a bonelli serve una tac al cervello…..

Camera, rissa per l’aria condizionata. E Angelo Bonelli delira

di Elisa Calessisabato 12 luglio 2025condividi

Camera, rissa per l'aria condizionata. E Angelo Bonelli delira

3′ di lettura

Allarme aria condizionata. Ma non nel senso che non c’è e, come accaduto la scorsa settimana con i picchi di caldo raggiunti ovunque, in alcuni luoghi di lavoro si boccheggia. A Montecitorio il problema è opposto. C’è, ma è troppo alta. Almeno per alcuni. A sollevare il problema è stata, l’altro giorno, Patrizia Marrocco, deputata di Forza Italia, portando all’attenzione della presidenza quella che ha definito «una questione di buonsenso, che riguarda la salute di tutti». Eccola: «L’aria condizionata», ha spiegato, «è eccessivamente alta e non è accettabile venire a lavorare con il rischio di tornare a casa dopo tante ore e ammalarsi. Se ci va bene, abbiamo le placche alla gola, sennò la broncopolmonite, con il rischio, comunque, di dover mancare per giorni. Chiedo, quindi, alla presidenza di farsi carico di questa segnalazione, avvenuta, tra l’altro più volte, e di interloquire con chi di competenza per riportare i livelli dell’aria condizionata a un livello adeguato».
Sarebbe finita qui se non fosse intervenuto, subito dopo di lei, Francesco Emilio Borrelli, di Avs, che ha colto la palla al volo per farne una questione politica: «Volevo ricordare alla collega, che giustamente si risente, che ci sono ogni giorno lavoratori che non hanno l’aria condizionata e muoiono sotto i 40 gradi. Sono loro a dover avere la priorità».

L’episodio, minimo rispetto ai problemi mondiali, ha scosso la vita parlamentare alle prese con l’estate incipiente, creando fronti trasversali e perfino di genere. In questa storia, infatti, il primo grande discrimine riguarda il sesso: i maschi, da regolamento, sono obbligati a indossare la giacca, diversamente dalle donne che hanno solo un obbligo generico di rispettare il decoro. L’effetto è che gli uomini, indossando la giacca, patiscono di più il caldo per cui vogliono l’aria condizionata alta, le donne patiscono l’aria gelida che arriva dai soffioni. La ragione dell’intervento di Marrocco, però, non è nemmeno questa. «Ci sono persone fragili tra i parlamentari», spiega a Libero, «che hanno avuto problemi seri di broncopolmonite, di pericardite e che in questi giorni si sono dovute alzare e andarsene per via dell’aria condizionata troppo alta».

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Imprevisto a luci rosse alla Camera: sullo schermo il programma “Alta Infedeltà”

Un imprevisto che ha creato non poco imbarazzo tra i presenti. È accaduto alla Camera. Mentre infatti il vicemini…

Non vuole fare nomi, ma si riferisce a casi precisi. Racconta che la cosa è stata segnalata più volte con lettere ai questori e alla presidenza. Senza risultato. «Ho semplicemente difeso il diritto di persone che sono lì per lavorare e che sono dovute andare via. Ci sono persone di 70 anni o anche di più che hanno problemi respiratori. Ma è giusto che se ne devono andare perché l’aria condizionata è troppo alta? Non è corretto che mi si risponda parlando di chi sta sotto i 40 gradi».
Abbiamo cercato Filippo Trancassini, Fdi, il questore più anziano. «È vero che la questione è stata sollevata più volte», spiega a Libero. «Il problema è che tenere insieme tutte le esigenze è molto complicato». E introduce un altro elemento: la postazione del seggio. In alto, infatti, il getto arriva più direttamente.

