Conte: “Campania non può essere affidata al centrodestra”
22 marzo 2025
(Agenzia Vista) Marcianise, 22 marzo 2025 “Non possiamo permetterci che un territorio sofferente come questo, con tante crisi aziendali, con imprese in difficoltà, dove non si trova facilmente lavoro, venga affidato alle forze di centrodestra”. A dirlo il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, a Marcianise rispondendo a una domanda sulle prossime elezioni regionali in Campania. Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
Bagnai, la stoccata su Ventotene fa impazzire la sinistra: “Prima o dopo Cristo?”
21 marzo 2025
“Prima o dopo Cristo? Il Manifesto di Ventotene è stato paragonato da un autorevole quotidiano addirittura al Vangelo”: Alberto Bagnai, deputato della Lega, lo ha detto nello studio di David Parenzo a L’Aria che tira su La7, riferendosi al quotidiano Avvenire e al documento che ha scatenato la bagarre in aula. Dopo che Giorgia Meloni lo ha citato in Parlamento, precisando che “quella non è la mia Europa”, a sinistra si è sollevata un’ondata di polemiche.
“Quando Gramsci parla della stampa borghese usa parole che sono eterne, non hanno bisogno di essere attualizzate. Chi è contro il Manifesto di Ventotene sono quelli della sinistra, che non l’hanno letto”, ha poi aggiunto Bagnai. Il conduttore, allora, ha voluto fargli notare che in Europa “c’è un ingresso che si chiama Altiero Spinelli che porta dentro il Parlamento europeo, quindi vuol dire che non era un pericoloso comunista che voleva la dittatura del proletariato”.
“Per questo non si capisce perché gli ex comunisti sono così attaccati a lui – ha controbattuto il leghista – quel Manifesto risente di contraddizioni tra una tensione ultra liberale e una tensione un pochino più autoritaria, e quindi è un documento un po’ scombiccherato”. E ancora: “Voglio far notare che in realtà molti dei padri fondatori non sono assolutamente d’accordo con nulla di quello che è scritto nel Manifesto di Ventotene. Noi siamo anche il Paese della me**a di artista, Manzoni, si ricorda? Certo, si può mettere un’etichetta su qualsiasi cosa e trasformarla…”. “Sta dicendo che il Manifesto di Ventotene è me**a d’artista? Pazzesco“, è intervenuto, sconvolto, Parenzo.
Ma il deputato ha precisato: “Sto dicendo che non è consonante con gli indirizzi politici che il Pd ha attuato quando è stato al governo, non è consonante con la filosofia del progetto europeo così come poi si è andato sviluppando e contiene una cosa molto pericolosa: l’idea che nei momenti critici si debba sospendere la democrazia”.
IL POVERO PARENZO PUO’ ELABORARE UN SOLO PENSIERO AL GIORNO…..
La Consulta spalanca la porta alle famiglie monogenitoriali con una sentenza che apre spiragli imprevedibili. Secondo la Corte costituzionale anche le persone singole possono adottare minori stranieri in situazione di abbandono. Dopo 42 anni viene dichiarato incostituzionale l’articolo 29-bis, comma 1, della legge numero 184 del 1983 che prevede il divieto per le persone singole di adottare un minore straniero residente all’estero. Secondo la Corte questo articolo contrasta con gli articoli 2 e 117, primo comma, della Costituzione e con l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo perché secondo i giudici la disciplina attuale «comprime in modo sproporzionato l’interesse dell’aspirante genitore a rendersi disponibile rispetto a un istituto, qual è l’adozione, ispirato a un principio di solidarietà sociale a tutela del minore». Da qui la Consulta fa discendere l’interesse dei single a divenire genitori «nella libertà di autodeterminazione della persona e va tenuto in considerazione, insieme ai molteplici e primari interessi del minore, nel giudizio sulla non irragionevolezza e non sproporzione delle scelte operate dal legislatore».
Alla Consulta da qualche giorno è pendente anche un ricorso contro il divieto di accesso alla procreazione medicalmente assistita (Pma) per le donne single, attualmente sancita dall’articolo 5 della legge 40 del 2004, che prevede che possano accedere a queste tecniche solo le coppie di sesso diverso, stabilmente conviventi o sposate. È presumibile che questo orientamento sulle adozioni possa aprire ai single anche la fecondazione assistita. Una decisione che, di fatto, darebbe il via libera a famiglie senza papà (o senza mamma), svuotando di significato i diritti della famiglia «come società naturale fondata sul matrimonio, ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare» previsti dall’articolo 20 della stessa Costituzione su cui la Corte dovrebbe vigilare.
