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Non più intoccabili. I magistrati spiazzati: questa volta la riforma va in porto davvero

Si pensava che cambiare la giustizia fosse impossibile. Precipitata la fiducia nelle toghe

Filippo Facci 4 Luglio 2025 – 10:00

Non più intoccabili. I magistrati spiazzati: questa volta la riforma va in porto davvero

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La giustizia italiana è lenta anche di comprendonio. Perché è vero, tante riforme in passato nascevano col destino già segnato, si annunciavano, dibattevano, glorificavano, e poi, come un articolo sul caldo, evaporavano. Tra queste riforme, la separazione delle carriere rischiava pur essa di allungare il repertorio: sempre evocata, mai fatta. Ecco perché non stupisce che gran parte della magistratura – correnti incluse, Anm in testa – l’avesse forse presa per la solita fanfara da convegno, un’esercitazione da Guardasigilli di passaggio: perché poi, si pensava, si sarebbe arenata come di consueto.

File chiuso. Sipario. E invece no.

Sveglia: lo stanno facendo davvero.

L’articolo 2 della riforma è passato in Senato: il cuore del disegno costituzionale – due carriere distinte, due Csm – ha fatto un passo decisivo e, se è vero che la Storia è fatta di piccoli passi, be’, questo è un passo.

Ma è come se la Magistratura «ufficiale» ultimamente si fosse accorta all’unisono che la riforma è reale, vera, viva, e – orrore – incalzante. Infatti il tono della corporazione era un perché il Guardasigilli non era in aula, pochissimo altro.

Non dicano che mancavano i segnali. Carlo Nordio l’aveva detto cento volte che «la magistratura non è indipendente da se stessa, è ostaggio delle correnti».

Eccetera. Era gennaio, non era accademia da convegno, non lo era mai, ma non lo prendevano sul serio: l’Anm aveva liquidato tutto come un attacco «inemendabile» allo stato di diritto, proprio così, «inemendabile», tanto per farsi capire dalle masse. La verità è che pensavano che la riforma si sarebbe sgonfiata da sola, magari impaludata tra questo e quello, sabotata dalle tensioni di maggioranza, dissolta nel vociare dei talk-show. Invece tu guarda: puntuale, ordinata, impassibile come un notaio in corsia preferenziale.

Hai voglia, ora, agitarsi, protestare, alzare la voce: fa pure caldo. Ecco, parlando di tempo: è finito quello del condizionale è si è passati all’indicativo presente: la riforma si fa, non è che si farà. Si fa.

Insomma non era un seminario, non era un’amichevole, era una partita vera, lo resta. E aveva e mantiene tutte le ragioni, Carlo Nordio, per restarsene lì chirurgico, impassibile, oseremmo dire soddisfatto.

Non serve neppure la solita metafora della partita: la storia degli ultimi 35 anni è sufficiente. Già la sapete, già li conoscete i vari sondaggi (noi citiamo Demos) secondo i quali, a metà degli anni ’90, oltre il 70 per cento degli italiani aveva ancora «molta» o «abbastanza» fiducia nella magistratura; ma oggi quella quota, abbassatasi sino al 7 per cento nei momenti peggiori, è stabilmente tra il 30 e il 40.

Troppi scandali, troppe derive correntizie, troppe porte girevoli con la politica, troppa impressione (quasi nazionalpopolare) che ormai in Italia di vera casta ne fosse rimasta ormai una sola, irriformata dal Dopoguerra.

Senza contare il paradosso storico: le stesse forze politiche che oggi

guidano la riforma – da Fratelli d’Italia alla Lega – sono le eredi dirette di quelle che negli anni di Mani Pulite tifavano magistratura sin troppo sguaiatamente. Allora erano all’angolo, oggi sono al centro. È andata così.

perche’ queste merdacce sono sempre impunite ?

Torino, scritte-choc contro Giorgia Meloni. FdI: “La città ostaggio dei centri sociali”

venerdì 4 luglio 2025condividi

Torino, scritte-choc contro Giorgia Meloni. FdI: "La città ostaggio dei centri sociali"

2′ di lettura

L’odio rosso non si placa. A Torino, per la precisione in via Garibaldi, sono apparse quelle che Paola Ambrogio ha definito “scritte ingiuriose, tra cui ‘Giorgia Meloni terrorista’”. Per la senatrice di Fratelli d’Italia “sono la fotografia di una Torino ostaggio dei centri sociali e del mondo antagonista”. Insomma, “il risultato delle politiche di tolleranza messe in campo dal Sindaco Lo Russo nei confronti delle frange più estreme, con tanto di percorso di legalizzazione e sostegno per chi diffonde odio e violenza, come Askatasuna. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: è inaccettabile avvicinare le Istituzioni a certi mondi per proprio tornaconto politico. Non ci può essere dialogo con chi non riconosce e rispetta gli equilibri e le strutture democratiche”. 