«Probabilmente nella posizione in cui si trova la collega arriva un’aria maggiore. Ieri l’aria condizionata era a 24 gradi, non è tantissimo. Però, se la collega ha avvertito questa difficoltà, evidente un problema c’è». Dunque non la temperatura, ma la direzione del soffio. Filippo Scerra, deputato M5s e questore, se la cava spiegando che «ci sono arrivate varie segnalazioni sull’aria condizionata, ma a volte opposte». Chi chiede di alzarla, chi di abbassarla. Problemi che travalicano i confini di destra e sinistra, se è vero che in Francia Marine Le Pen ha lanciato «un grande piano per l’aria condizionata», spingendo il governo perché installi condizionatori ovunque. 

aboliamo i centri asociali e mandiamoli tutti in miniera !

Tg4, centro sociale vuole l’abolizione della polizia. Cerno: “Salis farà il corso per diventare Pasdaran”

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11 luglio 2025

Tommaso Cerno, direttore de Il Tempo, è stato ospite della puntata dell’11 luglio del Tg4 condotto da Stefania Cavallaro. Durante il telegiornale è stata raccontata l’iniziativa del centro sociale Boccaccio di Monza, fondato da Ilaria Salis. Lì si terrà infatti un corso di base per abolire la polizia. Questo il commento di Cerno a riguardo: “Questa è una delle tante iniziative che vedo quotidianamente per affermare l’odio verso le forze dell’ordine, che una parte della sinistra manifesta ormai ogni giorno. Forze dell’ordine trattate alla stregua dei delinquenti, con grida ‘assassini’ nei confronti di chi difende la sicurezza pubblica e rischia la vita quando succedono incidenti o situazioni dove a morire in quel caso non è la gente, ma è magari il delinquente in fuga”.

RIMPATRIATELI - Rackete, Salis, Lucano: la triste fine dei simboli della sinistra

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elementare Watson: perche’ siete cerebrolesi e non ve ne frega nulla degli altri ! LA SPIEGAZIONE E’ SEMPLICEMENTE DA NEURO


Nicola Fratoianni, l’ultima sparata: “Perché non abbiamo votato contro Von Der Leyen”

giovedì 10 luglio 2025condividi

Nicola Fratoianni, l'ultima sparata: "Perché non abbiamo votato contro Von Der Leyen"

2′ di lettura

Nicola Fratoianni nel corso della sua carriera politica ne ha sparate tante, ma questa forse è la più assurda. Ospite de L’Aria Che Tira nel giorno in cui è stata votata la mozione di sfiducia nei confronti di Ursula von der Leyen, il leader di Sinistra italiana spiega così la mossa del suo partito, che ha ben pensato – nonostante il giudizio negativo verso la presidente della Commissione Ue – di non votare.

“Noi abbiamo già votato un anno fa contro Von der Leyen e contro la commissione europea che lei ha costruito, perché avevamo e abbiamo un giudizio molto negativo: questa è la commissione del riarmo ricordiamocelo, è la commissione che ha deciso in questo momento con la crisi sociale ed climatica che attanaglia gran parte dell’Europa di spendere 800 miliardi per aumentare la spesa militare. Una follia a cui si aggiunge la follia dell’aumento al 5 per cento in Pil per il riarmo che Giorgia Meloni in modo subalterno ha accettato senza battere un colpo. Oggi non abbiamo partecipato al voto”.

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Fratoianni, l’ultimo delirio di Avs? Ora promettono più fresco per tutti

Bombardare il sole. Spegnete l’afa. La santa alleanza Sinistra Italiana ed Europa Verde chiusa nella stanza dei pr…

Il motivo? “I parlamentari di AVS che, ricordo sono in parte nel gruppo The Left e in parte nel gruppo dei Verdi, insieme perché i nostri europarlamentari sui temi decisivi votano sempre insieme come Avs non hanno partecipato al voto, non perché è cambiato il giudizio su Von Der Leyen, anzi se possibile si è aggravato, ma perché noi non mischiamo i nostri voti con quelli dei fascisti e dei nazisti di tutta Europa”. Insomma, pur di non mischiarsi con quelli che Fratoianni definisce “fascisti” e “nazisti”, la sinistra non fa sentire le proprie ragioni. Se questo è un esempio di come si fa politica…

povere bestie: si affidano alle notizie dei giornaletti….

