defecazioni verbali sempre smentite dai numeri….come fa un essere sano di mente a votare similsoggetti ?

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Insomma il governo che è in carica da meno di due anni sarebbe la causa di un fenomeno demografico che purtroppo è presente nel panorama italiano (e oseremmo dire occidentale) da diversi decenni. Ma si sa, pur di attaccare l’avversario ci si attacca a tutto.

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BLOCCARLA IN PORTO E SANZIONARE I PROPRIETARI

La Mare Jonio non ha le certificazioni: ecco perché non può operare nel Mediterraneo

A seguito dell’ispezione condotta dall’autorità di bandiera sulla Mare Jonio, nave italiana dei migranti, è stata riscontrata la mancanza del certificato di idoneità. Casarini: “Secondo voi, noi obbediremo?”

Francesca Galici 4 Settembre 2024 – 09:23

La Mare Jonio non ha le certificazioni: ecco perché non può operare nel Mediterraneo

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Nuovo provvedimento per una nave Ong, ma stavolta la legge Piantedosi contro la quale le organizzazioni si battono da quasi due anni non c’entra niente. La Mare Jonio, unica battente bandiera italiana tra quelle della flotta civile, è stata sottoposta a un controllo al rientro in porto a Trapani dopo la missione numero 18, condotta in duplex con la barca di Migrantes, ente della Cei. Un atto legittimo da parte dello Stato di bandiera, che ha il dovere di verificare che le sue navi siano conformi allo scopo e sicure. L’ispezione, condotta dalla Guardia costiera, ha rilevato “la mancanza della relativa certificazione di idoneità“.

“Prego per voi”. Il Papa benedice Mare Jonio. E i vescovi mettono in mare la loro barca

È stata la Ong che gestisce la nave, Mediterranea Saving Humans, a comunicare via social il provvedimento delle autorità. Per quella carenza, si legge nella nota diramata dalla Ong, “è stato notificato ad Armatore e Comandante della nave un provvedimento dell’Autorità Marittima di bandiera che testualmente ‘diffida la società proprietaria e armatrice del rimorchiatore Mare Jonio dal continuare a intraprendere ogni attività preordinata alla effettuazione sistematica del servizio di ricerca e soccorso in mare'”. E quella che è la richiesta di rispettare il provvedimento, onde evitare di cadere nelle sanzioni previste dal relativo articolo del codice penale in caso di violazione, dalla Ong viene venduta come se fosse una minaccia. A loro dire, infatti, citando testualmente il comunicato diramato, “il documento si chiude con una minaccia: ‘l’inosservanza sarà sanzionata ai sensi dell’art. 650 c.p.'”.

“Non ci fai paura”. Da Casarini l’attacco a Meloni dopo lo stop della Mare Jonio

È evidente che nella visione del mondo delle organizzazioni non governative, nello specifico di Mediterranea Saving Humans, ci sia una grave distorsione in merito a ciò che sono le leggi, il rispetto delle stesse e l’autorità chiamata a farle rispettare. È chiaro che il loro mondo ideale sarebbe quello dominato dall’anarchia e che vivano nell’insofferenza il rispetto dell’ordine costituito. Nel comunicato della Ong, l’iniziativa di verifica legittima diventa “un’iniziativa voluta dal Governo in carica, dal ministro dell’Interno e da quello dei Trasporti. Un ulteriore capitolo nella guerra cieca e insensata condotta da questo esecutivo contro le navi della Flotta civile e il soccorso in mare”. Ma la stessa Ong riferisce che “il certificato d’Idoneità a cui il documento fa riferimento è stato rilasciato nel settembre 2023 e il mancato riconoscimento come nave ‘di soccorso’, basato su due circolari del Comando Generale CP, è stato contestato con un ricorso da allora pendente davanti al Tar del Lazio”.

Pare di capire, quindi, che la nave abbia richiesto, ma non ottenuto, il certificato come “nave di soccorso” ma che comunque la Mare Jonio operi come tale. Ovviamente, da parte della Ong è stato annunciato l’ennesimo ricorso contro la decisione delle autorità.

Ma nel frattempo, così come dichiarato da Luca Casarini, frontman della Ong, pare che la nave verrà rimessa in mare: “E secondo voi, noi obbediremo all’ordine di non soccorrere?

“. La violazione dell’articolo contestato, “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”, prevede l’arresto fino a tre mesi o un’ammenda di 206 euro. Intanto la Mare Jonio è a Trapani, in attesa di ulteriori sviluppi.

