poveri dem-enti

Dl sicurezza, Cerno smaschera la sinistra che usa occupazioni, censura e violenti per fare politica

26 maggio 2025

Dobbiamo ringraziare la sinistra perché se non avevamo ben chiara la necessità del decreto sicurezza, ora è lampante. A partire dalla guerra alle occupazioni abusive e al racket che le utilizza per dominare i quartieri e portare l’anti-Stato in mezzo ai cittadini. Altro che la battaglia di Ilaria Salis che usa l’immunità per scappare dai processi e poi ci dice che le case dei ricchi vanno ai poveri in questa specie di Robin Hood inventato. Ci hanno detto anche che ci sarebbe un bavaglio, quando fino a prova contraria la censura la subisce chi si sente dare del fascista ogni pie’ sospinto. E ancora basti pensare che questo decreto, che contrasta la violenza pubblica, è stato contestato da finti pacifisti che hanno bastonato la polizia… Il commento del direttore Tommaso Cerno.

manca solo la giustizia ed il buonsenso di tacere

Garlasco, ora è rissa tra gli inquirenti: l’inchiesta come un reality

L’ex procuratore di Pavia, che archiviò Sempio, precisa che non seguì le indagini su Stasi. Per l’ex comandante del Ris “una nuova traccia può non voler dire nulla”. Il segreto istruttorio? Optional

di Claudia Osmettilunedì 26 maggio 2025condividi

4′ di lettura

Dichiarazioni. Precisazioni. Pareri, piegazioni, messe a punto, chiarimenti. Tutti legittimi, per carità: che è una sciocchezza, in democrazia, quella cosa delle sentenze che non si commentano, figuriamoci le inchieste. Però qui, i casi Garlasco, al plurale, nel senso che non c’è solo il faldone riaperto a carico di Andrea Sempio ma anche le archiviazioni che il commesso di Vigevano ha incamerato e l’indagine finita in giudicato per Alberto Stasi, sono un chiacchiericcio continuo. Arrivati a questo punto, tocca anzitutto fare autocritica perché il cancan mediatico che non martella su altro è alimentato (anche) dalla stampa ed è innegabile che l’omicidio di Chiara Poggi sia tornato a essere la notizia della settimana tra approfondimenti, speciali e interviste ai protagonisti. Noi giornalisti, tuttavia, una scusa ce l’abbiamo: vale quel che vale, ma è il nostro lavoro raccontare ciò che succede. Far scivolare la giustizia in un reality show, invece, con gli annunci urbi et orbi delle rogge dragate e delle perquisizioni alle sei del mattino, oppure con gli avvocati omnipresenti sui social network, è un tantinello differente.

Si critica tutto su Garlasco (compreso l’outfit dell’avvocata di Sempio in jeans e felpina), ma il punto lo centra il collega della difesa Massimo Lovati: «Dovrebbe esserci il segreto istruttorio nei procedimenti seri», dice, «e invece escono cose dappertutto e ne escono di ogni». Partiamo da questo. È uno schietto, Lovati, e ha ragione (anche se, tecnicamente è più corretta l’espressione “segreto investigativo” piuttosto che “segreto istruttorio”, ma il concetto non cambia).

Da quando il frullatore (mediatico) si è riacceso nella bassa lombarda, la procura di Pavia non ha rilasciato mezza affermazione, ma in un modo o nell’altro sono diventati pubblici particolari che non avrebbero dovuto (gli ultimi due: la fotografia della famosa impronta numero 33 e il contenuto degli altrettanto noti bigliettini scritti da Sempio e gettati nella spazzatura).

Garlasco, l’ex comandante del Ris ribalta tutto? “Cosa mi inquieta”

“Ciò che di questa vicenda (la riapertura del caso, ndr) mi inquieta è l’incapacità di a…

È che il silenzio, su Garlasco, proprio non riesce a calare. E se da una parte la questione è addirittura procedurale (ben fa Lovati a segnalarla), dall’altra c’è la carica di chi, tirato in ballo oppure ritornato in auge, magari a distanza di anni, prova a metterci un punto. Certezze pochine, discussioni infinite.

L’ex comandante dei carabinieri di Garlasco, per esempio, Franco Marchetto, la divisa l’ha attaccata al chiodo da tempo e, adesso, gestisce un bar in paese: «Torno in gioco per riabilitarmi», fa sapere, «la procura ha in mano molto e ci stupirà. Finora c’è stato un colpevole, non il colpevole (o i colpevoli) e quando si saprà la verità si scoprirà, si capirà anche il male che è stato fatto a me, da chi e il motivo». Si sfoga, Marchetto, e lancia il sasso nello stagno: «La vera domanda è il movente», sibillino quanto basta, «quando salterà fuori farà male a due famiglie».

