letame liquido

Daniele Capezzone, dossieraggio: “Una discarica, ecco la fogna della Repubblica”

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11 ottobre 2024

Eccoci ad “Occhio al caffè“, la rassegna stampa politicamente scorrettissima curata da Daniele Capezzone, direttore editoriale di Libero. “Oggi rassegna tutta da seguire con due temi dominanti da sviscerare. Per un verso Israele che attacca la base Unifil in Libano e ai giornali italiani non sembra vero di sparare a palle incatenate contro Gerusalemme“, rimarca il direttore. 

“Secondo tema, il dossieraggio. Ieri è esplosa la seconda bomba, quella dal bancario pugliese che ha spiato 6mila conti correnti, incluso quello di Giorgia Meloni. Poi c’è l’altra discarica, la fogna della Repubblica, la chiama Libero, che è tutta la faccenda Striano-Laudato per capirci: perdonerete, non è patriottismo di testata, ma oggi vi conviene prendere Libero, ci sono due paginoni tombali che spiegano tutto di questa vicenda. L’unica cosa che non spiegano è l’inerzia istituzionale”, picchia duro il direttore.

“Poi ci sono anche altre cose da guardare: un altro sondaggio in Liguria favorevole a Marco Bucci, il Foglio che svelena su Fazzolari, Ilario Lombardo sulla Stampa che torna a ragionare su prospettive di discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi, una lite tra Italia Viva e Ignazio La Russa e poi un ragionamento di Stefano Folli che evoca quella che sembra una cosa lontana e non solo nel tempo, ma parla di elezioni anticipate. Vedremo come arriva a quel tipo di evocazione”, conclude Capezzone. E ora, buona rassegna a tutti.

si arrampicano sui vetri

Corte costituzionale, la sinistra grida al tentato golpe ma ha sempre piazzato i giudici

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Domenico Alcamo 10 ottobre 2024

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La sinistra ricorre alla tattica dell’«Aventino» per non far eleggere il giudice mancante della Corte costituzionale. Un ostruzionismo motivato dal fatto che il nome indicato dal centrodestra, Saverio Marini, sarebbe troppo vicino alla stessa maggioranza. Ma, al di là del metodo e delle procedure politiche, c’è un tema di fondo che rivela il riflesso ripetitivo della sinistra in questa «tornata» per l’elezione del giudice costituzionale, ovvero una certa refrattarietà a riconoscere come anche nomi provenienti dal campo avverso possano accedere agli organismi di garanzia. Che evidentemente, forse a causa della ben nota autoinvestitura di superiorità morale, nel mondo progressista considerano di quasi esclusivo proprio appannaggio. Molti, infatti, sono i nomi provenienti dalla propria area che hanno fatto parte della Consulta, o quantomeno che, pur da indipendenti, hanno in vari momenti del proprio percorso portato acqua al mulino di quelle tesi lì, di quelle battaglie lì. Per esempio a quest’ultima categoria appartiene Gustavo Zagrebelsky, che entrò nella Corte Costituzionale nel 1995 (di cui diventerà presidente, per qualche mese, nove anni dopo) su nomina dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. A essere illustre, Zagrebelsky lo è, e ciò è innegabile. Così come è innegabile, però, un certo suo attivismo pubblico, che lo condusse addirittura a salutare la discesa in campo di Berlusconi, con un articolo su L’Unità nell’aprile 1994, come dipingendo un «rischio regime», individuando nel berlusconismo una «sottocultura».

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Scorrendo qui e là lungo l’ultimo trentennio di consulta ci si imbatte in Valerio Onida, che fu componente di elezione parlamentare e sedette nella Corte tra il 1996 e il 2004. Lo ritroveremo poi nel 2010, candidato alle primarie del centrosinistra per la candidatura a Sindaco di Milano. E che dire, poi di Giovanni Maria Flick? Fu ministro di Grazia e giustizia nel primo governo Prodi, poi entrò nella Consulta su nomina presidenziale nel 2000. E ancora Gaetano Silvestri, che fu nella Corte Costituzionale tra il 2005 e il 2014, su elezione parlamentare. Il suo è un profilo di sensibilità politico-culturale molto chiara, visto che fu iscritto al Partito Comunista Italiano e addirittura eletto nel Consiglio Comunale di Messina per un mandato negli anni ’70. In questa veloce carrellata non può mancare Giuliano Amato, alla Consulta tra il 2013 e il 2022 su nomina del Presidente della Repubblica. Il suo è un percorso politico tutto a sinistra. Socialista nella prima Repubblica, dopo la fine del garofano scelse il lido di sinistra, e fu deputato e Senatore più volte per l’Ulivo e il Pd. Il suo secondo mandato da Presidente del Consiglio (il precedente fu nel tramonto della Prima Repubblica) si ebbe tra il 2000 e il 2001, alla fine del disastroso quinquennio del centrosinistra. E fu anche ministro dell’interno con il secondo governo Prodi (2006-2008).

