LA CARTA IGIENICA SINISTRATA ,
pagata con sovvenzioni statali,
CRITICA ASPRAMENTE L’OPERATO DEI GIUDICI CONTRO LA BANDA CASARINI CONSIDERANDOLA UNA “INGERENZA” !!!
usa il tuo cervello non quello degli altri….coniugatto con : https://gattocuriosoblog.wordpress.com
LA CARTA IGIENICA SINISTRATA ,
pagata con sovvenzioni statali,
CRITICA ASPRAMENTE L’OPERATO DEI GIUDICI CONTRO LA BANDA CASARINI CONSIDERANDOLA UNA “INGERENZA” !!!

Sullo stesso argomento:
Aldo Rosati 31 maggio 2025
All’ultima curva, spunta Michele Emiliano. Con la sua solita imponente falcata, «stavolta li lascio tutti alle spalle». E fu così che il gladiatore della Puglia si aggiudicò la kefiah d’oro: l’impavido amministratore che dice stop ai rapporti commerciali con Israele. Uno sprint in cui il Governatore fa terra bruciata intorno ad altri titolatissimi contendenti: la segretaria del suo partito, Elly Schlein, il suo conterraneo del M5S, Giuseppe Conte, e persino il duo Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che pure potevano vantare uno sterminato curriculum pro Pal.
LAPALISSIANO CHE QUALSIASI OMICIDIO SIA ORRIBILE E DEPRECABILE TUTTAVIA LE PERPLESSITA’ SULL’ETA’ NON POSSONO ESSERE NASCOSTE, COME PURE LA PESSIMA ABITUDINE DELLE SOGGETTE CHE RIVENDICANO DI VOLER FARE ED ESIBIRE IL LORO CORPO COME VOGLIONO INCURANTI DEL PROSSIMO E DELLE POSSIBILI CONSEGUENZE !

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“Io ho letto sui giornali la vicenda della ragazzina uccisa ad Afragola a 14 anni, ho letto che era fidanzata da due anni con un ragazzo, cioè da quando aveva 12 anni. Non so… È difficile”. E’ stato questo il commento sul femminicidio di Martina Carbonaro del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che, nell’ambito del Green Med Expo & Symposium – Stati Generali sull’Ambiente 2025, presenta un concorso per content creator impegnati nella promozione della sostenibilità ambientale.

Nella giuria anche l’influencer Viola Angione, che stoppa subito il governatore: “Il problema non è l’età di lei, ma è chi l’ha ammazzata. Da influencer non mi sento di dare la colpa alla ragazza che si è fidanzata a 12 anni, mi fa male sentir dire queste cose. È il ragazzo che l’ha ammazzata, perché è maschio”. L’intervento di Angione viene seguito dagli applausi dei presenti alla Mostra d’Oltremare di Napoli.
“Io – la risposta di De Luca – dico altro: per te è normale che una ragazza di 12 anni, che è una bambina, si fidanzi senza che nessuno dica niente? Per me è un problema”. Il governatore insiste: “In genere c’è un dibattito anche sul modo di presentarsi. Siamo libere, la donna deve presentarsi come vuole, mettersi mezza nuda… Nessuno deve dire nulla. Non c’è dubbio, io ho il diritto di fare quello che voglio. Ma, da padre, ti posso dire che forse, siccome abbiamo un mondo nel quale ci sono persone con un po’ di disturbi, un po’ di fragilità, è ragionevole avere un po’ di prudenza? Non contesto il tuo diritto, ma dico cerchiamo di essere umani, di
LA SVOLTA CULTURALE LA STANNO DANDO I POLITICI INCAPACI DI BLOCCARE L’INVASIONE DI CHI USA LE DONNE COME OGGETTI E LA FINTA GIUSTIZIA CHE TROVA SEMPRE SCUSE PER EVITARE LORO LE CONDANNE CHE MERITEREBBERO !

La Vergogna di Mediterranea: Trafficanti di Clandestini a Processo, Finanziati dal Vaticano!
Dopo lo “Champagne” per i Migranti, la Giustizia Colpisce la ONG di Casarini
Vi ricordate lo “champagne” stappato per festeggiare dopo aver traghettato un carico di migranti in Italia? Quelle intercettazioni schifose che rivelavano il vero volto della ONG Mediterranea Saving Humans, che si nasconde dietro il nome di Rescue Med, sono tornate a galla. Ora, finalmente, la giustizia ha fatto il suo corso: tutti gli imputati di questa squallida organizzazione sono stati rinviati a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un crimine aggravato dal loro vergognoso profitto economico.
