SKIFERENDUM

Elly Schlein e Landini, il suicidio perfetto sul referendum

Lontano dal centrodestra e senza serie chances di competere per la vittoria. Ecco perché la sinistra (tutta) è allo sbando

di Daniele Capezzonelunedì 12 maggio 2025condividi

Elly Schlein e Landini, il suicidio perfetto sul referendum

3′ di lettura

È venuto il momento di ammetterlo con una punta di spirito cavalleresco: dalle nostre parti, siamo a volte eccessivamente severi nei confronti di Elly Schlein, alla quale (pur nel quadro di evidenti fragilità politiche, forse non emendabili) andrebbero per lo meno riconosciuti due meriti tutt’altro che banali. Primo: la sua presenza alla guida dell’opposizione rappresenta una robusta polizza d’assicurazione sulla vita e sulla salute del governo. Secondo: le sue interviste ci rendono istantaneamente più giovani, perché ci fanno tornare al clima delle assemblee scolastiche, quelle in cui il preside era invariabilmente cattivo e il ministro dell’Istruzione cattivissimo. Elly è così, il suo mondo meraviglioso è colorato a tinte pastello, i buoni sono buonissimi e i cattivi cattivissimi. Com’è la Meloni? Cattiva. Com’è Salvini? Anche più cattivo. E Trump? Cattivissimo. E Ignazio La Russa sui referendum? Più cattivo ancora. Capite bene che non c’è spazio per un minimo di articolazione del pensiero, per uno straccio di manovra politica, per una strategia di medio periodo da attuare nel breve con un grano di sapienza tattica. No, tutto si riduce a un’invettiva adolescenziale, a una rivendicazione di bontà (propria) e nequizia (altrui), senza che si affaccino mai quelle entità sconosciute chiamate responsabilità -pragmatismo -realismo.

Ecco, non è davvero nostro compito dare consigli alla sinistra italiana, che sa benissimo sbagliare da sola, e senza alcun bisogno di apporti o consulenze esterne. E tuttavia, se dovessimo dare un suggerimento sincero e disinteressato allo schieramento progressista, consiglieremmo di non concentrarsi sulle dichiarazioni relative ai referendum del Presidente del Senato, ma proprio sull’oggetto delle cinque richieste referendarie e sul probabilissimo esito catastrofico della consultazione dell’8-9 giugno prossimi. Se le cose andranno come si immagina, la partecipazione si attesterà sopra il 30% ma ben difficilmente vicino al 40%: un chiaro naufragio politico, una certificazione della condizione minoritaria di questa sinistra nel paese.

3072x2029

Elly Schlein, Conte boccia la dem premier: “Hanno dubbi pure nel Pd”

Fumata nera per Elly Schlein. La non notizia è che il Movimento Cinque Stelle precisa che Giuseppe Conte non avre…

OPPOSIZIONE MINORITARA
Ma non finisce qui, perché in politica può fisiologicamente capitare di essere in un certo momento minoritari, eppure portatori fecondi di istanze di cambiamento, di semi destinati a produrre fiori e frutti più avanti. E invece no: qui il risultato sarebbe drammaticamente minoritario, e per di più inchioderebbe la sinistra a una linea estrema sulla cittadinanza (un po’ come andare contromano in autostrada rispetto al sentimento dei cittadini) e a una linea di irrigidimento anti-impresa (e in ultima analisi anche anti-lavoratori) del mercato del lavoro. Il risultato politico sarà cioè di desertificare a sinistra tutto ciò che sia distante o anche semplicemente diverso dal binomio Landini-Schlein. E i cosiddetti “riformisti” del Pd? Sembrano ridotti a malinconici “panda” da destinare ad apposite riserve (5 seggi alla Camera e 5 al Senato la prossima volta, più o meno quello che il Pci assegnava agli “indipendenti di sinistra”). Al massimo (ma questo resta ancora da vedere) una funzione riformista potrebbe essere legittimamente riconosciuta a Matteo Renzi, dentro la coalizione ma fuori dal Pd, a significare un’avvenuta mutazione genetica del partito del 2013-2014.

