Gay Pride, clamoroso: ecco chi spunta tra le vie di Budapest
sabato 28 giugno 2025condividi
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Ambiente, guerra in Medio Oriente e ora anche il Gay Pride. Greta Thunberg è una ragazza per tutte le stagioni. Non si fa mancare nulla che non sia sponsorizzato dalla sinistra planetaria. Così ha deciso di viaggiare – non sappiamo con che mezzo green – fino a Budapest per protestare contro l’Ungheria di Viktor Orban. “Oggi mi sono unita a migliaia di persone a Budapest, in Ungheria, dove Viktor Orbán ha vietato la marcia del Pride. Il Pride riguarda la resistenza, l’amore e la celebrazione di ciò che siamo”, ha affermato in un video sui social aggiungendo che il divieto “è un attacco fascista ai diritti umani, ma l’amore non può essere proibito”.
LA POVERETTA COME GLI ALTRI NON CONOSCE LA DIFFERENZA TRA AMORE E DEPRAVAZIONE , HA ABBANDONATO LA SCUOLA PER ANDARE IN GIRO A CAZZEGGIARE….
Nessun boicottaggio dei prodotti di Israele è legittimo. Lo ha deciso la Coop nazionale dopo che, nei giorni scorsi, alcune filiali hanno comunicato la volontà di togliere dagli scaffali dei supermercati merce proveniente dallo Stato ebraico. Decidere di escludere Israele dal mercato “non spetta alle imprese” ma “ai soci e ai consumatori che rappresentano valori, opinioni e sensibilità inevitabilmente diverse e tutte ugualmente rispettabili”, ha sottolineato la direzione nazionale in un comunicato ufficiale. Il sistema di cooperative italiane internazionali ha voluto così ristabilite le priorità e chiarire che i singoli punti vendita non possono prendere posizioni politiche.
Bezos e Lauren, come si è aperto il matrimonio: Venezia, sinistra in tilt
venerdì 27 giugno 2025condividi
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Il matrimonio dell’anno tra Jeff Bezos e Lauren Sanchez che ha reso Venezia il centro del mondo del gossip (e delle polemiche) è stato aperto da Matteo Bocelli, sulle note di un brano di Elvis Presley. Il figlio del tenore Andrea Bocelli canta il super classico Can’t Help Falling in Love nel silenzio dell’isola di San Giorgio, e a lanciare l’indiscrezione è l’agenzia Adnkronos, con gli inviati direttamente a bordo di un taxi acquatico. La voce di Bocelli Jr, fanno sapere i testimoni, è stata accolta dagli “applausi degli invitati”.
Dall’isola di San Giorgio Maggiore perlustrata e pattugliata dalle forze dell’ordine con gli agenti su moto d’acqua sparsi per tutto il bacino e mezzi della Guardia di Finanza a presidiare l’evento non filtra molto altro. Bisognerà attendere ancora qualche ora per foto (ufficiali e rubate) e dettagli sul “sì”, la cerimonia e soprattutto il parterre di super vip internazionali sbarcati a Venezia.
Finora, l’unica certezza è il clima di tensione alimentato dalla sinistra radicale. Sono state organizzate partenze dalle stazioni di Padova, Schio, Vicenza, Treviso e Trento per favorire la massima adesione al corteo, organizzato dal comitato No Bezos, in programma sabato alla stazione ferroviaria di Venezia alle ore 17. Un appello a una partecipazione massiccia è stato lanciato giovedì sera anche dal palco dello Sherwood Festival che si sta svolgendo al Parco Nord di Padova. Oltre agli attivisti italiani dei centri sociali del Nordest e di altri gruppi saranno presenti anche gli inglesi di Everyone hates Elon che in questi giorni hanno tappezzato la città di nuovi manifesti che recitano: “Nel tempo che impieghi a leggere questo articolo, la ricchezza di Jeff Bezos è aumentata di più del tuo stipendio mensile”.
