qui invece solo i parassiti fancazzisti del reddito rimpiangono il marchese del grullo

Giuseppe Conte, l’affondo di Sara Kelany: “All’estero nessuno ti rimpiange”

lunedì 5 maggio 2025condividi

Giuseppe Conte, l'affondo di Sara Kelany: "All'estero nessuno ti rimpiange"

2′ di lettura

“Dopo la stampa francese, anche quella tedesca ha dovuto riconoscere gli straordinari meriti del Governo Meloni. Sono passati oltre due anni dal suono della campanella a Palazzo Chigi e i gufi che invocavano il governo tecnico di lì a poche settimane oggi sono senza pastura. Nessuna sorpresa nel leggere che il Die Welt titola ‘Meloni ha smentito tutti coloro che avevano previsto il suo inevitabile fallimento’. Solo la sinistra nostrana è rimasta sorpresa. Giorgia Meloni è autorevole in Europa e nel mondo, forte del consenso politico e popolare. Sulla lotta all’immigrazione clandestina, così osteggiata in casa nostra, il quotidiano tedesco plaude l’azione di governo, riconoscendo che il numero di ingressi irregolari è diminuito del 58% nel 2024. Mentre l’Europa arranca, l’Italia riemerge”, ha spiegato Fabio Rampelli in una nota.

E ancora: “L’economia italiana è cresciuta dello 0,7% nel 2023 e nel 2024, l’occupazione ha raggiunto il 63% mentre la disoccupazione è scesa dal 7,1 al 6,2%. L’Italia, sottolinea Die Welt, è l’unico Paese del G7 a realizzare un surplus primario di bilancio e il nostro debito, finalmente stabilizzato, scenderà sotto la fatidica soglia del 3%. Il quotidiano tedesco riconosce anche il merito diplomatico del nostro Presidente: Giorgia Meloni è riuscita a realizzare un’importante svolta diplomatica, volta a posizionare l’Italia come ponte tra le democrazie liberali e illiberali in Europa, tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti e tra l’Europa e l’Africa. Ormai soltanto la squadra capitanata da Schlein e Conte, insieme alla stampa di editori ‘impuri’, non riesce o non vuole vedere la realtà. L’Italia è centrale nello scacchiere globale“. 

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Giorgia Meloni, la tedesca Welt la celebra: la sinistra in tilt

Dopo la Bild, un altro importante giornale tedesco tesse le lodi di Giorgia Meloni. Su Die Welt, è il saggista ed…

falsi e disonesti nel dna

La Cgil attacca Delmastro: “Esclusi dal confronto”. Ma non è vero

La Cgil denuncia di essere stata esclusa dal confronto con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro che oggi ha visitato due istituti penitenziari di Padova

Francesco Curridori 5 Maggio 2025 – 19:49

La Cgil attacca Delmastro: "Esclusi dal confronto". Ma non è vero

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Polemiche da parte della Cgil per una presunta esclusione dalla visita che il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha effettuato questa mattina alla Casa Reclusione e alla Casa Circondariale di Padova dove ha incontrato anche i sindacati di categoria.

“La nostra esclusione dimostra, innanzitutto, l’arroganza di un governo che non vuole ascoltare e non accetta il confronto con le minoranze e, secondariamente, che noi della Cgil diamo fastidio. Riteniamo che il comportamento del sottosegretario sia vergognoso, proprio perché il suo non ascoltare chi tutti i giorni rimane a stretto contatto con il personale che lavora all’interno del carcere sia molto significativo e limitativo”, si legge in una nota in cui si sostiene che l’esclusione della Cgil sia “dovuta al fatto che non siamo tra i firmatari di un contratto che consideriamo penalizzante per la Polizia Penitenziaria“.

Nella nota, uscira prima della visita del sottosegretatario ai due istituti penitenziati, la Cgil aveva attaccato l’esponente di governo profetizzando: “Sicuramente questa mattina l’on. Delmastro andrà a sbandierare quello che ha fatto, parlando alla pancia delle persone, assicurando l’assunzione di molte unità di Polizia Penitenziaria, ma dimenticandosi che tante altre unità andranno in quiescenza, per cui la situazione non cambierà”.