VASI COMUNICANTI INUTILI
E loro- i riformisti del Pd- nemmeno combattono, nemmeno difendono a testa alta le loro leggi ora sottoposte alla mannaia referendaria di Elly & Maurizio. Sussurrano (ma siamo allo ius murmurandi riconosciuto ai dissidenti, nulla di più) la loro “libertà di coscienza”. La realtà è che hanno già interiorizzato una sconfitta culturale che pare non transitoria. Elettoralmente, non a caso, la somma di Pd e Cinquestelle, da quasi due anni, non supera nei sondaggi quota 34-36%: possono esserci travasi interni, nella logica dei vasi comunicanti, ma nessun significativo allargamento ad altre aree di consenso. Sommando i piccoli si può arrivare a un 40-42% complessivo. Lontano dal centrodestra e senza serie chances di competere per la vittoria. Ne vale la pena? Contenti loro…

il muro del pianto

Interni

I “martiri preventivi” del referendum se la prendono con la Rai

Preoccupati dal flop alle urne, politici e artisti di sinistra danno già la colpa alla “disinformazione”

Domenico Di Sanzo 13 Maggio 2025 – 05:00

I "martiri preventivi" del referendum se la prendono con la Rai

Ascolta ora

Le accuse alla Rai, gli appelli dei personaggi dello spettacolo, gli attacchi contro Antonio Tajani e Ignazio La Russa. L’opposizione, in vista del prevedibile flop referendario dei quesiti su lavoro e cittadinanza, mette le mani avanti e inscena una sorta di auto flagellazione preventiva. Un’analisi della sconfitta, ancor prima che il rovescio si materializzi nelle urne. Ma, mentre da sinistra alzano il tiro, è Matteo Renzi a rendere plastiche le divisioni del fronte progressista. «I riformisti che sono dentro il Pd potrebbero avere un sussulto ma, li capisco, temono che Elly Schlein li faccia fuori dalle liste, capisco anche Elly che non ha i suoi dentro il Parlamento pur avendo il partito», punge l’ex rottamatore, intervistato da La Stampa. La segretaria, infatti, è in prima linea per l’abolizione del Jobs Act di Renzi ma i riformisti sono critici.

Tra divisioni, quorum chimera e polemiche, l’opposizione attacca la Rai. Il soccorso catodico arriva dalla comica Geppi Cucciari. «Schierarci ci rende vivi, sui social abbiamo le idee chiarissime su qualsiasi argomento. Poi però ci asteniamo quando si tratta di cose importanti», ha detto in un monologo ad Amici. E ancora, senza nominare il servizio pubblico: «Naturalmente parlo in generale, non è certo che ci siano dei referendum imminenti di cui non parla nessuno». Schierati, con video e post sui social, anche altri personaggi dello spettacolo e della tv. A invitare al voto in prima linea c’è l’attore Alessandro Gassmann, con il figlio cantante Leo. Hanno aderito alla campagna anche Neri Marcorè e lo storico Alessandro Barbero.

Il tutto mentre continua il polverone sugli esponenti del centrodestra che si sono espressi per l’astensione. «C’è una maggioranza che fino a qui non si è capito che cosa vuole, l’unica cosa certa è che hanno paura che i cittadini vadano a votare. Questo è il senso di democrazia anche delle nostre alte istituzioni», insiste Conte. Per Angelo Bonelli «la destra boicotta la democrazia».

Nel mirino il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha invitato a non andare a votare. Con lui il presidente del Senato Ignazio La Russa che, dopo aver detto di sostenere il non voto, è stato travolto dagli attacchi.

annulleranno ancora ?

