Israele bombarda, rotta la tregua: “Attacco preventivo contro Hamas” a Gaza e Khan Younis
18 marzo 2025
Sale ad almeno 131 vittime (ma fonti non ufficiali parlano di oltre 200) il bilancio dell’ondata di attacchi israeliani nella Striscia di Gaza, che ha sancito la rottura della tregua. Lo riferiscono fonti mediche ad Al Jazeera. Tra le vittime, 77 sono state segnalate a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, e almeno 20 a Gaza City, a nord.
Carri armati israeliani da questa notte stanno bombardando le aree orientali della città di Abasan. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno sferrato “attacchi di portata estesa” contro obiettivi di Hamas. Secondo l’ente radiotelevisivo pubblico israeliano Ipbc, sono state prese di mira figure di alto livello dell’organizzazione palestinese, inclusi comandanti e funzionari politici. Un funzionario israeliano ha inoltre rivelato alla Cnn come l’attacco sia stato “preventivo”, senza dare ulteriori dettagli per “non fornire informazioni al nemico”. L’offensiva “continuerà finché necessario”.
Con la rottura della tregua è ovviamente incerto il destino degli ostaggi ancora in mano ad Hamas. Israele non mostrerà “alcuna pietà” finché non verranno liberati tutti, ha dichiarato l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon. “E’ ora che i Paesi del mondo prendano seriamente il nostro impegno incrollabile per riportare tutti i nostri ostaggi a casa e sconfiggere il nemico. Non mostreremo alcuna pietà contro i nostri nemici mentre i nostri ostaggi languono nei tunnel del terrore di Hamas”. Secondo Danon la responsabilità della rottura del cessate il fuoco è di Hamas, che avrebbe “rifiutato di accettare” un prolungamento dell’intesa. Opposta la versione dei palestinesi, secondo cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha “deciso di sacrificare” gli ostaggi.
Gli Stati Uniti sposano la versione di Netanyahu: “Hamas avrebbe potuto rilasciare gli ostaggi per estendere il cessate il fuoco, ma invece ha scelto il rifiuto e la guerra”, sottolinea il portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca Brian Hughes a Times of Israel. E Karolin Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha Fox News dichiara che “Trump ha chiarito che Hamas, gli Houthi, l’Iran, chiunque cerchi di agire tramite il terrorismo non solo contro Israele, ma anche contro gli Stati Uniti, ne pagherà il prezzo. Si scatenerà l’inferno. Tutti i terroristi in Medio Oriente dovrebbero prendere Trump sul serio. Non ha paura di stare al fianco del nostro alleato, Israele”. “Gli attacchi americani nello Yemen” contro i ribelli filo-iraniani “hanno avuto successo e siamo pronti a continuare se gli Houthi proseguiranno le loro azioni”.
Trappola di Macron: “No agli F-35, comprate i Rafale”. Ecco perché la proposta è insensata
Macron ha detto agli europei di abbandonare gli F-35 per passare ai francesi “Rafale”, ma sarebbe una scelta insensata e infausta per tutta l’industria europea, tranne quella francese
Il presidente francese Emmanuel Macron vorrebbe convincere i paesi dell’Ue a smettere di acquistare armamenti statunitensi per affidarsi a prodotti francesi ed europei. In particolare, ha affermato che “a coloro che acquistano Patriot dovrebbe essere offerto il SAMP/T franco-italiano di nuova generazione. A coloro che acquistano l’F-35 dovrebbe essere offerto il Rafale. È questo il modo per aumentare il tasso di produzione”.
Se acquistare più armamenti costruiti in Europa è sicuramente una buona idea, soprattutto per quanto riguarda i sistemi da difesa aerea, gli Mbt (Main Battle Tank), oppure fregate e cacciatorpedinere, quella di abbandonare gli F-35 per passare ai “Rafale” della francese Dassault non lo è affatto.