A processo ci finiscono i soliti noti, individui che hanno trasformato la finta disperazione umana in un business lucroso, con il benestare di chi avrebbe dovuto vigilare. Luca Casarini, pregiudicato e fondatore di Mediterranea, è il primo della lista, un uomo che ha fatto della sua vita una crociata contro la legalità. Con lui, Pietro Marrone, comandante della nave Mare Jonio, che ha trasportato i clandestini con arroganza e disprezzo per le leggi italiane. Non mancano Beppe Caccia, ex assessore rosso di Venezia e vicepresidente della società armatrice Idra Social Shipping, un altro pezzo grosso di questa macchina criminale, e Alessandra Metz, legale rappresentante della stessa Idra, che ha firmato i contratti di questo traffico ignobile. A completare il quadro, tre membri dell’equipaggio: il medico Agnese Colpani, il soccorritore Fabrizio Gatti e il tecnico Georgios Apostolopoulos, tutti complici di questa operazione.
Il dettaglio che fa ribollire il sangue è che Mediterranea non ha agito da sola. È stata finanziata dal Vaticano, quello di Bergoglio, e dai vescovi guidati da Zuppi, che hanno versato fiumi di denaro—si parla di centinaia di migliaia di euro—per sostenere queste operazioni. Soldi delle offerte dei fedeli, usati per finanziare un traffico di clandestini! È un insulto a ogni italiano onesto, a ogni cittadino che paga le tasse e che vede le proprie città trasformarsi in campi di battaglia per colpa di chi lucra sulla pelle dei migranti e sulla sicurezza del nostro Paese.
Le intercettazioni parlano chiaro: Casarini e i suoi parlavano di “fare il botto” con i 125mila euro ricevuti dalla Maersk Etienne per il trasbordo di 27 migranti, soldi con cui brindare e pagare stipendi e debiti. Questo non è salvare vite, questo è un commercio schifoso, un’operazione criminale che ha sfruttato la disperazione altrui per arricchirsi, sotto la copertura di un finto umanitarismo.
È ora di dire basta! Basta con le ONG che si mascherano da salvatori mentre trafficano clandestini sulle nostre coste. Basta con i finanziamenti pubblici e religiosi a chi viola le leggi e mette a rischio la nostra sicurezza. È tempo che la giustizia faccia il suo corso senza sconti, e che questi individui paghino per le loro azioni. Gli italiani meritano rispetto, non di essere traditi da chi dovrebbe proteggerli!
28 maggio 2025
(Agenzia Vista) Roma, 28 maggio 2025 “Giudici e pubblici ministeri hanno il dovere di essere e apparire irreprensibili e imparziali, in ogni contesto, anche nell’uso dei social media, con la consapevolezza che, nei casi in cui viene posto in discussione il comportamento di un magistrato, ne può risultare compromessa la credibilità della magistratura”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dell’incontro al Quirinale con i magistrati ordinari in tirocinio. Quirinale Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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L’Italia deve “condurre uno studio indipendente sul fenomeno della profilazione razziale all’interno delle forze dell’ordine”. A dirlo è Bertil Cottier, presidente dell’Ecri, la commissione contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa, organismo con sede a Strasburgo che si occupa dei diritti umani, da non confondere con le istituzioni Ue. L’affermazione non è nuova, ricalca anzi le 15 raccomandazioni per migliorare la lotta al razzismo e alla discriminazione fornite dall’Ecri nel suo sesto rapporto sull’Italia, pubblicato nell’ottobre 2024. Oggi, presentando il suo rapporto annuale 2024, l’organismo è tornato a parlare di razzismo tra le forze dell’ordine come di un fenomeno assai diffuso tra i suoi 46 Stati membri e ha ricordato le raccomandazioni all’Italia rispondendo a una domanda della stampa.
UNA BANDA DI MALATI MENTALI CHE DEFECA SENTENZE PER SENTITO DIRE , SIAMO SUCCUBI DI GENTE SENZA CERVELLO !

