TROPPO IDIOTI PER CAPIRE QS FOLLIA

Sostituzione etnica: “Miss Mamma Italiana” è senegalese
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In Italia, uno dei concorsi più bizzarri per le mamme è il **Miss Mamma Italiana**. Questo concorso è riservato a tutte le mamme di età compresa tra i 25 e i 45 anni. La finale nazionale di quest’anno si è tenuta a Bellaria, dove la senegalese Semou Diagne è stata incoronata Miss Mamma Italiana 2024¹².
Una senegalese ‘miss mamma italiana’. Poi dicono che non spingono per la sostituzione etnica. Lo fanno in modo talmente pacchiano da risultare anche ridicolo. Un’africana eletta ‘miss italiana’, distopia tragicomica.
BATTUTO IL RECORD NAZIONALE D’IMBECILLITA’ POLITICA !!
quando il paziente…
E’ ORMAI IN FASE DI PUTREFAZIONE MORALE, CIVILE, SOCIALE ,SENZA AVER AVUTO GIUSTIZIA MAI…SEMPRE USATO DA POLITICI MOLTO DEM.ENTI , BULLIZZATO DA GIUDICI INFALLIBILI…..
ECCO IN QUESTO CASO L’ASPIRINA NON SERVE PIU’…CLARO ?
ORA CONTROLLIAMO ATTENTAMENTE COME LI SPENDERA’ …..
De Luca all’incasso dopo gli insulti: alla sua Campania 3,5 miliardi di euro
Fiumi di denaro in Regione anche se il governatore definì la premier “str…”
ENNESIMO FIUME DI DENARO BUTTATO NEL WATER ?
ridere o vomitare ?
“Scelta non sindacabile”. Quando i pm di Catania chiesero l’archiviazione per lo stop alla “Diciotti”
La nave fu bloccata dall’allora ministro senza sbarcare i migranti. E per le toghe non c’era reato
Stefano Zurlo 17 Settembre 2024 – 09:10

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C’è persino una lettera del trio Conte-Di Maio-Toninelli. Altro che presa di distanza. Il caso Diciotti è tutto l’opposto di Open Arms, anche se le due storie sembrano scritte in fotocopia. Una nave carica di profughi, 190 all’inizio, alla ricerca di un porto sicuro. Certo, qualche differenza c’è: la Diciotti non è un’imbarcazione messa in mare da una ong, come Open Arms, ma è un pattugliatore della Guardia Costiera. Però le peregrinazioni, le difficoltà e i dinieghi del ministro dell’Interno Matteo Salvini sono gli stessi. Non si scende. Prima deve intervenire l’Europa.
Solo che l’Europa, tanto per cambiare, tace, e invece interviene la magistratura che contesta a Salvini esattamente lo stesso reato oggi di attualità: il sequestro di persona. È l’estate del 2018. Un copione che però si capovolge in due momenti essenziali, anzi tre, che fanno riflettere. Il primo è la lettera dei ministri che davanti all’azione della magistratura scrivono una missiva dai risvolti clamorosi: il 17 febbraio 2019 Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Danilo Toninelli si autodenunciano spiegando che anche loro hanno commesso lo stesso reato di Salvini. Testuale. Tutto il contrario di quel che avverrà qualche mese dopo per Open Arms, quando i 5 Stelle molleranno per strada il ministro dell’Interno, con il Conte 1 ormai al capolinea.
È la cronologia a fare la differenza e a farci comprendere come possono mutare i giudizi e gli umori del Palazzo: il caso Diciotti scoppia nell’agosto 2018, un anno prima del gemello Open Arms, quando il governo Conte 1 uno è saldo e la coalizione fra 5 Stelle e Lega funziona bene. «Essere alleati – hanno detto i pm di Palermo sabato scorso nella loro requisitoria contro Salvini – non vuol dire essere correi». Vale per Open Arms, con l’esecutivo in pezzi, non valeva qualche mese prima quando i partner della coalizione sembravano marciare d’amore e d’accordo.
La Diciotti rimane per giorni e giorni in stallo nel Mediterraneo: non c’è l’ong spagnola, ma c’è Malta che litiga con l’Italia e non ne vuol sapere di farsi carico dei profughi. Non si sbarca, afferma Salvini. E i leader dell’altro partito di maggioranza condividono quella scelta.
