tutto chiaro
i buffoni ue credono che tutti siano come loro
Trump: “Dazi al 50% all’Ue dall’1 giugno”. Crollano i mercati
Il presidente Usa annuncia dazi del 50% all’Ue dal primo giugno: “Le nostre discussioni non stanno andando da nessuna parte”
venerdì 23 maggio 2025condividi

1′ di lettura
Dazi al 50% sull’Unione Europea a partire dal primo giugno: lo ha annunciato il presidente americano Donald Trump sul suo social Truth. “È molto difficile avere a che fare con l’Unione Europea, formata con l’obiettivo di approfittarsi degli Stati Uniti sul commercio”, ha dichiarato il capo della Casa Bianca, sottolineando che le “nostre discussioni” con l’Ue “non stanno andando da nessuna parte”. L’avvertimento del tycoon ha mandato le Borse europee al tappeto: il Cac 40 di Parigi cede il 2,67%, il Dax di Francoforte il 2,14% e l’Aex di Amsterdam l’1,81%. In deciso rosso anche l’Ibex 35 di Madrid che perde il 2,37% mentre Milano cede il 3%. Se la cava meglio il Ftse 100 di Londra, che cede l’1,11%.
Dopo aver annunciato dazi del 20-23% a inizio aprile e la successiva pausa di 90 giorni per favorire i negoziati, il tycoon adesso sembra deciso a procedere. E questo ha provocato una tempesta sui mercati anche negli Usa stessi: a un’ora e mezza dall’inizio della seduta i futures sul Dow Jones perdono l’1,22%, quelli sull’S&P 500 calano dell’1,28% e i futures sul Nasdaq calano dell’1,52%. Le azioni Apple crollano del 3,41% nell’afterhour sul Nasdaq. Sempre Trump, infatti, ha minacciato dazi al 25% sugli iPhone se il gruppo informatico non ne sposterà la produzione negli Stati Uniti.
che pena….
Garlasco è un caso politico
La tortuosa vicenda giudiziaria nata intorno al delitto fotografa la situazione in cui versa la nostra giustizia. E spiega la necessità di una profonda riforma
di Mario Sechivenerdì 23 maggio 2025condividi

