andrebbe reintrodotta anche in Italia

Meloni, la richiesta di Avs: “Intervenga per impedire la pena di morte a Luigi Mangione”

Attraverso un’interrogazione parlamentare al governo, Alleanza Verdi e Sinistra italiana chiede al premier di impedire la pena di morte per Luigi Mangione

mercoledì 16 aprile 2025condividi

Meloni, la richiesta di Avs: "Intervenga per impedire la pena di morte a Luigi Mangione"

2′ di lettura

La sinistra le prova tutte per gettare fango sulla visita di Giorgia Meloni a Donald Trump. Nonostante il premier abbia ottenuto il “bene placet” europeo, Alleanza Verdi e Sinistra italiana non demorde. L’ultima trovata? Una richiesta. Appellandosi al fatto che “è italo-americano”, Marco Grimaldi chiede che il premier “intervenga” affinché eviti la pena di morte per Luigi Mangione. “Il dipartimento di giustizia Usa ha annunciato che chiederà la pena di morte per Luigi Mangione, il ventiseienne italo-americano accusato dell’omicidio di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, la più grande compagnia di assicurazioni sanitarie Usa. Vogliamo sapere dal governo italiano se non ritenga doveroso intervenire affinché sia evitata a Mangione la pena di morte”. La richiesta arriva attraverso un’interrogazione parlamentare al governo. 

Per Avs “Mangione ha la doppia cittadinanza americana e italiana e nel nostro ordinamento la pena di morte è stata abolita in Italia dalla Costituzione del 1948, che non la ammette in nessun caso. In casi simili verificatisi in passato, il Governo del nostro Paese e singolarmente il Ministro della giustizia, sono sempre intervenuti, nelle sedi opportune, al fine di scongiurare, anche in caso di condanna, l’esecuzione della pena di morte nei confronti di cittadini italiani”. 

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E ancora, ripercorrendo quanto accaduto: “Per quanto le accuse siano gravi e pesanti, stiamo parlando di un omicidio premeditato, e non vogliamo certo entrare nel merito di un procedimento giudiziario di un altro Paese, ma poiché l’amministrazione Trump ha interrotto la moratoria sulla pena di morte, nel caso Mangione che è anche cittadino italiano e in cui l’imputato è accusato di aver ucciso il top manager della più grande assicurazione Usa e su cui appunto pende la richiesta della pena capitale chiediamo che a margine del colloquio della presidente Meloni, l’Italia si attivi con le autorità Usa per evitare la pena capitale. Come è già accaduto in passato si evitino ulteriori atti così barbari”. Un tentativo, quello del partito di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, per oscurare la reale motivazione del viaggio della leader di Fratelli d’Italia: la nuova politica dei dazi americani e una riconciliazione tra Trump e la commissione Ue. 

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Uk, la sentenza: “Trans non vanno definite donne”. Vittoria delle femministe di J.K. Rowling

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16 aprile 2025

La Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che ai fini della legge britannica sulle pari opportunità la definizione di “donna” riguarderà solamente le persone nate biologicamente femmine. Il giudice Patrick Hodge ha dichiarato che cinque giudici della corte hanno stabilito all’unanimità che “i termini ‘donna’ e ‘sesso’ nella legge sulle pari opportunità si riferiscono a una donna biologica”. La sentenza significa che una persona transgender con un certificato che la riconosce come femmina non potrà essere considerata una donna ai fini delle leggi sulle pari opportunità. La corte ha però precisato che la sua sentenza “non toglie protezione alle persone trans”, che sono “protette dalla discriminazione sulla base del cambiamento di sesso”. Il caso deriva da una legge del 2018 approvata dal Parlamento scozzese che stabilisce che dovrebbe esserci una rappresentanza femminile del 50% nei consigli di amministrazione degli enti pubblici scozzesi. Tale legge includeva le donne transgender nella sua definizione di ‘donne’.

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Women Scotland (FWS), un gruppo per i diritti delle donne di cui fa parte anche la scrittrice J.K. Rowling, ha accolto con favore la sentenza. “La nostra posizione è che il sesso, che si sia uomo o donna, è determinato dal concepimento in utero, ancor prima della nascita, dal proprio corpo”, ha detto Aidan O’Neill, avvocato del FWS, “è un’espressione della propria realtà corporea. È uno stato biologico immutabile”. Rowling ha più volte sostenuto che i diritti delle donne trans non dovrebbero andare a scapito di coloro che sono nate biologicamente femmine. Amnesty International ha invece affermato che escludere le persone transgender dalle tutele contro la discriminazione sessuale è in conflitto con le leggi sui diritti umani.

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Rocco Casalino, la rivelazione su Di Maio: “Fu colpa mia”

Il braccio destro di Giuseppe Conte dalla Latella: come andò veramente la notte del “abbiamo abolito la povertà”

mercoledì 16 aprile 2025condividi

Rocco Casalino, la rivelazione su Di Maio: "Fu colpa mia"

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Lo slogan che, qualche anno dopo, ha seppellito Luigi Di Maio, “è colpa mia”. A rivelarlo è Rocco Casalino, l’ex potentissimo portavoce del Movimento 5 Stelle ai tempi del governo gialloverde, poi passato direttamente a fianco del premier Giuseppe Conte, fino a diventare l’eminenza grigia del grillismo.

