elementare Watson
TRUMP STA FACENDO IL MEGLIO PER IL “SUO” PAESE NELL’INTERESSE DI CHI L’HA VOTATO…ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE ACCADE A CASA NOSTRA !!
Trump vara i “dazi reciproci”. Tariffe del 20% contro l’Ue: “Usa derubati per decenni”Tutti i dazi Paese per Paese
Il presidente Usa ha riunito collaboratori e sostenitori per l’annuncio: dazi al 25% sull’import di auto straniere e al 34% per la Cina
i merdaioli ci vogliono distruggere
L’Europa ci scippa le banche
Lettera da Bruxelles intima all’Italia di non occuparsi dell’operazione Unicredit-Bpm. Violata la nostra sovranità
di Mario Sechi
gli artisti
anche gli insetti danno fastidio
Le Pen, ci mancava lo sproloquio di Carola Rackete (che tira in ballo Meloni)
01 aprile 2025
Carola Rackete (The Left) va all’arrembaggio su Marine Le Pen, parla di corruzione (quando la sentenza, molto politica, ai danni della leader di Rn riguarda il finanziamento ai partiti) e accusa la destra in Europa di remare contro la trasparenza citando il Qatar-gate, lo scandalo che ha terremotato la sinistra Ue… “Penso che sia molto buono che la corte francese prenda seriamente la corruzione”, afferma la capitana della nave Ong, Sea-Watch sbarcata a Bruxelles, “e questo è un aspetto che sarebbe molto importante anche qui al Parlamento europeo, perché spesso abbiamo casi di corruzione. E il Parlamento non ha ancora attuato misure adeguate per prevenire la corruzione dopo lo scandalo Qatar-gate”. Il motivo, continua Rackete, “è che la maggior parte dei partiti di destra che includono Le Pen, che includono anche il partito di Giorgia Meloni e altri, anche i conservatori, votando sempre contro la maggiore trasparenza”. Il video di TotalEU.
la giustizia NON ESISTE
Funziona in questo modo: se un magistrato critica l’operato di un politico si tratta molto semplicemente di «espressione del diritto di manifestazione del pensiero», se invece è un politico o, soprattutto, un giornalista a criticare l’operato di un magistrato è diffamazione, con conseguente richiesta danni. Il Consiglio superiore della magistratura, l’organo preposto a tutelare l’autonomia e l’indipendenza delle toghe, non discostandosi da questo principio che ricorda molto da vicino quanto teorizzato a suo tempo dal marchese Onofrio del Grillo, è dunque intenzionato ad archiviare la pratica per incompatibilità ambientale che era stata aperta nei confronti di Stefano Musolino, procuratore aggiunto di Reggio Calabria.
Il magistrato, segretario nazionale di Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, era finito lo scorso anno nel mirino delle consigliere laiche del Csm Isabella Bertolini (FdI) e Claudia Eccher (Lega) per alcune sue esternazioni contro le recenti scelte in materia di contrasto alla criminalità e gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica da parte del governo. Le frasi erano state pronunciate durante un dibattito organizzato presso il centro sociale Nuvola Rossa di Villa San Giovanni, da sempre contrario alla costruzione del ponte sullo Stretto (sulla cui regolarità degli appalti sarà competente proprio la Procura dove lavora Musolino).
LIBERO
sopravviveremo a queste stronzate ?
scrive MauroGiordano:
DEM
Marine Le Pen, i correttori di democrazia hanno sbagliato i calcoli
Ci hanno provato negli Usa con Trump, ci sono riusciti con Georgescu in Romania. Ora la Francia: cosa può accadere
di Daniele Capezzonemartedì 1 aprile 2025condividi

3′ di lettura
I lettori di Libero arrivano ultrapreparati all’assalto giudiziario che ieri si è materializzato contro Marine Le Pen. È il metodo -Berlusconi, collaudato in Italia dal 1994 in poi. Più tardi è diventato il metodo-Salvini, con la sequenza di accuse e processi contro il leader leghista. Ma – siccome la specialità italiana è l’export – questo impasto di aggressioni mediatiche e giudiziarie, questo uso politico della giustizia, siamo stati capaci di esportarlo nel mondo. Per qualche anno, fino alle elezioni di novembre 2024, negli Usa ci hanno provato addirittura selvaggiamente contro Donald Trump. Mentre in Romania quel metodo è stato applicato a due riprese, da dicembre fino a dieci giorni fa, contro Calin Georgescu.
Per carità: ogni caso è diverso da un altro, e nessun leader è sovrapponibile agli altri. Così come in alcuni casi si è usato lo strumento penale, in altri l’escamotage delle contestazioni sulle modalità di presentazione delle candidature, in altri ancora (a Bucarest) la carta delle “influenze esterne”. Ma la logica di fondo è la stessa: “correggere” la democrazia, applicare misure “ortopediche” a un popolo che voti o possa votare “male”.