E ancora: “Certamente si vanterà dell’istituzione di gruppi di pronto intervento, tralasciando il fatto che però non stiano fermando le aggressioni al personale e altri eventi critici, producendo al contrario effetti negativi negli Istituti di provenienza poiché per la loro istituzione viene sottratto personale per formarli”.

La Cgil aveva criticato l’uso dei droni che verrà dato in dotazione alla Polizia Penitenziaria: “Strumento sicuramente utile, peccato però che non sempre negli Istituti sia garantita la sentinella perché non c’è personale sufficiente a coprire i posti di servizio, situazione questa imputabile al gran numero di traduzioni di detenuti e nella concessione dei diritti minimi al personale”. Sulle condizioni del contratto, invece, vaticinava: “E, ovviamente, l’on. Delmastro non affermerà mai che il contratto sottoscritto e rinnovato con le altre Organizzazioni Sindacali. di categoria non difende gli stipendi dall’inflazione, perché è successo che con la sottoscrizione di quel contratto si sia cancellato, di fatto, il principio fondamentale per cui un contratto nazionale deve innanzitutto difendere gli stipendi dall’inflazione. Una condizione lasciata sulle spalle dei poliziotti penitenziari che, da qui ai prossimi anni, dovranno fare i conti ogni giorno con quanto potranno spendere per mangiare, mandare i figli a scuola o per pagarsi le cure e medicine”.

E conclude: “L’obiettivo del Governo resta quello di migliorare concretamente le condizioni di lavoro del personale penitenziario e affrontare, con serietà e responsabilità, le criticità strutturali delle nostre carceri. Non con proclami ideologici.”

come vuote canne al vento

Referendum, la figuraccia del Pd: quando Napolitano invitava al non voto

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05 maggio 2025

Ad aprire lo scontro tra maggioranza e opposizione sui referendum dell’8 e 9 maggio è il dossier informativo inviato ai parlamentari di FdI dal partito di via della Scrofa. ‘Referendum, scegliamo l’astensione’, è il titolo inequivocabile che sintetizza la posizione espressa dai vertici del partito della premier Giorgia Meloni. Che in giornata trova la sponda del vicepremier Antonio Tajani. L’appello del leader di Forza Italia è netto: “Non condividiamo la proposta referendaria quindi invitiamo all’astensione”. Dove per astensione il segretario di FI intende “non andare a votare”. Un astensionismo, quello caldeggiato dal partito azzurro, che Tajani definisce “politico”. “Se uno pensa che il referendum non sia giusto, – spiega – è giusto che non raggiunga il quorum, è illiberale chi vuole obbligare la gente ad andare a votare”.

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SUA MAESTà

Ha ricordato un pessimo altarino di Mattarella durante un’intervista a questo giornale, ma il giorno dopo scopre che hanno evitato di scriverlo: la denuncia sulla censura del professor Canfora

Marzo 18, 2025

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Eh già, chi era Ministro della difesa, quando l’ ha bombardato i Serbi in Jugoslavia? Lo storico Luciano Canfora e la balla che l’Europa non ha mai fatto guerre dimenticando l’indecente bombardamento di civili avvenuto oltre 20 anni fa nella ex Jugoslavia. Lo ha ricordato durante un’intervista, ma le sue parole sono scomparse (VIDEO)

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Mattarella che organizzò i bombardamenti NATO su Belgrado non è credibile quando parla di pace

di Francesco Petrone per Il faro di Roma

Saper leggere la cronaca quando diventa storia. Talvolta mi capita di ascoltare il presidente Mattarella che con fare curiale parla contro la guerra senza credere in ciò che dice. Pura retorica perché un presidente deve dire solo luoghi comuni privi di senso.