5′ di lettura
Il caso Garlasco non è solo un tragico fatto di cronaca, un’opaca vicenda processuale, è anche e soprattutto un caso politico. C’è chi in queste ore accusa i giornalisti di fare troppo rumore sulla vicenda, ma in realtà il frastuono proviene dall’assordante silenzio delle istituzioni, del Parlamento, su una storia sconvolgente non solo sul piano emotivo, perché se quello che succede a Garlasco viene proiettato nella vita di tutti i giorni vuol dire che il nostro sistema giudiziario è nei guai seri e l’idea stessa di giustizia vacilla. Quale fiducia potrà mai avere l’uomo della strada di fronte a un processo che viene smontato pezzo dopo pezzo da un’altra indagine condotta da un magistrato, Fabio Napoleone, di indubbia esperienza.
Quando Scotland Yard aveva un problema, bussava a casa di Sherlock Holmes per cercare il filo rosso della storia che la polizia di Londra non riusciva a trovare. Quel genio che sgorgava dalla penna di Arthur Conan Doyle, distillava scienza e coscienza, logica e fantasia, ma nella testa di Sherlock la congettura alla fine diventava un inesorabile incastro di prove al quale il colpevole non poteva sfuggire. A Garlasco c’è tutto tranne Sherlock Holmes. La prima indagine oggi si rivela come un mostruoso casino e il Parlamento dovrebbe interrogarsi con urgenza su come sia stato possibile e come porvi rimedio. Da vecchio cronista ho alzato il telefono e fatto quattro chiacchiere con un paio di investigatori e un procuratore, ne è venuto fuori un quadretto che provo a riassumere in poche righe.
1) «Casi come questo ce ne saranno sempre di più. Fanno le indagini, procedono all’arresto, poi si dimenticano che esiste il processo, cioè il luogo dove dovrebbe formarsi la prova, qui la prova non c’è, hanno condannato Stasi e ora addirittura salta fuori di tutto»;
2) «Nelle primissime fasi delle indagini il pm avrebbe dovuto accertarsi della bontà del lavoro della sua polizia giudiziaria, ma a giudicare dalla miriade di elementi vecchi e nuovi che stanno emergendo questo lavoro che avrebbe dovuto fare il procuratore alla guida delle indagini è stato completamente saltato»;
3) «Chiunque abbia un po’ di esperienza pone una sola domanda: perché quelle tracce, quelle testimonianze vengono fuori oggi e non furono individuate nella prima inchiesta? Seguivano forse una teoria, perché nelle indagini non si seguono teorie, si cercano gli elementi, le prove che poi formeranno eventualmente il quadro, cioè la storia del delitto di Chiara Poggi»;
4) «Fabio Napoleone è un magistrato molto serio e se si è posto la questione di riaprire il caso, ha avuto coraggio e grande rispetto per la deontologia del magistrato. Per lui sarebbe stato molto comodo lasciar stare, trovare una giustificazione stilistica, ma si è assunto la responsabilità di riaprire l’inchiesta su Garlasco perché evidentemente ci sono elementi solidi per riaccendere un caso che non era mai stato chiuso davvero»;
5) «La politica è sorprendentemente silenziosa per due ragioni: c’è chi pensa che criticare quello che è successo nel processo su Garlasco sia fare un favore alla destra e sostenere indirettamente le sue riforme (dunque non conviene parlarne); c’è chi ritiene invece a destra che questo potrebbe disturbare il percorso della riforma del ministro Nordio e dunque meglio tacere. Ma Garlasco è invece la prova che di una riforma profonda c’è bisogno e non riguarda soltanto la separazione delle carriere (un magistrato incapace resta incapace anche se “separato”), questa storia di cattiva giustizia rivela molto di più»;
6) «Il nocciolo incandescente del caso Garlasco riguarda non solo il processo, ma quello che è avvenuto prima, la fase decisiva delle indagini e il delicatissimo rapporto tra il procuratore che le guida e il nucleo di polizia giudiziaria che procede all’investigazione. Dire che qualcosa è andato storto è un eufemismo (ricordo che lasciarono il gatto girare in casa, tra le macchie di sangue, mentre perfino le più elementari operazioni venivano completamente dimenticate, come quelle di prendere le impronte digitali di Chiara Poggi), qui è completamente mancato un rapporto equilibrato tra il procuratore e gli agenti che indagavano e le ipotesi sono solo due: o il procuratore dipendeva totalmente dalla polizia giudiziaria, o la polizia giudiziaria era teleguidata dal procuratore, oppure c’è un terzo caso, nessuno guidava nessuno e il risultato è stato il caos sulla scena del delitto. Cioè la prima causa del fallimento del processo»;
7) «La riforma della giustizia è una cosa concreta avrebbe dovuto prendere il caso Garlasco come un esempio da portare agli occhi dei cittadini per rafforzare l’idea di una riforma che serve a tutti. I politici parlano dei massimi sistemi, di una astratta separazione delle carriere, ma dimenticano il punto chiave che è prima di tutto l’indipendenza del pm dalla polizia giudiziaria, perché molti colleghi pensano di dirigere le indagini ma invece ne sono semplicemente diretti, così i pm perdono lucidità e quindi anche autonomia. La polizia giudiziaria e il pm sono organi distinti che devono lavorare bene insieme, ma nessuno ne parla, sono tutti concentrati sulla magistratura e perdono di vista il lavoro dei nuclei di polizia giudiziaria. Come vengono formati, selezionati, valutati i principali collaboratori di chi guida le indagini. Sono coloro che materialmente dispongono pedinamenti, intercettazioni, controllano le comunicazioni, fanno i primi colloqui con i sospettati in occasioni diverse, addirittura quando ancora l’indagine è solo un’ipotesi. Ebbene, il buco nero di Garlasco è tutto qui, nell’incompetenza (nel migliore dei casi) o nell’innamoramento di una teoria che poi si è rivelata debole nella fase del processo. Qui ci sono profili che interessano l’azione della politica, il lavoro dei parlamentati, il Consiglio superiore della magistratura. Parliamo del rispetto delle norme deontologiche, questioni disciplinari, avanzamenti di carriera. Alla politica tutto questo non interessa?»;
8) «La domanda è se c’è un errore che deriva dal processo o se il fiasco deriva alla cattiva conduzione delle indagini. In quest’ultimo caso saremmo di fronte a un rapporto perverso tra il pm e la polizia giudiziaria, mentre nel primo a un cattivo lavoro di preparazione nel dibattimento. È probabile che le cose stiano insieme».
Ho raccolto così gli appunti delle mie conversazioni cercando di dare un ordine nel caos di una storia incredibile, ma quel che mi è chiaro è che questa vicenda apre un nuovo capitolo nella storia giudiziaria di questo paese, per l’impatto che ha sull’opinione pubblica e la cattiva immagine che proietta sullo Stato. Solo la politica non ha ancora capito che dopo Garlasco nel pianeta giustizia niente potrà essere più come prima.
quando finti giudici applicano leggi che non esistono
Ciao Maschio, Sallusti: “Eravamo nel pieno scontro”: perché sono stato arrestato
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La libertà, per il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, “non è non aver padroni” ma “è amare ciò che fai”. Lo ha detto a Ciao Maschio, nel corso della puntata che andrà in onda domani, sabato 24 maggio. Silvio Berlusconi, ha raccontato il giornalista, “era il meno ingombrante di tutti, o meglio era talmente abile che io non mi sono mai sentito costretto, le sue telefonate iniziavano con un ‘direttore tu fai quello che vuoi però io ti dico che il mio punto di vista’.Lo faceva con tale abilità che per la verità nove e mezzo su dieci aveva ragione anche nel merito”.

