leccatine alla ue
“Sconcertanti le critiche alle scelte Ue”. Mattarella al forum di Cernobbio
Al Forum di Cernobbio il Capo dello Stato sottolinea come per l’Italia gli interessi sul debito pubblico pagati siano come quelli di Francia e Germania messi insieme. Poi l’invito a “completare” l’Europa
Lorenzo Grossi 6 Settembre 2024 – 10:08

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La tre giorni del Forum Ambrosetti a Villa Este di Cernobbio si apre con un intervento in video-collegamento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato, al workshop Teha, afferma che abbattere il debito pubblico sia una “necessità ineludibile”, spiegando che “sul fronte del debito l’Italia ha pagato più interessi di quelli pagati insieme da Francia e Germania, eppure è un pagatore affidabile” e aggiungendo che l’andamento dei tassi è “un termometro opinabile”. In ogni caso molta strada resta da fare “per dare razionalità a un mercato dei titoli pubblici che tenga conto anche della situazione della ricchezza delle famiglie”, sottolinea. Una “dimensione europea prosegue potrebbe costruire verità. Non un invito a trascurare il debito, che è necessario abbattere, ma invito a completare l’edificio finanziario europeo“.
Il nostro Paese, insomma, resta un “debitore onorabile con una storia trentennale: gli avanzi statali primari annui e con un debito pubblico cresciuto in larga misura dal 1992, principalmente a causa proprio degli interessi”. Ed è anche per questo motivo che Mattarella invita a non avere paura di fare le “riforme, di guardare avanti, di immaginare un Europa sempre più perfezionata nella sua architettura e sempre più inclusiva di quei popoli come quelli dei Balcani occidentali che aspirano da tempo di partecipare a questa avventura”. Quella stessa Unione Europea, tuttavia, resta un'”incompiuta“. Ma il pensiero va comunque alle “recenti lucide scelte dalla commissione von Der Leyen a seguito della pandemia”. Si tratta di decisioni “di discernimento significative” sfociate nelle “politiche coraggiose sul debito con Next Generation Ue”.
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Carlo De Benedetti spennato dal “Domani”: quanti milioni si è bruciato
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Andrea Tomistico 06 settembre 2024
Domani è un altro rosso. La rivincita editoriale di Carlo De Benedetti, che ha provato a consolarsi della perdita di Repubblica, prima passata in gestione ai figli e poi venduta contro la sua volonta alla Gedi-Exor degli Agnelli-Elkann, non sta evidentemente andando come doveva. Come non bastassero le ingenti perdite registrate dalla sua holding Romed, che nel 2022 ha lasciato sul terreno 43,9 miliardi, a cui si aggiungono i 31,4 dell’anno precedente, l’ingegnere sarà presto costretto a sborsare altri quattrini per tenere in piedi il suo battagliero quotidiano di lotta e di anti-governo, che nelle notizie ci sguazza al punto da finirci spesso dentro con tutti i piedi, come nel caso dell’inchiesta di Cantone su Striano e Laudati e del presunto stupro tra giornalisti di cui tanto si parla in questi giorni. Tutte vicende in cui sono coinvolti alcuni colleghi del Domani.
Che la situazione finanziaria del quotidiano non fosse rosea lo si era capito già da tempo. Nel 2022 il giornale ha perso 3,5 milioni e la Romed ha dovuto svalutare la partecipazione per 7,6 milioni. L’emorraggia, però, malgrado il cambio sul ponte di comando, la direzione è passata da Stefano Feltri a Emiliano Fittipaldi, non si è arrestata. Nel 2023, come rivela ItaliaOggi, i ricavi si sono fermati a quota 5,28 milioni rispetto ai 5,51 del 2022. I costi si sono ridotti, ma di poco. Da 8,2 a 7,78 milioni. Risultato, il Domani ha perso altri 1,9 milioni di euro. Botta non indifferente. Ma è il conto complessivo che fa impressione. La pubblicazione è infatti nata solo nel 2020, con una dote iniziale di 10 milioni. Che nelle previsioni di De Benedetti sarebbero dovuti bastare a tenere in piedi il giornale nella fase di avvio per consentirgli poi di camminare sulle sue gambe. Intendiamoci, pochissime aziende editoriali tradizionali sono in attivo e quasi tutte devono fare i conti con la crisi del settore e la concorrenza spietata dei nuovi media. Quello del Domani, però, è stato un percorso di guerra. Dal 2020 al 2023, infatti, ha bruciato quasi del tutto i 10 milioni di partenza.

