un esempio di ottima gestione…..

Emilia Romagna, maxi ticket sanitario per tappare i buchi

di Simona Plettomartedì 1 luglio 2025condividi

Emilia Romagna, maxi ticket sanitario per tappare i buchi

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Un abisso scavato tra aziende ospedaliere e Ausl, che ha costretto la giunta a manovre d’emergenza per evitare il commissariamento. Ma il conto è salato e lo pagano i cittadini: 2,20 euro a confezione per i farmaci mutuabili, con un massimo di 4 euro a ricetta. La cifra può sembrare irrisoria, ma diventa pesante se, come osserva Pietro Vignali (consigliere regionale di Forza Italia), «ogni due giorni 45 emiliano-romagnoli su 100 acquistano un farmaco». «Quello di De Pascale sarà un vero e proprio maxi ticket- attacca – altro che misura temporanea. È un salasso da 35 milioni all’anno».

a volte invece fanno vomitare

Caso Puglia, voti a comprati a 50 euro? La Procura vuole archiviare: “Peccato veniale”

30 giugno 2025

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La Gazzetta del Mezzogiorno riporta che il 3 luglio si aprirà l’udienza preliminare davanti al Gip nei confronti di Cataldo, Maurodinoia, Donatelli e di altre 15 persone accusate – a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità – di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, calunnia, corruzione e falso. Nel frattempo i pm Claudio Pinto e Savina Toscani hanno chiesto l’archiviazione per i 51 elettori che avrebbero partecipato al meccanismo per procacciare voti che sarebbe stato usato anche in altre elezioni. 

meno male che ci sono loro a farci ridere

Sulle occupazioni ci mancavano i “massimari”, Cerno a valanga sull’ultima dei giudici

30 giugno 2025

SIAMO SOTTO IL FONDO

Occupazioni, la Cassazione e lo “ius Salis”. Vietato sfrattare: “Potrebbero soffrire”

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Antonio Adelai 30 giugno 2025

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Come un fulmine (quasi) a ciel sereno, ecco la nuova sortita dell’Ufficio massimario e ruolo della Corte di cassazione che in una relazione si occupa stavolta del protocollo siglato dal governo italiano con l’Albania sulla questione della gestione dei flussi migratori e degli sfratti. Un nuovo documento, che va ad affiancarsi a quello elaborato per contestare duramente il decreto Sicurezza, ormai divenuto legge, in cui si sollevano molte perplessità sulle misure contenute nell’intesa firmata con le autorità di Tirana che hanno portato alla realizzazione delle strutture di Shengjin e Gjader. La dottrina «ha espresso numerosi dubbi di compatibilità con la Costituzione e con il diritto internazionale», viene sottolineato dalla Suprema corte, che si concentra su altri aspetti come quello per il quale, stando sempre alla dottrina, il sistema comune di asilo «ha una dimensione squisitamente territoriale» e proprio per tale motivo presentare la domanda di protezione nel territorio di un Paese terzo potrebbe provocare delle discriminazioni. Nella sua relazione, inoltre, la Corte di cassazione segnala possibili rilievi appunto di incostituzionalità del protocollo con l’Albania, rispetto ad esempio all’articolo 3 della Carta fondamentale, relativa all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, dal momento che l’accordo si riferisce ai «migranti», senza specificare in modo dettagliato chi va trasferito in Albania, creando in tal modo una disparità di trattamento tra gli stranieri.

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Insomma, si apre l’ennesimo capitolo, non voluto da palazzo Chigi, nello scontro tra esecutivo e magistratura. Le opposizioni, dal canto loro, vanno all’attacco con il Movimento 5 stelle che parla, senza mezzi termini, di un documento che «fa a pezzi» il protocollo con l’Albania. A rimettere i puntini sulle «i» ci pensa il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, ed esponente di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti. «Mentre in Europa l’approccio del governo Meloni al contrasto dell’immigrazione irregolare viene adottato come modello di riferimento, in Italia alcuni organi giurisdizionali sembrano più impegnati a ostacolarne l’azione – sottolinea Foti in una nota -. A chi giovi un simile atteggiamento è fin troppo evidente: a chi rimpiange un’Italia che, invece di difendere i propri confini, li apriva ad un afflusso indiscriminato, così come attestato da quella politica fallimentare portata avanti per anni dalla sinistra. Proprio grazie all’iniziativa italiana, l’Unione europea ha avviato un deciso cambio di passo. L’attenzione si concentra ora sulla protezione della dimensione esterna, attraverso la cooperazione con i Paesi di origine e di transito, una regolamentazione più efficace dei flussi e rimpatri più rapidi. Un segnale politico chiaro: oggi è l’Italia a segnare la rotta in Europa per una gestione del fenomeno migratorio più concreta, responsabile e sicura». Non solo nella relazione dell’organo della Cassazione c’è anche un passaggio in cui si chiede attenzione quando si sfrattano gli occupanti abusivi. La procedura accelerata di sgombero degli immobili abusivamente occupati prevista dall’articolo 10 «potrebbe aprire lo spazio a situazioni di grande disagio sociale, considerato che difficilmente l’occupante obbligato al rilascio potrebbe trovare un nuovo alloggio in poco tempo».

