In Onda, Donzelli e il messaggio in diretta: “Secondo voi ne parleranno?”, e Landini va in tilt
Esplora:
10 settembre 2024
A In Onda, su La7, Marianna Aprile e Luca Telese ospitano in studio il segretario della Cgil Maurizio Landini e Marcello Sorgi, editorialista di punta della Stampa (quotidiano del gruppo Gedi controllato da John Elkann, patron Exor che a sua volta controlla Stellantis).
Da casa, segue la puntata anche Giovanni Donzelli, coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, che a un certo punto sui social lancia la provocazione: “Secondo voi Landini e Sorgi parleranno del rischio esuberi annunciato da Stellantis?”. Il tema, com’è comprensibile, può risultare indigesto a quotidiani come La Stampa e Repubblica, ma in tanti hanno notato anche uno strano silenzio da parte delle opposizioni, Elly Schlein d Pd in testa, e dei sindacati, forse più preoccupati a non picchiare duro sul proprietario dei principali quotidiani di centrosinistra italiani che a difendere gli interessi dei lavoratori.
La Aprile legge il messaggio di Donzelli in diretta e Landini inizia ad agitarsi. “Noi questo tema lo abbiamo discusso il 5 agosto e abbiamo chiesto che la discussione con Stellantis si faccia a Palazzo Chigi. Il problema occupazionale c’è da un po’ di tempo, quel gruppo ha una capacità produttiva di 1,5 milioni di auto e ne fa mezzo milione”.
Il sindacalista Cgil poi fa la voce grossa, sì, ma con il centrodestra. “A tutti quelli che ci chiedono che cosa facciamo adesso, gli chiedo: nel 2010, nel 2011, nel 2012 dov’erano?”. “All’opposizione”, sussurra la Aprile, ma Landini continua: “No, anche al governo, c’erano Berlusconi premier e Sacconi ministro nel 2009, noi oggi paghiamo il fatto che allora chi dirigeva le aziende e i proprietari sostenevano che investire sull’elettrico fosse una cavolata. Noi da un po’ stiamo chiedendo investimenti, nuovi investitori. Quando è stato dato un prestito a Fiat, a FCA, noi abbiamo chiesto che ci fosse anche l’ingresso del pubblico nella partecipazione, perché vogliamo fare la somma di quanti soldi pubblici sono stati dati senza alcun controllo? Il problema non è quello che facciamo noi oggi, ma quello che hanno fatto loro negli ultimi 10 anni. A me lezioni su questo punto qua non le può dare nessuno”.
INFATTI…E’ UNA STRONZATA ASTRALE INVESTIRE SULL’ELETTRICO , SE NE SONO ACCORTE MOLTE NAZIONI CHE HANNO FATTO RAPIDA MARCIA INDIETRO , MA SI SA NOI FURBISSIMI ARRIVIAMO SEMPRE…DOPO, MOOOOLTO DOPO.
E COMUNQUE , PREMESSO CHE OGNUNO PUO’ DEFECARE LE STRONZATE CHE RIESCE , RESTA IL FATTO INCONFUTABILE CHE NEI DIECI ANNI DI ABUSIVISMO GRULLODEM IL SOGGETTO LANDINI NON HA MAI PROFFERITO VERBO !!!
Seconda partita di Nation League con polemica per l’Italia, che ha sfidato Israele a Budapest. Durante l’inno dello Stato ebraico, un gruppo di ultras dell’Italia giunti fino in Ungheria si sono voltati di spalle in segno di protesta. Sono stati poche decine, al massimo una cinquantina, che probabilmente cercavano qualche inquadratura durante la gara. Sono gli stessi che poco dopo hanno anche intonato cori contro Ilaria Salis, parlamentare europea che proprio a Budapest ha un processo pendente, che resterà tale fino alla fine del mandato e in caso di non rielezione in Europa.
Ilaria Salis, Rocco Tanica scatenato contro i suoi sodali: “Stesa mer***! Idiota!”
Esplora:
08 settembre 2024
Un “tour” antifascista, quello annunciato da Ilaria Salis. Al suo fianco ecco Zerocalcare. Insomma, l’eurodeputata di Avs e il fumettista fianco a fianco per mettere in guarda dal fantomatico rischio-fascismo.
L’annuncio dell’iniziativa è stata data dalla stessa Salis sui social: ad appoggiare gli appuntamenti a Milano e Roma la rete “Antifa” e The Left, il gruppo a cui appartiene Salis all’Europarlamento. Come detto, all’incontro ci sarà anche Zerocalcare, che già era andato a Budapest, in Ungheria, per assistere alle udienze del processo contro Ilaria Salis quando era detenuta, prima dell’elezione a Bruxelles che le ha concesso immunità e libertà. Titolo dell’incontro: “Per una solidarietà antifascista in Europa”.