Quando il maresciallo Marchetto prestava servizio nel pavese, a capo della procura cittadina c’era il magistrato Mario Venditti: altro nome ripescato dalle cronache nazionali, altro professionista che ha cambiato vita (è in pensione e presiede il casinò di Campione d’Italia), altro ex addetto ai lavori che interviene per invitare, tramite l’avvocato Domenico Aiello, chiunque tiri in ballo Garlasco ad «attenersi ai fatti nella loro oggettività e continenza» e a evitare «ulteriori narrazioni e ricostruzioni diffamatorie e lesive dei suoi decoro e patrimonio di onorabilità».

Garlasco, era tutto chiaro già ad agosto 2007

«Sono due le persone sospettate per l’omicidio di Chiara Poggi e la vittima conosceva bene entrambe». …

Venditti sottolinea che «non ha mai svolto la funzione di magistrato» nel processo per quel maledetto 13 agosto del 2007 (fatto verissimo: la pratica, allora, era stata gestita dalla procura di Vigevano, mentre lui era responsabile di quella di Pavia) e «non ha mai rappresentato la pubblica accusa nel processo» contro Stasi: della vicenda, infatti, si sono occupati diversi colleghi (oltre quaranta, tra giudicanti e requirenti), in particolare la pm Rosa Muscio, bresciana, 54enne, oggi un’apprezzatissima carriera al tribunale dei minori ma all’epoca, a soli 36 anni, alla sua prima esperienza dopo essere stata funzionario di polizia.

È corretto, Venditti (semmai), successivamente alla sentenza a sedici annidi Stasi, «è stato co-assegnatario di un fascicolo di indagine su Sempio», in relazione al quale ha disposto nuove indagini alla cui conclusione ha ritenuto di chiedere «l’archiviazione dell’ipotesi investigativa, attese l’inservibilità e l’infruttuosità della prova scientifica dedotta e valutati gli esiti» della nuova inchiesta. Era il 2017. Tre anni dopo i carabinieri di Milano hanno trasmesso un’informativa a Pavia in cui era stata evidenziata «una serie di anomalie nelle precedenti indagini»: «richiamando i motivi della precedente archiviazione e vista la carenza di riscontri oggettivi», anche in questo caso Venditti ha archiviato. Nessun mistero, quindi: semplice lavoro giuridico, tant’è che «ancora oggi la sentenza di condanna rimane cosa giudicata e dunque inamovibile, la recente iniziativa della procura di Pavia, del tutto legittima, ne dovrà in tenere conto».

Su Garlasco, infine, si sofferma Giampietro Lago che è stato il comandante per quindici anni dei Ris di Parma: non entra nel merito, Lago, ma aggiunge che «tutte le opportunità di difesa di Stasi sono state onorate» e che «la verità processuale ha permesso di stabilire che oltre ogni ragionevole dubbio era colpevole» e che «le nuove attività sono integrazioni, non cancellano tout court quanto avvenuto» e che «una traccia, biologica o d’altra natura, nell’economia di un’indagine può essere dirompente ma può anche non significare nulla». 

cercate di capirlo….

E’ UN DEM-ENTE !!

Castano Primo, ex sindaco del Pd non si alza durante l’inno: è polemica

domenica 25 maggio 2025condividi

1′ di lettura

Esplode la polemica a Castano Primo, in provincia di Milano. Qui l’ex sindaco Giuseppe Pignatiello, oggi consigliere comunale del Pd, non si alza come invece fanno gli altri consiglieri quando, in apertura di seduta, vengono suonate le note dell’inno Città di Castano. Un fatto che si ripete, stando a quanto riportato dal Giorno, a ogni seduta.

Da qui l’invito del sindaco Roberto Colombo al segretario comunale di annotare sul verbale della seduta che il consigliere non si è alzato al suono dell’inno. “Inizialmente – si legge – il segretario doveva annotare anche se tra il pubblico presente ci fosse qualcuno che non si alzava alle note dell’inno. Da qualche consiglio l’annotazione si limita ai consiglieri”. 

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La Zeller a Piazzapulita: “Il tricolore?”, anche Formigli incredulo

«Un gesto di prepotenza. L’ex sindaco mi stava proponendo, anzi imponendo di mettere la fascia tricolore&raq…

Per il primo cittadino “i consiglieri comunali hanno l’obbligo, non la facoltà, di alzarsi durante l’esecuzione dell’inno Città di Castano Primo in ogni evento ufficiale e nei consigli comunali. Lo abbiamo deciso col regolamento che ci siamo dati”. Ma Pignatiello, dal canto suo, non è dello stesso parere: “La scelta di alzarsi o meno durante l’ascolto di un inno, pur se carico di significato simbolico, appartiene alla sfera delle libertà individuali, garantite dalla Costituzione, in particolare dagli articoli 13 e 21, che tutelano la libertà personale e di manifestazione del pensiero. Continuerò a non alzarmi sino a quando non ci sarà un inno che non sia espressione di un gruppo ma dell’intera comunità, un inno scelto insieme, col coinvolgimento della città”. 

una goccia….

