eh….

La sveglia di Sallusti – Le tre verità (da ridere) sul voto

Alessandro Sallusti 10 Giugno 2025 – 09:14

che teste di…..


Referendum, il flop dei compagni ci è costato 350 milioni

Progressisti senza vergogna: davanti alla debacle elettorale, chiedono di abolire il quorum per il referendum. Magi (+Europa): “Modificare la Costituzione”. E intanto noi paghiamo…

di Francesco Storacemartedì 10 giugno 2025condividi

Referendum, il flop dei compagni ci è costato 350 milioni

3′ di lettura

Se non ci fosse questa sinistra andrebbe inventata. Nemmeno il tempo di riprendersi dallo choc per la batosta referendaria che già pensano alla prossima volta. Ma non si scusano per il numero elevato di milioni di euro degli italiani che sono stati necessari per pagare la loro resa dei conti interna. Volevano un’Italia più straniera; volevano liquidare le leggi approvate da loro con Renzi; volevano ottenere più “Sì” referendari rispetto ai 12 milioni di voti del centrodestra del 2022; non uno di questi obiettivi è stato raggiunto.

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Referendum, Donzelli irride il Pd: “Spallata? No, spalla slogata”

Il day after è quello in cui ci si leccano le ferite. E a sinistra sono parecchie. Questo referendum rischia di m…

Ma, al solito, c’è un ma con cui Magi e suoi sodali devono fare i conti: per modificare quorum e numero di firme minime, bisogna fare una riforma costituzionale, perché è l’articolo 75 della nostra Carta a dettare le regole. In maniera molto chiara: «È indetto un referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge quando lo richiedono 500mila elettori o 5 Consigli regionali. La proposta è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti espressi».

E questo dovrebbe servire a far capire anche perché i costituenti misero un freno, il quorum, all’utilizzo strumentale dei referendum. Ci sono i numeri in questo Parlamento per entrambe le modifiche – quorum e firme soprattutto all’indomani di una consultazione che ci è costata quel botto di soldi (e per fortuna non si dovranno rimborsare spese elettorali non essendo risultati validi i referendum)? Di più, Magi insiste con supponenza e annuncia: «Proporremo alle forze in Parlamento di sostenere una proposta di riforma costituzionale che elimini il quorum». Ecco, «a partire dalle forze politiche» del sì, significa ricominciare con la solfa Pd, M5s e Avs. Ha capito davvero poco.

Sono solo chiacchiere per distrarre dal fallimento politico registrato dai promotori della convocazione a cui gli italiani hanno risposto in meno di un terzo. Tanto più che in certi ragionamenti si registra ancora la pretesa di aver «battuto» il governo modello 2022, quello degli oltre dodici milioni di voti ai partiti di maggioranza capitanati dalla Meloni. Ancora ieri pomeriggio, anziché smaltire la botta, Elly Schlein ha intonato la solita sintonia tipica degli sconfitti, intestandosi i 14 milioni che si sono recati alle urne. Ma in quegli elettori c’erano anche tutti quelli che hanno votato no nei referendum e che quindi non possono essere conteggiati nei Sì.

ingenui o tarati a sostenere qs soggetto ?

Landini perde il treno ma trova un altro alibi. “È crisi democratica”

Sprecati 230mila euro a caccia di rimborsi. Il sindacalista giura: “Dimissioni? No di certo”

Filippo Facci 10 Giugno 2025 – 05:00

Landini perde il treno ma trova un altro alibi. "È crisi democratica"

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Domanda: era proprio necessario spendere tutti questi soldi per scoprire che in Occidente esiste il tema del lavoro? «La democrazia costa», ha risposto lui, «aggiungendo che «avevamo chiesto che si votasse insieme alle comunali, al primo turno».

Bene. Detto questo, sarà il caso di redigere un qualche bilancio economico e politico.

1) Il sindacato di Landini ha investito più di tutti per i referendum ma si sono rivelati soldi buttati: risultano 230 mila euro di sponsorizzazioni sulle piattaforme social nell’arco di un mese, dal 4 maggio al 2 giugno: 7 mila euro al giorno, 16 mila nell’ultima settimana analizzata. Notare che il Pd si è fermato a 33 mila euro, e Più Europa (in prima linea per il referendum sulla cittadinanza) a 24 mila.

2) Se fosse stato raggiunto il quorum, il sindacato avrebbe potuto ottenere rimborsi fino a un massimo di 2,5 milioni: ma il quorum è mancato. Ci sarà comunque un rimborso parziale per il solo fatto di aver raccolto le firme per i quesiti: di che rimborso si parla? Sul tema impera una certa opacità.

3) Nessuno dubita che sia una disfatta politica. Matteo Renzi si dimise dal governo per una sconfitta referendaria, Maurizio Landini non sembra avere questa intenzione con la Cgil: «Non ci penso neanche lontanamente», ha detto ieri, «non credo sia oggetto di discussione». Non crede. Si tratterà di capire quanto la diserzione degli elettori sia stata anche una diserzione degli iscritti al sindacato, e quanto, insomma, sia effettiva la distanza tra i vertici e la cosiddetta base: è un fatto che la varietà ubriacante degli argomenti dei comizi (precarietà, posto fisso, articolo 18, Costituzione, diritti, morti bianche, pensioni ecc.) non abbia funto da collante. Circa il rapporto con la sinistra, Landini ha detto che « «non ho sentito nessuno, non ho parlato con nessuno»: tantomeno con quei leader del «campo largo» sui quali un raggiungimento del quorum gli avrebbe permesso di spadroneggiare. Altri leader sindacali come lui, dopo qualche fuoco artificiale, in passato ebbero un seggio parlamentare come massimo esito di fine carriera.

