GLI ORGASMI SINISTRI PER IL 25 APRILE NASCONDONO IL LORO VUOTO MENTALE , ALLORA PERCHE’ NON CELEBRARE LE 5 GIORNATE DI MILANO O QUELLE DI NAPOLI CHE FURONO GLORIOSE SENZA GLI ECCIDI DISUMANI DEI PARTIGIANI ? AGGIUNGASI CHE LA TRUFFALDINA ANPI PER OVVII MOTIVI ANAGRAFICI NON HA NEMMNEO UN PARTIGIANO TRA LE SUE RIGHE MA RICEVE OLTRE 2.000.000 DI EURO DA ENTI PUBBLICI VARI PER ‘?????
ERGO:
VOGLIO PARASSITARE ANCH’IO : VOGLIO FONDARE LA ” M5GM” = MEMORIA 5 GIORNATE DI MILANO POCO STUDIATE DALLA CAPRETTE ODIERNE MA GLORIOSE ASSAI E PROBABILMENTE REDDITIZIE !!
Che tempo che fa, Veltroni choc: “Le dittature? In Italia con la scuola…”
lunedì 14 aprile 2025condividi
2′ di lettura
Matteo Salvini l’aveva detto qualche giorno fa: “In vista del 25 Aprile prepariamoci perché le proveranno tutte pur di infangare”. Il riferimento del vicepremier era a quella retorica progressista che si fa strada ogni anni nei giorni che precedono la Festa della Liberazione e che cerca di demonizzare l’avversario politico, il centrodestra in questo caso. E Walter Veltroni presentando il suo ultimo libro nello studio di Che tempo che fa non si è sottratto alla tradizione.
Le parole usate dall’ex segretario del Pd sono pesantissime: “Il 25 Aprile è vicino. Essere antifascisti significa essere italiani. Qui nessuno deve dimenticarsi che i nazisti in Italia furono portati dai fascisti. C’era una parte sbagliata, quella che ha tolto la libertà e una partae giusta. Ecco vede Fazio, la protagonista del mio romanzo la prima cosa che vuol fare è quella di studiare. Ebbene la differenza tra le dittattaure e led emocrazie è tutta qui. Le democrazie vogliono che la gente studi, che coltivi il dubbio, le dittature vogliono solo persone che credono, obbediscono e combattono. E questa cosa non riguarda solo il passato, am anche il presente. Basti pensare alla messa in discussione della scuola pubblica…”.
Tac e parte l’applauso. Ma nessuno ha compreso il riferimento di Veltroni sulla scuola pubblica in Italia. Chi la sta mettendo a rischio? Siamo, secondo la folle retorica sinistra, davanti a una dittatura? Fabietto resta in silenzio, sorride e non approfondisce. L’accusa di Veltroni è gravissima. Altro fango gratuito sul governo… Qui di seguito la clip completa dell’intervento di Veltroni. Giudicate voi: Clicca qui per guardare l’intervento di Walter Veltroni a Che tempo che fa
Figli, speranza, visione del futuro e l’andar fuori dalle comfort zone: Paolo Crepet, come sempre, esalta il pubblico e regala agli spettatori del suo “Mordere il cielo” molto materiale su cui riflettere e costruire. Lo psichiatra, sul palco del Teatro Team di Bari, ha infatti portato in scena il suo spettacolo invitando tutti alla speranza e al coraggio di guardare avanti. L’inizio è dirompente: “Vi piace questo mondo?”, chiede diretto e provocatorio. Poi via all’analisi: i giovani troppo prigionieri delle comfort zone create dagli adulti: “Noi adulti, per i ragazzi, dobbiamo essere istruttori di volo. Non siamo qui per mettere piombo sulle loro ali. Prima, i nostri genitori ci dicevano: ‘Questa casa non è un albergo’. Adesso, invece, diciamo ai nostri figli: ‘Questa casa è un albergo. Rimanete qui con noi, per favore. Non andate via’. La parola libertà è diventata una chimera. Nel dopoguerra c’era tantissima voglia di fare – sottolinea –. Oggi, al contrario, insegniamo ai ragazzi a vivere in comfort zone, in comodità: divano, maschera, vision pro, Playstation, ‘stai tranquillo amore mio’. Quando sentite ‘amore mio’, scappate”.