Scritte apparse nelle stesse ore in cui Torino ha visto il blitz degli attivisti di Extinction Rebellion. Davanti al Comune alcuni di loro sono arrivati pedalando e, lasciate le biciclette a terra davanti all’androne, si sono arrampicati sulle due statue ai lati dell’ingresso, vestendole simbolicamente con dei gilet della Palestina, e appendendo un grande striscione tra le due colonne con la scritta ‘Torino 2030: Clima o guerra?‘ mentre un altro striscione è stato srotolato a terra con la scritta ‘Basta accordi con stati genocidi’.

“Il Comune di Torino si è impegnato ad azzerare le emissioni entro il 2030 – fanno sapere gli attivisti attraverso una nota – questo impegno, se rispecchia una reale preoccupazione per il peggioramento del clima e gli impatti sulla vita sulla Terra, non può prescindere da una presa di posizione sulle guerre in corso e sul riarmo. Un primo passo è interrompere qualsiasi rapporto istituzionale con Israele, come hanno già altri Comuni e Regioni. Mentre le condizioni climatiche del pianeta peggiorano davanti ai nostri occhi e facciamo i conti ogni settimana con un nuovo evento climatico estremo, siamo di fronte a una scelta – concludono – investire in armi e distruzione od opporci attivamente a questa follia e proteggere il pianeta e la vita che lo abita”.

Ambrogio (Fdi), ‘scritte ingiuriose per Meloni a Torino’. “Una città ostaggio dei centri sociali e del mondo antagonista” #ANSA https://t.co/J3GzXFdkvD

sottoprodotti umani del genere vanno espulsi immediatamente giudici volenti o nolenti !!

L’imam di Venezia che insultò Meloni? Occhio alle sue parole: l’ultima sparata

venerdì 4 luglio 2025condividi

L'imam di Venezia che insultò Meloni? Occhio alle sue parole: l'ultima sparata

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Ricordate Arif Mahmud. L’imam di Venezia è diventato un caso. Non sono infatti passati inosservati i suoi insulti a Giorgia Meloni, così come il suo disprezzo per le donne. Non a caso Fratelli d’Italia ha deciso di portare la questione in Parlamento e rivolgersi, attraverso un’interrogazione, direttamente al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il quesito? Se Mahmud “possa ritenersi effettivamente un imam e quali misure si intendano adottare per limitare atti di intolleranza e discriminazione favorendo una reale integrazione”.

Ecco allora che interpellato su quanto accaduto e sulla reazione del partito di Giorgia Meloni, il diretto interessato risponde: “Non ne so assolutamente niente, a questo punto devo informarmi. Non saprei nemmeno cosa dire o come difendermi perché non so che iniziativa sia. Prima di dire qualcosa preferisco conoscere di cosa si tratta”. Parole, quelle riportate dal Gazzettino, difficili da credere. Prima infatti insulta e poi si stupisce. 

POI SI LAMENTANO DEI MARANZA…


Sullo Ius Scholae non c’è trattativa

di Mario Sechivenerdì 4 luglio 2025condividi

Sullo Ius Scholae non c'è trattativa

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La legislatura per il centrodestra è in discesa, l’opposizione non è un’alternativa di governo, spera nell’intervento di una manina esterna o in un incidente nella maggioranza. A corto di idee, ieri hanno rispolverato il tema della cittadinanza e cercato una sponda in Forza Italia che ha nel cassetto una riforma che punta a introdurre lo “Ius Scholae”. I partiti sono liberi di elaborare le loro proposte, ma bisogna porsi una domanda: si può fare? La risposta è no, per ragioni di quadro politico e scenario culturale.

Faccio una rapida sintesi. Quadro politico. Se in Parlamento su un tema chiave si forma una maggioranza diversa da quella che sostiene l’esecutivo, il governo cade, è una legge inesorabile del gioco parlamentare. Fratelli d’Italia e Lega sono contrari a modifiche sostanziali e se aggiungiamo che poche settimane fa gli italiani hanno fatto cadere il referendum sulla cittadinanza (con il no perfino di una parte degli elettori della sinistra) la partita è chiusa. Si possono migliorare le procedure burocratiche, senza tagliare i 10 annidi attesa, ma la concessione dello “Ius Scholae” in queste condizioni è un salto nella crisi. Scenario culturale.

CARE TESTE DI STRAMINKIA !

SEMPLICEMENTE BESTIALE

Ore 14 sera, scontro su Ramy. Bruzzone: “Dalla procura lettura molto pericolosa”

03 luglio 2025

La Procura di Milano ha chiuso le indagini per omicidio stradale a carico di Fares Bouzidi, l’amico che alla guida di uno scooter, provocò nel Quartiere Corvetto di Milano, la morte del 19enne Ramy Elgaml, dopo un lungo inseguimento da parte dei Carabinieri. Non è finita qui. La stessa contestazione di omicidio stradale è stata rivolta anche per il carabiniere alla guida dell’auto inseguitrice. Una circostanza che ha provocato un apro dibattito nel corso di Ore 14 Sera, il programam condotto da Milo Infante su Rai2. Ebbene, la Procura di Milano motiva la sua decisione con il fatto che, nonostante l’auto dei militari non avesse toccato il Tmax, l’inseguimento è stato molto lungo e la distanza tra i due mezzi per lunghi tratti inferiore al metro e mezzo. 