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Della serie non sfrattateli perché poi dove vanno? Una affermazione che suona così bizzarra che il capo gruppo alla Camera di FdI Galeazzo Bignami ha dichiarato: «Le toghe rosse difendono chi occupa casa? Se ne facciano una ragione: il governo Meloni e Fratelli d’Italia hanno detto no allo Ius Salis». Sul tema interviene anche il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri. «Probabilmente l’ufficio dove viene redatto il massimario della Cassazione è stato occupato da esponenti dell’estrema sinistra dei centri sociali e la cosa non è stata denunciata – afferma il capogruppo di FI a palazzo Madama -. Non si capirebbe altrimenti l’ostinazione con cui nel cosiddetto massimario danno alle stampe e diffondono, a nome della Cassazione, interpretazioni veramente opinabili dei provvedimenti del governo. Pertanto, auspichiamo che venga finalmente denunciata questa occupazione degli uffici della Cassazione, di cui non si ha una notizia ufficiale, da parte di estremisti dei centri sociali che si sono impossessati delle postazioni e scrivono quello che pensano loro, spacciandosi per esponenti del massimario della Cassazione. Non c’è altra spiegazione. Lo dico certamente con tono ironico, ma nella speranza che sia davvero così».

fantastico capire un beato…..

Venezia, i No Bezos? Bandiere della Palestina e insulti al governo

di Michele Zaccardidomenica 29 giugno 2025condividi

Venezia, i No Bezos? Bandiere della Palestina e insulti al governo

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Bandiere della Palestina, cori anti-Meloni e un grido: «Fuori Bezos dalla Laguna». La manifestazione a Venezia contro le nozze faraoniche del magnate americano ha mischiato di tutto. Del resto lo slogan era già un programma: “No Bezos, no war”. Che non si capisce bene cosa c’entrino l’uno con l’altro. Perché mettere nello stesso frullatore la decadenza di Venezia, le guerre, Trump, la distruzione del pianeta, il capitalismo, il turismo di massa e il lusso non pare poi tanto sensato. Ma tant’è.

Intorno alle 17 alcune centinaia di manifestanti (circa 600), provenienti da tutto il Nord-Est, si sono dati appuntamento alla stazione ferroviaria di Venezia muniti di striscioni e di cartelli per protestare contro i tre giorni di festeggiamento per il matrimonio del patron di Amazon con la giornalista americana Lauren Sanchez.

Nel corteo, che si è concluso al campo Erbaria, vicino al ponte di Rialto, dove è stato acceso un fumogeno, ma senza incidenti, erano presenti anche tantissimi gonfiabili di ogni genere e dimensione: canotti, coccodrilli, aragoste, fenicotteri e salvagenti di ogni tipo.

Per allontanare il più possibile la festa conclusiva della tre giorni dai contestatori, il party di ieri sera è stato spostato dalla Scuola Grande della Misericordia all’Arsenale. L’obiettivo dell’iniziativa, hanno spiegato gli organizzatori, è quello di denunciare il legame tra élite economiche e industria bellica e, oltre a prendere di mira la presenza di Jeff Bezos in città, a condannare l’escalation militare guidata da attori come Donald Trump e lo stesso Bezos.

Nesso tra il presidente Usa e l’imprenditore non particolarmente chiaro, va detto. Ha provato a spiegarlo Tommaso Cacciari, leader del comitato “No space for Bezos”, poco prima dell’inizio della manifestazione. «Io Jeff Bezos l’avrei contestato anche se fosse venuto con due amici in barca a remi e si fosse sposato nella chiesetta di Camponogara perché Bezos ha un ruolo importante nell’oscurantismo globale nel mondo».