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Ancora, si annovera un illustra percorso politico a sinistra per l’attuale Presidente della Corte, Augusto Barbera. Fu più volte deputato tra gli anni 70 e gli anni ’90, prima con il PCI e poi con il PDS. E vale la pena di ricordare anche il caso di Fernanda Contri. Alla consulta tra il 1996 e il 2005, in precedenza era stata ministro per gli affari sociali del governo Ciampi. Più di dieci anni dopo, 2007, aderisce al Pd in cui dimostrò anche un certo attivismo. Prima candidata alle primarie nel collegio di Tiglio (Liguria) poi, più tardi, presidente della commissione di garanzia del partito per vigilare sulla regolarità delle consultazioni per scegliere il candidato presidente della Regione.

qui beirut

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da questo comico invece prendiamo ordini ?

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non so se fanno solo pena o schifo

Tasse, Elly Schlein lancia un “social-bombing” contro Meloni e il Pd si accoda

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09 ottobre 2024

Curioso: proprio quando Elly Schlein lancia l’europatrimoniale, ecco che la stessa Schlein e il Pd attaccano il governo e Giorgia Meloni proprio sulle tasse. L’accusa? L’esecutivo vuole colpire le tasche e i risparmi degli italiani. Una campagna costruita sulle parole di Giancarlo Giorgetti sui “sacrifici”, più volte puntualizzate, e sulle indiscrezioni che stanno emergendo circa la prossima manovra.

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Si torna insomma a parlare di accise sul carburante. E la smentita sta proprio in quelle righe citate dal Pd: allineamento delle accise – l’ipotesi è spostarne parte dalla benzina al diesel – non significa aumentarle. Eppure questo concetto non sembra passare. Tanto che Schlein torna, ancora una volta, a citare un video pubblicato dalla leader FdI nel 2022, quando prometteva a un benzinaio il taglio delle accise sui carburanti. Non solo, Schlein si lancia anche in conti che lasciano il tempo che trovano, parlando di “una tassa-Meloni che costerà 70 euro a famiglia”. Insomma, la spara grossissima.

questo dovrebbe stare in galera a vita sull’isola di Montecristo

Falsa liaison della Meloni: Corona a processo per diffamazione

La premier collegata anche con l’aula di Sassari nel giudizio sui fotomontaggi porno col suo volto: “Violenza su tutte le donne”

Cristina Bassi 10 Ottobre 2024 – 05:00

Falsa liaison della Meloni: Corona a processo per diffamazione

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La Procura di Milano ha disposto per Corona la citazione diretta a giudizio (non ci sarà udienza preliminare e si va direttamente davanti al giudice monocratico). Con lui sarà alla sbarra Luca Arnau, autore dell’articolo sotto accusa. La prima udienza è fissata per il prossimo 21 gennaio all’Ottava sezione penale. Al centro della vicenda c’è un articolo pubblicato il 20 ottobre 2023 sul sito Dillingernews.it, nel quale l’ex re dei paparazzi svolge il ruolo di «caporedattore di fatto». Nel testo si parlava di un fantomatico «legame affettivo» tra Giorgia Meloni e il deputato di FdI Manlio Messina (foto a destra). Il processo nasce dalle denunce della premier, che sarà parte civile rappresentata dall’avvocato Luca Libra, e di Messina, anche lui parte civile nel procedimento con l’avvocato Mattia Serpotta.

Il decreto di citazione diretta è firmato dal procuratore Marcello Viola, dall’aggiunto Letizia Mannella e dal pm Giovanni Tarzia. Corona è difeso dall’avvocato storico, Ivano Chiesa, mentre Arnau è rappresentato dall’avvocato Alessio Pomponi. Secondo l’accusa, è stato l’ex agente a «procacciare la falsa notizia» con «verifiche da cui ne emergeva la assoluta infondatezza» e avrebbe poi «ordinato insistentemente la sollecita redazione dell’articolo», anche con «fotografie alterate». È stato Arnau, infine, a scriverlo e pubblicarlo il 20 ottobre dello scorso anno. La stessa premier è indicata tra i testimoni del processo nel decreto della Procura. E due giorni fa Meloni è comparsa, in videocollegamento, in un altro processo in cui è vittima di manipolazioni diffamatorie, in questo caso si tratta di immagini. Davanti al Tribunale di Sassari è arrivato il caso dei «deepfake» con il volto della premier su corpi di attrici porno. Sono immagini estremamente realistiche create con software di intelligenza artificiale, partendo da contenuti esistenti. Meloni pretende giustizia nel procedimento contro A.S., 40 anni, di Sassari, accusato di aver realizzato i videomontaggi nel 2020. «Insisto nel chiedere la punizione dei responsabili – ha dichiarato -, perché considero intollerabili questi fatti. Questa è una forma di violenza contro le donne». La premier ha poi fatto istanza per un risarcimento di 100mila euro da destinare al Fondo del ministero dell’Interno per le donne vittime di violenza.