Caso Ramy, omicidio stradale anche per il carabiniere: è polemica

Caso Ramy, “omicidio stradale” anche per il carabiniere: è polemica

In studio il clima è di scarsa condivisione per la decisione dei pm meneghini. A eccezione, tra gli altri, di Alessia Lautone, direttrice dell’agenzia LaPresse: “Io non metto in dubbio il curriculum criminale di questa persona. Non stiamo discutendo di questo. È ovvio che scappa non perché avesse un appuntamento ma perché aveva qualcosa da nascondere”, afferma dopo che il conduttore aveva letto l’infinita lista di precedenti di Bouzidi. Io non metto in dubbio questo ma il fatto che si può essere attenti e magari non è così”, dice la giornalista secondo cui l’inchiesta toglierà ogni dubbio su come sono andate le cose, e rilancia metodi “sostitutivi” degli inseguimenti come il controllo delle targhe. 

troppo scemi per andare a controllare le temperature degli ultimi 15 anni !!

ier Luigi Bersani, l’ultima vergogna: “Voti destra? Ecco cosa spero”

di Alessandro Gonzatogiovedì 3 luglio 2025condividi

Pier Luigi Bersani, l'ultima vergogna: "Voti destra? Ecco cosa spero"

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Il premio “Sassi dell’Adige prosciugato dalla Meloni” stavolta se lo aggiudica Pier Luigi Bersani il quale in tivù a “4 di sera” – refrigerio si spera – ironizza: «Spero che anche chi ha votato la destra senta un filino di caldo. Credo che negare il tema del cambiamento climatico, come sta facendo la destra mondiale, sia demenziale. Noi», sottolinea l’ex segretario dem, «siamo di fronte a un problema enorme». Ci pare evidente e non c’è un minuto da perdere.

E però il maestro, Angelo Bonelli, colui che ha brandito i due sassi in parlamento accusando la premier di aver fatto come Mosè, non ci sta a farsi superare dagli epigoni: «L’Italia ha bisogno di politiche climatiche che lavorino per il presente e il futuro, e non di “climafreghisti”». Eccole, le squadracce del clima pronte a marciare in spiaggia: “Me ne frego è il nostro motto/ me ne frego del sudore/ me ne frego del Bonelli che le spara con ardore…”.

Il capo dei Verdi è indomito: «Meloni ogni volta che parla di Green deal ripete che “l’ideologia green ha fatto più danni che altro”, dimenticando che i veri danni, economici, sociali e ambientali li sta facendo proprio la crisi climatica. Lo dimostrano gli incendi, le alluvioni, la siccità, i danni all’agricoltura e al turismo, le vittime per il caldo». In effetti l’ultimo tonfo nel settore auto – a giugno in Italia le immatricolazioni sono calate di un ulteriore 17,4% – è colpa del Solleone, non della ghigliottina europea che con divieti demenziali ha provocato più danni della grandine.

Sennonché dove c’è un Bonelli c’è un Ruotolo, inteso come Sandro il baffo armato di Elly Schlein: «Ogni ondata di calore è un bollettino di guerra climatica, ignorarlo è una responsabilità politica gravissima. Cambiare è ancora possibile», aggiunge l’eurodeputato dem, ma non si riferisce alle panzane sparate da mezzo Pd – in testa Laura Boldrini – che per il cedimento della mega insegna di Generali, a Milano, ha immediatamente incolpato i «negazionisti del clima» nonostante i vigili del fuoco abbiano subito smentito tutto.

Attenzione: nel dibattito anti destre irrompe l’euro-scienziata Benedetta Scuderi, la stessa parlamentare europea di Avs che ha ammesso di essersi sbagliata a votare sul piano di riarmo, e d’altronde non era semplice, i tasti sono due. Questa la sua analisi alla nuova pensata della Commissione Ue di ridurre del 90% le emissioni entro il 2040: «La trasformazione è urgente e necessaria a livello nazionale ed europeo». Scuderi è perentoria: «All’interno dell’Unione serve una profonda decarbonizzazione».

Nel Mare magnum (surriscaldato) della sinistra l’unico che dice mezza cosa sensata (mezza), pur essendo una promessa elettorale vecchia come il cucco e nelle dimensioni una sparata, è Matteo Ricci del Pd, il quale è a Bruxelles da un anno e ha sfruttato lo sterminato budget a disposizione per costruire la sua campagna elettorale per fare il governatore delle Marche: «Pianteremo un milione e mezzo di alberi perché abbiamo bisogno dell’ombra. Dobbiamo combattere il riscaldamento globale e, attraverso l’ombra, ridurre di due gradi la temperatura delle città». Ecco: mettete più arbusti e piantatela con le cazzate.