La sentenza sdogana l’istituto, considerando solo l’aspetto solidaristico se rivolto a minori stranieri. Ma il pronunciamento potrebbe spalancare le porte anche alla fecondazione assistita per i single, distruggendo l’istituto della famiglia previsto dall’articolo 29 della Costituzione.
Senza contare che lo strumento dell’adozione di bambini stranieri – già in parte sdoganata con la stepchild
adoption – rischia di diventare la facile scorciatoia di chi vuole sfruttare la pratica dell’utero in affitto, disinnescando così la battaglia di questo esecutivo alla gestazione per altri come reato universale.
ANCHE DEFECARE MINKIATE A RAFFICA PER DAR CONTRO AD UN GOVERNO ELETTO DEMOCRATICAMENTE E’ ANTICOSTITUZIONALE …
Le due ore di «utopia europeista» sono costate all’incirca un milione di euro. È il budget messo a disposizione dalla Rai a Roberto Benigni per portare in scena il suo «Sogno», la lectio magistralis sull’elogio dell’unità europea e la condanna dei nazionalismi portatori di odio. Un introito andato quasi per intero alla Melampo, la casa di produzione che appartiene a Benigni stesso e alla moglie Nicoletta Braschi. Al milione bisogna, infatti, sottrarre solo i costi minimi delle riprese avvenute nel teatro 9 degli Studi De Paolis, dove l’attore si è esibito in una scenografia praticamente inesistente, un palco vuoto e uno sfondo arancione. E dove, con la sola potenza della parola e del ragionamento, senza immagini, senza aiuti del gobbo, ha portato avanti per due ore l’accalorato e infervorato discorso da «estremista europeista», come si è definito. Non una cifra irragionevole, quella pagata dalla Rai, considerando che si tratta di un evento unico e in linea con il costo naturale per un premio Oscar riconosciuto a livello mondiale (e, tra l’altro, non moltissimo di più rispetto ai grandi show del sabato sera). Il risultato di ascolto, invece, non è quello a cui ci ha abituati l’attore nei decenni precedenti. «Il sogno» l’altra sera ha tenuto incollati allo schermo quasi 4.400.000 spettatori per il 28% di share, stravincendo la serata rispetto agli altri canali. Non poco, ma neanche un boom. Certo non è facile catturare pubblico con un lunghissimo excursus sulla creazione dell’Europa (e senza le incursioni ironiche e leggere che sono state la cifra di altri suoi show), ma l’interpretazione della Costituzione nel 2012 arrivò a 12 milioni 620 mila spettatori per uno share del 43.9%. Nel 2010 «I dieci comandamenti», in due serate, arrivarono a 9 e 10 milioni con share del 32% e 38% per non parlare dei risultati clamorosi della lettura dei canti della Divina Commedia («L’ultimo del Paradiso» arrivò al 45%). Anche se, bisogna dirlo, erano altre epoche televisive difficilmente confrontabili con lo spezzatino televisivo di oggi.
In ogni caso, l’eco di questa serata rimarrà a lungo. Soprattutto per l’incredibile coincidenza della «lezione» di Benigni sul manifesto di Ventotene tenuta poche ore dopo la bagarre scatenata in Parlamento sulle parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha letto alcune parti del testo scritto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi («Non so se questa è la vostra Europa ma certamente non è la mia», ha detto la premier scatenando la reazioni furibonda delle opposizioni). Così, di primo impatto, il riferimento al Manifesto era quasi sembrato una aggiunta dell’ultimo momento, una risposta alla Meloni e agli euroscettici (comunque «benedetta» da gran parte delle forze di opposizione). Ma, assicurano i produttori dello show, il lungo excursus sulla nascita, il significato di quella carta era stato già preparato da tempo come tutto il testo raccontato dall’attore. Anzi, una preparazione certosina che va avanti da otto mesi. Del resto, mica si può improvvisare un intervento così approfondito, tremila anni di storia, passando dalla Magna
Carta alla Rivoluzione francese a Ventotene, fino all’Erasmus e all’appello per la creazione di un esercito comune europeo, con quella lucidità e quel ritmo narrativo.