In udienza ha risposto alle domande del pm Maria Paola Asara, del giudice Monia Adami e dell’avvocato della difesa Maurizio Serra. L’indagine che ha portato a individuare il presunto responsabile era stata condotta dalla polizia postale di Sassari.

ed è ancora a piede libero:

Conte ignora le mascherine farlocche. “Sanitari deceduti per salvare vite”

L’ex premier battibecca coi familiari delle vittime e tace sui dispositivi inefficaci da lui sdoganati

Felice Manti 9 Ottobre 2024 – 05:00

Conte ignora le mascherine farlocche. "Sanitari deceduti per salvare vite"

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Il colpevole torna sempre sul luogo del delitto. E l’ex premier Giuseppe Conte (nella foto) non fa eccezione. Ieri era seduto tra i banchi della commissione d’inchiesta sul Covid, sono iniziate le prime audizioni a parenti delle vittime e medici. Il leader pentastellato avrebbe dovuto limitarsi ad ascoltare le critiche alla prescrizione domiciliare paracetamolo e vigile attesa («Sì, vigile finché non ti ammali…»), lamentare che «è stata rubata la dignità anche ai morti», riflettere su chi sottolineava come «i diritti del malato non fossero stati «granché rispettati». E invece, dopo lo sfogo contro le virostar che in tv avevano tenuto bordone ai divieti schizofrenici del governo, Conte ha rotto il silenzio con toni spiacevoli: «Da quando è iniziato il Covid quasi mezzo milione di sanitari è stato contagiato, centinaia di medici sono morti per curare anche i suoi familiari», ha detto l’ex premier.

Ma con quale coraggio parla di medici morti? Il nostro personale sanitario ha affrontato la pandemia a mani nude perché i Dpi e le mascherine disponibili erano state follemente regalate alla Cina, a Bergamo i medici visitavano a domicilio pazienti ormai spacciati indossando calzari e buste della spazzatura. I dati di mortalità e morbilità di medici e infermieri in pandemia furono i più alti dell’Occidente nonostante lockdown, green pass e obbligo vaccinale. Sono morti 380 medici e 90 infermieri, nei primi quattro mesi della pandemia quasi 14mila infermieri su circa 260mila si sono ammalati, i medici erano il 22% del totale dei casi nel settore sanitario. E non perché gli operatori fossero incauti, sprovveduti o particolarmente fragili. Indossavano mascherine farlocche, come aveva inutilmente avvertito il funzionario delle Dogane Miguel Martina e come dimostrano alcune recenti inchieste della magistratura: ad esempio i 900 milioni di mascherine sequestrate dopo un anno e mezzo all’ex commissario Domenico Arcuri, destinate alle strutture sanitarie e sdoganate allegramente in assenza di certificazione.

Anziché fingere di stare dalla parte dei sanitari, Conte dovrebbe spiegare alle famiglie dei medici e degli infermieri per quale motivo li ha mandati in guerra con le scarpe di cartone e giubbotti antiproiettile di carta velina. Lo hanno certificato persino i medici mandati da Vladimir Putin nella missione segreta From Russia with love, arrivata da Mosca insieme a 104 militari che hanno lavorato a Bergamo dal 22 marzo al 9 aprile 2020: «Il sistema sanitario non era preparato, l’aver affiancato ai medici in ospedale quelli in pensione con precedenti morbilità ha messo a rischio le loro vite», c’è scritto nel report sulla missione firmato da Natalia Yu. Pshenichnaya e Aleksandr V. Semenov e pubblicato su iimun.ru.

Ci sono anche documenti che provano come la Protezione civile fosse perfettamente a conoscenza del fatto che le mascherine erano

farlocche, c’erano certificazioni in bianco a società adesso sotto processo che servivano a sdoganare la merce in deroga, qualcuno si è anche arricchito alle loro spalle. Eccola, la verità che a Conte non piacerà affatto sentire.

professioni emergenti:

In qualità di deputato Angelo Bonelli ha diritto a un’indennità netta di 5.000 euro al mese più una diaria di 3.503,11 e un rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. A questi si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti.

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