4) Intanto Landini si prepara a incassare un rumoroso fallimento nella trattativa col Ministero della Pubblica amministrazione: «Non metteremo risorse aggiuntive sui contratti per la sanità Landini esprime le sue aspirazioni sui tavoli negoziali», ha fatto sapere il ministro Paolo Zangrillo in un’intervista a La Stampa.

«Landini avrà aspirazioni per il suo futuro», ha detto ancora il ministro «ma le sta esprimendo a danno dei lavoratori: dicono no a risorse stanziate e, allo stesso tempo, ci chiedono il salario minimo», ma «definire i salari per legge mi pare una soluzione che smentisce la storia sindacale di questo Paese».

favolosi cazzari

Campioni del flop. Giorgia si rassegni, resterà premier

Sono dei professionisti di incapacità, inarrivabili, la peggiore sinistra che l’Italia abbia mai avuto

di Mario Sechimartedì 10 giugno 2025condividi

Campioni del flop. Giorgia si rassegni, resterà premier

2′ di lettura

La sinistra vive in una bolla che si gonfia, si gonfia, si gonfia e poi… bum! Non è la prima volta che succede in questa legislatura, ma sul referendum si sono superati. Con la valente regia di Maurizio Landini hanno raggiunto vette inimmaginabili, hanno pensato che gli italiani fossero come loro: Ztl, auto blindata (o elettrica), scorta, weekend a Capalbio, cinema America, terrazza, calice con bollicina e “oh signora mia, il fascismo”. Sono finiti al tappeto, stesi, sconfitti, hanno preso una sberla storica, i loro denti sono finiti sul ring. Loro che fanno? Ridono! Annunciano di aver vinto, è un nuovo inizio, l’Italia è con loro. Chiamate l’ambulanza.

Sono dei professionisti di incapacità, inarrivabili, la peggiore sinistra che l’Italia abbia mai avuto. D’altronde c’erano tutte le premesse, il Pd vota il Jobs Act con Renzi, la Cgil s’incazza, arriva Elly Schlein e s’accoda a un referendum della Cgil per abrogare le norme varate dal Pd. Mal di testa? È il meraviglioso mondo dei Democratici, una caotica giostra dove tutti sono fascisti, c’è la dittatura e loro fanno l’aperitivo intelligente, gridando al regime dall’esilio a Capri. Gli italiani li hanno respinti, hanno fatto una campagna da film dell’orrore e alla fine i compatrioti hanno preferito la grigliata, li hanno presi a ombrellonate, la cosa più democratica che si potesse fare.

Conseguenze politiche? A questo punto la legislatura è in discesa, a forza di provare la spallata si sono rotti la clavicola, il referendum doveva essere lo spartiacque e in effetti lo è stato, ma non come pensavano loro, l’illusione del golpetto sul governo Meloni è svanita per volontà del popolo italiano. Calendario istituzionale alla mano, c’è da scrivere la quarta legge di bilancio firmata Meloni-Giorgetti, portare a casa un paio di riforme istituzionali, mettere a punto una revisione del fisco per liberare risorse a favore dei contribuenti, spingere i consumi, chiudere la partita con l’opposizione e presentarsi alle elezioni politiche del 2027 per raccogliere un altro mandato. In tutto, si tratta di circa un anno netto di governo, poi c’è la campagna elettorale. L’ultima chance che resta a questa sinistra è l’ammucchiatissima, ma è la stessa che ha invitato i cittadini ad andare a votare il referendum, con il risultato che nessuno li ha visti votare. Professionisti del flop. Penso che Meloni sia preoccupata, questi non ne azzeccano una, in tv ridono, poi si spegne la telecamera e corrono in bagno a piangere. Giorgia si armi di pazienza e si rassegni, dovrà restare a Palazzo Chigi.

supponendo che….

QUANTO SCRITTO DA MONEY SIA ESATTO:

Quanto è costato davvero il referendum

Come fare a capire quanto è costato davvero il referendum? Innanzitutto bisogna sapere che le spese necessarie per lo svolgimento dei referendum e delle elezioni sono autorizzate e stanziate attraverso appositi provvedimenti, com’è avvenuto in questo caso con il decreto legge n. 27/2025. Quest’ultimo, convertito in legge e modificato dalla legge n. 72/2025, individua precisamente i costi delle elezioni e del referendum per l’anno in corso. In particolare, si ha un costo di 1.030 euro a sezione (su un totale di 61.951 sezioni) e un costo di 185 euro per ognuno dei 1.492 seggi speciali.

Per gli elettori all’estero (5,3 milioni secondo le stime aggiornate al 30 giugno 2024) è stato invece ipotizzato un costo medio di 4,50 euro ciascuno per la posta prioritaria. Ciò significa che il referendum costa in totale 88.034.163 euro (63.809.530 delle sezioni + 276.020 per i seggi speciali + 23.948.613 euro per gli elettori all’estero).

Come evidenziano i documenti ufficiali, il costo del referendum si aggira intorno a 88 milioni di euro, sicuramente non più del quadruplo come lasciato intendere da Meloni. Non si tratta di un dato inventato, bensì proveniente da una stima datata e a dir poco sorpassata che era stata diffusa nel 2009, contando anche innumerevoli costi indiretti e ampi (come il servizio di baby sitter a carico delle famiglie a causa della chiusura scolastica per adibire i seggi). Si può serenamente concludere che il referendum non costa affatto 400 milioni di euro.

Considerando che le stime si basano sul compenso del presidente, il segretario e gli scrutatori, gli oneri per lo svolgimento contemporaneo delle elezioni amministrative e dei referendum rimangono analoghi, rappresentando di fatto una scelta più conveniente.

democraticamente idioti

Roma, mobbing alla preside perché non attacca il governo. La Lega: “Fatti preoccupanti”

08 giugno 2025a

ORIANA