Iperprotezione anche in ambito scolastico dove per lo psichiatra e volto noto della tv, è all’ordine del giorno: “Vedo tantissimi bimbi entrare a scuola con il trolley. Ormai è diventato insopportabile anche il peso fisico dei libri. Ma portare il peso dei libri è una chiara metafora: se vuoi vivere davvero, farai fatica – spiega –. La vita è faticosa. Ci sono tantissimi genitori che accompagnano i figli a scuola anche durante gli anni della scuola superiore. Mio padre non sapeva neanche dove fosse il mio liceo. Secondo lui, il liceo era una cosa mia, era il mio lavoro”. Secondo Crepet, come ricostruito sulle pagine de Il Corriere della Sera “Preferiamo i maestri delle pacche sulle spalle, a quelli scomodi. Tutto questo è come dire a un ragazzo o a una ragazza: se studi o non studi fa lo stesso, tanto erediti. Il futuro, però, non è da ereditare. Il futuro è fare. I soldi non possono comprarti l’amore, i sogni. Al contrario, i sogni a volte fanno arrivare i soldi. Bisogna desiderare, cioè volere qualcosa che non si possiede. Ecco perché per educare è necessario togliere, non aggiungere. Solo così si allena al desiderio”.
Crepet come sempre è un fiume in piena e il digitale e la dimensione dei social entra naturalmente nel suo dibattito con il pubblico: “Ci si scatta tanti selfie, si cerca quello venuto meglio, lo si ritocca e si pubblica. E poi vi chiedete perché c’è tanta tristezza in giro. La tristezza spesso sfocia in frustrazione. E la frustrazione porta a reazioni inimmaginabili, anche alla violenza. Sentiamo spesso notizie di ragazze uccise, lo schema è ripetitivo: la giovane comincia ad affermare la propria libertà, cosa insopportabile per il maschietto frustrato. Perché? Perché il maschietto frustrato è impotente e si trasforma in bulletto. Io, invece, sono affascinato dalle persone fragili: sono divine in quanto sentono profondamente. D’altronde, ogni vita è piena di angosce”. Un inno alla libertà, la fragilità, il cambiamento, la determinazione e il talento. Un’esaltazione della frase “o nuoti o anneghi” – detta a Crepet da un suo professore di Harvard. Un nuovo modo, appunto, per “mordere il cielo”.
Icentri per migranti in Albania? Sono i nuovi lager… La spara grossa Ilaria Salis dopo il trasferimento di 40 migranti a Gjader con la nave Libra. “Il CPR italiano a Gjader, in Albania, è il primo campo di concentramento e deportazione extra-territoriale dell’Europa contemporanea. Un gran bel primato del nostro governo!”, scrive sui social l’eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra. “Come scrive l’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, ndr), si tratta di ‘un salto di scala nelle politiche migratorie’, che apre scenari inediti e inquietanti nel contesto europeo”, denuncia l’ex detenuta in Ungheria, proiettata a Bruxelles grazie alla candidatura offertale da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Salis – che come noto vuole abolire il carcere – afferma che “in questa prigione coloniale viene rinchiusa quell’umanità in eccesso di cui, purtroppo, non solo le peggiori destre vogliono sbarazzarsi. Se è già inaccettabile che esseri umani vengano privati della libertà senza aver commesso alcun reato, se è già inaccettabile che vengano cancellati da un territorio con la forza, oggi si aggiunge un’ulteriore violenza: alcuni di loro, per alimentare la propaganda razzista, vengono deportati all’estero”. Peccato che tra l’altro, come chiarito dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, tra i 40 migranti trasferiti “c’erano 5 casi di condanna per violenza sessuale, un caso di tentato omicidio, reati contro patrimonio, furti, resistenza a pubblico ufficiale. Un ampio campionario di precedenti”. Insomma, tutto il contrario!
E ancora insiste: “In mezzo al nulla. Lontani anche da quel poco che l’Italia poteva ancora offrire. Dall’assistenza legale. Dalle cure mediche. Dalle associazioni. Dalla solidarietà possibile di chi vive nello stesso Paese che li sta espellendo. Non rendiamoci complici con il nostro silenzio. Non accettiamo. Protestiamo. In nome dell’umanità, in nome dell’eguaglianza. No ai CPR. Né in Albania, né in Italia, né altrove”, afferma Salis che alla fine la dice tutta: secondo lei Centri di Permanenza per i Rimpatri dei migranti – questo vuol dire la sigla CPR – non dovrebbero esistere proprio.
