strani interessi e sentenze ad cazzum

Toghe allineate alle Ong di sinistra: ecco la “guerriglia” pro invasione

Piovono atti contro il fermo amministrativo del decreto Piantedosi. E la nuova battaglia è diretta a smontare il protocollo Italia-Albania

Fausto Biloslavo 16 Settembre 2024 – 07:28

Toghe allineate alle Ong di sinistra: ecco la "guerriglia" pro invasione

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L’ultimo atto della magistratura, in linea con le Ong del mare, è il rilascio, mercoledì scorso, di Geo Barents, la nave di Medici senza frontiere sottoposta a fermo amministrativo. Dall’inizio dell’anno si sono susseguite sentenze del genere con l’obiettivo annunciato di affossare definitamente il decreto Piantedosi, che cerca di regolare e arginare le operazioni in mare delle Ong. La stessa «guerriglia» giudiziaria si sta preparando per l’operazione di trasferimento dei migranti illegali in Albania, che dovrebbe partire a fine settembre o inizi ottobre. Il caso Salvini, con la dura richiesta di condanna a sei anni di carcere, è solo la punta più eclatante dell’iceberg. Se il governo e la politica si permettono di criticare, alza subito gli scudi la giunta di Palermo dell’Associazione nazionale magistrati. Le «insinuazioni di uso politico della giustizia e reazioni scomposte» secondo l’Anm «sono dichiarazioni gravi, non consone alle funzioni esercitate, in aperta violazione del principio di separazione dei poteri () che minano la fiducia nelle istituzioni democratiche e che costituiscono indebite forme di pressione sui magistrati giudicanti».

Normale, però, lo spassionato sostegno dell’opposizione all’accusa. E nessuno fa caso a formazioni come l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), fautori della «guerriglia» giudiziaria. Su loro sito hanno annunciato così l’ultima sentenza a favore di Geo Barents: «Ennesima decisione che annulla una delle forme di criminalizzazione volute dal Governo Meloni contro le attività della flotta civile di salvataggio in mare».

L’offensiva 2024 è iniziata il 20 febbraio quando la giudice Roberta Marra, del tribunale di Brindisi, «grazia» Sos Mediterranee, fra le Organizzazioni non governative più irriducibili, sospendendo il fermo della sua nave, Ocean Viking. L’offensiva prosegue con l’annullamento del fermo di 60 giorni di Sea Eye 4, una delle navi dei talebani dell’accoglienza tedeschi. A Ragusa il tribunale sospende il sequestro di Sea Watch 5. Il 26 giugno il giudice del Tribunale civile di Crotone, Antonio Albenzio, specializzato nella «sezione agraria» cancella il fermo di Humanity 1. La linea è spiegata da Fulvio Vassallo Paleologo, un giurista ultra filo Ong, che canta vittoria per «la quarta decisione di un Tribunale civile italiano che boccia la politica dei fermi amministrativi, rilanciata dal decreto Piantedosi». L’obiettivo è fare intervenire la Corte costituzionale «sulla legittimità del decreto» che stoppa le Ong. L’ennesima sentenza a favore di nave Geo Barents è parte di un effetto catena, che un giorno dopo ha fatto presentare ricorso per il fermo di 20 giorni della Sea-Watch 5. Asgi ed i gruppi più estremisti, come Casarini e soci, ci hanno provato anche con il Consiglio di Stato per bloccare l’invio di sei motovedette in Tunisia che servono a rafforzare il contrasto all’immigrazione illegale via mare. Una prima sentenza sospendeva l’invio delle unità navali, ma poi è stata ribaltata da una nuova ordinanza del massimo organo giudiziario amministrativo.

Il sito di Melting Pot Europa «per la libertà di movimento» inneggiava fin da marzo all’ariete giudiziario: «La legge Piantedosi che () criminalizza l’operato delle navi delle organizzazioni non governative con accuse strumentali, sta venendo pian piano demolita dalla magistratura».

La nuova offensiva giudiziaria si concentrerà sul «Protocollo Italia-Albania».