«Jeff Bezos non è George Clooney, non è Morata o una famosa nuotatrice» ha aggiunto Cacciari «è uno dei tre multimiliardari che stava in prima fila alla cerimonia di insediamento di Donald Trump e lui ha materialmente, politicamente e fisicamente contribuito all’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, anche acquistando il Washington Post per non dare spazio ai democratici».

«Non si tratta di opporsi aun matrimonio ovviamente, non siamo degli psicopatici», hanno spiegato gli organizzatori, precisando che la manifestazione era volta a criticare il modello capitalistico di Amazon, il super arricchimento dei multimilionari come Bezos e lo sfruttamento della città di Venezia. Ma al corteo hanno partecipato anche alcuni politici.

Luana Zanella, capogruppo Avs alla Camera, e Andrea Zanoni, consigliere regionale di Avs, per «denunciare la crescente concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi e la svendita di Venezia a interessi privati, che escludono la cittadinanza e alimentano disuguaglianze sociali ed economiche». In una nota congiunta, aggiungono che «Venezia non è un set cinematografico né un parco giochi per miliardari. È una città viva, fragile, che ha bisogno di politiche pubbliche coraggiose, partecipazione democratica e giustizia ambientale e sociale. Siamo qui per affermare che un altro modello di città è possibile: inclusivo, sostenibile e rispettoso della sua storia e dei suoi abitanti».

Sulle nozze di Mr Amazon ci si mette pure uno dei leader di Avs, Angelo Bonelli. «Venezia blindata per il matrimonio di Bezos, ma non si parla di frodi fiscali e lavoratori sfruttati. Serve tassa globale sui super-ricchi» ha dichiarato Bonelli.

«Mentre Venezia viene blindata per il matrimonio di Bezos» ha aggiunto, «c’è chi preferisce attaccare chi denuncia le disuguaglianze piuttosto che parlare dei veri problemi». Per il deputato di Avs, «non dicono nulla sull’inchiesta per frode fiscale da 1,2 miliardi che coinvolge il gruppo Amazon, né sul trattamento disumano dei lavoratori, gestiti da un algoritmo che impone 150 consegne al giorno e 3 minuti per pacco».

l’involuzione umana


Padova, l’ultima frontiera della sinistra: poster con uomini che si truccano

lunedì 30 giugno 2025condividi

Padova, l'ultima frontiera della sinistra: poster con uomini che si truccano

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Oltre a quello che si trucca, c’è anche l’uomo che fa il caregiver della nonna, quello che si occupa della casa, quello che fa l’insegnante di asilo al nido, ma anche quello che partecipa alla chat di Whatsapp della scuola del figlio. Foto, accompagnate da scritte, che appariranno su 150 manifesti affissi a Padova per la campagna «Uomini di ogni genere, contro gli stereotipi, per una società più giusta e inclusiva». Il progetto vede la partecipazione dell’università cittadina, dell’ateneo di Urbino, del Centro Veneto Progetti Donna e del Centro Antidiscrimazioni LGBT+ “Spolato”.

«Anche quest’anno il Comune di Padova decide di portare nelle strade e nelle piazze un dibattito ancora troppo contenuto negli ambienti degli addetti ai lavori» ha dichiarato Margherita Colonnello, assessore alle Pari opportunità. «Il ruolo del maschile sta cambiando e discuterne pubblicamente è il modo migliore per incoraggiare gli uomini a farsi interpreti di una visione di mondo alternativa a quella patriarcale»». Ogni foto ha accanto un codice Qr che rimanda ad un approfondimento online sulle rappresentazioni sociali del genere e sul loro impatto nella quotidianità.

Dura la reazione della Lega. «L’iniziativa di comunicazione promossa dalla Giunta Giordani ha fatto centro» ha dichiarato il senatore e sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari. «In effetti Padova ha uomini di ogni genere, ma zero amministratori in grado di governarla. Mentre i cittadini chiedono meno traffico e più sicurezza, l’assessorato alle Politiche di genere lancia una campagna comunicativa di dubbio gusto e nessuna utilità».

ANCORA UNA VOLTA VANNO A ROMPERE LE PALLE

La Nato sposta le truppe in Finlandia: il fronte artico diventa la nuova linea rossa con Mosca

L’Alleanza atlantica schiera 5.000 militari a ridosso del confine russo. Obiettivo: rafforzare la deterrenza nell’Artico e nel Baltico, con basi operative e un nuovo comando vicino a Mikkeli

Marco Pizzorno 28 Giugno 2025 – 13:51