NEMMENO L’ITALIA HA BISOGNO DELLA UE……..ANZI !

Germania, l’avvertimento di Alice Weidel: “La Dexit resta un’opzione”

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04 settembre 2024

“Anche i nazisti non sono arrivati al potere dall’oggi al domani”, ha avvertito il governatore della Baviera Markus Soeder all’indomani della vittoria delle elezioni regionali dell’Afd, prima in Turingia e testa a testa con la Cdu in Sassonia. È un risultato storico quello ottenuto, ma c’è a chi naturalmente questo dà molto fastidio. La Brandmauer assunta contro l’Afd “è profondamente antidemocratica”, ha spiegato Alice Weidel, co-presidente del partito per cui se la Cdu farà patti con la sinistra e con Wagenknecht piuttosto che con il suo partito, “sparirà, come la Democrazia cristiana“.

La leader dell’Afd sostiene a Repubblica, che il suo partito “non è radicale né estremista”, ma fa un avvertimento:  la Dexit, l’uscita della Germania dalla Ue resta un’opzione. “La Germania, per sopravvivere, non ha bisogno della Ue“, ha affermato la Weidel per cui la Ue, al contrario, “ha bisogno della Germania. La Ue dovrebbe comportarsi di conseguenza. Solo a queste condizioni un’uscita della Germania dall’Ue non si renderà necessaria”. Per la leader la cosiddetta “Brandmauer”, la linea rossa degli altri partiti contro l’Afd è profondamente antidemocratica. “Sembra il “Fronte nazionale” della ex Ddr. Isolando l’Afd, che in Turingia e Sassonia rappresenta oltre il 30% degli elettori, e in Turingia è arrivata persino prima, si danneggia la cultura democratica nel nostro Paese. E si ignora la evidente spinta degli elettori per un cambiamento politico sostanziale”, ha spiegato la politica per cui “e quindi penso che la Brandmauer, soprattutto da parte della Cdu, che si è infilata in una sorta di babilonica trappola dei partiti di sinistra, non potrà reggere a lungo”, ha spiegato al quotidiano.

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Senza l’Afd, la Cdu non può fare la politica centrista e conservatrice che ha promesso in campagna elettorale. E nel medio o breve termine sparirà come la Democrazia cristiana. Noi tendiamo la mano a tutti coloro che con mezzi pacifici e democratici e rispettosi dello stato di diritto vogliano impegnarsi per il futuro del nostro Paese”. Parlando di Europa la leader ha affermato: “Abbiamo fondato un nostro gruppo al Parlamento europeo. E restiamo convinti che una vera Europa libera possa solo basarsi su un’unione libera di popoli eguali. E mi dispiace se qualcuno rimarrà deluso, se il “pagatore” Germania si riprenderà un po’ di sovranità”. L’uscita della Germania dall’Europa “per noi è un’ultima ratio“, ha assicurato la leader del partito che ha aggiunto: “Non vogliamo distruggere cose, le vogliamo riformare. Ma può avvenire soltanto se i nostri partner europei capiscono che devono rispettare i nostri interessi più vitali. La Germania, per sopravvivere, non ha bisogno della Ue. La Ue, al contrario, ha bisogno della Germania. La Ue dovrebbe comportarsi di conseguenza. Solo a queste condizioni un’uscita della Germania dall’Ue non si renderà necessaria”. 

NESSUNO S’INCAZZA…… BEOTI !

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il cazzaro reietto

E i militanti si raccomandano a Bonaccini: “Campo largo sì, ma per favore senza Renzi”

Il clima perplesso della base mentre assiste ai comizi tra un banchetto e l’altro: “Altro che unità, occhio alle alleanze”

Marco Leardi 4 Settembre 2024 – 06:00

E i militanti si raccomandano a Bonaccini: "Campo largo sì, ma per favore senza Renzi"