Davide Di Santo 28 maggio 2025
Giuliano Amato sta con la sindaca di Merano “allergica” al tricolore. Il Dottor Sottile, 87 anni passati per buona parte nelle istituzioni della Repubblica – giudice della Corte Costituzionale e presidente della stessa, nonché ministro e capo del governo – nella cerimonia per gli 80 anni del quotidiano Alto Adige a Bolzano si spinge a sposare la linea di Katharina Zeller in una lectio che in certi passaggi ha un che di sacerdotale, in altri addirittura papale visto il reiterato invito ai giornalisti a «costruire ponti» da bravi pontefici. I fatti. L’ex premier ricorre alla metafora biblica della Torre di Babele per affrontare il tema della convivenza delle comunità che parlano italiano e tedesco. Dio, osserva Amato, avrà detto: «Tenetevi tutti, voi uomini, la vostra identità ma provate a capirvi anche se parlate lingue diverse». Insomma, dialogo e comprensione reciproca anche nella diversità. Per ribadirlo, da pezzo da novanta del PSI, arriva a criticare Bettino Craxi che «voleva addirittura restituire la provincia all’Austria e considerava Saint Germain (i trattati postbellici per la ripartizione del dissolto Impero austro-ungarico, ndr) una ferita. Invece l’autonomia è stata la nostra salvez za». Amato ricorda quando «i sudtirolesi hanno sofferto il fascismo» e, balzando all’oggi, ammette che gli cadono le braccia sentendo che «c’è ancora chi si stupisce che a casa Sinner si parli tedesco». Poco prima il rimbrotto al campione di San Candido, sconfitto al Foro Italico da Alcaraz dopo il lungo stop per la vicenda doping, aveva provocato un malcelato brusio, ma il Dottor Sottile aveva prontamente rimediato invocando la Provvidenza e maggior fortuna al Roland Garros. Il tinello di casa Sinner però porta dritto a un’altra polemica, quella che vede come protagonista Katharina Zeller, 39 anni, neoeletta sindaca di Merano. L’esponente del Südtiroler Volkspartei e figlia della senatrice SVP Julia Unterberger, durante la cerimonia del passaggio di consegne con il predecessore Dario Dal Medico ha platealmente rifiutato di indossare la fascia tricolore scatenando un putiferio. Un gesto visto da molti come anti-italiano e provocatorio, soprattutto per un amministratore pubblico. Ma non da Amato che giustifica lo strappo, aggiungendoci pure una spruzzata di patriarcato che di questi tempi sta bene su tutto, perfino da parte di un protagonista di una stagione politica che ha tenuto le donne ai margini per decenni (chi sa di queste cose parlerebbe di pinkwashing…). «La giovane, simpatica donna», osserva l’ex premier, «ha chiaramente reagito a un maschio impositore che, profittando anche del fatto che lei era donna, e lei lo ha detto, stava imponendo la striscia in un momento in cui, francamente, la striscia non è prevista perché era solo lo scambio tra loro due», è la ricostruzione di Amato. Il quale non solo giustifica l’episodio causato dal «maschio impositore», ma condanna anche i giornali e i media che ne hanno parlato. «Se ne può fare una questione. Non dovrebbe accadere. In realtà questi sono episodi che è bene far scivolare il più possibile senza piantarci grosse grane, ma raccogliendoli come segnale che ci sono ancora delle frizioni che hanno bisogno di essere sciolte». E ancora: «E qui è evidente che i mezzi di informazione hanno un ruolo fondamentale – afferma, riferendosi direttamente ai giornalisti dell’Alto Adige – perché l’importanza che avete in situazioni del genere è enorme (…). Quando i giornali inglesi decidono di abbassare la temperatura» su un fatto, quello «non compare neanche o compare con un titolo minore». Un giornale «che su questioni di questo genere imposta la sua prima pagina, raccoglie veementi opinioni contrapposte e la fa durare per un’intera settimana, in qualche modo fomenta sentimenti che c’è bisogno di appianare». Insomma, i giornali devono fare i «ponti, non distruggerli», rimarca l’ex premier, assicurandosi di far scivolare i fatti scomodi senza troppo clamore. Ma che bella lezione.
I PONTI CON I VILLICI DELL’ALTO ADIGE SONO DIFFICILI QUASI COME QUELLI CON GLI ABITANTI DEL NIGER : BASTA ANDARE PER NEGOZI DA QUELLE PARTI E TOCCARE CON MANO
Dalla responsabilità civile delle toghe alla prassi bestiale del processo mediatico: questo caso è la cartina di tornasole della magistratura italiana
di Daniele Capezzonelunedì 26 maggio 2025condividi
3′ di lettura
A partire dal caso Garlasco, ma ben al di là di quell’abnorme vicenda, troppe storie della malagiustizia italiana ci offrono almeno due considerazioni da svolgere. La prima ha a che fare con il necessario rilancio della responsabilità civile dei magistrati, già votata (anzi, stravotata) dagli italiani nel referendum voluto da Enzo Tortora e Marco Pannella nel 1987, ma poi – in Parlamento – attenuata, per non dire annullata.
L’80% degli elettori chiesero infatti la responsabilità civile diretta del magistrato che avesse agito con dolo (cioè con cattiva intenzione) o con colpa grave (cioè con grave negligenza, imperizia, imprudenza), ma la legge Vassalli, approvata dopo il plebiscito referendario, tradì la sostanza della volontà popolare, introducendo solo una pallida responsabilità indiretta: il cittadino deve fare causa allo Stato che poi (forse, quindi praticamente mai) si rivale entro certi limiti sul magistrato.