A commentare l’iniziativa ecco ancora una volta Rocco Tanica, membro di Elio e le storie tese, il quale nelle ultime settimane più volte ha picchiato duro contro Ilaria Salis. Rispondendo all’eurodeputata su X, ecco che Tanica scrive: “In quale fase si parla di solidarietà coi proprietari delle case occupate che non possono entrare nella propria casa in quanto occupata? Perché avrei un impegno ma non vorrei perdermi il momento”. Ovvio il riferimento alle occupazioni rivendicate (e fatte in passato) da Ilaria Salis.
Il commento di Rocco Tanica, però, scatena fan, compagni e sodali della Salis, che passano al contrattacco con toni durissimi. Per esempio ecco Loris Giordano, il quale scrive: “Vieni quando puoi Rocco, fatti solo riconoscere e avrai due minuti di palcoscenico per raccontarci cosa pensi delle occupazioni di CasaPound”. E Tanica risponde, durissimo: “Dottor Giordano, mi bastano due righe. Penso che siate la stessa mer***“.
Dunque Rocco Tanica risponde ad altri insulti con “giochi enigmistici”, piccoli rebus che si risolvono sempre in un bel “vaffa” a chi lo critica. Esempio: “Rebus, 6, sigla automobilistica di Cagliari”. Tal Anna gli fa poi notare che a Roma, in via Napoleone, ci sarebbe un palazzo intero “con grandi appartamenti che è occupato da 20 anni! Indignati per quello”. La risposta è tranchant: “Signora, lei è un’idiota ma i miei post sulle mer*** di CasaPound può farcela a trovarli addirittura Lei. I fasci non diventano meno fasci perché si chiamano Salis o la votano”. E ancora, a un altro utente: “Attento, le hanno occupato la scatola cranica. Lei giustamente dice tanto era vuota, ma non è questo il punto”. Oppure: “Mi scusi dottoressa Toscana, errore mio, non è mai accaduto che una casa avesse un proprietario o ci fossero dei pezzi di mer*** che sfondano e cambiano la serratura. E se è accaduto il mio cuore è con gli occupanti che hanno dovuto sobbarcarsi la spesa del ferramenta”. E via discorrendo, risposta dopo risposta, sempre più scatenato.
Come tanti matrimoni, anche l’avventura estiva di Gennaro Sangiuliano e della sua prorompente e fastidiosa ex collaboratrice, Maria Rosaria Boccia, finirà a carte bollate. Con vendette, accuse reciproche, fango e bassezze; molto più da una parte che dall’altra. Ieri ha parlato Silverio Sica, il difensore di lui, e ha annunciato battaglia. «La denuncia è in via d’elaborazione e la presenteremo ai magistrati all’inizio della prossima settimana. Allegheremo all’esposto una serie di documenti che dimostrano l’assoluta correttezza del comportamento dell’ex ministro Sangiuliano e forniremo una ricostruzione cronologica dettagliata di questa vicenda privatissima. È innegabile che sia stato oggetto di pressioni illecite da parte della dottoressa Boccia che, a mio parere, prefigurano il reato di tentata estorsione; ma la decisione spetta ai magistrati».
Queste le parole affidate dal legale ai giornalisti. Frasi di fuoco, che però dovrebbero essere seguite da un’iniziativa più tiepida: esposto e non denuncia o querela. Significa che Sangiuliano non si rivolgerà alla Procura, dichiarando di essere vittima di un reato (denuncia) o addirittura additandone il responsabile (querela) ma si limiterà a segnalare alcuni fatti, lasciando all’autorità giudiziaria la valutazione sull’eventuale sussistenza di reati.
ESTORSIONE Ma quale potrebbe essere la norma del codice penale violata? L’avvocato Sica parla di estorsione (per ora solo tentata), così si chiama in termini giuridici il ricatto. Si tratta di un reato per il quale è sufficiente la minaccia; e senza dubbio la Boccia di minacce al ministro ne ha fatte, dichiarando in tv davanti a tutta Italia che, se lui non si scuserà e non dirà quello che lei vuole (la sua “verità”), saranno rese pubbliche conversazioni private che tirano in ballo anche terze persone, altre donne e perfino membri del governo, ha lasciato intendere la signora. Gente che ricatterebbe l’ex ministro. Perché ci sia estorsione occorrono anche il danno altrui, e anche qui non c’è molto da discutere, e l’ingiusto profitto per sé.