Tredici persone vengono portate a terra, ma 177 restano prigioniere sullo scafo. Tanto che la Procura di Agrigento, la prima ad intervenire, contesta il sequestro di persona. E qui si scopre la seconda grande differenza rispetto a Open Arms. Per competenza, dopo una carambola di rimpalli da mal di testa per competenza, la vicenda approda alla procura di Catania che, come è prassi in queste circostanze, procede in tandem con il tribunale dei ministri. E la procura di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro, chiede l’archiviazione delle accuse: il ritardo nello sbarco è «giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per la separazione dei poteri, di chiedere in sede europea la distribuzione dei migrantiin un caso in cui secondo la convenzione Sar (Search and rescue, ndr) internazionale sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro».
La scelta per i pm di Catania non è criticabile. Ma appartiene all’autonomia della politica. Il finale però prevede un altro colpo di scena: il tribunale dei ministri di Catania non condivide questa impostazione e chiede ugualmente al senato l’autorizzazione a procedere contro Salvini per sequestro.
Proprio come farà Palermo per Open Arms. Ma a marzo 2019 la spaccatura non c’è ancora stata e i 5 Stelle pilotano Palazzo Madama fino al rifiuto. I giudici si devono fermare. Qualche mese dopo cambia tutto e oggi Salvini rischia una condanna a 6 anni.
non sapeva quanto marcio c’è in italia !!
La celebre citazione “c’è del marcio in Danimarca” proviene dalla quarta scena del primo atto dell’opera teatrale “Amleto” di William Shakespeare. In questa scena, Marcello, la guardia del Re, rivolge queste parole ad Orazio, l’amico fidato di Amleto. L’espressione fa riferimento alla presenza di intrighi, tradimenti, inganni e ambizioni di potere che permeano il regno di Danimarca, l’ambientazione della tragedia. Questa frase è diventata di uso comune nel corso dei secoli e conserva il suo significato originario, indicando il sospetto di segrete malefatte o disonestà in contesti che sembrano rispettabili e sani. Ecco perché l’espressione “c’è del marcio in Danimarca” continua a essere utilizzata.
meno capiscono e piu’ defecano idee demenziali
ECCO IL LETAME CHE I SINISTRATI MENTALI HANNO FATTO ENTRARE E CHE GLI ONESTI DEVONO MANTENERE !!
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se non eliminiamo il marciume….
Open Arms, Matteo Salvini: “I terroristi non li faccio sbarcare!”. Poi le bordate a Toninelli e Conte
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Su Matteo Salvini ora pende una richiesta di condanna a sei anni. Il tutto nell’ambito del processo Open Arms, per il quale è imputato a Palermo. Un processo dal sapore politico. E una richiesta di condanna che ha spinto la Lega a reagire, ricompattandosi attorno al leader nel mirino dei magistrati. In tal senso, l’appuntamento a Pontida del prossimo 6 ottobre sarà uno dei momenti-chiave.
Salvini, da par suo, replica alle accuse a testa altissima. Nella giornata di oggi, lunedì 16 settembre, un Consiglio federale straordinario del suo partito, in cui ha ringraziato gli alleati e il governo per il sostegno, parlando, appunto, di un processo politico e di un tentativo di comprimere la volontà degli italiani.
Ma il vicepremier è tornato a farsi sentire anche in prima serata, dove era ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, la trasmissione del lunedì sera su Rete 4. “Non ho paura, è un processo all’Italia e non al politico”, ha premesso. Dunque, ancora una volta ha spiegato che “mi è pesato spiegare tutta questa situazione ai miei figli”. “Quello che mi ha colpito in queste 48 ore è che mi è arrivata solidarietà anche da gente lontanissima dalla Lega che dice che la politica deve avere anche buon gusto”, ha ricordato.
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Ovviamente, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti non rinnega nulla. E rilancia: “Io i terroristi non li faccio sbarcare! Possiamo accogliere un tot di persone”. E ancora: “Rivendico anche di aver dimezzato i morti nel Mediterraneo”. Salvini aggiunge: “Ritengo di aver difeso la sicurezza del mio Paese e di aver mantenuto una promessa con chi mi ha votato. Io non patteggio sono convinto di quello che ho fatto. È un processo politico contro di me, contro la Lega e contro il governo Meloni”. Il leghista, insomma, ribadisce di non avere alcuna volontà di patteggiare.
Poi gli attacchi contro chi, nei giorni della vicenda Open Arms, era al governo con lui. Nel mirino ci finiscono i grillini. In primis Giuseppe Conte, premier all’epoca dei fatti: “Tutto quello che facevamo era concordato con Conte e con il governo”. Poi l’affondo contro Danilo Tonielli, al tempo ministro delle Infrastrutture: “Al processo, Toninelli è stato interrogato ma non si ricordava niente”. Già, amnesie che hanno scatenato parecchie ilarità. Ma soprattutto, quelle di Toninelli, amnesie molto sospette…
se cominciassimo a controllare il grado d’intelligenza di questi dem.enti ?
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