Nel frattempo, spazio ai dettagli più frivoli. La futura signora Bezos ha riscritto le regole del matrimonio – e della moda – con 27 cambi d’abito extralusso. Dall’arrivo in Laguna fino alla cerimonia ufficiale di stasera, ogni sua uscita è un momento fashion da manuale. Mercoledì, al suo ingresso in hotel, Lauren ha scelto un abito d’archivio firmato Alexander McQueen, datato 2003, con eleganti strisce in madreperla. Ieri, per il pre-wedding party, nella scenografica Chiesa della Madonna dell’Orto, ha lasciato tutti senza fiato strizzata in un abito bustier dorato di Schiaparelli Couture, dalla collezione spring-summer 2025 di Daniel Roseberry, con grossi bottoni floreali e ricami di rampicanti. Il punto vita segnato, il corsetto strutturato e i lunghi orecchini di diamanti hanno fatto da cornice a un look mozzafiato, completato da una coda morbida. All’opposto, il look sfoggiato oggi, un due pezzi bianco con gonna a clessidra, camicetta abbottonata, foulard e occhiali da sole scuri è apparso un look sobrio e molto in stile Jackie Kennedy. Per la cerimonia ufficiale, stando ai rumors tra gli addetti ai lavori, la sposa avrebbe optato per un abito da sposa firmato Dolce&Gabbana, selezionato con la consulenza nientemeno che di Anna Wintour.
Se la sposa cambia continuamente outfit, gli ospiti non sono da meno, e sfoggiano look da red carpet. Per il ricevimento di benvenuto, la figlia del presidente americano, Ivanka Trump, ha scelto un mini abito Oscar de la Renta rosa cipria con ricami floreali, abbinato a sandali nude, borsetta e occhiali da diva. In perfetta coerenza con il suo stile audace, Kim Kardashian ha indossato un abito pitonato, super attillato, con scollo profondo e silhouette scolpita. Più sobrie le sorelle Kendall e Kylie Jenner. Kendall ha scelto un abito halter floreale longuette, mentre Kylie ha puntato su un vestito di pizzo giallo senape.
Dl Sicurezza, “dubbi di costituzionalità”. La Cassazione smonta il testo, Nordio reagisce: incredulo
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27 giugno 2025
“Criticità” nel “metodo” e nel “merito”, nonché dubbi di costituzionalità che – se confermati dalla Consulta – potrebbero portare a invalidare l’intero provvedimento. L’ufficio del massimario della Cassazione ‘smonta’ pezzo per pezzo il dl Sicurezza – già convertito in legge dal Parlamento – e in una relazione passa in rassegna le principali problematiche connesse alle nuove norme. Il testo depositato alla suprema corte qualche giorno fa non ha alcun effetto giuridico, ma dà un’idea delle perplessità che in futuro potrebbero orientare eventuali ricorsi e giudizi. E comunque basta a innescare le polemiche politiche, con le opposizioni che attaccano e chiedono al governo di fare “un passo indietro” e la maggioranza che, con Forza Italia, parla di “invasione di campo” e di “ennesima provocazione”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si dice “incredulo” e dà mandato ai suoi “di acquisire la relazione dell’ufficio del Massimario e di conoscerne l’ordinario regime di divulgazione”.
Il documento dell’ufficio della Cassazione sottolinea i profili problematici di diverse fattispecie introdotte dal dl Sicurezza e, in linea generale, evidenzia gli aspetti legati alla “carenza dei requisiti della straordinaria necessità ed urgenza” del decreto varato dal governo, all'”eterogeneità” del provvedimento e al rispetto dei “principi costituzionali in materia penale”. “Il decreto legge del governo è intervenuto a inglobare un precedente disegno di legge che era stato oggetto di un lungo confronto parlamentare ed era giunto assai vicino all’approvazione in seconda lettura in aula, senza che siano intervenuti fatti nuovi configurabili come casi straordinari di necessità ed urgenza” della Costituzione – viene sottolineato – e non basta una “apodittica enunciazione dell’esistenza delle ragioni di necessità e di urgenza”, la cui mancanza “inficia la legittimità costituzionale di tutto il decreto-legge e determina l’invalidità della legge di conversione, la quale non può in alcun modo rimediare a tali vizi secondo l’ormai consolidato indirizzo della Corte costituzionale”. Inoltre, “dal punto di vista delle finalità perseguite e, quindi, del contenuto, il provvedimento d’urgenza nasce eterogeneo”, altro “vizio considerato ‘figura sintomatica’ dell’insussistenza dei presupposti giustificativi del provvedimento d’urgenza”, scrive l’ufficio della suprema corte, che nel merito richiama i principi fissati “dalla giurisprudenza costituzionale in materia penale”, secondo la quale “la pur discrezionalità del legislatore nella definizione della propria politica criminale e, in particolare nella determinazione delle pene applicabili a chi abbia commesso reati non equivale ad arbitrio”. Pertanto, le nuove norme penali e le relative sanzioni sono suscettibili di controllo da parte della Consulta “per gli eventuali vizi di manifesta irragionevolezza o di violazione del principio di proporzionalità”, funzionale “al rispetto del principio di uguaglianza”. La relazione poi evoca “le fondamentali libertà di manifestazione del pensiero e di riunione, nonché il diritto di sciopero, a fronte di molte fattispecie incriminatrici” e “delle molte circostanze aggravanti suggestivamente definite ‘di luogo e di contesto’, le quali “vanno deliberatamente a colpire – a scopo evidentemente repressivo – l’area della manifestazione del dissenso”.