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Politica e salamelle. Militanza e amarcord. Nelle feste dell’Unità sparse per l’Italia il menù è quello di sempre, accompagnato da valzerini e mazurke per allietare i convenuti. Quest’anno, però, il balletto che fa scatenare i compagni ha un suono diverso, assai più incalzante. E il ritornello dice così: «Renzi no, lasciatelo fuori». La possibile alleanza tra il Pd e il fondatore di Italia Viva, dopo le aperture di quest’ultimo in tale direzione, sta infatti agitando la base dem, che non perde l’occasione di esternare ai leader del partito la propria contrarietà all’apparentamento con l’ex rottamatore toscano. Alla festa dell’Unità di Crema, una delle più importanti e meglio organizzate in Lombardia, tocca a Stefano Bonaccini ascoltare le suppliche dei militanti. Il presidente Pd arriva puntuale per il suo comizio e dal palco rassicura tutti. «Uniti si vince, mai come ora siamo coesi». Poi sul campo largo nicchia e prova l’esercizio retorico: «Non parliamo di nomi, ma di argomenti su cui convergere». Quando scende dal podio, però, il presidente di Regione fa i conti con la realtà. Diversi simpatizzanti dem lo avvicinano e, tra una stretta di mano e l’altra, gli sussurrano: «Mi raccomando, alla larga da Renzi». «Attenti alle alleanze, quello ci frega». «Ci siamo cascati una volta, non ripetiamo l’errore». Pochi giorni fa, durante un dibattito alla festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia, lo stesso Bonaccini si era ritrovato in una situazione del tutto analoga: all’udire il nome del fondatore di Italia Viva, il pubblico aveva iniziato a rumoreggiare e a manifestare il proprio dissenso in maniera plateale.

Così, nell’estate calda della politica, la guida del partito dem si è vista incalzata dal proprio elettorato e in qualche modo costretta a temporeggiare rispetto alla tentazione di assecondare le avances renziane sul campo largo. Sempre a Crema, il deputato Pd Lorenzo Guerini ha affrontato il tema delle alleanze prendendola alla larghissima ed evitando di nominare l’ex premier fiorentino di cui fu stretto collaboratore. «La politica si fa anche costruendo mediazioni e avvicinamenti tra posizioni diverse. Negli anni abbiamo sbagliato a connotare negativamente la parola compromesso», ha affermato l’ex ministro, lasciando ai militanti un ampio margine di interpretazione. Intanto, pure Elly Schlein continua a glissare sull’argomento. Dice e non dice, indugia, svicola alle domande dirette dei cronisti. La base dem più orientata a sinistra continua però a pressare e a pretendere rassicurazioni sul fatto che il Pd eviterà di stringere accordi con Italia Viva. Alla festa dell’Unità di Ferrara riferiscono le cronache locali molti sostenitori hanno chiesto alla segretaria di partito di rifiutare il campo largo con Renzi.

La medesima scena si è verificata a Bologna, dove dalla platea riunita per ascoltare Elly è spuntato un cartello inequivocabile: «Costruiamo l’alternativa, ma con Renzi no». Ora ai vertici del Nazareno spetterà la decisione, anche in vista delle regionali. Ascoltare l’appello degli iscritti o tentare una disperata ammucchiata anti-Meloni?

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DE LORENZO

LAVORARE GIORNO E NOTTE PER FAR CONTINUARE UNA GUERRA DEMENZIALE CERCATA E VOLUTA DALLA NATO ?

Crosetto critico: aziende chiuse, niente armi all’Ucraina

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01 settembre 2024

Nel bel mezzo di «una guerra mondiale a pezzi» (copyright Papa Bergoglio), salta fuori che le fabbriche italiane ed europee di armamenti, proiettili ed equipaggiamenti militari hanno pensato bene di sospendere l’attività per ferie. Scelta criticata senza appello dal ministro della Difesa Guido Crosetto che intervenendo al Globsec Prague Forum 2024 – ha raccontato un dettaglio sconosciuto: a Kiev «aspettano i nostri sistemi di difesa Samp T ( sistema missilistico a media portata, ndr), ma sono tutti in ferie».

Con la guerra alle porte orientali d’Europa, una polveriera in Medioriente, l’Africa che ribolle di conflitti, Crosetto, ironicamente, si interroga sull’opportunità di chiudere le fabbriche per ferie: «Sto litigando con le aziende italiane», ammette, «perché devo consegnare un sistema Samp T di difesa all’Ucraina e l’azienda italiana che deve sistemarlo ad agosto era chiusa per ferie, sabato e domenica non lavora e di sera non lavora. Le aziende russe, cinesi e iraniane lavorano sette giorni alla settimana, 365 giorni l’anno e 24 ore al giorno. Sto esagerando ma noi ci contrapponiamo con questi sistemi…». L’Italia ha a disposizione 5 sistemi Samp T schierati a difesa del territorio nazionale (uno degli apparati di sicurezza è stato dislocato pure in Puglia per il G7) (…)