Marine Le Pen, Orban ribalta l’Europa con tre parole
Non a caso, per Marine Le Pen, la fretta non era tanto quella della condanna penale: ma quella di sancire l’ineleggibilità della leader di destra. Tanto quanto per il Cav si corse a decretarne la decadenza da senatore, o per il leader rumeno la non candidabilità preventiva. Ecco il punto: il soggetto “sgradito” sarebbe votato? E allora non deve essere più votabile. E fin qui – si diceva – siamo fin troppo preparati. Ma c’è una novità interessante in tanto buio. I “correttori” della democrazia hanno calcolato tutto tranne un “dettaglio”: e cioè la reazione del popolo.
In Italia, a ben vedere, un trentennio di uso politico della giustizia ha distrutto la credibilità della sinistra e pure quella della magistratura. Negli Usa, Trump ha trionfato nonostante la mostrificazione e l’aggressione giudiziaria. 2In Romania, anche dopo l’esclusione di Georgescu, la destra e i sovranisti godono di sondaggi promettenti. E in Francia – non è un paradosso – una vittoria della destra alle presidenziali del 2027 non è mai stata tanto probabile quanto lo è oggi.

Marine Le Pen condannata: “4 anni di carcere, esecuzione immediata”
A ben vedere, in tutti questi anni, la Le Pen è stata in grado di avanzare e crescere elettoralmente, ma non di battere Emmanuel Macron. Il suo giovane delfino Bardella è apparso acerbo e non sufficientemente attrezzato sul piano dei contenuti. Ma ora hanno ciò che mancava, e gliel’hanno fornito i loro arcinemici: la condizione (vera, non posticcia) di vittime, di aggrediti, di ostracizzati.
E questa loro condizione si incrocerà perfettamente con l’indignazione popolare che già si registra sui social. Che dice a se stesso il cittadino comune? Vogliono impedirmi di scegliere, vogliono restringere lo spettro della mia libertà, vogliono eterodeterminarmi. E automaticamente, anche in molti cosiddetti “moderati”, scatta una grande e sanissima voglia di ribellione. C’è da giurarlo, e con Trump infatti è andata così. Le elezioni, più ancora che un’occasione per votare per lui, sono diventate una meravigliosa opportunità per vendicarsi contro gli altri, contro la loro prepotenza, la loro presunzione di superiorità, i loro sorrisini, e – in molti casi – la loro propensione a bypassare la democrazia. Un’occasione per punirli.

Marine Le Pen fatta fuori dai giudici: “Mi hanno eliminata, giornata disastrosa per la democrazia”
Da ultimo, va segnalata una sorpresa assoluta. C’è un leader politico francese di estrema sinistra che qui a Libero giustamente detestiamo. Si tratta di Jean-Luc Mélenchon, fondatore di La France insoumise: un estremista, un vecchio comunista, un anti-israeliano, e forse anche peggio di tutto questo. Eppure ieri Mélenchon ha scritto sui suoi canali social parole semplicemente perfette: «La decisione di rimuovere un rappresentante eletto dovrebbe spettare al popolo». Non ad altri.
Ecco: ci voleva un vecchio comunista francese per dire – bene – quello che i campioni del progressismo italiano (cosiddetti “riformisti” inclusi) non hanno mai osato nemmeno balbettare verso Berlusconi o Salvini. Non avrei mai pensato di scriverlo, ma lo faccio volentieri: bravo Mélenchon, ha dato una gran lezione alla sinistra italiana.
sguazzano nella merda sempre impuniti….
Gli accessi illegali di Striano dietro le inchieste di La7
Nella puntata sugli Angelucci riciclati i dossieraggi del finanziere. Il ruolo dei cronisti (indagati) del “Domani”
Massimo Malpica 1 Aprile 2025 – 05:00