Albania, colpaccio del governo: “Rimpatriate 30 persone”

Alla faccia della sinistra, il governo ha rimpatriato dall’Albania trenta criminali. L’annuncio del ministro dell’Interno

domenica 25 maggio 2025condividi

Albania, colpaccio del governo: "Rimpatriate 30 persone"

2′ di lettura

“30 persone rimpatriate”. Matteo Piantedosi aggiorna sul piano-Albania per il rimpatrio dei migranti. “Siamo in sede di conversione del decreto legge che riguarda il Cpr dell’Albania. Al netto delle persone liberate dal trattenimento sono 30 le persone che siamo riusciti a rimpatriare. Questi sono i primi giorni ma intendiamo dare uno slancio per dare funzionalità”, commenta il ministro dell’Interno intervenendo al Festival dell’economia di Trento.

Parole che sono una lezione a giudici e sinistra: “E non corrisponde al vero che noi portiamo lì migranti che abbiano solo la colpa di versare in una condizione di irregolarità amministrativa, non è così. Abbiamo rimpatriato persone che uscivano da un percorso carcerario di diversi anni per reati gravi, anche di violenza carnale, pedopornografia e quant’altro. Quindi restringiamo in questi centri solo persone che hanno pericolosità sociale”. Come ricordato dal titolare del Viminale, “il centro assicurerà una funzionalità molto importante e siamo in attesa, nei prossimi mesi, della decisione della Corte di giustizia europea e delle regole europee sulla materia a giugno 2026 per poter utilizzare anche il resto della struttura”. 

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Dl Albania, schiaffo alle toghe: via libera dal Senato, ora è legge

Dopo la Camera anche il Senato ha dato il via libera al dl Albania. L’aula del Senato ha votato la questione di fidu…

D’altronde la linea italiana dei trasferimenti in paesi extraeuropei sembra aver convinto anche Bruxelles. “Sui migranti c’è un grande interesse in Europa rispetto a quello che sta facendo il governo italiano, a livello di metodo e operativo, governo che non ha mai sottratto soccorso a nessuno”, tiene a precisare Piantedosi. Il fronte che più preoccupa il governo è “soprattutto la parte Tripolitania, che sta avendo proprio in questi giorni fenomeni di instabilità che speriamo quanto prima si riconducano a normalità, è la nostra preoccupazione. La Libia, per noi, è un Paese di grande importanza, è un Paese su cui l’Italia si affaccia. La stabilità del quadro politico, sociale e istituzionale di quel Paese non può non interessarci e si riflette sulla preoccupazione della ripresa di flussi migratori importanti, già in queste settimane abbiamo avuto qualche ripresa delle partenze da quel Paese”. 

NON CE LA FANNO….

Giorgia Meloni, l’ultima follia della sinistra: anche Harvard è colpa sua

di Marco Patricellidomenica 25 maggio 2025condividi

3′ di lettura

C’è in Italia una perenne partita di Monopoli un po’ schizofrenica, che procede sempre in senso orario rigorosamente da sinistra a destra, con i dadi che assegnano i punteggi delle scuse, delle abiure, delle prese di distanze, della solidarietà, dell’indignazione, e con le carte delle possibilità e degli imprevisti calate dall’alto.

Ci mancava pure l’università di Harvard epurata degli studenti stranieri da Donald Trump per far starnazzare le oche del Campidoglio rosso su sfracelli alla cultura, alla libertà e ai diritti, esigendo naturalmente che il governo italiano faccia ascoltare alta e vibrante la sua protesta, secondo stereotipi più da Pravda sovietica che da Istituto Luce.

Il ministro Antonio Tajani dovrebbe addirittura – udite udite – convocare l’ambasciatore degli Stati Uniti e fargli uno shampoo con la richiesta di ritiro immediato del provvedimento. Un politico sempre schivo nell’apparire nonostante il peso elettorale preponderante di Avs, come Angelo Bonelli, per l’evento epocale di mobilitazione civile e di indignazione proiettata oltreoceano ha generosamente lasciato la scena alla co-portavoce Fiorella Zabatta, la quale ha calcato la mano sull’«attacco senza precedenti alla libertà di insegnamento e al diritto allo studio» e sulla «xenofobia istituzionalizzata, mascherata da ragioni di sicurezza nazionale e antisemitismo».
Talmente vero che dopo l’uccisione a pistolettate di due giovani diplomatici israeliani a Washington è scattato l’allarme terrorismo in mezzo mondo; ma forse visto da sinistra quel duplice assassinio non era un «attacco senza precedenti al diritto alla vita» e la «xenofobia antisemita» non è probabilmente abbastanza diffusa da ritenerla un pericolo per la «sicurezza nazionale» e internazionale. Eh no, la sinistra «follia» è che Meloni non si dissocia abbastanza da Trump, nemico pubblico numero uno all’estero.

civilta’ ?

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24 maggio 2025