Cerno: “Simion favorevole a Putin? Il governo Letta della Romania sfasciato al primo turno”

Sullo stesso argomento:

La sinistra fa pagare agli italiani le sue primarie con il referendum. Mentre il Papa è già proiettato al futuro

Asei mesi dal caos e dalle polemiche seguite all’annullamento della consultazione nella quale si era affermato a sorpresa Calin Georgescu, la destra è tornata a trionfare alle elezioni presidenziali. Il leader dell’Alleanza per l’Unità dei Romeni (Aur), George Simion, è volato al 40,5% delle preferenze e ha innescato così il mal di pancia della sinistra. Se ne è discusso stasera, lunedì 12 maggio, a Quarta Repubblica. Il direttore de Il Tempo, Tommaso Cerno, ha voluto fare chiarezza e rispondere a chi, vedendo trionfare Simion, ha subito gridato al fascismo. “Solo chi non sa niente di Romania può pensare che Simion sia favorevole a Putin”, ha scandito dal centro dello studio. 

La sinistra fa pagare agli italiani le sue primarie con il referendum. Mentre il Papa è già proiettato al futuro

Video su questo argomento

La sinistra fa pagare agli italiani le sue primarie con il referendum. Mentre il Papa è già proiettato al futuro

Quanto accade in Romania, in realtà, “è molto semplice”. “Al ballottaggio ci sono due partiti di destra. Perché? Perché i socialdemocratici e i liberali, cioè il governo Letta della Romania, si è sfasciato al primo turno. Hanno fatto un governo voluto da Ursula von der Leyen con la scusa di spendere bene i soldi, hanno aumentato gli stipendi pubblici, hanno assunto gente, hanno mandato la Romania fuori dai binari e la gente non ne può più”, ha spiegato Cerno. La conseguenza è che, “nell’Europa di Ursula I, dei Macron, degli Scholz, che ci ripetono che sono tutti fascisti, che sono tutti cattivi, che hanno ragione sempre loro e il Green Deal”, a vincere sono “gli altri”. 

Cerno su Papa Leone XIV: Good Morning Vaticano

Cerno su Papa Leone XIV: Good Morning Vaticano

L’esempio è presto fatto. “In Italia ha vinto la Meloni, in America ha vinto Trump, la Le Pen la devono tirare via con le indagini”. In Romania, dunque, “sta succedendo semplicemente questo: i socialdemocratici liberali, che nei sondaggi erano dati vincenti, una specie di governo Draghi, sono stati cacciati due volte dai romeni a casa. Tutto il resto, Putin, le indagini, sono le cose che dicono quando bisogna che vinca sempre lo stesso”, ha fatto notare il direttore de Il Tempo. Trump, per le teorie sostenute dalla sinistra, dovrebbe ora “essere in galera”. E invece, ha chiosato Cerno, “mi pare che sia alla Casa Bianca”. 

altra volpe che sfrutta il Papa

Musulmani alla conquista della Lombardia. Il caso di Paderno Dugnano

Le associazioni islamiche comprano spazi con fondi sconosciuti. Nell’hinterland negozi vuoti che diventano luoghi di ritrovo. La sindaca dem di Paderno Dugnano: «Bisogna costruire ponti»

Giulia Sorrentino 12 maggio 2025

Il tentativo di islamizzazione non si ferma. L’ennesimo episodio riguarda Paderno Dugnano, comune di circa 50.000 abitanti in provincia di Milano, dove è stato ceduto il tempio dei Testimoni di Geova in via Filippo Meda a un’associazione islamica. E già solo la capienza dovrebbe far allarmare: circa 1000 persone per turno di preghiera. Il tutto sotto lo sguardo vigile e consapevole dell’amministrazione comunale a guida Pd. 

Si tratta della stessa associazione che aveva pregato per anni in modo abusivo in un seminterrato situato al Villaggio Ambrosiano, in via Derna. Luogo da cui, nonostante lamentele e segnalazioni da parte dei cittadini, non sono stati mandati via fino al 2023, esattamente un anno prima delle elezioni comunali. Ma la chiusura non è avvenuta subito per motivi di sicurezza e tutela del territorio: in un primo momento per problemi edilizi, dopo per esercizio abusivo dell’attività di culto.