Carlo Nordio, perché lo vogliono fregare sul caso-Almasri

di Fausto Cariotigiovedì 10 luglio 2025condividi

Carlo Nordio

Carlo Nordio

3′ di lettura

È la volontà di colpire Carlo Nordio, dunque, il motivo per cui il “caso Almasri” viene tenuto aperto dal tribunale dei ministri. Nonostante la proroga per l’indagine sul guardasigilli – e su Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi e il sottosegretario con delega ai servizi, Alfredo Mantovano – sia scaduta a fine giugno. Libero aveva sollevato la questione due giorni fa: il tempo a disposizione è finito, ogni possibile testimone è stato ascoltato da tempo, ma la magistratura non ha ancora tirato le conclusioni della vicenda giudiziaria più importante della legislatura, né dato spiegazioni. Perché questa anomalia? La risposta è arrivata ieri mattina. Rispetta, ancora una volta, la «regola aurea del tre» descritta da Luca Palamara: «Le tre armi del “Sistema”: una procura, un giornale amico, un partito che fa da spalla politica».

I giornali in questo caso sono due. Il Corriere della Sera scrive che il tribunale dei ministri «ha concluso l’indagine e sta per consegnare le sue decisioni». Nessuna anomalia, insomma. Solo la necessità di cucinare a dovere il materiale raccolto, nel quale «c’è il riscontro che fin dal primo pomeriggio di domenica» 19 gennaio, cioè subito dopo l’arresto dell’ufficiale libico Najeem Osama Almasri, «la capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, sapeva ciò che stava avvenendo, e diede le indicazioni ai magistrati del Dipartimento degli affari di Giustizia di parlarsi con cautela. Preoccupandosi di non lasciare troppe tracce». Questa scelta di usare riservatezza nelle comunicazioni, che in pratica significava usare l’app Signal, più sicura di altri sistemi, sarebbe «un indizio preciso che già dalla domenica non solo il suo braccio operativo, ma presumibilmente anche il ministro, sapesse già tutto».

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Almasri, fonti di governo: “Giulia Bongiorno valuta una denuncia”

Da fonti di governo trapela che l’avvocato Giulia Bongiorno starebbe valutando di presentare denuncia contro ignoti …

Notare i termini: «indizio» e «presumibilmente» indicano che non c’è nessuna prova, nessuna “pistola fumante” a carico di Nordio. Il Corriere, infatti, titola che «il ministero sapeva». Non il ministro. Il quale, riferendo in parlamento, dirà poi che «ufficialmente il carteggio è arrivato al ministero, protocollato, il 20 gennaio alle ore 12.40». Mentre quella del 19 gennaio era «una comunicazione assolutamente informale, di poche righe, priva di dati identificativi, priva del provvedimento in oggetto e delle ragioni sottese. Non vi era nemmeno allegata la richiesta di estradizione».

Repubblica ha lo stesso materiale del Corriere, ma meno scrupoli deontologici. Infatti scrive che la mail con cui la capo di gabinetto di Nordio raccomandava di comunicare tramite canali riservati dimostra che «Nordio sapeva». Secondo la sinistra, queste sono le prove inconfutabili che «il ministro Nordio ha mentito al parlamento e per questo si deve dimettere», per dirla con le parole di Angelo Bonelli.

Tutto ciò senza nemmeno conoscere (almeno si spera) la cosa più importante: le decisioni che prenderà il tribunale dei ministri, che in base alla legge può disporre l’archiviazione «con decreto non impugnabile» degli atti sugli indagati, e dunque finirla lì, oppure chiedere il rinvio a giudizio e l’autorizzazione alla Camera competente per uno o più di loro. Decisioni che ufficialmente non risultano essere state prese: nulla è stato comunicato ai quattro indagati.

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Almasri, Nordio ancora sotto attacco. Serracchiani e Pd si aggrappano ai giornaloni

Ci risiamo: il Pd chiede le dimissioni di Carlo Nordio sulla base di due articoli di giornale. Secondo quanto riportato …

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Guerra in Ucraina, Meloni: “Già immaginiamo quel Paese libero e ricostruito”