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Dove finisce il dossieraggio e dove iniziano le inchieste giornalistiche? Il confine, va da sé, dovrebbe essere ben chiaro, al netto di soffiate e gole profonde, di informatori pentiti e di pentiti che informano. Di certo nessuno può pensare che ad alimentare il giornalismo d’inchiesta siano funzionari infedeli che impacchettano informazioni riservate alle quali hanno accesso per spedirle a domicilio in redazione, o almeno nessuno può ritenere che questo sistema sia accettabile.
In Italia, però, quella linea di demarcazione pare più labile. Su questo, d’altra parte, ha lavorato a lungo l’inchiesta sui dossieraggi a politici e vip aperta a Perugia da Raffaele Cantone, e poi finita a Roma, dove al momento è silente. Gli inquirenti avevano stanato le montagne di accessi abusivi fatti dal finanziere in forza alla Dia Pasquale Striano, e seguendo le briciole dei dossier zeppi di file riservati di quest’ultimo, erano arrivati fino ai pc dei cronisti del quotidiano Domani, motivo per cui nel registro degli indagati vi sono ancora i nomi di Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine, firme del quotidiano diretto da Emiliano Fittipaldi. Proprio il direttore e Tizian, a quattro mani, avevano prodotto l’ultima inchiesta di un ricco filone che puntata contro Antonio Angelucci. Pubblicando a settembre 2022 una notizia che conteneva passaggi di una segnalazione di operazioni sospette sull’imprenditore e politico, una sos «spiata» da Striano meno di un mese prima, periodo nel quale il finanziere aveva spedito diversi file compressi zeppi di informazioni coperte da segreto proprio a Tizian. A ricordare quanto emerso dall’indagine (tuttora in corso) è il Tempo, che dopo l’ultima puntata dedicata proprio ad Angelucci da Piazzapulita di Corrado Formigli, solleva un legittimo sospetto. Ossia che quel presunto sistema di fango in catena di montaggio che dai pc dell’Antimafia filava diretto in redazione, poi stoppato dalla deflagrazione dell’inchiesta perugina, abbia trovato una nuova valvola di sfogo: una riesumazione per via televisiva. Il quotidiano romano, infatti, nella sua controinchiesta sottolinea come nell’ultima puntata di Piazzapulita «in studio con il conduttore, c’era il direttore del quotidiano finito sotto i riflettori investigativi del procuratore di Perugia Raffaele Cantone». E tra gli intervistati nel servizio sugli «intrecci di Angelucci» un ruolo di primo piano lo ha avuto proprio Tizian, il cronista del Domani al quale rimarca ancora il Tempo tra 2018 e 2022 «vengono inviati ben 337 documenti coperti da segreto» e che «a un tratto mette sotto la lente Angelucci».
Insomma, finiti gli scoop che secondo gli inquirenti erano frutto di un illecito filo diretto tra Striano e i cronisti, quel fruttuoso filone informativo per il Tempo viene ora riciclato sul piccolo schermo, con la nascita di «un asse tra Domani e Formigli» che si sarebbe rafforzato proprio con l’ultima puntata del programma, e la prova per il quotidiano romano sarebbe proprio nella scelta del giornalista e conduttore de La7 di portare «in studio Fittipaldi e intervistare Tizian, per rinfocolare la stravagante ricostruzione su Angelucci che viene da quel sistema di spioni ancora sotto inchiesta». Approfittando, ricorda infine il Tempo, della circostanza che l’indagine «passata per competenza a Roma pochi mesi fa» sia allo stato «quasi dimenticata, perché i pm capitolini non ci hanno messo ancora le mani sopra».
prima di continuare a defecare idiozie…
cominci a saldare i suoi debiti economici e penali !!
Ilaria Salis, l’ultima su Le Pen fa ridere i social: “Ci sarebbero quei 90mila da saldare…”

Sullo stesso argomento:
Le toghe mettono Le Pen fuori dai giochi. Il post di Salvini: #JeSoutiensMarine
“Dai giudici contro Le Pen al partito islamista”. Cerno racconta “il fascismo rosso che vuole fermare il popolo”
Come il titolo del suo libro Ilaria Salis morde come una “Vipera” per la vicenda giudiziaria dai pesanti strascichi politici che ha investito Marine Le Pen, leader del Rassemblement National condannata per appropriazione di fondi pubblici al suo partito e per la quale scatta l’ineleggibilità. In altri termini, non potrà correre per l’Eliseo alle prossime elezioni presidenziali in Francia. “Come sempre si presentano come gli onesti salvatori della patria, ma sono i primi a rubare dalle tasche della gente. L’estrema destra è la solita truffa, politica ed economica!”, è il post velenoso dell’europarlamentare di Alleanza Verdi-Sinistra su X che a scanso di equivoci mette l’hashtag #LePen.
BASTA RIPORTARE I DELIRI DI QUESTA PLURIPREGIUDICATA CHE NON HA UN PENSIERO SANO E RISPETTOSO DELLE LEGGI E DEL PROSSIMO !!