La replica del centrodestra alle critiche delle opposizioni è affidata al capogruppo di FI al Senato, Maurizio Gasparri: “Mentre si fa la riforma della giustizia, la Cassazione ci dà una motivazione in più per andare nella direzione di un cambiamento di regole”, parlando di “un uso politico della giustizia” che ha “prodotto 130 pagine inutili che rispondono più a una pulsione politica del mondo togato che non a una interpretazione del diritto. Questa invasione di campo della Cassazione è l’ennesima provocazione”.
SOLO CHE NON FA RIDERE DIMOSTRA MOLOTE COSE….. POCO BELLE !!
OGNI GIORNO LE EXCORT DEI MEDIA SGUAZZANO NEL DRAMMA POGGI….. SENZA NEMMENO ACCORGERSI DELLA ASTRALE FIGURA EMMERDE CHE FANNO TUTTI COLORO CHE SE NE OCCUPANO…. PERITI COMPRESI !
Siamo davanti all’ennesimo caso di antisemitismo, questa volta a Milano: «Israeli not welcome» (israeliani non benvenuti) è la scritta che compare su una serie di cartelli apparsi all’ingresso delle stazioni della metropolitana di Tolstoj, e in via Soderini e via D’Aviano, esattamente al confine del quartiere ebraico. Si è attivato subito il consigliere comunale di Azione Daniele Nahum, sempre in prima linea nel contrastare episodi di questo genere che, purtroppo, sono sempre più frequenti: «A prescindere da chi guidi i governi degli Stati, siano essi democratici o meno, affiggere cartelli discriminatori contro una qualsiasi nazionalità è un’operazione degna dei fascisti degli anni Trenta. Denuncerò questa azione in tutte le sedi opportune».
di Francesco Storacemercoledì 25 giugno 2025condividi
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Ilaria Salis vuole sottrarsi alla revoca dell’immunità parlamentare insultando Libero. Di più: tenta di sfuggire al processo in Ungheria dileggiando un illustre penalista come Raffaele Della Valle. E siccome le hanno consigliato di tenere la bocca chiusa, fa parlare i suoi avvocati per eccitare i social. Poi, ogni tanto scatena il papà Roberto, candidato al premio Nobel per l’educazione familiare.
È il quadretto che ogni giorno ci dobbiamo sorbire. Evidentemente la prode eroina rossa vede Libero come l’unico ostacolo al suo destino. Ma lasciamo perdere le contumelie di famiglia al nostro quotidiano, definito pseudo-giornale e sarebbe semmai interessante conoscere l’opinione di un Ordine dei Giornalisti troppo silente in casi del genere.
Quel che ora ci interessa è l’attacco ad un legale di razza come Della Valle. La sua intervista al nostro giornale dello scorso 19 giugno ha messo a nudo il comportamento dell’onorevole preferita da Bonelli e Fratoianni.
E lei si è offesa a morte. Perché Della Valle cita un antico proprio assistito, che fu predecessore a Strasburgo della compagna Ilaria. Enzo Tortora si comportò con grande dignità al cospetto del Parlamento europeo che doveva decidere sul suo arresto addirittura per camorra (dalle accuse uscì strapulito tempo dopo): preferì dimettersi da eurodeputato piuttosto che dare l’idea di sfuggire alla giustizia attraverso il privilegio dell’immunità. È l’opposto del comportamento di Ilaria Salis. Che torna a straparlare di «un processo senza alcuna garanzia democratica», il che non vuol dire nulla, «e orchestrato da un regime autoritario». Tipico di chi deve difendersi da certi reati…
Sui social come in tribunale si fa difendere dai suoi avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini. I difensori neppure in Italia, neppure nella nota diffusa a mezzo social- non ci provano neppure a scrivere che la Salis sia innocente. No, preferiscono processare direttamente l’Ungheria. A cui imputano di tutto contro la loro neo-facoltosa cliente, ma senza far capire nulla sulla sua estraneità o meno alle accuse.
