Grillo fa causa per nome e simbolo M5s, la guerra con Conte finisce in tribunale
03 giugno 2025
Beppe Grillo è pronto a riappropriarsi del simbolo e del nome del Movimento 5 Stelle. Secondo quanto trapela da fonti vicine al fondatore, è imminente l’avvio di un’azione legale per ottenere il ritorno della piena titolarità del simbolo alla sua associazione di Genova, che ne detiene la proprietà, e del nome. Il fondatore del Movimento avrebbe già dato mandato ai suoi legali. L’obiettivo è riappropriarsi del nome e del simbolo in vista delle prossime scadenze politiche, data la sempre maggiore distanza tra i valori del Movimento e l’agire della attuale dirigenza. La mossa segna l’inizio di una nuova fase di tensione tra il fondatore e la leadership attuale del Movimento legata a Giuseppe Conte.
Secondo quanto trapela l’azione legale di Beppe Grillo per riappropriarsi del simbolo del M5S partirà a giorni. Il comico genovese avrebbe già dato mandato ai suoi legali. L’assemblea costituente del M5S, lo scorso novembre, aveva estromesso Grillo, cancellando dallo statuto la figura del garante. Ora la faida pentastellata rischia di finire in tribunale.
COMUNQUE I GRULLI SEMPRE GRULLI RESTANO…POVERETTI….
Schlein contro Meloni: “Prende in giro gli italiani”
lunedì 2 giugno 2025condividi
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“Meloni prende in giro gli italiani dicendo ‘vado a votare ma non voto'”: la segretaria del Pd Elly Schlein lo ha detto a proposito delle recenti dichiarazioni della premier a proposito dei referendum dell’8 e 9 giugno. “Anziché dire se è favorevole o contraria ai 5 quesiti su lavoro e cittadinanza, conferma che vuole affossare i referendum e che teme il raggiungimento del quorum perché non ritirare le schede equivale a non votare – ha continuato la leader dem -. Meloni ha paura della partecipazione e di dire la verità che è sotto gli occhi di tutti”.
Schlein, poi, ci è andata giù pesante: “(Meloni) è contraria a contrastare la precarietà e migliorare la legge sulla cittadinanza. Invece di invitare all’astensione, e di farlo nel giorno della festa della Repubblica, avesse almeno il coraggio di andare a votare no. Noi invece voteremo convintamente 5 sì, e saremo tanti!”.
Contro la presidente del Consiglio anche l’ex premier e leader del M5s Giuseppe Conte: “Indigna ma non stupisce che Meloni non ritirerà la scheda e quindi non voterà al referendum dell’8 e 9 giugno in cui si sceglie se aumentare i diritti e le tutele dei lavoratori contro precarietà, incidenti sul lavoro, licenziamenti. In fondo, in quasi 30 anni di politica, non ha fatto nulla per tutelare chi lavora e si spacca la schiena ogni giorno, i ragazzi precari che non hanno la fortuna di aver fatto carriera in politica. È vergognoso che questo messaggio di astensione rispetto a una scelta importante arrivi da un presidente del Consiglio il 2 giugno, giorno simbolo di un Paese che sceglie la Repubblica, della prima volta per le donne ammesse a un voto nazionale”.
Milano, lancio di oggetti al corteo per ricordare il 21enne morto scappando dalla polizia
martedì 27 maggio 2025condividi
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Una fiaccolata sfociata nella violenza, quella organizzata per ricordare Mahmoud Mohamed, il 21enne di origine libica deceduto la notte del 21 maggio, dopo essersi schiantato con lo scooter all’incrocio di via Marco D’Agrate e via Cassano D’Adda, a Milano. Il ragazzo stava cercando di sfuggire a un controllo della polizia. Alcuni presenti al corteo hanno infatti lanciato oggetti, aggredito verbalmente e spintonato alcuni cronisti e hanno urlato contro gli agenti in borghese: “Avete ammazzato un ragazzo e noi creiamo problemi?”. Il riferimento è a Ramy Elgaml, amico di Mohamed e anche lui morto scappando dalle forze dell’ordine. In testa al corteo il padre del 19enne egiziano deceduto durante un inseguimento con i carabinieri lo scorso novembre.
E ancora: “Chi ha avuto modo di conoscere Ramy e Mamu, sente tutto questo dolore. Manca il rispetto nei confronti di chi è morto troppo giovane: ancora una volta si parla di un inseguimento. Ancora una volta, chi è cresciuto in quartieri come il nostro, in una cultura come la nostra, deve essere dipinto come un criminale”, rincara la dose un’amica di Mahmoud.