Il crac Sorgenia tra aiuti pubblici e Mps: tutta la verità sulle “imprese” di De Benedetti
Nel bilancio 2023 il capitale sociale si è ridotto ad appena 272mila euro. Inevitabili le contromisure. L’assemblea dei soci, rappresentati sostanzialmente dalla Romed, hanno dovuto deliberare un aumento di capitale per altri 6 milioni. Problema risolto? Non proprio. Oltre al nuovo salasso, infatti, c’è pure quello vecchio. A fine dicembre dello scorso anno, infatti, dei 10 milioni di capitale sociale contabilizzati dall’Editoriale Domani, ne risultano versati solo 9. Manca all’appello, dunque, un altro milioni che De Benedetti dovrà tirare fuori dalle sue tasche. Una tranche di 500mila euro, comunque, sembra sia stata già versata nel corso di quest’anno. Per carità, all’ingegnere i soldi non mancano. Ma il suo impero, per quanto lui continui ad impartire a tutti lezioni di business, non è più solido come una volta. Di sicuro non così solido da poter sostenere troppo a lungo una raffica di attività in costante perdita.
a volte una buona notizia
Ong in bolletta. Ora usano le barche da diporto e mettono a rischio la sicurezza in mare
Nessun marinaio specializzato e certificazioni specifiche assenti: per risparmiare soldi, gli attivisti salpano su imbarcazioni meno sicure e vanno a recuperare i migranti
Francesca Galici 5 Settembre 2024 – 09:27
Foto dal sito Sarah-SeenotrettungAscolta ora
Le casse delle Ong sembra si stiano svuotando. Al momento nessuna nave sta operando nel Mediterraneo centrale. Quasi tutte si trovano in porto, per la maggior parte a Licata, tranne quelle che hanno da poco sbarcato, Geo Barents, bloccata 60 giorni a Salerno e Sea-Watch bloccata per 20 giorni a Civitavecchia. Poi c’è Mare Jonio, che non è bloccata ma non può uscire per fare soccorso. Gli interventi in mare hanno un costo elevato, il carburante è piuttosto costoso e la maggior parte dei membri dell’equipaggio sono professionisti a busta paga della Ong, di volontari ce ne sono pochi, almeno sulle navi ufficialmente registrate come Search and Rescue.
La Mare Jonio non ha le certificazioni: ecco perché non può operare nel Mediterraneo
Se le grandi organizzazioni possono contare sui finanziamenti governativi, soprattutto dalla Germania e dai Paesi Baschi, oltre che su una certa fama che garantisce visibilità, le piccole realtà devono accontentarsi delle briciole e allora tagliano quanto più possibile i costi, anche a scapito della sicurezza. Come? Cambiando tipologia di barche da impiegare. Ci sono almeno tre imbarcazioni nel Mediterraneo che non sono registrate come Search and Rescue ma sono classificate come semplici “pleasure craft”, che letteralmente si tradurrebbe come “barche da piacere”. Sono le classiche barche da diporto, quelle utilizzate per le vacanze e per lo svago, che chiunque abbia conseguito una licenza nautica può condurre e manovrare.
ma questa c’è o ci fa ?
OGNI GIORNO RACCOGLIE LA SUA RAZIONE DI FIGURE EMMERDE MA CONTINUA….
Elly Schlein? Un diluvio di balle su pensioni, asili e occupazione
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Pietro Senaldi 04 settembre 2024
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Elly Schlein è andata in ferie agitando l’allarme fascismo ed è ritornata rilanciando l’allarme economia. In realtà, l’emergenza vera non è cambiata in questi due mesi: resta sempre l’inondazione di balle che il Pd riversa sullo scenario pubblico, facendo della menzogna sistematica l’arma principale di opposizione, ben oltre i limiti della propaganda. Dove la segretaria dem abbia svacanzato è un segreto che i fedelissimi custodiscono gelosamente. Dai suoi primi interventi di questa estate militante che Elly ha fatto partire a fine agosto possiamo però dedurre che non abbia fatto stage ad Harvard o alla London School of Economics.
