tutti scatenati pe l’intelligenza artificiale …

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non SO se fanno finta di non capire oppure sono completamente scemi…

era una brava persona…..

Viareggio, le sorelle del ladro ucciso: “L’intervento del re del Marocco”

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12 settembre 2024

La signora Cinzia Dal Pino, responsabile dell’omicidio del 47enne Said Malkoun avvenuto nella notte del 9 settembre a Viareggio, si trova agli arresti domiciliari. Ma a interessarsi della vicenda ora sono anche le sorelle dell’uomo che da Casablanca hanno parlato mercoledì pomeriggio in un’intervista in diretta all’emittente ChoufTv trasmessa via Facebook: “Chiediamo giustizia per nostro fratello, Cinzia Dal Pino deve rimanere in carcere”.

Una delle donne stringe tra le mani la foto del fratello defunto, e tutte si dicono sconvolte dopo aver visto il video registrato dalle telecamere di sorveglianza in cui si vede la sequenza dell’omicidio. Cinzia Dal Pino, infatti, dopo avere investito il 47enne, perché derubata della sua borsetta, è passata sul corpo dell’uomo per almeno altre tre-quattro volte. “Temiamo – dice – che questo caso finisca nel dimenticatoio. Mio fratello era una persona comune, come tante. Abbiamo paura che proprio per questo non ci sia giustizia. Chiediamo l’intervento delle massime autorità marocchine, compreso il re, affinché vigilino sulla situazione”.

Ma non solo. La donna si rivolge anche alla comunità marocchina in Italia, affinché si continui a mantenere l’interesse sulla vicenda. L’uomo era irregolare sul territorio ed era noto a Viareggio per i numerosi furti di cui si era reso responsabile. “Era una brava persona, tutti coloro che lo hanno conosciuto lo confermano”, dice una delle sorelle. “Quella donna lo ha investito per quattro volte nonostante avesse visto le sue condizioni. E’ andata via senza pietà, senza chiedere aiuto”. Per le donne “Neanche un animale si ammazza in questo modo”. 

sono stato imbrogliato

sempre peggio…

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NEPOTISTI DA RECORD

Interni

Dai dirigenti Pd ai non eletti. Gualtieri sistema i compagni

Contratti di collaborazione per oltre un milione di euro. Arriva pure la social manager elettorale di Elly Schlein

Bianca Leonardi 11 Settembre 2024 – 06:00

Dai dirigenti Pd ai non eletti. Gualtieri sistema i compagni

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Si aprono le porte del Campidoglio per i collaboratori esterni che siederanno accanto al sindaco Gualtieri e i suoi assessori. «Cento sono i contratti previsti – a spese dei romani – è vergognoso», commenta il capogruppo leghista Fabrizio Santori. A dimostrarlo è l’ordinanza numero 101 dello scorso 27 agosto, di cui Il Giornale è in possesso, che «rende necessario adeguare la dotazione organica degli Uffici di diretta collaborazione».

In realtà scopriamo che gli incarichi fiduciari non sono una novità: dal gennaio all’agosto 2024 sono state 22 le delibere che hanno portato all’assunzione di figure da accostare allo staff del sindaco. Il bilancio? Ben un milione e 140mila euro in meno di 8 mesi.

Ma c’è di più: analizzando i documenti di cui il Giornale è in possesso si scopre che le poltroncine del Campidoglio sembrerebbero riservate agli amici di Gualtieri, figure che gravitano nell’area Pd da sempre. Nel mese di aprile è stato instaurato un rapporto di collaborazione tra l’assessore all’Agricoltura Sabrina Alfonsi e Federica Lesti. Non un nome qualsiasi, ma proprio la social media manager di «Superhumans», l’agenzia di comunicazione che ha curato la campagna elettorale del Partito democratico di Elly Schlein. Stesso iter per Daniele Cinà, assunto nell’ambito di diretta collaborazione con il sindaco ma già suo social media manager quando lo stesso Gualtieri era ministro e anche curatore dal 2013 della gestione social del Pd alla Camera.

Sempre a fianco di Gualtieri è stato assunto Enrico Barbieri, per un compenso annuo di novanta mila euro. Una vecchia amicizia: è stato infatti ufficio stampa del sindaco metropolitano nel 2023 e capo servizio ufficio stampa nel 2021 in Regione Lazio, al tempo targata Zingaretti.

Nel mese di giugno le «coincidenze» sembrerebbero ripetersi. A farsi spazio al Campidoglio sono Italo Loris Ligonzo, nominato collaboratore dell’assessore Zevi, che si presenta sul suo profilo LinkedIn come «segretario Pd del circolo Taranto Borgo», carica che sembrerebbe ancora ricoprire. Stessa sorte per la signora Sandra Bassotti, volto del Pd dei Castelli – precisamente Monte Porzio Catone – e membra dell’assemblea dem.

Recuperati anche i vecchi candidati che hanno sostenuto il sindaco capitolino nella corsa alle elezioni nel 2021: Susanna Polimeni, con un contratto part-time da 20 ore settimanali retribuite più di 2mila euro lordi al mese, è ora collaboratrice dell’assessore alla salute Barbara Funari ma era candidata nella lista Roma Futura per Gualtieri.