Poi mi ricordo il Mattarella ex democristiano che crollato il regime della prima Repubblica si butta a Sinistra come usava dire Totò, usando i DS come scialuppa di salvataggio. Poi lo vedo ministro della Difesa del governo D’Alema che organizza la guerra più vigliacca che l’Italia abbia fatto per ordine degli USA e senza il permesso ONU. Lo ricordo pianificare i bombardamenti sulla Serbia partecipando alla distruzione del piccolo paese, ultimo Stato ancora socialista d’Europa, in cui morirono molti civili innocenti.

In tale guerra i nostri alleati americani distrussero anche il palazzo dell”Ambasciata cinese uccidendone tutto il personale per dare un severo monito al Paese che si era detto contrario a quell’aggressione.

Completarono il lavoro con l’ arresto di Milosevic, le stesse forze occulte che avevano lavorato in modo clandestino per provocare la guerra civile in Jugoslavia e per togliere di mezzo un paese europeo leader dei non allineati.

Inoltre attraverso la Jugoslavia doveva passare il famoso corridoio 10 un potente asse autostradale e ferroviario, un oleodotto e un gasdotto che dalla Russia avrebbe dovuto collegare e rifornire vari paesi europei. Una via della seta russa. Con la distruzione della Jugoslavia tutto fu vanificato. Il sud Stream fece la stessa fine per ordine di Bruxelles prona alla NATO, i lavori furono bloccati in Bulgaria. Il nord Stream sappiamo che fine fece. Precedentemente era stato ucciso Olaf Palme che progettava il neutralismo attivo, una forma di distensione con l’URSS.

Kurt Waldheim, ex segretario ONU, che aveva permesso passasse una mozione di condanna di Israele, fu linciato con l’isolamento totale dell’Austria dai paesi occidentali. Craxi, che aveva sfidato gli USA a Sigonella ed era amico del mondo arabo, fu defenestrato con un golpe giudiziario con tutta la classe dirigente italiana, complice la Sinistra. Berlusconi, amico di Putin e di Gheddafi fu dimissionato con un golpe finanziario dopo la guerra di Libia. Pedina dopo pedina, tassello dopo tassello, gli strateghi oltreoceano stavano preparando la grande frattura fra Europa e Russia.

Forse lo stesso Ceausescu coi suoi proficui contatti con la Jugoslavia, l’Albania, la Grecia, poteva essere di disturbo e fu eliminato, unico a differenza di tutti gli altri leader dei paesi comunisti più ortodossi. Mi sa che fin da allora il destino dell’Ucraina era già segnato a causa della sua posizione geografica (Dalla Ucraina passava tutto il gas che dalla Russia arrivava in Europa). Anche un’altra fascia di paesi di confine come Georgia, Ossezia, Cecenia, Moldavia furono interessati dalle tensioni. Il tentato golpe in Turchia contro Erdogan rientrava nel grande gioco. Come del resto l’Afghanistan.

le capre sono meno ignoranti

Clienti cacciati perché israeliani. È bufera su una taverna di Napoli

Un gruppo di turisti israeliani in vacanza a Napoli è stato allontanato da un locale per la sua provenienza: sui social piovono critiche ma c’è chi difende la posizione dell’oste

Francesca Galici 3 Maggio 2025 – 20:15

Clienti cacciati perché israeliani. È bufera su una taverna di Napoli

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“Qui gli israeliani non sono i benvenuti”. È questa la sintesi di quanto sarebbe accaduto in una taverna di Napoli. In un video diffuso nei social, diventato virale in breve tempo, si vede uno scambio in inglese tra una donna, che lavora nel locale, e una cliente, che ha girato il video e della quale si sente la voce fuori campo. A spiegare il contesto è la persona che ha postato il filmato rendendo pubblica la denuncia: “Come voi ben sapete, tutti gli italiani sono fascisti, razzisti e nostalgici. No? Avete ragione. E allora perché tutti gli israeliani dovrebbero esserlo? Miei conoscenti, attivisti di sinistra, sono stati attaccati verbalmente e cacciati da un ristorante oggi a Napoli solo perché israeliani”.

