve fare i conti con l’attuale disponibilità: poco più di 160mila uomini che compongono le Forze Armate (Aeronautica, Marina e Esercito).

Tutto da definire, insomma, anche se la necessità di rafforzare le capacità militari dell’Unione Europea è al centro del dibattito. Un vero e proprio esercito europeo, infatti, al momento non c’è, ma è rappresentato dalla somma matematica di quelli di tutti gli Stati. Non è chiaro, quindi, come verrebbe organizzato e quanti uomini ogni Paese dovrebbe mettere a disposizione. Oltre ad altri problemi di varia natura legati anche alle lungaggini burocratiche di Bruxelles.

Per accelerare i tempi e tentare di rispondere concretamente al presunto disimpegno Usa sul fronte ucraino e non solo, l’ipotesi più rapida al momento sul tavolo sarebbe quella di creare una sorta di “Nato europea” in cui gli eserciti possano lavorare con procedure standardizzate e con sistemi controllo e armamenti compatibili, integrabili e intercambiabili. Secondo alcune stime l’Itala potrebbe contribuire con 13mila unità delle Forze Armate. A patto che, però, lo studio tecnico della Difesa si trasformi in progetto di legge e ottenga l’approvazione del Parlamento.

Un percorso non breve, dunque, sul quale è intervenuto anche il ministro Crosetto che ha ribadito come la consistenza delle Forze Armate italiane è stabilita da una legge e che qualsiasi modifica dovrà passare attraverso il Parlamento. «Non ho problemi a dire, come ho già detto più volte, che quel modello ormai é inadeguato e va cambiato», ha affermato, aggiungendo però che un eventuale aggiornamento della struttura militare dovrà avvenire nell’ambito di «un provvedimento molto più ampio che affronti tutti i temi connessi alla difesa e sicurezza di una nazione».

arroganti ed illiberali perche’ si sentono superiori … a che ????????

Diciotti, Cerno: “Nel Paese degli errori giudiziari il Csm vuole vietare di commentare le sentenze”

il vuoto rimbomba

Landini porta la Cgil in piazza per protestare ma non ha ancora capito il motivo

Maurizio Landini

Pietro Senaldi 10 marzo 2025

Maurizio Landini, l’equilibrista in bilico tra il non vorrei ma devo. Che la Cgil sarà in piazza nella manifestazione di sabato prossimo a Roma per l’Europa, si sapeva già. Non era chiaro però il perché, tant’è che il sindacato rosso sulle prime aveva detto che avrebbe partecipato ma non aderito. Soluzione poco convincente, che ricorda cose come il sesso senza amore o la birra senza alcol, formule non degne di un leader pasionario che a settimane alterne incita alla rivolta sociale. Infatti ieri, su Repubblica, quotidiano che ha lanciato l’iniziativa, è intervenuto per sposare più convintamente la causa, filosofando sulle ragioni.

La presidente della Ue ancora ieri ha difeso il suo piano di sicurezza da 800 miliardi, da lei battezzato ReArm, per non lasciare adito a dubbi su cosa si tratti. Ebbene, Landini, nel motivare perché scende in piazza per l’Unione non ha fatto che ripetere a ogni riga che essa è «incapace di reggere il confronto con le altre potenzie mondiali, impreparata e debole», che «il riarmo è un tragico errore che nuoce all’europeismo e al mondo del lavoro» e che la Ue ha imposto «un’austerità foriera di un arretramento non più accettabile». Perché lo fai allora, Maurizio? «Per la pace», scrive il segretario. E per prevenire obiezioni che gli facessero notare che già gli antichi romani avevano capito che «se vuoi la pace, devi prepararti alla guerra», il sindacalista aggiunge, anche per «i diritti, la libertà, il lavoro e lo Stato sociale».

Che ci azzeccano? Nulla. La prossima settimana l’Europarlamento, con il voto del gruppo socialista e con una possibile spaccatura degli onorevoli dem a Bruxelles, voterà una risoluzione per approvare con delega più o meno in bianco il ReArm di Ursula. Se la sinistra fosse un luogo politico normale, sarebbe naturale pensare che scendere in piazza pochi giorni dopo in favore dell’Europa significhi avallare il piano e considerarlo un modo per garantire diritti e libertà al Continente.

Invece no, Landini lo schifa, ma vuol esserci lo stesso, come Elly Schlein, che non può permettersi che tre quarti del suo partito manifestino senza di lei, perché significherebbe certificare la debolezza della propria leadership.

Il capo della Cgil ha problemi analoghi a quelli della leader dem, ma non può confessarli, e per questo si è esercitato sulle colonne di Repubblica in una supercazzola da competizione, citando perfino Enrico Berlinguer, al quale l’ombrello Nato piaceva sì ma, da buon filo sovietico, solo se bucato.

Landini non vorrebbe essere in piazza, anche perché partecipare a una manifestazione indetta da altri, per di più da un intellettuale piddino, gli dà allergia. Però deve, perché il sindacato non può rinnegare l’Europa, che ha contribuito a costruire così com’è, anche se adesso usa le stesse parole di Matteo Salvini per criticarla. Deve esserci anche perché la Cgil al suo interno ha su Ucraina e armi almeno tante posizioni quante ne ha il Pd, e lui non può non cercare di rappresentarle tutte.

Ma, soprattutto, non può mancare perché tra due o tre mesi dovrà mobilitare tutto il mondo progressista per votare il suo referendum per l’abolizione dell’articolo 18, una legge che porta la firma di un governo a guida Pd e che pertanto metà dem non sosterranno.

Landini sostiene da tempo di contare più dei partiti, cerca di intestarsi la linea politica della sinistra, persegue la cosiddetta “via maestra”, un’alleanza politica che va da Sinistra Italiana, ai grillini, a Schlein, all’associazionismo cattolico, un mondo che, M5S a parte, sabato sarà in piazza, sebbene in buona parte con il naso turato. Se vuole portarlo a votare contro il Job’s Act di Matteo Renzi (anche lui atteso in piazza sabato) ed evitarsi la figuraccia di un capopopolo senza popolo, il segretario Cgil deve bere l’amaro calice che gli ha porto Michele Serra.