Super contratto anche per Cecilia Del Guercio che con 90 mila euro lordi annui si piazza nello staff del sindaco Gualtieri, proprio lei che ha curato la sua campagna elettorale alla conquista della capitale. Presente anche Andrea Egidi, con un contratto da 62mila euro lordi l’anno, ex Segretario provinciale del Pd di Viterbo. Qualche ripescaggio anche dalla Regione Lazio di Zingaretti: vecchie conoscenze come Anna Ruggeri, al tempo consulente di Lazio Crea – partecipata della Regione – e Stefania Ruffo che nel 2021 fu nominata dalla giunta Zingaretti commissario straordinario dei consorzi di bonifica. Ma anche Imma Fiume che l’8 agosto scorso è stata affiancata all’assessore alle politiche del personale Andrea Catarci e che vanta il titolo di ex segretaria particolare in Regione ai tempi di Zingaretti e ora, contestualmente al nuovo incarico, è anche l’assistente dell’europarlamentare Massimiliano Smeriglio, ex volto di punta dei dem che ha lasciato per affacciarsi alla sinistra più radicale.

Insomma un investimento milionario nei primi mesi dell’anno che, con la nuova ordinanza, sembrerebbe essere destinato a

moltiplicarsi.

La ciliegina sulla torta? L’accordo tra Gualtieri e i sindacati per tutelare i dipendenti di Roma Capitale, che si trovano sorpassati da figure esterne: un aumento in busta paga dai 650 euro ai 1.100 euro lordi annui.

chi li aiuta, li assolve, nasconde ….E’ PEGGIO DI LORO !

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Rinfacciano a Sangiuliano il “metodo Franceschini”

Gennaro Sangiuliano ha operato sì molte nomine, ma la consuetudine è iniziata a sinistra

Augusto Minzolini 10 Settembre 2024 – 10:00

Rinfacciano a Sangiuliano il "metodo Franceschini"

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Molti hanno menato scandalo per le nomine fatte dall’ex-ministro Gennaro Sangiuliano al ministero dei Beni Culturali. Verrebbe da dire che nessuno ha dato il meglio di sé in quelle stanze: la sinistra, il centro e la destra. Poi ognuno può dire la sua: che non c’è meritocrazia, che mancano i titoli (e duole ammetterlo ma di sovente avviene) scontando poi la vulgata che vuole che le nomine di una parte politica (naturalmente la sinistra) siano più prestigiose di quelle dell’altra (la destra). Opinioni legittime certo, ma tutte da verificare e comunque ognuno ha i suoi punti di vista, le sue gerarchie che si possono contestare ma non processare. A parte le iperboli: ad esempio, mettere una odontoiatra a presiedere un museo di arte moderna come la giri la giri non è che abbia molto senso. Detto questo anche se vai a contare i peli sui nomi messi dal centro-sinistra nelle stanze dei bottoni dell’arte forse, dico forse, in alcuni casi possono essere considerati inappuntabili ma se gli fai l’analisi del sangue anche quelli sono stati scelti non per la chiara fama ma nella maggior parte dei casi per la vicinanza o addirittura l’affiliazione politica.

C’è però un’altra questione più macroscopica che si fa finta di non vedere e che magari ci tocca più da vicino visto che pesa sulle nostre tasche più dei nomi e dei cognomi: è la moltitudine di nomine che si fanno in quel ministero, il numero di poltrone che si assegnano in nome della Cultura. Il Collegio Romano, l’ ex-scuola dei gesuiti, è diventato un agglomerato, una giungla di commissioni, sottocommissioni comitati, cda che elargiscono fondi statali a tutte le discipline dell’arte, della musica, insomma dello scibile umano. Finanziamenti a pioggia per film (anche quelli che non arriveranno mai al botteghino), festival, appunto, eventi, che, malgrado ci sia una struttura così pletorica di consiglieri, esperti, studiosi nessuno controlla al punto da ricordare i contributi a fondo perduto che un tempo venivano dati dalla Cassa del Mezzogiorno.

Di questo la destra, che è appena arrivata nelle stanze del Potere, non ha la maggiore responsabilità. Magari si è accomodata al tavolo, ma il modello è stato elaborato, organizzato, pianificato dai tanti ministri della sinistra che si sono succeduti ai Beni Culturali che hanno trasformato il ministero in una poderosa macchina di consenso su cui hanno costruito la loro fortuna politica. Parliamo di esponenti di primo piano che nella Seconda Repubblica hanno pesato nella storia del centro-sinistra. Di personaggi del calibro di Rutelli, di Veltroni, di Franceschini.

Non siamo alle prese, quindi, solo con l’egemonia culturale, per usare le parole di Sangiuliano, ma con un gigantesco nominificio che non riguarda solo i ruoli più alti, ma le assunzioni di medio e basso livello. A vedere certi numeri sembra di essere tornati al ministero delle Poste ai tempi di Antonio Gava: nell’arte come nel cinema ai tempi di Rutelli e Veltroni si parlava romano, oggi probabilmente napoletano e non so fino a quando. Del resto il ministero dei Beni Culturali si presta: l’arte è per natura eterea, tutto è spiegabile, una tesi e il suo contrario. Quindi volendo ci si sguazza. Solo che se allarghi gli organici, se moltiplichi le commissioni, le sottocommissioni, i comitati, i cda a dismisura fatalmente in ultimo ti mancheranno le persone che per studi, esperienze, storia possono essere accostati all’arte.