Innanzitutto, se proprio si vuole abbandonare l’F-35 (che sarebbe comunque una mossa sconsiderata come vedremo a breve), si potrebbe sempre ripiegare sull’Eurofighter “Typhoon”, costruito da un consorzio che vede l’Italia insieme alla Germania, al Regno Unito e alla Spagna: una scelta molto più europea rispetto a quella di acquistare un cacciabombardiere, di pari generazione, ma costruito interamente in Francia. Secondariamente, ma non per importanza, l’F-35 rappresenta l’unico caccia di fabbricazione occidentale di quinta generazione disponibile sul mercato, ed abbandonarlo, per restare sulla quarta generazione quando altrove, nel mondo, potenze avversarie e perfino ostili sono dotate di velivoli con questa tecnologia non è assolutamente consigliabile.
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Che tempo che fa, Serra e la frase choc sulla piazza: “Applauso quando ho detto democrazia”
17 marzo 2025
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A Che tempo che fa, nella puntata andata in onda domenica 16 marzo, è il turno della passerella di Michele Serra dopo la manifestazione europeista di sabato 15 marzo a piazza del Popolo. Una manifestazione che di fatto non ha saputo spiegare i motivi della convocazione della piazza dato che i partecipanti erano così eterogenei da creare non poca confusione.
Così Serra ha sottolineato la partecipazione in piazza e ha ovviamente farneticato su un probabile allarme sulla tenuta della democrazia: “Ho sentito un secondo applauso fortissimo quando ho detto le parole democrazia e libertà. Forse due concetti che sono a rischio in questo periodo e su cui ci siamo ritrovati”, questo il ragionamento della penna di Repubblica.
Ma di fatto scorda che quella stessa democrazia che lui oggi definisce “a rischio” (non si sa poi secondo quali parametri) è la stessa democrazia che gli ha permesso di scendere in piazza. Come è giusto che sia. Ma la retorica da fantomatica vittima di regimi l’avrebbe potuta risparmiare. Infine Serra, nel suo intervento, a precisa domanda di Fazio su un Pd spaccato in piazza e su una sinistra con le idee poco chiare su Europa, difesa e riarmo, ha risposto che “nessuno, nemmeno il più incallito pacifista potrebbe dire no a un piano di difesa europeo che coinvolga tutti gli stati”. Una velata bordata a Elly Schlein?
Pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Matteo Renzi, L’influencer (Piemme, pp. 198, euro 18), in cui l’ex premier e leader di Italia Viva contesta l’emendamento inserito nella legge di bilancio sui compensi ricevuti dai parlamentari che svolgono lavori all’estero.
Da mesi si discute se modificare la legge sulle incompatibilità dei parlamentari. Una parte dei gruppi politici – ad esempio – chiede di introdurre tra gli elementi di incompatibilità il fatto di fare un secondo lavoro. Come dire: sei parlamentare? Fai solo quello. Punto. Nessuno che segga alla Camera o al Senato può accettare compensi come avvocato, ingegnere, professionista, conferenziere. Qualsiasi attività. Del resto questo tipo di divieto è in vigore per i membri del governo. Altri sono più selettivi e chiedono di introdurre un divieto temperato: alcune attività sarebbero per loro inconciliabili con l’azione di deputato o senatore. Ovviamente nessuno ha la verità in tasca su questi temi. In alcuni Paesi il parlamentare può fare un solo lavoro, nella maggior parte non è così. E al massimo si impedisce al membro del governo di fare anche un altro lavoro. Io sono molto laico sul punto. Per me è fondamentale che le leggi siano valide erga omnes, per tutti.