Stando alle prime informazioni sarebbero oltre un centinaio le persone scese in piazzale Corvetto per la fiaccolata organizzata da amici e parenti, alla presenza della famiglia di ‘Moha’. ‘Ramy e Moha per sempre con noi’ recita un cartellone. I due ragazzi morti a sei mesi di distanza erano infatti amici tra loro, cresciuti entrambi nel quartiere Corvetto.
«Il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo». Con queste parole, pronunciate nell’omelia in occasione della messa per il Giubileo delle famiglie celebrata ieri sul sagrato della Basilica di San Pietro, Papa Leone XIV ha messo un punto fermo, anzi fermissimo, su ciò che la Chiesa riconosce come «famiglia».
Un concetto semplice d’altronde, in linea con la secolare dottrina cattolica che tutti i papi hanno sempre riconosciuto come non negoziabile: il matrimonio è l’unione giuridica, riconosciuta dalla Chiesa, tra uomo e donna costituita esclusivamente per procreare nuova vita.
Certe aperture di Bergoglio, molto spesso strumentalizzate da una certa parte politica e dalla comunità Lgbtq+ (e potremmo dimenticare qualche altra vocale o consonante aggiunta qui e là di recente), negli ultimi anni hanno causato sgomento e divisione non solo nelle gerarchie ecclesiastiche – basti pensare alla rivolta della Conferenza episcopale africana contro Fiducia Supplicans, la dichiarazione del dicastero per la Dottrina della Fede che ha introdotto la benedizione alle coppie omosessuali – ma anche tra i cattolici laici.
Papa Leone sta riportando con solerzia e pragmatismo il timone della barca di Pietro nella giusta direzione non solo con modi e apparati esteriori di cui la Chiesa sentiva una certa mancanza da dodici anni a questa parte ma soprattutto sotto il profilo dottrinale e teologico. Insomma, per dirla con il cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma e presidente della Cei per oltre tre lustri, «l’elezione di Prevost ha prodotto un risultato immediato: riunificare la Chiesa cattolica; quei non pochi fedeli che, a torto o a ragione, erano a disagio per le aperture dottrinali di Papa Francesco si sentono ora rassicurati».
Durante gli anni del suo pontificato Bergoglio aveva parlato più volte di omosessualità, prima affermando «chi sono io per giudicare?», poi ragionando sull’opportunità sociale e giuridica delle unioni civili. Queste affermazioni, osannate e divulgate ovunque da quella comunità già citata, avevano scosso fortemente clero e fedeli creando dissapori e sconcerto a tutti i livelli ecclesiali.
Viceversa, quando in tempi recenti un vescovo di primo piano aveva diffuso un salace commento di Francesco che doveva rimanere privato («nei seminari c’è troppa frociaggine») si era scatenato il putiferio al contrario.
Leone sta quindi soddisfacendo le aspettative anche di quell’ala più conservatrice del Collegio cardinalizio che nel recente Conclave ha deciso di spostare i propri voti decisivi sulla sua persona dando il via libera all’elezione. La condizione imprescindibile, però, era una e molto semplice: niente derive dottrinali e populiste.
CHE INCITA ALL’ODIO CONTRO I FIGLI DEGLI AVVERSARI POLITICI VA IMMEDIATAMENTE LICENZIATO E PORTATO A GIUDIZIO PER RISARCIRE I DANNI MORALI E PSICOLOGICI . ALTRIMENTI LA FINTA GIUSTIZIA DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA CHE RAZZO DI SCHIFO SIA !
Augura la morte alla figlia della Meloni? Non solo: l’orrore infinito
Dai profili del dipendente del Miur che si augura che la figlia del premier “faccia la fine della ragazza di Afragola” spuntano altri insulti e minacce: il campionario dell’orrore
sabato 31 maggio 2025condividi
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Un presunto dipendente del Ministero dell’Istruzione è finito nella bufera per un post molto duro nei confronti della figlia del premier Giorgia Meloni, a cui ha augurato la stessa sorte della ragazza di Afragola (Martina Carbonaro, la 14enne uccisa dall’ex, ndr). Quello, però, non è stato il suo unico messaggio carico di odio. Andando a ritroso nel tempo, l’uomo avrebbe condiviso sui social altri post molto offensivi.