Da ex concorrente del primo, storico Grande Fratello, fino a Palazzo Chigi: una favola italiana che Casalino racconta a Maria Latella, ospite del suo programma A casa di Maria Latella martedì sera su Rai 3. 

Il riferimento di Casalino è all’ormai mitologico “abbiamo abolito la povertà“, la frase pronunciata da Di Maio, ai tempi vicepremier e ministro del Welfare e del Lavoro nel Conte 1, la notte in cui il CdM approvò il reddito di cittadinanza. Una “fanfaronata”, con il senno di poi, ma certamente efficace dal punto di vista mediatico. 

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“C’era una persona che si occupa di economia a Chigi che mi disse ‘guarda, ma così, con questa norma, avete abolito la povertà!’ – ricorda Casalino -. Se a un uomo di comunicazione dai uno slogan così… È chiaro che ho avuto un corto circuito e ho detto ‘ma, davvero, cioè… è una frase pazzesca, no?'”. E così l’ha suggerita a Di Maio, riconoscendo che sì, “è stata colpa mia“. Forse pure con una punta di orgoglio.

Nell’intervista c’è spazio anche per una dolorosa rivelazione personale: il rapporto con il padre. “Ho timore di non essere in grado di essere un buon padre”, ammette di fatto ricordando l’esempio negativo ricevuto. “Al capezzale di tuo padre, che sei andato a trovare quando stava morendo, hai pensato: ‘muori‘”, gli ricorda la Latella. “Si parla molto di violenza sulle donne, ma va messo un accento anche a tutta la violenza che subiscono i figli che vivono quella violenza in casa, no? Era un po’ un segnale a voler dire a tutti gli uomini violenti che un giorno pagherete un prezzo – commenta Rocco -. Molto spesso guardo i film e ogni volta rimango sorpreso di come viene poco rappresentata la vera violenza che subiscono alcune donne, perché non è mai lo schiaffo, è una violenza che si avvicina molto all’omicidio, estrema, forte! Quindi posso capire il ragazzo che poi reagisce… Io ero molto piccolo. Sicuramente avevo la frustrazione di non riuscire a difendere mia madre, però se quella violenza io l’avessi vissuta a 20 anni, sicuramente una reazione l’avrei avuta”.

BRUTTOGIUDA…..

terni

Pensioni, buco da 6,6 miliardi nell’Inps

Gli stralci dei debiti previdenziali hanno creato un fabbisogno che lo Stato dovrà pagare

Gian Maria De Francesco 16 Aprile 2025 – 05:00

Pensioni, buco da 6,6 miliardi nell'Inps

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L’operazione, secondo quanto stimato dal Civ, comporterà un impatto negativo sul rendiconto generale 2024 dell’Inps per un valore di 13,7 miliardi, ma «non avrà ripercussioni sul patrimonio», in quanto le perdite saranno interamente coperte dal Fondo di svalutazione dei crediti. La delibera, però, mette in evidenza anche le conseguenze a lungo termine di questa pulizia di bilancio, in particolare sulle gestioni dei lavoratori dipendenti. La copertura del saldo e stralcio, infatti, avrà un effetto concreto sul fabbisogno finanziario dell’ente. L’Inps dovrà sostenere ulteriori oneri futuri per 6,6 miliardi di euro legati all’automatismo delle prestazioni per i lavoratori dipendenti. Ai contributi delle prestazioni pensionistiche (ancorché non versati) corrispondono, infatti, assegni in essere o posizioni previdenziali il cui montante è carente di quanto non corrisposto. Per gli autonomi i contributi non versati non danno diritto a prestazioni, e quindi l’eliminazione dei relativi crediti non produce effetti per l’istituo presieduto da Gabriele Fava. Per i dipendenti, invece, la mancata contribuzione da parte dell’azienda non interrompe il diritto alle prestazioni, generando un debito implicito.

Ecco perché il Civ ha chiesto al governo di «prevedere interventi compensativi a carico dello Stato». In particolare, secondo l’organismo, il ministero dell’Economia dovrebbe tener conto di questo ammanco in cui saranno determinati i trasferimenti dallo Stato all’Inps nelle prossime leggi di Bilancio. In pratica, si tratterebbe di «spalmare» le risorse con un piano pluriennale. Sei miliardi in un orizzonte più che decennale dovrebbero determinare un impatto modesto considerato che nel solo 2023 il Tesoro ha trasferito all’Inps la bellezza di 164 miliardi di euro. Sono fondi impiegati per coprire gli ammanchi delle gestioni in perdita ma soprattutto per finanziare prestazioni sociali di fondamentale importanza come l’assegno unico.