E nascono per un interesse generale, non per una polemica ad hoc contro qualcuno. Quindi ben vengano le modifiche alle leggi sulle incompatibilità. Come si fa in questi casi, è giusto ascoltare i tecnici, audire gli esperti in commissione, chiedere al centro studi un’analisi comparata di ciò che fanno anche gli altri Parlamenti. Invece una notte di dicembre – zitti zitti per non farsene accorgere – i Fratelli d’Italia preparano la sorpresa. I collaboratori della Meloni ricevono l’input direttamente da Palazzo Chigi, pare dal sottosegretario Fazzolari detto Fazzo. E nasce una vera e propria norma del Fazzo. Sostanzialmente, nella notte della legge di bilancio, si costruisce un emendamento, riformulato diverse volte chissà perché, che dice che tutti quelli che fanno dei lavori all’estero ma non in alcuni Paesi come i Paesi europei e pure la Svizzera, se pagati per più di centomila euro devono devolvere l’intero emolumento allo Stato. Se sei eletto a Firenze non puoi, se sei eletto all’estero invece puoi fare quello che ti pare. Cioè anziché fissare un’incompatibilità, che sarebbe stata plasticamente incostituzionale, dicono che per alcuni lavori l’Italia introduce il principio dell’esproprio proletario. Della tassazione al 100%. Finalmente una norma sovietica, per di più redatta da un governo di destra. Per i denari sotto i 100.000 euro, invece, il deputato o senatore può chiedere l’autorizzazione. Non si capisce a chi. Nel dubbio si scrive al presidente dell’Assemblea. Sintesi: se Renzi vuol fare una conferenza, prima di farla deve chiamare La Russa e farsi autorizzare.
Appena leggo il testo mi metto a ridere, quasi a sghignazzare. Cioè loro pensano che pur di continuare a fare le mie amate conferenze io accetti di baciare la pantofola di La Russa. Che dovrebbe dall’alto della sua saggezza «autorizzarmi» o no. Non si capisce peraltro sulla base di che. Se chiedo di andare a parlare di regole del burraco, busti del Duce, storia dell’Internazionale Football Club evidentemente sarò autorizzato. Se invece parlo di intelligenza artificiale e quantum computing, La Russa si riserva di mandarmi o no, ammesso che prima approfondisca per studiare bene di cosa stiamo parlando. L’idea che si vada alle conferenze con la giustificazione risponde all’idea che i parlamentari dell’opposizione debbano essere controllati dalla maggioranza ed è francamente immonda.
Risolvo il problema annunciando ufficialmente che non intendo chiedere alcunché a La Russa e ufficializzo che più volentieri preferisco rinunciare al compenso. E per evitare che sussistano dubbi gli do del camerata in diretta televisiva, così che nessuno può pensare che uno come me si accucci a La Russa pur di fatturare di più. Se la libertà ha un prezzo, lo pago volentieri. Ma il nodo fondamentale non è la mia dichiarazione dei redditi. La cosa sconvolgente è che facciano una norma ad hoc contro un parlamentare dell’opposizione, la facciano senza seguire i dettami tradizionali del regolamento parlamentare e la inseriscano con un subemendamento notturno alla legge di bilancio, così che nessuno possa rifiutarsi di votarla. Questo atteggiamento è tipico delle derive sudamericane, dove si fanno fuori gli avversari con provvedimenti ad hoc. Se passa il principio che quando un avversario disturba gli si fa una legge contro, siamo in terra inesplorata: non era mai accaduto. Dalla sera alla mattina, con un emendamento, il governo ti impedisce di fare un lavoro. Perché? Perché hai disturbato il manovratore. Molti commentatori dicono: vabbè, però è giusto che chi sta in Parlamento si dedichi al Parlamento e non faccia altri lavori. Ok, ci sto. Ho presentato una proposta di legge che dice esattamente questo. Chi fa il parlamentare fa solo quello. Deve valere per tutti, non solo quelli nati a Firenze, nel 1975, laureati in giurisprudenza, con un passato scout. Per tutti. Anche per quelli di maggioranza, alcuni dei quali come noto guadagnano molto di più. E sono contento per loro, sia chiaro: io ammiro, non invidio. Non solo, ho aggiunto un articolo. E ho detto che tutti i parlamentari sono obbligati a presentare le proprietà della propria famiglia e delle famiglie dei propri coniugi o compagni. Perché io francamente sono molto colpito dalla faccia di tolla di chi bofonchia parole sull’etica e non ci racconta – dico a caso, si capisce – se magari la famiglia della moglie possiede una banca all’estero. O se il suocero è implicato in affari con le amministrazioni comunali delle grandi città. O se… vado avanti? Meglio di no. Io sulla trasparenza non faccio sconti a nessuno. Dicono i giornali che sono il più ricco del Parlamento. No. Sono solo quello che dichiara di più (che poi neanche è vero, altri fanno meglio, bravi!) perché non cerco scorciatoie. E anche da questo libro lancio il guanto di sfida. Chi si riempie la bocca parlando delle mie conferenze, forse invidioso perché nessuno pagherebbe mai per ascoltarlo, accetti di votare la legge sulle incompatibilità. Nessun secondo lavoro per nessuno. Massima trasparenza sulle famiglie. Ci state? Io l’ho firmata e presentata. Gli altri che fanno?