La medesima associazione per diverso tempo ha poi cercato un’altra sede ma, finché non ne hanno trovata una che fosse già adibita a luogo di culto, non erano riusciti a spostarsi. Non siamo però davanti a un caso isolato: c’è la volontà da parte della comunità islamica di impossessarsi di Paderno Dugnano, snodo nevralgico in quanto vicino a Milano, Monza e a tutti i raccordi autostradali. Raggiungerla, per gli islamici dell’hinterland milanese, sarebbe così estremamente agevole, ed è per questo che la scelta del luogo è estremamente strategica. Paderno non è stata scelta casualmente, ma è da lì che, come anche nel resto d’Italia, vogliono che prenda piede una capillare diffusione dei diktat islamici. Negli ultimi anni hanno già monopolizzato un quartiere chiave, quello del Villaggio Ambrosiano, dove oggi circa il 70% delle case e attività è composta prevalentemente da egiziani. Ma è ancora più clamoroso se ci accorgiamo che negli ultimi mesi, soprattutto nelle zone centralissime del comune, stanno cominciando a proliferare attività commerciali gestite solo ed esclusivamente da stranieri, aperte 24 su 24, 7 giorni su 7, diventati per loro luoghi di ritrovo piuttosto che di lavoro. Per non parlare dell’apertura di diversi barber shop a una distanza minima l’uno dall’altro, le cui aperture sono state corredate da fuochi d’artificio e feste in grande stile. Luoghi che, però, risultano scarsamente frequentati. 

Il grande timore dei cittadini è che Paderno stia diventando, sotto la guida della sinistra, un luogo in cui gli italiani avranno sempre meno spazio, anche perché ciò che sta avvenendo è oggettivo e incontrovertibile. Tra le conseguenze dell’islamizzazione vediamo un oratorio che non viene più frequentato, bambini cattolici che stanno scomparendo in favore degli islamici, la maggior parte delle donne vanno in giro con il velo e ci sono istituti scolastici, come la scuola primaria Eugenio Curiel, che ha una frequenza ben oltre il 50% di stranieri. Stesso complesso in cui ci sono una scuola dell’Infanzia e una primaria. «Non mi meraviglia che la sinistra sia entusiasta dell’apertura di una moschea. Per loro è vitale cercare di attirare il voto islamico, piegandosi a qualsiasi richiesta o pretesa delle comunità musulmane. Per noi invece è imperativo cercare di contrastare l’islamizzazione del Paese. In mancanza di un’intesa tra Stato e comunità islamiche e senza chiarezza sui fondi, su chi predica, su chi frequenta questi luoghi a nostro avviso nulla dovrebbe essere autorizzato», ci dice l’eurodeputata leghista Silvia Sardone. 

Eppure, per la sinistra tutto ciò sembra non rappresentare un problema, soprattutto sentendo le parole pronunciate dal sindaco Anna Varisco: «Quello che ci interessa è costruire ponti, come ha ricordato Papa Leone XIV nel suo primo discorso, e promuovere l’integrazione nella legalità e nel rispetto reciproco. La nostra comunità ha bisogno di tessere un dialogo costruttivo con tutti, per il benessere della città». Il problema che sembra sfuggire loro, però, è che per sbandierare il concetto di inclusione sono proprio i cittadini italiani a sentirsi estromessi, a non riconoscersi più nel loro territorio, ad avere paura. Oggi è Paderno, ma il meccanismo di radicalizzazione ha una mappatura ben più ampia e un disegno purtroppo molto chiaro e altrettanto definito.