Silvia Albano, pasionaria della sezione immigrazione del Tribunale di Roma, era già riuscita a bloccare le riammissioni dei migranti in Slovenia che arrivavano attraverso la rotta balcanica basandosi su un caso inventato di maltrattamenti da parte della polizia di frontiera presentato dagli avvocati di Asgi. La giudice ha annunciato che trasferire i migranti in «Albania potrebbe essere illegittimo e configurare un respingimento collettivo». Per questo motivo «non possiamo convalidare i trasferimenti».

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La Salis dà lezioni di antifascismo al Pd. Zerocalcare: quanti danni dagli anti Cav

Cosa hanno detto la neo deputata europea e il fumettista

Nicolò Rubeis 16 Settembre 2024 – 07:03

La Salis dà lezioni di antifascismo al Pd. Zerocalcare: quanti danni dagli anti Cav

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Dall’abolizione delle carceri, una «macchina concepita per annientare l’essere umano» all’antifascismo sempre e comunque, una lotta da condurre contro quelli che oggi «si chiamano sovranisti, un altro nome che si sono dati per ripulirsi». Ilaria Salis (foto) comincia a Milano il suo tour per ringraziare chi le è stata vicina durante la detenzione ungherese. Con lei il fumettista Zerocalcare, che ha seguito i processi a carico dell’europarlamentare di Avs, accusata di aver pestato a Budapest alcuni neonazisti. «Sono stata sbattuta in galera con l’accusa di violenza contro membri di una comunità, un reato in Ungheria pensato per contrastare i crimini di odio razziali. Come se i nazisti fossero una minoranza da tutelare» rivendica Salis. Un «paradosso» secondo l’europarlamentare, che per combattere contro i neofascisti è andata a Budapest «come sarei andata da qualunque altra parte» visto che l’antifascismo «per noi compagni» non deve essere «solo una commemorazione storica come fa spesso la sinistra istituzionale». Zerocalcare parla di egemonia culturale. Una «fissa della destra» che dipende, per il fumettista, dal fatto che «quel mondo post fascista, che ha prodotto scrittori e gruppi musicali, è rimasto in cantina e in panchina». Ma anche dall’altra parte «non è che è stato fatto qualcosa di diverso. Non hanno mai prodotto nessun immaginario di sinistra e hanno creato insofferenza verso un mondo che sembra elitario». Le frecciate arrivano anche sul tema delle carceri. Per Zerocalcare «20 anni di anti-berlusconismo hanno fatto un sacco di danni. A forza di parlare di carcere solo per dire che Berlusconi doveva andare in galera – osserva – lo hanno fatto diventare uno strumento di rivalsa». Salis intanto continua a vedere nel suo orizzonte una società «senza carcere». L’europarlamentare non risponde alle domande sulle occupazioni da lei sempre difese ma punta il dito sulla società che «si deve assumere la responsabilità di oltre 60 suicidi da inizio anno in carcere».

Convinzioni rafforzate nelle ispezioni che Salis sta facendo e nelle quali «è emerso il tratto di classe del carcere» dove «la maggior parte delle persone sono lì per reati di piccola entità, perché magari rubano per sopravvivere».

pagliacciume sopra e sotto

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“Merito nostro”. Quando i grillini rivendicavano la chiusura dei porti ai migranti

Ora si nascondono a sinistra, ma nei giorni del governo gialloverde i 5 Stelle condividevano tutto

Domenico Di Sanzo 16 Settembre 2024 – 06:43

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i merdaioli comandano… la finta giustizia….