(video dove il Presidente Mattarella fa la richiesta di intervento a Putin)
Da bianco a nero nel giro di poco tempo.
Questo è il passaggio della posizione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che oggi condanna fermamente Putin di aver invaso l’Ucraina, ma nel 2017 lo invitava ad intervenire (insieme agli altri attori politici) per un cessate il fuoco in Ucraina, dove il governo ucraino bombardava ripetutamente i territori del Donbas.
Nel farlo, Mattarella parla espressamente degli accordi di Minsk (approfondimento al link), gli stessi che sono stati violati per diversi anni da parte dell’Ucraina e che hanno portato la Russia ad accogliere la richiesta ufficiale di aiuto partita dal Donbas, decidendo di intervenire.
Il video è facilmente reperibile in rete e condiviso da diverse fonti (qui una sintesi focalizzata – un minuto di video che potete trovare anche in fondo all’articolo).
Oggi, invece, sembrano tutti essersi scordati dei due protocolli firmati (appunto gli accordi di Minsk I e Minsk II) anche in presenza dell’OSCE, indicando Putin come unico colpevole.
QUESTA POVERETTA VIVE DEFECANDO IMBECILLITA’ CONTINUE CREDENDO DI FAR RIDERE…INVECE SONO SOLO ALTRETTANTI IMBECILLI CHE POSSONO RIDERE !
Che tempo che fa, Littizzetto al veleno: “Mattarella tira lo sciacquone quando c’è Meloni”
17 marzo 2025
Non poteva mancare Lucianina Littizzetto nel consueto appuntamento di Che tempo che fa di domenica 16 marzo. Questa volta l’attrice comica ha messo al centro d el suo monologo Sergio Mattarella partendo da alcuni retroscena di questa settimana che parlerebbero di un rifiuto da parte del Colle per un incontro con Elon Musk in quanto il Quirinale non si occupa di stipulare contratti per servizi. E così Lucianina ha ricostruito l’agenda del presidente della Repubblica con una sua fantomatica giornata-tipo.
E di fatto non poteva mancare la consueta spruzzatina di fango su Meloni e Salvini: “Nel pomeriggio sulla sua agenda c’è scritto Meloni nei dintorni del Quirinale.
Mattarella si chiude in bagno e tira lo sciacquone parecchie volte aspettando che lei vada via”, e giù risate e applausi con un Fabio Fazio molto divertito. Stesso trattamento riservato a Salvini. Ma a quanto pare, a giudicare dalle reazioni social, l’ironia della Littizzetto non fa più ridere nessuno: “Ma sempre le stesse cose?”, tuonano alcuni utenti e qualcuno attacca “mah solo volgarità”. Insomma a quanto pare il bersagliare sempre gli stessi obiettivi non è che porti tutta questa acqua al mulino della Littizzetto. Forse per una volta farebbe bene a cambiare registro…
FAREBBE BENE A SPARIRE PER UN’ARIA PIU’ SANA E PULITA !!