dilagano ignoranza e stupidità

Politica, l’ultima moda: tutti teologi

di Alessandro Gonzatodomenica 11 maggio 2025condividi

Politica, l'ultima moda: tutti teologi

3′ di lettura

Che spasso, compagni. A sinistra ora sono tutti teologi. Lo studioso più attento a interpretare la Chiesa e il papato di Prevost è Giuseppe Conte da Volturara Appula, che invero era già uno storico, e fa niente se da premier ha confuso l’armistizio dell’8 settembre col 25 aprile e da secondo leader dell’opposizione ha affermato che «nel 2026 a Bologna c’è stato l’attentato a Matteotti». Certo, a Bologna. E sì, Matteotti morirà l’anno prossimo, prepariamoci a condannare il pelatone. Un paio d’anni fa al Senato l’ex premier aveva scambiato Matteotti per Andreotti, dunque è in miglioramento. Sennonché Conte è pure geografo: «Vi sfido»- ha detto così nel 2018 ai giornalisti – «a trovare un altro Paese europeo che ha ricevuto 688mila persone». Risposta dei giornalisti: «La Germania». Conte ha ribattuto: «Sì, ma non con gli sbarchi…». I famigerati sbarchi di massa a Monaco e Stoccarda, affacciate sul mar di Svizzera.

Conte è in continuità con Di Maio: per Giggino la Russia era un Paese del Mediterraneo (chissà se lo è ancora) e il presidente cinese Xi Jinping era “Mister Ping”. Conte invece era “Giuseppi”, ma era stato Trump a chiamarlo così – il suo vec chio idolo – ed è stato sempre Donald in queste ore, involontariamente, a fare di Conte, dicevamo, perfino un teologo. Eccolo il leader dei 5Stelle che sulla Stampa ci spiega il pontificato di Leone XIV: «Sarà un Papa scomodo, come Bergoglio. Farà sfigurare gli eccessi di Trump. Prevost avrà un grosso impatto politico: sulla pace e la diplomazia si misurerà il ruolo della Chiesa nel mondo».

3072x2048

Conte si attacca al Papa per attaccare Trump

Ormai siamo alla disperazione. Giuseppe Conte si attacca al Papa per portare qualche decimale nei sondaggi al M5s ma a s…

Conte, laurea in testi sacri conseguita sul sito dei 5Stelle, chiarisce che «il profilo di Leone XIV sembra confermare la vocazione universalistica e pluricentrica della Chiesa, la sua capacità di interpretare i segni dei tempi cogliendo le istanze delle tante periferie in cui si annidano miseria, sofferenza e angoscia». Sottolinea, il Conte, che Prevost vuole «costruire ponti», ci sono «gli eccessi di Trump» da contrastare, e se lo dice chi da premier ha firmato i “decreti sicurezza” anti-migranti disconosciuti appena fatto l’accordo col Pd – oplà, la mia poltrona resta qua – beh, sono parole che pesano.

Conte è devoto di Padre Pio e adesso lo scopriamo esperto di Sant’Agostino, che «non offre un pensiero prêt-à-porter». La Stampa chiede a Conte: «Sta dicendo di riscoprire le radici cristiane?». «Mi accontenterei della fine dell’ipocrisia dei nostri governanti». I governanti attuali, si capisce. A sinistra c’è poi la teologa Rosy Bindi la quale sul Manifesto interpreta la volontà dello Spirito Santo: «Dal conclave è arrivato un chiaro segnale, oggi l’Occidente per il mondo è più un problema che una risorsa, perché sta smarrendo se stesso, i suoi valori, e questo dipende in larga parte da chi guida gli Stati Uniti». E ancora, la dem Bindi: «La scelta del nome “Leone” indica una continuità con Francesco, credo che con lui le porte della Chiesa resteranno aperte per i più fragili, non solo poveri e migranti».

3072x2029

Elly Schlein, Conte boccia la dem premier: “Hanno dubbi pure nel Pd”

Fumata nera per Elly Schlein. La non notizia è che il Movimento Cinque Stelle precisa che Giuseppe Conte non avre…

INFINITA INVOLUZIONE

“Dagli intellettuali agli influencer, ora hanno solo i comici”. L’attacco di Giuli alla sinistra

Il ministro della Cultura risponde per le rime agli attacchi sferrati dall’attore Elio Germano dal palco dei David di Donatello: “Minoranza rumorosa che si impadronisce perfino del Quirinale per cianciare in solitudine”.

Lorenzo Grossi 10 Maggio 2025 – 14:49