Nello scontro verbale si sente l’oste rinfacciare ai clienti i morti di Gaza e parlare di sionisti. La donna la cui voce è fuori campo, invece, accusa l’altra di supportare i terroristi. Uno scontro in mezzo agli altri avventori prima che i clienti israeliani lasciassero il locale. Dai social, la taverna ha rivendicato la propria decisione: “Questo il risultato della nostra presa di posizione come Spazio Libero dall’apartheid israeliano che condanna il genocidio palestinese. Accuse di antisemitismo e di razzismo nonché review bombing sulla nostra pagina. Grazie alle tante persone che ci stanno offrendo solidarietà ma l’unica solidarietà va offerta al popolo palestinese”. Il commento del locale nasce dopo una recensione negativa di una persona terza su quanto visto nel video: “Circola un video terrificante in cui quella che si presume essere la proprietaria caccia dal locale dei turisti che hanno la ‘colpa’ di essere israeliani! Come se i napoletani fossero tutti camorristi. Questo è lo stesso orrore antisemita di epoca fascista e definirlo antisionista non cambia la sostanza. Vergogna”.

Il locale ha ricevuto diversi messaggi di solidarietà, oltre a tantissime critiche, e la proprietaria nel rigraziare ha proseguito nel difendere la propria posizione, ribadendo che dal suo punto di vista “c’è un genocidio in atto come dicono le organizzazioni umanitarie internazionali. Questa è una triste verità. Ciascun essere umano deve prendere posizione. Noi l’abbiamo fatto; chi non lo fa è complice. Potete accusarci di antisemitismo ma siete in cattiva fede e la giusta causa che sosteniamo lo dimostra”.

Inutile riportare i commenti di quanti hanno espresso una forte critica nei loro confronti, ma c’è chi parla di campagna diffamatoria a fronte della rivendicazione del locale del suo gesto: “Vergognosa campagna diffamatoria da parte dei ‘soliti’ si0n1st1 infastiditi dalla posizione di solidarietà con la Palestina che il locale esprime da sempre ed ancor più in questi ultimi 15 mesi. La Taverna non è un ‘ristorante’ ma un posto solidale

il comico capisce meno di nulla

Guerra in Ucraina, l’accusa dalla Russia: “Tregua rifiutata, pronti a spazzarli via in un giorno”

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Le celebrazioni del 9 maggio per il Giorno della Vittoria e la proposta russa di un cessate il fuoco hanno acceso un duro confronto tra Mosca e Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di non poter garantire la sicurezza dei leader stranieri che parteciperanno alla parata a Mosca, scatenando la reazione del Cremlino, che ha parlato di “provocazioni” e “minacce dirette”. Nel frattempo, l’Ucraina piange la morte dell’attore teatrale Maksym Kovtun, ucciso in prima linea. A darne notizia è stato il Teatro accademico giovanile di Dnipro, di cui Kovtun era membro prima di arruolarsi nelle Forze armate.

“Trump non vuole tregua di tre giorni”. Ucraina, il retroscena della Casa Bianca

“Non possiamo essere ritenuti responsabili di ciò che accade sul territorio della Federazione Russa. Tocca a Mosca garantire la sicurezza, non offriremo alcuna garanzia”, ha affermato Zelensky in riferimento ai leader stranieri attesi a Mosca per la parata. Il presidente ucraino ha anche respinto la proposta del presidente russo Vladimir Putin di una tregua simbolica dal 7 al 9 maggio, definendola “un gesto teatrale” volto a dare l’illusione che la Russia stia emergendo dall’isolamento internazionale. Zelensky ha quindi rilanciato la proposta di una tregua di almeno 30 giorni, e ha colto l’occasione per tornare sul recente incontro in Vaticano con l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump: “È stato uno dei migliori incontri avuti con il tycoon. Ora Trump vede le cose un po’ diversamente”.

Droni e Ucraina, dall’Europa 900 milioni per l’industria della difesa