In uno di questi, sempre contro il presidente del Consiglio, l’uomo avrebbe apostrofato Meloni col termine “Carciofara” aggiungendo: “Votatela ancora a questa nana” in riferimento alla leader di FdI. In un altro post, invece, avrebbe preso di mira i cronisti che si stanno occupando del delitto di Garlasco dopo la riapertura dell’inchiesta: “Giornalisti di 4 ordine continuate a parlare di Garlasco. Il ragazzo è inquietante anche se gli ridate la libertà”, con probabile riferimento, in quest’ultimo caso, all’unico condannato per il caso, l’ex fidanzato della vittima, Alberto Stasi.
Nel mirino dell’uomo ci sarebbero finiti, oltre a Meloni, anche i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. A corredo di una foto che ritrae, in stile disegno, la premier e i due ministri che stringono la mano al premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha scritto: “E loro se la ridono. Vergognatevi maledetti”. E poi: “Ai vostri figli la stessa sorte”, riferendosi presumibilmente a quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza.
Odio social senza confini. Dopo le minacce alla figlia di Meloni, alla quale un utente ha augurato “la sorte della ragazza di Afragola”, un nuovo tweet choc colpisce le figlie del ministro dell’Interno Matteo Pintedosi. Commentando il post del titolare del Viminale che stigmatizza l’attacco alla figlia della premier, un utente scrive: “Vedi che anche voi rubate i soldi e il cibo dei nostri figli. Quindi confermo l’augurio, anche ai tuoi”, aggiungendo i nomi delle due ragazze.
Governo toglie la scorta degli 007 agli ex premier, Renzi attacca Mantovano e rinuncia alla tutela del Viminale Matteo Renzi attacca il sottosegretario Mantovano, dopo che il governo ha deciso di sospendere a lui e ad altri ex premier la scorta dei Servizi segreti dal 1 gennaio 2026. “Non intendo accettare nessuna forma di tutela del Viminale. Piena responsabilità politica di Giorgia Meloni e di Alfredo Mantovano sulla scelta di ‘vendicarsi’ su di me per aver espresso opinioni politiche critiche verso il Governo”. Oltre a Renzi perdono la tutela degli 007 Paolo Gentiloni, Mario Monti, Romano Prodi e Massimo D’Alema.
Avs, Bonelli e Fratoianni: il video sul referendum con cui si coprono di ridicolo
In un video sui social i due leader spingono gli italiani ad andare alle urne per il referendum. Ma il risultato è semplicemente grottesco
venerdì 30 maggio 2025condividi
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Come la migliore versione di Stanlio e Olio, con un pizzico del talento di Giorgio Mastrota. Ma anche con l’abilità dei migliori tiktoker. O almeno… lo sognano. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono inventati una trovata grottesca per convincere gli italiani a recarsi alle urne per votare al Referendum previsto per il prossimo 8 e 9 giugno. C’è da apprezzare l’impegno dei due politicanti, solo quello però: risultanoimpacciati come pochi indossando i panni dell’influencer. Il risultato è spiazzante. Più che uno spot elettorale, sembra una televendita. O, forse, una pubblicità… regresso.
Il video parte subito con una tecnica da tiktoker. Inizia il co-portavoce dei Verdi: “Scusate l’intrusione“. Poi subentra il compagno Fratoianni: “Nessuno sta parlando del Referendum dell’8 e 9 giugno, vero? Perché non vogliono farvi scegliere. Ma voi potete fare la differenza. Potete cambiare tutto”. “Con 5 sì potete dire stop ai licenziamenti selvaggi, alla precarietà – ancora il turno di Bonelli -. Dire stop alle morti che non hanno colpevoli e dire sì alla cittadinanza per i nuovi italiani”. “Si tratta di una vera e propria rivoluzione – aggiunge Fratoianni -. Loro non la vogliono, noi sì”. “Aiutateci, smettete di scrollare – la richiesta di Fratoianni -. Potete convincere tante persone. L’8 e il 9 giugno vota sì. 5 sì”.
Lunghi attimi di sconcerto e sbigottimento. Anche per gli utenti che quelle immagini le hanno intercettate. In calce al video postato su X, tra i tanti, si è fatto notare il commento di un utente basito per la performance dei due: “Il nuovo duo comico perfetto …tra l’altro, la Schlein ha recentemente dichiarato che le piacerebbe fare la regista, nel caso non riuscisse a diventare premier”. Insomma, tenetevi pronti…