Per nascondere le divisioni del campo largo, e inseguendo Renzi, che sta già dettando l’agenda della sinistra ancor prima di esservi riammesso, il Pd ha deciso di giocarsi l’attacco al governo sui numeri. Scelta corretta dal punto di vista della tempistica, visto che in autunno domina il tema Finanziaria, peccato che ai consiglieri della leader non tornino i conti. Di seguito, eccone alcune dimostrazioni. Tema caldo è quello delle pensioni. «Anche se dice di no, sappiamo che l’esecutivo vuole intervenire sugli assegni e fare cassa sugli anziani, ma noi vigileremo» è la promessa-minaccia della segreteria.
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Ebbene, per la prima volta il governo ha previsto una rivalutazione del 120% delle pensioni minime, quelle fino a 600 euro, accompagnata da un indicizzazione del 100% rispetto all’inflazione di quelle fino a quattro volte la minima. Per le altre, quelle oltre i 2.400 euro, sono previsti cinque scaglioni che vanno dall’aumento dell’85% fino a tremila euro al 33% previsto per chi percepisce assegni da oltre seimila euro.

“Nascono pochi bimbi? Colpa del governo”: Schlein delira (e poi terrorizza i pensionati)
Per frenare l’esodo dei lavoratori e tutelare le casse dell’Inps sono inoltre previsti aumenti in busta paga del 9,19% a chi, pur avendone i requisiti, rinuncia a ritirarsi. Altra bufala di fine estate è l’attacco sul lavoro. «Bene l’aumento di lavoro, ma non dev’essere precario» sentenzia Schlein, scagliandosi contro l’aumento dei voucher e dei contratti a termine. In realtà in un anno gli italiani che lavorano sono saliti di quasi seicentomila unità, superando per la prima volta i 24 milioni e arrivando a un tasso d’occupazione che supera il 62%. La disoccupazione invece (6,5%) non era così bassa dal 2007, l’anno precedente la grande crisi economica mondiale. Quanto ai contratti a termine, sono calati di quasi duecentomila unità.
Altra gigantesca fandonia è quella che riguarda l’abolizione dell’assegno unico per il sostegno alle famiglie, millantata dalla stampa progressista, smentita dal governo ma rilanciata dai dem. Il governo ha aumentato lo stanziamento da 16 a venti miliardi ma l’Unione Europea ha contestato la misura perché essa non riguarda gli stranieri che hanno figli non in Italia, e che magari neppure lavorano più qui. A questi l’esecutivo non vuol riconoscere nulla, anche perché significherebbe sottrarre risorse alle famiglie italiane. Una decisione razionale e solidale che però non garba a Elly, o che comunque la signora preferisce demolire pur di strumentalizzare i rimbrotti di Bruxelles.
E siamo alla Sanità, argomento caro alla sinistra, quando non governa. Sulla salute degli italiani il Pd ha deciso di puntare molto, denunciando tagli da parte del governo. I numeri veri dicono che l’anno scorso sono stati stanziati 136 miliardi, record storico, che sarà abbattuto quest’anno, con un ulteriore aumento di due miliardi, e ritoccato nel 2025, con altri due miliardi aggiuntivi. «Se la si confronta con il 2001, la spesa è diminuita in rapporto al Pil» protesta l’opposizione, fingendo di ignorare che quello è stato l’anno dell’epidemia, del lockdown e del crollo del Pil.
Smentiti pure gli allarmi sul mancato rifinanziamento del taglio del cuneo fiscale per i redditi medio-bassi, che sarà invece confermato anche grazia un extragettito fiscale di oltre 17 miliardi nei soli primi sei mesi del 2024, dovuto all’aumento dei contributi previdenziali legato alla maggiore occupazione, a una risalita degli incassi dall’Iva e a una riduzione dell’evasione fiscale.
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grullodem : forcaioli dementi
DECIDONO LORO (!!!) CHI DEVE DIMETTERSI ED IL MOTIVO , SE NON BASTA UTILIZZANO LA COMPIACENTE MAGISTRATURA ! COLPEVOLI SENZA PROVE ASSOLTI POI, MORE SOLITO, TRA QUALCHE ANNO DI GOGNA !! FATE RIBREZZO, SCHIFO, VOMITO !!
Sangiuliano al Tg1, il Pd insorge: “Incredibile puntata di questo scandalo” settembre 2024
Il ministro Gennaro Sangiuliano si difende al Tg1, dà la sua versione dei fatti sul caso che lo sta facendo vacillare, quello di Maria Rosaria Boccia, donna con cui ammette nell’intervista concessa al direttore Gianmarco Chiocci di avere avuto una relazione, pur sostenendo senza indugi di non aver mai speso un euro di denaro pubblico tra viaggi e impegni istituzionali in cui è stata coinvolta.