“Mi hanno arrestato per omesso controllo”, ha spiegato il direttore de Il Giornale, “i direttori sono responsabili di tutto ciò che viene, anche della pubblicità, quindi c’era un articolo scritto da un collega querelato da un giudice. Siccome era la settima volta che io venivo condannato per omesso controllo, un giudice ha deciso che ero un delinquente abituale, quindi perdevo le attenuanti e dovevo essere arrestato per un anno e quattro mesi. In Italia non c’è nessuna legge che dice questo. Quando mi hanno arrestato, dandomi delinquente abituale perché era la settima volta, i direttori di altri giornali ne avevano ben di più di condanne per omesso controllo”.

Sallusti ha fatto chiarezza sulle cause dell’arresto: “Mi hanno arrestato perché dirigevo in quegli anni, nel 2010-2011, eravamo nel pieno scontro di guerra civile mediatica tra berlusconismo e antiberlusconismo. Io ero il direttore del giornale di Berlusconi e avevo le mie idee sulla magistratura. Sono sincero, la ferita vera non è stato l’arresto in sé, anche perché dopo 40 giorni il Presidente Napolitano mi ha graziato e dopo sei anni la Corte dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a risarcirmi per ingiusta detenzione. E’ la ferita di aver preso coscienza che in questo Paese purtroppo, è un caso limite, ma si può arrestare uno per le sue idee, non per i suoi reati”.
NON SOLO….
sentenze “ad cazzum” non creative
Sentenze creative che innescano un cortocircuito su gay e famiglia
Si scavalca il legislatore col rischio di sdoganare pure la gestazione per altri
Felice Manti 23 Maggio 2025 – 05:00
lapalissiano…
LO BOCCIANO QUELLI PIU’ GIOVANI, PIU’ INFLUENZABILI, MENO ACCULTURATI , MENO…..
Leone XIV, il sondaggio della Ghisleri: ecco chi lo boccia
Per il 51,9% degli intervistati il nuovo Pontefice sarà in continuità con Francesco. Ma i più giovani sono scettici. E c’è il grande dubbio sui rapporti con Trump
lunedì 19 maggio 2025condividi
Alessandra Ghisleri
2′ di lettura
Cosa si aspettano gli italiani da Papa Leone XIV? All’indomani della sua intronizzazione a San Pietro, su La Stampa esce un significativo sondaggio di Alessandra Ghisleri e Only Numbers sul Pontificato, letto tutto in chiave molto politica. E non senza sorprese.
Secondo il 51,9%, Papa Prevost sarà “in continuità con Francesco” mentre è interessante il dato sugli elettori della Lega, che “in controtendenza con tutti gli altri”, si posizionano “in maggioranza (46,7%) sull’attesa di un mandato di rottura rispetto all’operato del suo predecessore”.
Altro aspetto pesante, e non proprio secondario per il futuro della Chiesa: “tra i più giovani emerge una certa resistenza nell’indicare una preferenza tra un pontificato in continuità o in discontinuità con Papa Bergoglio – sottolinea Ghisleri -. Molti studi indicano che le nuove generazioni tendono ad avere un rapporto più personale, spirituale e meno dogmatico con la fede. Per loro ciò che conta principalmente è l’autenticità della persona più che la linea ideologica e risultano meno inclini a schierarsi con le categorie classiche interne alla gerarchia della Chiesa”. Per questo, è la sentenza della sondaggista, “tendono a cercare autenticità, coerenza e apertura piuttosto che continuità o rottura rispetto a un modello precedente”.