Una strategia precisa, perché serve a tentare di condizionare il Parlamento europeo nel momento in cui, prima o poi, sarà finalmente chiamato a decidere sulla consegna della Salis alla giustizia ungherese. Che non significa automaticamente l’arresto, ma più semplicemente il processo. E siccome Orban e i suoi sono cattivi, in tribunale non deve andare. Chi è accusata di essere partita dall’Italia per andare a spaccare teste in Ungheria, invece è iscritta al partito dei buoni.
Eppure, tra denunce e condanne collezionate già in Patria, Ilaria Salis non può certo essere ascrivibile alla categoria degli stinchi di santo. Gli avvocati fanno il loro mestiere, ma l’assemblea di Strasburgo dovrà fare il suo. E verificare semplicemente se le imputazioni a questa onorevole sono state mosse per la sua attività parlamentare. Siccome tutti sanno che da questo nodo non si può uscire, ecco la decisione di muoversi lungo la strada della persecuzione. Un atteggiamento che semmai anche a causa della candidatura e dell’elezione per sottrarsi ai giudici aumenta i dubbi sull’operato della Salis in quel frangente che le è costato la galera assieme ad una già abbondantemente censurata esibizione con manette ai polsi e alle gambe che non avremmo mai voluto vedere. Può essere questo il motivo per scappare dal processo?
LA SUA RICONFERMA E’ LA SCIENTIFICA DIMOSTRAZIONE CHE ALLA MAFIA CHE GESTISCE IL GIRO D’AFFARI EUROPEO SERVE SIFFATTO PUPAZZO :. SILENZIOSO, UBBIDIENTE, NULLAFACENTE !!
Quando Matteo Salvini e Roberto Saviano sono arrivati al tribunale di Roma si sono incrociati ma senza salutarsi. Il processo si è tenuto oggi, mercoledì 25 giugno, dopo numerosi rinvii per “impegni ministeriali”. Il leader della Lega e vicepremier, in particolare, è stato ascoltato dal giudice in qualità di persona offesa nella causa per diffamazione contro lo scrittore campano. La vicenda risale al 2018, quando Salvini, allora ministro dell’Interno, querelò Saviano per alcune sue dichiarazioni. Dichiarazioni che, a detta dell’attuale ministro delle Infrastrutture, sarebbero andate oltre i limiti del diritto di critica. Sotto accusa, in particolare, ci è finita l’espressione “ministro della Mala Vita”, con cui Saviano lo aveva definito, facendo una citazione di Gaetano Salvemini.
Al termine dell’udienza, Saviano ha detto: “Riutilizzerei l’espressione ‘ministro della malavita’ che è di Gaetano Salvemini: io ritengo di avere tutto il diritto di utilizzare questo paradigma per criticare Matteo Salvini”. Poi ha affermato che quella di oggi è stata “una giornata importante perché finalmente Salvini dopo anni è venuto a rendere testimonianza. Mi ha sconvolto, perché non si ricordava, ometteva: ha balbettato qualcosa sulle scorte, che per lui era una valutazione politica. La cosa assurda è che emersa la figura di un politico che fa e dice cose senza pensarci“.
Saviano, inoltre, ha urlato “Vergognati” a Salvini non appena lui è arrivato in Tribunale. A tal proposito il vicepremier, a margine dell’udienza, ha commentato: “Gli ho stretto la mano e lui mi ha detto ‘vergogna’. È maleducato ma non fa niente, non è un reato essere maleducati”. E ancora: “Io non ce l’ho con lui ma se qualcuno, chiunque sia, mi dà del mafioso o dell’amico della ndrangheta non è normale, ma non lo è da ministro, da padre o da cittadino. Noi mafia, camorra e ‘ndrangheta l’abbiamo inseguita, perseguita, confiscata. Sono abituato alle critiche, quali razzista, fascista incapace, bandito e non querelo. Se dici che sono amico della ‘ndrangheta e sono il ministro della malavita, aspetto che sia il giudice a decidere se sia una critica o un insulto”.