Ormai i giornali parlano quasi solo del caso di Garlasco. E la giustizia italiana continua a combinarne una dopo l’altra. Una giustizia a dir poco vergognosa. Purtroppo non sono sicuro che andrà a finire bene: così come hanno condannato un innocente diversi anni fa, ne potrebbero condannare altri con estrema facilità
DOPO AVER VERIFICATO LA SITUAZIONE DEGLI ASSASSINI DI RAMELLI ( V. PANORAMA) LA MIA FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA CHE ERA VICINA ALLO ZERO E’ SCESA MOLTO PIU’ SOTTO !!
Milano, fugge dalla Polizia e si schianta: morto 21enne di origine libica, parenti in rivolta
Il 21enne di origine libica, vedendo la Polizia, è fuggito andandosi a schiantare contro un semaforo. I parenti, alla notizia della sua morte, hanno dato in escandescenze
Insulti alla seconda carica dello Stato sul palco della Cgil nel silenzio del segretario generale, Maurizio Landini, quello della “rivolta sociale”. È successo a Roma, a piazza Vittorio, dove il sindacato ha svolto una maratona oratoria contro l’astensionismo sui referendum dell’8 e 9 maggio. Sul palco sale Adelmo Cervi, figlio di Verina Castagnetti e Aldo Cervi, il terzo dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti a Reggio Emilia il 28 dicembre del 1943. “Di un basta**o come La Russa non ho bisogno di parlare – ha detto Cervi, definito “amico della Cgil” – La cosa vergognosa è che un basta**o del genere sia la seconda carica dello Stato e che abbiamo chi ci governa che gira ancora con la fiamma tricolore appiccicata al vestito”, afferma all’indirizzo del presidente del Denato che, legittimamente, ha promosso il non voto ai referendum promossi dalla sinistra per fare in modo che non raggiungano il quorum. “Uniamoci tutti quanti – ha concluso Cervi – a portare avanti questa battaglia”, perché “la tappa più importante che avremo dopo è quella di fare in modo di unirsi con tutta la sinistra e i democratici per mandare a casa questo governo di destra. O siamo capaci di rimandarli nelle fogne da dove sono usciti o avremo sempre un prezzo pesante da pagare”.
“Quanto accaduto sul palco della Cgil, convocato per la campagna referendaria, non può passare sotto silenzio. Abbiamo il massimo rispetto personale per Adelmo Cervi per le terribili vicende di cui suo padre e sei suoi zii sono stati vittime. Nondimeno, dare del ‘basta**o’ al presidente del Senato Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, non pare onorare il cognome che porta. In questo modo si alimenta un clima che non fa bene all’Italia e corre il rischio di fomentare violenza. Spero che il segretario generale della Cgil Landini trovi il giusto modo per prendere le distanze”, dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. “L’insulto volgare rivolto a Ignazio La Russa dal palco della CGIL non è solo indegno – dichiara Andrea Delmastro delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia e Sottosegretario alla Giustizia. – ma rappresenta il sintomo di un clima avvelenato che certa sinistra continua ad alimentare scientemente: un odio politico che, dalla propaganda, si riversa ormai sistematicamente nelle piazze italiane. Conosco bene la solidità e il senso delle istituzioni che contraddistinguono il Presidente del Senato: non sarà certo scalfito da chi urla per delegittimare, ma trovo inaccettabile che nessuno, primo tra tutti Landini, abbia sentito il dovere di dissociarsi. Dal canto nostro, come Fratelli d’Italia continueremo a stare dalla parte delle Istituzioni che rappresentano a testa alta la Nazione”.
Pd, il vizietto della sinistra: tifare contro l’Italia
Smentito il quartetto Schlein-Conte-Fratoianni-Bonelli: Giorgia Meloni ha fatto da mediatrice tra Usa e Ue. Altro che Italia isolata
di Daniele Capezzonelunedì 19 maggio 2025condividi
3′ di lettura
E ora come la mettiamo? Il quartetto tragico Schlein-Conte-Fratoianni-Bonelli, che l’altro giorno aveva sparacchiato a vanvera contro «l’Italia isolata» dove andrà a nascondersi – adesso – dopo il vertice di ieri a Roma tra Giorgia Meloni, il vicepresidente Usa J.D. Vance e la Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen? Se volessimo maramaldeggiare, ci sarebbe ampia materia per farlo, suggerendo ai quattro fenomeni dell’opposizione di trovare riparo – per non farsi vedere – nei campi, magari dietro qualche animale a pelo lungo (consigliatissime le pecore merinos: mansuete, pazienti e soprattutto lanosissime, utili a nascondere anche il progressista più imbarazzato). Ma smettiamo subito di scherzare. Il governo italiano ha oggettivamente segnato ieri un buon punto, coerente con gli sforzi di tutti questi mesi: accorciare – anziché allargare – la distanza tra le due sponde dell’Atlantico. Lo ha esplicitamente riconosciuto J.D. Vance, assumendo come obiettivo lodevole e positivo ciò su cui – fino a poche ore prima – si erano sganasciati dal ridere i campioncini della nostra sinistra: «Una delle cose che Giorgia Meloni si è offerta di fare, e naturalmente il presidente Trump ed io siamo felici di accettare, è quella di costruire ponti tra Europa e Stati Uniti». Immaginatevi i fegati spappolati di chi ridacchiava sul possibile ruolo di un’Italia “pontiera”.