Dopo l’esclusiva del Tempo sul caos migranti in Calabria, il caso arriva in Parlamento: sia la Lega che Fratelli d’Italia, infatti, hanno deciso di presentare un’interrogazione dopo che la Corte dei Conti ha condannato la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, per un affare spacciato come accoglienza di extracomunitari che, dal 2006 al 2015, ha fruttato ai paladini delle frontiere aperte ben 35 milioni. Si sa bene, infatti, cosa si cela sotto la parola inclusione tanto cara alla sinistra. Si nasconde un sistema di truffe e false fatturazioni. Quel sistema che si regge sul business e non sulla volontà di dare una seconda vita a chi viene nel nostro Paese. La Confederazione è ritenuta corresponsabile delle gravi condotte messe in atto da associazioni e imprenditori locali «in quanto firmataria delle convenzioni con la Prefettura che poi ha subappaltato alla Fraternita di Misericordia di Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese, per la gestione di alcuni centri per richiedenti asilo e per l’identificazione ed espulsione». La Corte ha rilevato una grave colpa della Confederazione «tanto più significativa ove si consideri che la spesa di denaro pubblico, in specie quando è volto alla cura e gestione dei migranti, soggetti per definizione fragili, impone un accentuato rigore che nel caso di specie è mancato».
Motivo per cui l’ha condannata a risarcire oltre 10 milioni di euro al ministero dell’Interno. A parlarcene è l’Onorevole di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli: «Questa vicenda ci ricorda, ancora una volta, come i migranti per alcuni siano un business altamente lucrativo. Altro che solidarietà, si tratta di un vero e proprio sfruttamento che conferma come il rigore del Governo Meloni sia stato essenziale per porre fine a pratiche raccapriccianti. Fratelli d’Italia tiene alta l’attenzione con un’interrogazione che presentiamo al ministro Piantedosi». E sottolinea come il caso del partito islamico di Monfalcone sia un fenomeno tutt’altro che da sottovalutare: «A Monfalcone abbiamo la dimostrazione di come la cittadinanza non faccia l’integrazione ma anzi l’integrazione effettiva sia l’unico metro per avere diritti ma anche doveri che non mi sembrano chiari per chi oggi si candida in una lista islamica e compie azioni incompatibili con la nostra democrazia». Anche dalla Lega, che da sempre fa del contrasto all’immigrazione irregolare una battaglia di primo piano, una reazione durissima con l’intenzione di presentare subito un’interrogazione parlamentare.
A parlarne è il sottosegretario Claudio Durigon che sottolinea come «quanto emerge dall’indagine della Corte dei Conti in Calabria, e meritoriamente evidenziato dalle pagine de Il Tempo, è un’ulteriore dimostrazione della necessità di trasparenza in un settore, quello dei servizi per l’accoglienza dei migranti, che per troppi anni ha visto il proliferare di pratiche sbagliate, corruttive e penalmente rilevanti. Quello che emerge è un quadro complessivo particolarmente prepante, con ino c c uquietanti “patti” tra soggetti diversi operanti sul territorio. È anche per questo che la Lega continua a battersi per una immigrazione sostenibile, mirata e calibrata sulla capacità di inserimento lavorativo. Solo il lavoro può infatti garantire un’accettazione della nostra cultura e dei nostri valori. Per il resto, come dimostra la vicenda del comune di Riace, nessuna deroga è immaginabile nei confronti dei principi di buon andamento, sui quali si basa il nostro Stato di diritto». E anche sulla questione Monfalcone invita all’unione: «Auspico che tutte le forze politiche sostengano senza sé e senza la decisione del Consiglio di Stato e i provvedimenti del Prefetto. Nessun cedimento è ammissibile, tanto meno in presenza di minacce rilevanti nei confronti dell’ordine pubblico e dell’intera comunità residente».
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Riempito di botte perché aveva tradito l’Islam per il Cristianesimo. Sono stati condannati 3 cittadini tunisi ritenuti responsabili di aver aggredito un loro connazionale di 28 anni che si stava convertendo alla religione cattolica. L’episodio si è verificato lo scorso anno a Ponte San Giovanni a Perugia. L’uomo è stato prima accusato di “frequentare la chiesa dei cristiani” poi è stato colpito a calci e pugni ed è stato derubato di una catenina. Uno dei tre imputati è stato condannato a tre anni e due mesi di reclusione e al pagamento di 800 euro di multa, per gli altri due la condanna è stata di 4 anni e due mesi e 1.200 euro di multa ciascuno. I tre, inoltre, sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni e, a pena espiata, dovranno lasciare l’Italia.