Resta un interrogativo. Cosa ha prodotto la maxisvalutazione? Dei 16,4 miliardi di euro cancellati, ben 15,4 miliardi derivano da tre specifici provvedimenti. Nel dettaglio 9,9 miliardi sono ascrivibili allo stralcio dei crediti fino a 1.000 euro maturati tra il 2000 e il 2015, previsto dalla legge di Bilancio 2023, mentre altri 5,4 miliardi provengono dallo stralcio dei crediti fino a 5.000 euro relativi al decennio 2000-2010 inseriti nel decreto Sostegni del marzo 2021. Infine, 400 milioni attengono allo stralcio dei crediti fino a 1.000 euro maturati tra il 2000 e il 2010, previsto dal decreto collegato alla manovra 2019.

CERVELLI SPAPPOLATI

La farsa della sinistra sulle felpe della Polizia, Cerno smaschera i “nuovi fascisti rossi”

14 aprile 2025

La sinistra che vive solo di Hitler e Mussolini, ossia non di proposta politica ma di opposizione alle dittature che non esistono più, cavalca una nuova battaglia immaginaria in vista del 25 aprile. È quella per alcune felpe indossate da agenti di polizia durante la manifestazione ProPal che riporterebbero simboli nazisti. La realtà dei fatti, neanche a dirlo, è un’altra e la spiega in questo video il direttore Tommaso Cerno.

tra pena e schifo

È già business 25 aprile. La sinistra ci ruba la festa e i partigiani si dividono

Tre giorni di celebrazioni monocolore nella Capitale Esclusi tutti gli intellettuali di destra, Spazio solo ai dem

Marco Zonetti 15 aprile 2025

Per l’ottantesimo anniversario della Liberazione che cade il prossimo 25 aprile, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio hanno fatto le cose in grande organizzando una Festa della Resistenza di tre giorni, realizzata con il coordinamento del programma di Silvia Barbagallo e con il contributo scientifico della storica Michela Ponzani. «Coinvolgiamo la città – ha illustrato Gualtieri a margine della conferenza stampa in Campidoglio – in una grande festa popolare, democratica, che ricordi con il linguaggio di tante arti e della cultura quegli eventi: la liberazione, la sconfitta del nazifascismo, la rinascita del Paese con la Costituzione e la democrazia, ma anche i lutti e gli orrori che quelle ideologie sciagurate hanno determinato. Sono i valori fondamentali su cui si regge la nostra vita civile, sono patrimonio comune della Repubblica che noi dobbiamo costantemente alimentare».

Un immane dispiego di mezzi per tre giornate di commemorazioni, dal 25 al 27 aprile, costellate di oltre ottanta eventi nel cuore dei luoghi simbolici del quartiere San Lorenzo, con protagonisti vari nomi noti di professionisti dell’antifascismo quali Ponzani per l’appunto, animatrice di vari momenti della rassegna, Corrado Augias, Emiliano Fittipaldi, Francesco Cancellato, Gianrico Carofiglio, Erri De Luca, Massimo Giannini, Francesca Mannocchi, Andrea Pennacchi, Andrea Scanzi, solo per citarne alcuni. Una sorta di La7 trasportata in città e impegnata in una panoplia d’incontri – sul Manifesto di Ventotene, per esempio – e in performance teatrali, cinematografiche e collettive di Bella Ciao, reading, lectiones, orazioni (di Augias), presentazioni di libri, maratone di letture antifasciste e così via. Il tutto per celebrare la Resistenza, la lotta partigiana, la liberazione dell’Italia, finanche con una suggestiva «pastasciuttata antifascista» (sic!). Senza contare un esercito di giovani «strilloni» che, muniti di pettorina del Comune di Roma, distribuiranno gratuitamente ai passanti le riproduzioni dei giornali usciti il 26 aprile 1945.

Una tre giorni che appare, almeno sulla carta, monocolore e del tutto spostata a sinistra, così come del resto la conferenza stampa che ha visto intervenire soltanto esponenti dem. Un’occasione di riflessione senz’altro importante, ma dalla quale risultano esclusi intellettuali di destra quali Giordano Bruno Guerri, Pietrangelo Buttafuoco o Marcello Veneziani, solo per fare alcuni nomi, ma anche insigni storici come Franco Cardini, che avrebbero potuto offrire una visione più ampia del 25 aprile. Data che, ancora una volta, risulta «proprietà» di una sola parte politica.

non sono migranti SONO DELINQUENTI CLANDESTINI

Albania, rivolta nel centro: i migranti rompono tutto. E la sinistra si indigna per le fascette…

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Quelli raggiunti da decreti di espulsione non sono migranti qualsiasi in cerca di lavoro e opportunità. Come ricordato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sono tutti accusati o condannati per gravi reati come tentato omicidio, violenza sessuale, lesioni aggravate, pornografia minorile, rissa, furto, rapina, atti osceni in prossimità di minori, porto d’armi, detenzione di sostanze stupefacenti, adescamento di minorenni… Da qui l’uso delle fascette che servono anche a tutelare le forze dell’ordine.