Vanno inoltre rimarcate almeno due cose tutt’altro che marginali. La prima: proprio un governo, quello di Roma, che (ed è un merito) non è affatto annoverabile tra gli eurolirici più sdolcinati, ha favorito un rapporto – che resta complicato – tra Usa e Ue. Quindi, mentre gli europeisti più retorici (Emmanuel Macron in testa) non tengono in alcun conto gli organismi formali dell’Unione, per paradosso a ricordarsene è stata proprio l’”eretica” Meloni. Una bella lezione. La seconda: i problemi rimangono, e Vance l’ha onestamente ammesso («abbiamo disaccordi, come capita tra amici»), così come von der Leyen. Ma è molto meglio negoziare – anche sui dazi – anziché far volteggiare nell’aria parole come «vendetta» e «bazooka», com’è scioccamente accaduto nelle scorse settimane da parte di Bruxelles. Restano le dita incrociate sul tema delicatissimo dell’Ucraina, in attesa del possibile contatto di oggi tra Trump e Putin. Speriamo di capirne di più tra qualche ora. Ma ieri è stata una giornata tutt’altro che negativa anche su questo fronte, con un buon dialogo preliminare – sempre a Roma – tra Vance e Zelensky. Da ultimo, una speranza (forse ingenua) che riguarda tutti, a partire dall’opposizione. È evidente che stiamo assistendo – sulla scena mondiale – a un grande ritorno delle nazioni.
Piaccia o no, la crisi delle organizzazioni sovranazionali è sotto i nostri occhi, e sono invece le istituzioni nazionali a tornare protagoniste: da queste parti, consideriamo la cosa con realismo e senza alcun pessimismo, anzi. Ma – comunque la si pensi – se sono le nazioni a tornare in prima fila, vale la pena per la sinistra politica e mediatica tifare sistematicamente contro l’Italia per pura ostilità politica verso l’attuale governo di centrodestra? Per carità, ci mancherebbe: il compito di un’opposizione è – per definizione – quello di opporsi, mica di lanciare petali di rosa all’indirizzo del governo. Ma non sarebbe saggio trovare una misura ragionevole? Non sarebbe serio distinguere i temi più domestici (su cui litigare) e quelli di interesse comune (su cui cercare invece un minimo di convergenza)? Ci limitiamo a chiederlo. Del resto si sa: domandare è lecito, rispondere è cortesia.
Terzo mandato, il governo impugna la legge trentina: la Lega vota contro. Fugatti: atto pesante
19 maggio 2025
Il governo impugna legge trentina sui mandati, con voto contrario della Lega. Il Consiglio dei ministri da poco concluso a Palazzo Chigi, secondo quanto si apprende, ha deliberato di impugnare alla Corte costituzionale la legge della Provincia autonoma di Trento sul terzo mandato. La delibera è arrivata dopo un confronto tra i ministri nel corso della riunione, e con il voto contrario della Lega.
“Lo riteniamo un atto istituzionale molto pensate contro le prerogative dell’autonomia trentina – è il commento del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti – con una chiara valenza politica. Le autonomie speciali, come la Corte costituzionale ha anche detto tra le righe nella sentenza della Campania, hanno potere legislativo oltreché esclusivo su questa materia. Questo lo riteniamo un atto contro il Trentino, contro l’autonomia del Trentino e nei prossimi giorni valuteremo il da farsi”.
La legge trentina, impugnata dal Consiglio dei ministri, è stata approvata il 9 aprile dal Consiglio provinciale del Trentino Alto Adige. Presentato dal capogruppo della Lega Mirko Bisesti, il testo, passato con 19 si’ e 16 voti contrari, modifica la legge elettorale provinciale del 2003 e si compone di un unico articolo, che introduce la possibilità per il presidente della Provincia di svolgere un terzo mandato. Grazie alla sua approvazione, il leghista Maurizio Fugatti potrebbe, nel 2028, ricandidarsi per la terza volta consecutiva alla presidenza della Provincia autonoma, possibilità vietata dalla legge nazionale che, nel 2004, ha introdotto il limite di due mandati consecutivi per i governatori.