CANNIBALI E SELVAGGI DEVONO STARE A CASA LORO , QUI HANNO AMPIAMENTE DMOSTRATO DI NON ESSERE INTEGRABILI NE’ IMITABILI…ALLA FACCIA DELLA FINTA GIUSTIZIA E DEI SINISTRATI ACCOGLIONI !
Il business dei migranti, attraverso un sistema di truffe, false fatturazioni, malversazioni e distrazione di enormi somme. Un affare celato dietro l’accoglienza degli extracomunitari che, dal 2006 al 2015, ha fruttato ai paladini delle frontiere aperte ben 35 milioni. Soldi sottratti agli italiani, per i quali ora la Corte dei Conti della Calabria ha condannato la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, che si era impegnata attraverso una serie di convenzioni a contribuire all’erogazione dei servizi socio-sanitari ed assistenziali. E che è stata ritenuta corresponsabile delle gravi condotte messe in atto da associazioni e imprenditori locali, in quanto firmataria delle convenzioni con la Prefettura che poi ha subappaltato alla Fraternita di Misericordia di Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese, per la gestione di alcuni centri per richiedenti asilo e per l’identificazione ed espulsione. I giudici contabili, richiamando le sentenze di condanna dei principali protagonisti dell’associazione a delinquere, hanno delineato un quadro di gravi omissioni in capo alla Confederazione, come il non aver ottemperato ad alcun controllo sull’utilizzo delle risorse e dei servizi resi da parte della Fraternità, che lasciava i migranti senza cibo né acqua e dirottava fiumi di denaro sui conti personali degli amministratori Leonardo Sacco e Don Edoardo Scordio.
Per i giudici, non solo la Confederazione ha omesso di controllare che ai migranti fossero erogati i servizi previsti dai contratti con la Prefettura, ma «avrebbe dovuto chiedere alla Misericordia dei prospetti di rendicontazione mensili indicanti le spese effettuate», si legge nella sentenza del 4 aprile scorso. Gli inquirenti hanno scoperto un numero enorme di fatture false, come quelle emesse da alcuni ristoranti della zona per i pasti che, in realtà, non sarebbero mai stati forniti ai migranti. C’è poi un fiume di denaro prelevato in contante dai conti della cooperativa. Illeciti che gli inquirenti hanno accertato attraverso intercettazioni video ambientali all’interno del Centro di accoglienza Sant’Anna, che hanno immortalato la filiera della distribuzione dei pasti agli extracomunitari, i quali ricevevano cibo del tutto insufficiente a fronte delle fatture emesse. «A riprova dell’evidente trascuratezza dei propri doveri in spregio a qualsivoglia rispetto delle persone», scrive la Corte dei Conti, «la Procura indicava che la colazione quotidiana era inferiore a quella del capitolato (assenza del caffè e del burro, in quanto alimenti aventi l’incidenza di costo maggiore), che l’acqua veniva distribuita esclusivamente a pranzo, sicché tutti coloro che affluivano a cena non recando seco l’acqua avanzata, cenavano senza bere».
In questo modo le società di catering guadagnavano illecitamente circa 2.500 euro al giorno. E alla faccia dei migranti, l’associazione a delinquere rubava milioni di euro. Soldi dei migranti usati per esigenze private e perfino per l’acquisto di immobili, facendoli transitare sui conti correnti come restituzione prestiti e saldo note di debito. Sebbene la Confederazione si sia costituita parte civile nei processi e abbia contestato gli addebiti della Corte dei Conti sotto diversi profili, tra cui il fatto che ciascuna Misericordia ha responsabilità personale e gestisce in loco i fondi, richiamando così la piena autonomia tra le Misericordie associate, per i giudici contabili, pur non dovendo rispondere direttamente della gestione illegale dell’assistenza ai migranti, la Confederazione è colpevole di condotta omissiva gravemente colposa, per non aver vigilato e garantito le condizioni dell’accoglienza. La Corte ha rilevato una grave colpa della Confederazione «tanto più significativa ove si consideri che la spesa di denaro pubblico, in specie quando è volto alla cura e gestione dei migranti, soggetti per definizione fragili, impone un accentuato rigore che nel caso di specie è mancato». Motivo per il quale l’ha condannata a risarcire oltre 10 milioni di euro al Ministero dell’Interno.