Il pizzino di “Repubblica” ai pm e al governo: Salvini va fatto fuori

La sentenza del cronista Lirio Abbate, è stato autore di una campagna denigratoria contro la virologa Capua poi smentita dai fatti

Felice Manti 14 Settembre 2024 – 07:29

Il pizzino di "Repubblica" ai pm e al governo: Salvini va fatto fuori

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«Bisogna far fuori Matteo Salvini dalla politica e dal governo, per non essere complici». Il pizzino a mezzo stampa è a pagina 23 di Repubblica di ieri, firmato da Lirio Abbate. Arriva a un pugno di giorni dalla sentenza per il processo Open Arms che vede il leader leghista alla sbarra per aver impedito nell’agosto del 2019, da ministro dell’Interno, lo sbarco a Lampedusa di 147 immigrati a bordo della Ong spagnola per 19 giorni. La sinistra giudiziaria scatena le sue firme forcaiole per avvertire l’esecutivo di Giorgia Meloni: via Salvini per non avere guai peggiori, «al di là del processo penale e della decisione che i giudici prenderanno in camera di consiglio», scrive Abbate. Perché nell’era del verosimile a che serve la condanna della magistratura se il verdetto dei soliti giornaloni è già stato espresso? Salvini «ha mostrato i muscoli contro deboli e indifesi migranti inermi che fuggivano da Paesi in guerra e dalla disperazione, deboli e indifesi, solo per raccogliere voti», l’ha fatto in autonomia, escludendo gli altri ministri «generalmente con un post sui social», sottolinea il cronista di giudiziaria di Largo Fochetti. Così è deciso, l’udienza è tolta.

Perché stupirsi? Non è la prima volta – e non sarà l’ultima – che i giornalisti ciclostile delle Procure avvelenano i pozzi della narrazione con verdetti di colpevolezza che prescindono dalle reali responsabilità eventualmente accertate dalla magistratura. Nel 2014 l’Espresso a firma Abbate definì la scienziata di fama mondiale Ilaria Capua una «trafficante di virus», mortificando la professionalità e l’immagine dell’ex parlamentare, costretta a querelare il settimanale e ad allontanarsi dall’Italia: «L’inchiesta riportò il lavoro dei pm, nessuna diffamazione», decise il giudice di Velletri a cui la Capua si era rivolta. Come volevasi dimostrare.

Per Abbate è un deja vu, basti pensare ai giudizi tranchant sparati durante le fasi del processo a Mafia capitale, l’indagine portata avanti dall’allora procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone a carico del «Mondo di mezzo» guidato da Fabrizio Carminati detto Er cecato che vagheggiava di una Cupola mafioseggiante che decideva i destini della Città Eterna. Una tesi demolita dalle sentenze che a Pignatone – oggi infangato dall’accusa di aver coperto i boss palermitani che uccisero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – è costata allora la poltrona di Procuratore nazionale antimafia. Per Abbate, autore con Marco Lillo del Fatto quotidiano di I Re di Roma destra e sinistra prendevano ordine dall’ex terrorista nero legato alla Banda della Magliana, ufficiale di collegamento tra neofascisti, ultras, soubrette, calciatori, attori, ma soprattutto boss e politici. Ma di mafia non ce n’era, a torto o a ragione, lo dicono le sentenze, chi se ne frega.

Con Pignatone Abbate ha un ottimo rapporto, lo si è capito quando per difenderlo da accuse vecchie di trent’anni e probabilmente indimostrabili il giornalista si è arrampicato sugli specchi: «La storia professionale di Pignatone è forte di successi nella lotta contro Cosa nostra e le sue collusioni, contro la ndrangheta e la corruzione nella Capitale e l’estrema destra di Massimo Carminati e i colletti bianchi. Tutto ciò si scontra con le accuse».

Quando si tratta di difendere gli amici e attaccare i nemici Abbate sa destreggiarsi bene, come gli dice

al telefono l’ex capo di Confindustria Antonello Montante, ex icona antimafia sbugiardato da una condanna perché con dossier e ricatti condizionava i politici: «Lirio, non usare la spada, usa il fioretto per questa cosa».

basta coi pagliacci salterini cerebrolesi !!!

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“C’è una parte d’Italia che vuol bene alla Meloni ed è convinta che stia andando benissimo. Io penso invece che la Meloni non stia andando bene e quindi, per costruire l’alternativa, bisogna trovare dei punti su cui andar d’accordo. Io con Conte sul rapporto personale non ci vado d’accordo, l’ho mandato a casa l’altra volta scegliendo Draghi e ancora a lui non è andata giù. Ma possiamo trovare dei punti di incontro sulle cose che servono agli italiani”.

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