L’approvazione della legge trentina ha provocato una spaccatura interna alla maggioranza e all’interno del gruppo locale di Fratelli d’Italia. Due consiglieri FdI, Francesca Gerosa e Daniele Biada, hanno infatti votato contro la legge; gli altri due, Carlo Daldoss e Christian Girardi, si sono pronunciati a favore, in contrasto alle indicazioni del partito. Daldoss e Girardi hanno poi lasciato il partito. La decisione del Consiglio provinciale di Trento è stata presa nello stesso giorno in cui la Corte costituzionale ha ritenuto incostituzionale la legge della Campania che avrebbe consentito al presidente della Regione Vincenzo De Luca, del Partito Democratico, di candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Era stato il Consiglio dei ministri a impugnare di fronte alla Corte la legge regionale della Campania, che era stata approvata lo scorso novembre con l’intento di permettere la terza candidatura di De Luca nel 2025, nonostante la legge ne preveda al massimo due consecutivi. Ora la Consulta dovrà pronunciarsi anche sul caso del Trentino-Alto Adige, che è a statuto speciale e, a differenza di quelle a statuto ordinario come la Campania, gode di diverse forme di autonomia su come può governarsi.
SIAMO TUTTI UGUALI , BIANCHI, NERI, VERDI, GIALLI, BLU E A POIS MA ALCUNI SONO PIU’ UGUALI DEGLI ALTRI E POSSONO FARE CIO’ CHE VOGLIONO ?
Imusulmani vogliono prendersi l’Italia e lo dicono loro stessi senza alcun timore, sapendo che con l’appoggio di una certa sinistra problemi più di tanto non potranno averne. Ma i cittadini hanno paura, ed è proprio la trasmissione Mediaset Fuori dal Coro condotta da Mario Giordano che aveva realizzato un servizio sulla moschea abusiva di Via Padova a Milano: «Io abito sopra la moschea, mi hanno già minacciato di morte due volte, perché quando ti affacci al balcone e guardi loro non vogliono. Qui non si sa mai chi entra e chi esce», dice ai loro microfoni una donna che per timore vuole rimanere nell’anonimato, intercettata proprio poco prima del Ramadan.
Nello stesso servizio la giornalista riesce a entrare nel luogo di culto e un uomo le dice: «Gli ebrei, e c’è scritto nel Corano, noi li cacciamo via. I musulmani sono tantissimi, conquisteranno il mondo? Sì e la prima cosa sarà l’Italia, perché è vicinissima all’islam». Solo chi finge di non voler vedere può negare questa realtà. Una realtà che sta generando timore tra la popolazione, visto l’elevato numero di reati commessi dai musulmani sul nostro territorio. Sembra di assistere a un incubo, tra volontà di costruire nuove moschee, bambini che vengono condotti nei luoghi di culto dell’Islam e tentativi di indottrinamento. E a sottolinearlo è l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint: «Di fronte a imam sempre più radicalizzati e a un’Europa incapace di reagire, paralizzata da un malinteso multiculturalismo e dal pensiero unico, il progetto è chiaro: prendere più spazi possibili all’interno della nostra società. Lo fanno, con una chiara fame di occupazione, in vari modi: con le nascite, con moschee irregolari mascherate da associazioni, senza alcun rispetto per le nostre leggi».
Eppure, non è solo Milano. Di recente abbiamo raccontato il caso di Paderno Dugnano, comune di circa 50.000 abitanti in provincia di Milano, dove il tempio dei Testimoni di Geova in via Filippo Meda è stato venduto a un’associazione islamica, «La Casa della cultura Musulmana». Ed era stato proprio il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini a ricordare che «fino a quando la religione islamica non avrà firmato l’accordo con la Repubblica italiana, come le altre religioni che si sono impegnate a rispettare le nostre leggi, noi non dobbiamo lasciare loro neanche mezzo metro quadro di spazio».
Sì, perché è sotto il nome dell’integrazione che si commettono le peggiori nefandezze. Giustamente ci battiamo per riconoscere la parità dei diritti tra uomo e donna, per un’equità sotto ogni punto di vista, e poi sosteniamo una religione che considera il sesso femminile alla stregua di un accessorio pronto all’uso quando necessario? Una religione che non esclude la poligamia? Che impone alle donne di coprirsi quasi integralmente per non suscitare interesse sessuale in altri uomini?
A denunciare un altro episodio avvenuto sul territorio lombardo, esattamente a Crema, è il deputato della Lega e capogruppo in commissione Cultura, Scienza e Istruzione Rossano Sasso per chiedere di far luce sul caso della scuola primaria di Santa Maria, dove un imam ha tenuto una lezione sull’Islam: «Nelle prossime ore presenterò una interrogazione urgente al Ministro Valditara. L’ennesimo episodio, dopo quello della scuola di Pioltello chiusa per Ramadan e dell’istituto di Treviso in cui, durante una gita, alcuni bimbi sono stati fatti inginocchiare in una moschea. La deriva progressista in atto nelle scuole, voluta da sindaci e insegnanti di sinistra, cancella i nostri simboli, le nostre tradizioni, il nostro credo e consente a chi professa una religione carica di odio e di disprezzo verso gli “infedeli” di iniziare ad attuare la “sottomissione”, partendo proprio dalla scuola».
Tra video realizzati con l’IA in cui si immagina una Milano tra 25 anni completamente occupata dai musulmani e italiani terrorizzati, la sinistra rimane in silenzio, e porge il fianco a tutti tranne che agli italiani dimenticando la differenza sostanziale tra accoglienza e sottomissione.