Una difesa, quella in tv, ovvia, doverosa. Ma l’intervista – proposta al tiggì di mercoledì 4 settembre – fa insorgere quel Pd che da giorni invoca le dimissioni di Sangiuliano (dimissioni che il ministro ha rivelato di aver presentato alla vigilia a Giorgia Meloni, la quale però le ha respinte).
“Iniziano…”. Sangiuliano al Tg1? Lo show ‘in diretta’ della Boccia: ecco cosa pubblica
Ma si diceva: il Pd. “Quindici minuti di intervista a un ministro su fatti sui quali le opposizioni hanno chiesto di riferire in Parlamento non sono altro che un uso privato del servizio pubblico”, tuonano i parlamentari Pd in Vigilanza Rai. “L’imbarazzante vicenda che ha coinvolto il ministro, le istituzioni, l’organizzazione del G7 ad oggi non è stata chiarita. Anzi, con uno stillicidio di novità quotidiane, mostra le ripetute bugie di membri del governo e apre nuove questioni sulle quali occorre riferire in Parlamento. In aggiunta, oggi si registra un’altra incredibile puntata di questo scandalo: uno spazio di 15 minuti, senza partecipazione dell’opposizione, alla voce unica e sola del ministro”, concludono i dem. Già, vietato difendersi in televisione…
Sulla stessa linea d’onda anche i grillini. “La soap opera triste con protagonista Il ministro della cultura trova questa sera uno spazio abnorme sul primo telegiornale della tv pubblica. Oltre 10 minuti in cui Gennaro Sangiuliano usa il più importante tg della Rai per autoassolversi. Questo è Servizio Pubblico? Porteremo la questione in commissione di vigilanza”, assicurano gli esponenti M5s in Commissione di vigilanza Rai.
CARI BEOTI PRIMA SI DIMOSTRI QUALI SONO I REATI POI SI CHIEDANO LE DIMISSIONI , COSI’ SI FA IN UN PAESE CIVILE , NON COME BONACCINI E SVIZZERA IMMUNI NONOSTANTE RESPONSABILI DEI DISASTRI AMBIENTALI NON AVENDO SPESO 55.OOO.OOO DI EURINI ALL’UOPO DESTINATI !!!!
DELINQUENTI SI NASCE O SI DIVENTA ?
“7 ottobre 2023, data di una rivoluzione”. I Giovani palestinesi in piazza per celebrare Hamas
L’assalto del 7 ottobre in Israele condotto da Hamas verrà omaggiato dai “Giovani palestinesi” a Roma il prossimo 5 ottobre, “per sostenere il popolo palestinese e il suo movimento di liberazione nazionale”
non capisco perche’ le excort dei media…
CONTINUINO A PUBBLICIZZARE LE DEFECAZIONI DEMENZIALI DELLA PREGIUDICATA : NE ABBIAMO PIENI I DIMAI DI QUESTA NULLITA’ PAGATA COME UNA PERSONA PERBENE !!
Ilaria Salis, l’ultimo delirio: adesso vuole abolire i carceri minorili
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Francesco Storace 04 settembre 2024
Tra prigioni da abbattere e pigioni da evitare, è davvero fantasiosa la vita dell’onorevole Ilaria Salis. Entra nelle galere e poi, per sua fortuna, ne esce. Racconta fiabe di vita amara e soprattutto per quanto riguarda le carceri destinate alla detenzione minorile vorrebbe buttarle giù. Eh sì, ci mancava una rivoluzionaria immaginaria, una onorevole parlamentare europea che quelli che scannano a 17 anni persino la propria famiglia li lascerebbe liberi come fringuelli. Non paga la pigione per occupazione illecita di case altrui, vuole mandare all’aria la prigione per chi ha meno di 18 anni, anche se delinque. Se scriviamo che è una pazzia, arriva papà Roberto a seppellirci su X, ma non è colpa nostra se non abbiamo nel vocabolario una parola diversa e adeguata alla “proposta” della deputata che Bonelli e Fratoianni ci hanno fatto digerire. La bella pensata della Salis riguarda il carcere minorile Beccaria di Milano. (..)