Questo elemento è più difficile da provare. La signora avrebbe diritto a rendere pubbliche le conversazioni, registrate o rimaste sul telefonino, solo se questo servisse a smentire falsità che l’ex ministro le attribuisce o a salvaguardare la propria immagine. Sangiuliano ha dichiarato che i due avevano una relazione e di non aver fatto pagare al ministero le spese per lei. Se le conversazioni smentiscono questo, sono pubblicabili. Se invece servono solo a regalare ulteriori scampoli di pubblicità alla donna, a farle aumentare il numero di chi la segue sui social, a promuoverla come influencer o a procurarle contratti tv o altro, si può provare a sostenere il tentativo di perseguire un profitto ingiusto a scapito d’altri. Le dimissioni del ministro peraltro riducono di molto il pubblico interesse di un’eventuale la pubblicazione delle sue conversazioni private.
INTERFERENZE ILLECITE Boccia minaccia di rendere pubbliche conversazioni che il ministro ha avuto con terze persone e che lei avrebbe potuto registrare a tradimento, nell’inconsapevolezza di Sangiuliano e degli altri spiati, o fotografare dal telefonino del ministro, o inoltrare al suo da questo, visto che ha dichiarato che lui glielo lasciava spesso nelle mani. Cosa ha sentito, quali scandali o danni potrebbe innescare se rendesse pubblico tale materiale? È la domanda che tutti si fanno, arrivando a ipotizzare perfino crisi di governo. Quello che è stato detto alla presenza della donna è da lei riferibile. Può mettere in circolazione materiale audio e video ma a patto che tutti fossero consapevoli che lei ascoltasse; ovverosia che sia stata ammessa al consesso.
Altrimenti, procurarsi indebitamente, anche con il registratore, notizie, commenti o immagini altrui, è reato. Impossessarsi di una conversazione di terzi lede l’intimità e la riservatezza degli spiati, è una sorta di violazione di domicilio, che diventa interferenza illecita al momento della divulgazione. A questa si aggiunge ovviamente la violazione di corrispondenza, per la quale basta sottrarre, ma anche solo prendere conoscenza o comunicare a qualcuno le corrispondenze dirette ad altri e non a se stessi.
CALUNNIA E DIFFAMAZIONE L’ex collaboratrice del ministro lo accusa pubblicamente di mettere in nota al ministero le spese di viaggio sostenute per lei, mentre Sangiuliano dichiara che non un soldo pubblico è stato dato alla donna o usato per lei. Si tratta di un addebito pesante: lei gli imputa il reato di peculato. Se l’accusa è falsa, e lei lo sa ma ciononostante la muove, si entra nel campo della calunnia. La netta smentita di Sangiuliano e il fatto che la Boccia non riesca a sostanziare l’accusa fotografano, in mancanza di prova contraria, una realtà già molto vicina a questo reato.
Un giudice indulgente potrebbe però limitarsi a ravvisare la diffamazione, visto che le parole della donna screditano la figura dell’ex ministro. Diffamazione (o addirittura calunnia) ci sarebbe anche, oltre a interferenze illecite, anche qualora la Boccia riportasse notizie false e offensive su terzi coinvolti nelle conversazioni carpite.
STALKING C’è poi l’ipotesi più a effetto: la persecuzione di cui Sangiuliano sarebbe stato vittima. Secondo l’ex marito, che ha profetizzato per l’uomo un lungo calvario, lo stalking, reato tipico quando finisce una relazione sentimentale da parte di chi è stato scaricato, sarebbe una specialità della Boccia. In effetti la signora, da che Sangiuliano ha interrotto il rapporto personale e di lavoro, lo ha sottoposto una tortura mediatica pressoché quotidiana, che è poi stata la causa delle sue dimissioni, e senz’altro gli ha procurato disagi psichici ingiustificati. Quanto giustificata? E’ sufficiente essere arrabbiati, delusi o non essersi visti mantenuti una promessa per tormentare una persona fino a costringerla a gesti estremi?
È una via giudiziaria ardua ma percorribile. Ad avvalorarla ci sarebbe uno strano ma ripetuto comportamento della donna, che più volte ha inseguito Sangiuliano telematicamente. Lui era al Festival di Venezia con la moglie e lei postava sui suoi profili social la passerella del Lido su cui sfilano gli attori, l’oblò di un aereo, la veduta dall’alto della città, la hall di un albergo: come a dire, sto arrivando, non ti mollo. Comportamenti ossessivi che possono turbare chiunque.
Una pratica da film dell’orrore che è tracimata nella falsità. Come a Ferragosto, quando l’ex ministro ha convocato una riunione con i suoi dirigenti e la Boccia ha postato immagini di lei nella sala attigua, dove invece non era, con la didascalia “15 agosto al ministero”.
Dal giorno dopo Sangiuliano ha interrotto i rapporti. Certo, queste sono ipotesi giuridico-giornalistiche. È probabile che l’avvocato Sica nel suo esposto, domani o martedì, sia molto più cauto. Però a questo punto tutto è possibile. Anche un effetto boomerang, perché la prima cosa che faranno i magistrati è vedere se c’è il reato di peculato, che l’ex ministro nega con tutte le sue forze, e se gli metti a disposizione documenti che al momento non hanno, di fatto solleciti ulteriori approfondimenti.