E, per cui, Benigni è stato aiutato da nomi importanti: i testi sono stati scritti insieme a Michele Ballerin e Stefano Andreoli, la regia è stata di Stefano Vicario e le musiche, con la marcia iniziale, del premio Oscar Nicola Piovani. L’appuntamento è stato trasmesso, oltre che su Raiuno, anche in Eurovisione. Su quella Rai, governata dalla destra, che è stata involontaria «complice» di una risposta immediata alle invettive della premier di destra.
Difendere i migranti è diventato un business. Come si apprende da un articolo de Il Giornale, lo Stato spende circa 400 milioni di euro per fornire loro il gratuito patrocinio legale. Un affare, questo, “pazzesco per associazioni, sindacati e avvocati”, fa notare il deputato della Lega Rossano Sasso. “Decine di migliaia di cause, ogni anno, ingolfano i tribunali, causando ritardi sul resto del contenzioso, prevalentemente per ricorsi contro le decisioni in materia di immigrazione da parte delle commissioni prefettizie. Spesso si concludono con una sconfitta, ma, intanto, l’immigrato clandestino prolunga la sua presenza sul nostro territorio e l’avvocato intasca la parcella. Pagano dai 3.000 ai 5.000 euro agli scafisti per entrare illegalmente in Italia, hanno vitto e alloggio gratis e gli paghiamo pure l’avvocato per difenderli”, dichiara Sasso.
“Non oso immaginare ora cosa accadrà alla luce della sentenza della Cassazione, che predispone anche un risarcimento al povero clandestino per lo stress subito durante l’identificazione, lo sbarco, ecc. Anche se so già che molti giuristi ora mi diranno che sarebbe incostituzionale e che, per il solo fatto di averlo pensato, io dovrei essere considerato un barbaro incivile, per me sarebbe giusto abolire il gratuito patrocinio per gli immigrati. Entri in Italia illegalmente e per lo scafista i soldi li hai? Portali anche per pagarti l’avvocato. Con quei soldi, magari, potremmo fare altro, tipo estendere il gratuito patrocinio ad altre categorie di italiani e coprire ulteriori fattispecie penali. Io la penso così”, aggiunge il deputato della Lega.
PiazzaPulita, Michele Serra dà della fascista a Meloni: “Preoccupante, ma scontato”
21 marzo 2025
Delle critiche di Giorgia Meloni al Manifesto di Ventotene e dell’impazzimento della sinistra, soccorsa a tempo record dal monologo di Roberto Benigni su Rai 1, se ne parla anche a PiazzaPulita, il programma condotto da Corrado Formigli su La7.
E nella puntata in onda giovedì 20 marzo, ospite in collegamento ecco uno dei personaggi più centrali in tutta questa vicenda, ossia Michele Serra, il promotore della manifestazione pro-Europa dello scorso sabato a Roma e, di fatto, uno dei bersagli della risposta di Meloni sul Manifesto di Ventotene.
Riferendosi alla manifestazione, Formigli parla di “una piazza gremitissima, piena soprattutto di persone per bene che volevano manifestare per un’Europa dei diritti. In qualche modo c’erano molti manifesti di Ventotene, Roberto Benigni ieri sera ha rimesso un po’ di cose a posto”, serve l’assist a Michele Serra.
E la firma di Repubblica risponde: “Benigni ha fatto l’artista, che è la cosa che gli riesce meglio. Ha fatto una lunga orazione civile. Incredibile il fatto che cinque milioni di persone siano rimasti ad ascoltare un monologo non semplice, in certi passaggi anche abbastanza ostico. Vuol dire che le persone hanno bisogno di sentirsi raccontare un po’ di cose”, premette.
“E soprattutto – riprende – ha rimesso in ordine alcune sequenze storiche, ha detto che matrice e seme fondamentale dell’idea federalista europea in quegli anni sono stati l’antifascismo e l’antinazionalismo. Quindi è del tutto scontato che la presidente del Consiglio non si riconosca nel Manifesto di Ventotene, mi stupirebbe il contrario. Ho trovato troppo emotiva la reazione dell’opposizione, bisognava solo prenderne atto e dire: presidente non ci stupisce che non sia favorevole al federalismo europeo e ai valori fondamentali dell’Europa, che sono gli stessi come ha ricordato Schlein della Costituzione italiana”.
A quel punto, Formigli chiede a Serra: “C’è una connessione con il fatto che non si dichiari antifascista?”. “Non ha senso chiederle di dichiararsi antifascista, perché non lo è. Bisogna essere comunque sereni di fronte a una situazione preoccupante, ma è questa da anni”, conclude Michele Serra col solito ritornello, trito e ritrito, quello del “Meloni fascista”. Amen.