Blitz a San Pietro: “Votate sì”, ecco la farsa sul referendum
Secondo il 46,9% degli intervistati la scelta caduta sul cardinale americano è stata corretta (sebbene lo stesso Leone, ancora commosso, ha voluto definire la sua elezione “senza merito”) mentre “i più giovani del campione si dimostrano in pieno dissenso (56,1%)”, riflesso di una generazione “che osserva con sospetto a certe forme di potere e influenza”.
Il timore espresso da questa fetta di italiani sarebbe quello di un Papa americano espressione di una “colonizzazione culturale della Chiesa da parte di una potenza politica ed economica”. Non a caso, prosegue Ghisleri, “quasi il 60% dei ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni si dimostra diffidente sulla possibilità che la nazionalità americana potrà agevolare i rapporti internazionali con Donald Trump. Il timore quindi potrebbe essere quello che la spiritualità possa dimostrarsi subordinata alla geopolitica e che la Chiesa possa perdere la sua capacità di essere una voce autonoma, libera, profetica e globale”.
MAI PIU’ IL MIO VOTO !!
ORGASMI MULTIPLI
Il generale Vannacci spiana Ilaria Salis: “Guarda caso…”
di Claudio Brigliadorimercoledì 21 maggio 2025condividi

2′ di lettura
Metti Roberto Vannacci e Nicola Fratoianni l’uno davanti all’altro (a distanza) e hai buone possibilità di far schizzare gli ascolti. Lo sa Massimo Giletti, che a Lo stato delle cose, il talk che conduce su Rai 3 il lunedì sera, mette a segno il colpaccio: terzo posto “in classifica” dietro al concerto-evento de Il Volo su Canale 5 e la serie Gerri su Rai 1, 926mila spettatori e share de 5,80%, record assoluto per la trasmissione. Contribuisce e parecchio il generale, europarlamentare e fresco vicesegretario della Lega, che si rivolge direttamente al deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e lo travolge. «Voglio l’Europa delle nazioni che sono sovrane. La mia patria è l’Italia, sono pronto a morire per l’Italia ma non sono pronto a morire per Bruxelles e per gli interessi che non siano quelli italiani. L’esercito europeo che lei sogna non esiste, è uno slogan», è il saporito antipasto.
Si entra poi nel vivo della discussione sul tema di Remigration Summit, il convegno di chi si oppone alla immigrazione clandestina andato in scena sabato scorso a Gallarate. Fratoianni bolla i partecipanti come un’accolita di fascisti e xenofobi. Replica il generale: «Non mi risulta che lei sia un magistrato e non può giudicare la riunione. Se un gruppo di persone si vuole riunire pacificamente non esiste un argomento proibito, non esistono tematiche da cancellare. Torquemada è già morto, per fortuna. Quelli che sono i facinorosi, i violenti, sono i manifestanti che fanno capo alle vostre ideologie di sinistra che spaccano, che squassano, che rompono, che attaccano la polizia. La sinistra è violenta. A Gallarate non c’è stato nessun disordine. A Milano, contro i manifestanti che protestavano contro la riunione di Gallarate, è dovuta intervenire la polizia».

Roberto Vannacci smentisce la sinistra: “Mi sono fatto quattro conticini”
«Lei non mi può dire che queste cose non devono essere ammesse o sono vergognose, la discussione delle idee è sempre consentita, sempre- prosegue Vannacci a tambur battente -. Questa è libertà. Lei che promuove libertà, democrazia e inclusione di dimostra intollerante verso chi non la pensa come lei. E guarda caso avete dato il posto al Parlamento europeo a una signora indagata perché andata in Ungheria per aver spaccato la testa a una persona che non la pensava come lei. Una persona che ha commesso svariati reati, resistenza alla forza pubblica, occupazione abusiva». Si parla ovviamente di Ilaria Salis e Fratoianni, letteralmente ammutolito per diversi minuti, trova appena la forza di sospirare un Eccallà, mentre in studio scrosciano gli applausi.