E siamo ancora lì. Non si capisce per quale ragione qualsiasi altro professionista debba rispondere degli errori commessi, mentre per i magistrati questo non debba praticamente valere. I magistrati capaci e in buona fede non avrebbero nulla da temere: dovrebbe invece preoccuparsi chiunque abbia agito, agisca o agirà in modo fazioso o scorretto. Nel 2021-2022 ci riprovarono meritoriamente Matteo Salvini con la Lega e il Partito Radicale, proponendo una nuova richiesta referendaria: ma una decisione sconcertante della Corte Costituzionale decise l’inammissibilità del quesito.

Mi auguro davvero che, nell’ambito della sempre più necessaria riforma della giustizia (che in questa legislatura sta finalmente avanzando), ci sia spazio anche per un confronto su questa specifica questione, su cui il consenso dei cittadini è stato ed è enorme.
La seconda considerazione – se possibile ancora più inquietante – ha a che fare con la prassi bestiale del “processo mediatico”, a cui tutti ci siamo abituati e piegati. Diciamolo chiaramente: prim’ancora di una condanna in un’aula di tribunale, il malcapitato di turno – una volta sotto accusa – si ritrova già ad essere “mostro conclamato” per il trattamento mediatico che riceve.
Diciamocelo chiaramente: questo meccanismo infernale illustra un rapporto ormai trentennale tra procure e organi di informazione, il legame tra chi è in possesso di notizie ultrasensibili e chi può pubblicarle, con uno “scambio” che ha queste caratteristiche: zero fatica (basta il copia e incolla), alto rendimento, immunità sul piano legale. E il conto chi lo paga? Lo sventurato che si trova a essere accusato.
Non giriamoci intorno: se un’indagine dura mesi e mesi prima del processo, e se – in tutta quella fase – circola una sola versione, peraltro dotata di una potenza suggestiva enorme, il diritto alla difesa risulta distrutto nella sostanza prim’ancora che il percorso giudiziario inizi, cioè prim’ancora che gli avvocati possano toccare palla. L’accusato è completamente solo e nudo contro procure e media. E ovviamente ha già perso, anzi è già morto. Una ricerca di qualche tempo fa dell’Unione delle Camere Penali, analizzando migliaia di articoli di stampa sulle più diverse vicende giudiziarie, ha concluso che, nella fase delle indagini, la difesa non ha a disposizione più del 2% dello spazio: c’è una sola voce che possa essere ascoltata, una sola versione che possa essere conosciuta e diffusa. E la tv fa il resto, con una soverchiante potenza emozionale.
Questa situazione è insostenibile. Sarà bene che i media ricordino che i poteri da sottoporre al vaglio critico non sono solo due, cioè l’esecutivo e il legislativo, ma che pure l’attività dell’ordine giudiziario dovrebbe essere adeguatamente scrutinata. E anche l’opinione pubblica deve allenarsi a dubitare: oggi esiste solo il “mercato della colpevolezza”. Occorre che alcuni coraggiosi aprano – per così dire – il “mercato del dubbio”. In questo, va detto, i social non aiutano: ci siamo tutti abituati alla ricerca dei like, del consenso, e – al contrario – il dissenso e le posizioni controcorrente sono temute, sono rischiose, possono procurare isolamento. Che aspettiamo ad accorgerci di essere su una china pericolosa?
HANNO VOTATO UN SOGGETTO CHE SI ERA OFFERTO ANCHE ALLA DESTRA…. OLTRE IL BESTIALE !
Il voto di Genova e di altri Comuni che ieri hanno scelto i loro sindaci non è un trend nazionale, il centrosinistra lo “vende” in tv come un cambio di scenario, ma tutti sanno che il quadro nazionale è ancora di segno opposto: il centrodestra domina in tutti i sondaggi, il consenso dei partiti della maggioranza è solido, la fiducia nella premiership di Giorgia Meloni è alta, la sua leadership è riconosciuta a livello internazionale, il centrodestra guida 14 Regioni su 20, il governo è un caso unico di stabilità in Europa.
L’unica domanda che conta oggi è se l’alleanza costruita per vincere le elezioni comunali a Genova è replicabile su scala nazionale. La risposta è che la grande ammucchiata per il centrosinistra resta l’unica via per sfidare la maggioranza, non ci sono altre strade, perché il Pd non è un partito abbastanza grande per fagocitare gli altri, mentre i suoi alleati sono piccoli, ma con il potere di “far perdere” in caso di corsa solitaria nella zona progressista.
L’alleanza tra partiti diversi e distanti è dunque un fatto ineludibile, lo psicodramma è quello di provare a capire cosa vogliono. Non si capiva a Genova, figuriamoci cosa capiterà quando correranno insieme per il voto nazionale. Non a caso i messaggi dei leader puntano tutti sulla parola «unità», quella della coalizione, concetto che va tradotto come la necessità di dar vita a un cartello elettorale delle sinistre per giocare la partita delle elezioni politiche. Questo e niente più, l’ammucchiata del «poi si vedrà».