L’aveva annunciata nella risposta alle parole di Viktor Orbán contro di lei, la mobilitazione: «Continueremo a lottare per tutto questo. Per Maja, per gli antifascisti e per tutti coloro che sono dalla parte giusta della storia». E così sarà: domenica 15 settembre, alle ore 17,30, l’eurodeputata di Avs sarà alla Fabbrica del Vapore – lo spazio del Comune di Milano- insieme al fumettista Zerocalcare per lanciare la prima delle giornate della «solidarietà antifascista in Europa».
È stata la stessa Salis, dal suo account X, a promuovere gli eventi pubblicando la relativa locandina, dove svetta il disegno di un paio di caviglie legate da ceppi e catene. Un richiamo alla sua vicenda giudiziaria prima che l’elezione a Strasburgo le permettesse di uscire dallo stato di detenzione a Budapest. Suo compagno d’avventura, Zerocalcare, che al caso dell’attivista lombarda ha dedicato una serie di fumetti poi diventati un libro dal titolo “Questa notte non sarà breve”. Che poi è anche lo slogan in nome della quale Salis ha organizzato i due appuntamenti (dopo quello di Milano, infatti, ce ne sarà un secondo a Roma, domenica 21 settembre alle 18,30, presso Propaganda Schuster, di fronte alla basilica di San Paolo).
A tirare le fila degli eventi, due sigle: The Left, il gruppo del Parlamento europeo cui appartiene Salis, e Azione antifascista, la rete antagonista internazionale di estrazione extraparlamentare. «Cominciamo con le prime due tappe a Milano e Roma insieme a Zerocalcare per parlare di solidarietà e antifascismo in Europa. Vi aspettiamo!», è il tweet di Salis a corredo della locandina.
“Lotta Lgbtq per la liberazione della Palestina”. I controsensi della piazza di Non una di meno
Femministe e comunità Lgbtq in piazza per la liberazione della Palestina e contro Israele: nel primo Paese donne e omosessuali rischiano torture e morte e nel primo sono tutelati
Dal “Granfrociato” di Toscana, così come Non una di Meno pare chiami la comunità Lgbtq di Pisa, è stato stilato un manifesto relativo al Pride che si è svolto a Lucca. Una manifestazione, viene spiegato, contro “l’attacco del governo alla comunità Lgbtqia+” e, in particolare a difesa dell’ospedale Careggi di Firenze, messo sotto osservazione per le sue pratiche “disinvolte” di transizione dei giovanissimi. Ma il vero capolavoro di questo comunicato arriva quando la sezione pisana di Non una di meno spiega la sua partecipazione con la necessità che la “lotta intersezionale sia inevitabilmente legata alla liberazione del popolo palestinese e di tutti i popoli oppressi”. Il mondo musulmano, quindi anche la Striscia di Gaza, non vede certo con favore le comunità Lgbtq e in molte zone controllate da gruppi fondamentalisti, come è Gaza, gli omosessuali non solo non sono tollerati, ma rischiano anche la morte.
Eppure, l’odio cieco nei confronti di Israele, dove si sono sempre svolti regolarmente i pride, arriva a inserire la lotta per la Palestina in una manifestazione dedicata alla comunità omosessuale. Anzi, nella loro logica quello che fa Israele è “rainbow-washing” e “pink-washing“, che loro, da buoni combattenti con il pugno chiuso, rifiutano e denunciano. Per tale ragione, hanno in qualche modo avvisato l’organizzazione del Toscana Pride, ponendo loro le condizioni della manifestazione: “Non possono essere tollerate bandiere israeliane nella nostra marcia. Non c’è rivoluzione frocia senza anticolonialismo“. Quindi, sì alle bandiere di un Paese i cui amministratori uccidono e torturano uomini e donne, anche omosessuali e no alle bandiere di un Paese democratico in cui esiste la libertà di essere chi si desidera.
Ma c’è anche un ulteriore risvolto in questo manifesto, nel passaggio in cui Non una di meno – Pisa dichiara che la sua partecipazione al Pride Toscana è stata “antimilitarista perché vediamo tutti i giorni che nelle nostre città aumentano i militari impiegati nelle operazioni di sicurezza, com’è successo a Livorno lo scorso 24 novembre, la vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.
Odio cieco, si diceva, perché solo questo paraocchi così ottuso impedisce di capire che la presenza dei militari è fondamentale anche, e soprattutto, per tutelare le donne in città che sono sempre meno sicure. Poi non manca la protesta contro la polizia e contro la Chiesa: un unico calderone d’odio distruttivo, e non costruttivo, chiuso al dialogo e irrazionale.