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Il marcio che non stupisce

Il magistrato Patarnello ha scritto della premier Meloni: “È più pericolosa di Berlusconi”

Alessandro Sallusti 22 Ottobre 2024 – 10:00

Il marcio che non stupisce

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L’unica cosa che mi stupisce è lo stupore per quello che è successo, cioè che un magistrato abbia messo per iscritto sui suoi social la sua avversità al governo in carica. Secondo Marco Patarnello, voce autorevole della corrente di sinistra dei magistrati, Giorgia Meloni va fermata, e non soltanto sulla questione del centro di accoglienza in Albania: «È più pericolosa di Berlusconi scrive – ma non avendo inchieste giudiziarie è più forte». Dove sta la novità?

Anno 2019, il magistrato Emilio Sirianni, giudice a Catanzaro, parlando al telefono con Mimmo Lucano, sindaco di Riace caro al Pd: «Non preoccuparti, non siamo giudici imparziali, o meglio noi non siamo indifferenti, noi siamo di parte». Estate 2018, Luca Palamara allora potente capo della corrente Unicost risponde a un messaggio di un suo collega inorridito per l’accanimento giudiziario contro Matteo Salvini sulla questione dei porti bloccati alle navi Ong: «Non sbagli, hai ragione ma ora bisogna attaccarlo».

Nell’ennesimo braccio di ferro tra politica e magistratura non c’è proprio nulla di nuovo, su nessun fronte. Né potrebbe essere diversamente per il fatto che nulla è cambiato: il ministero della Giustizia, Nordio o non Nordio, è sempre saldamente in mano agli uomini delle correnti della magistratura, di fatto alla sinistra; il Parlamento procede a zig zag per evitare, al di là degli annunci, di fare pulizia vera del marcio che ha provocato il deragliamento della giustizia; la maggior parte della stampa e dell’informazione, nonostante beccata più volte con le mani nella marmellata, continua a tenere bordone alle parti più ideologizzate in alcune casi deviate della magistratura.

Quindi di che dovremmo stupirci? Che i magistrati che sono stati al vertice di strutture sensibili, vedi la Direzione antimafia, che si è scoperto essere centrali di dossieraggio, siano diventati deputati e senatori della sinistra? Sì, dovremmo, e qualcuno pure ci prova a stupirsi, ma è come parlare al vento.

L’unico vero stupore è che in due anni oggi di governo né una forte maggioranza di centrodestra né una premier tosta come Giorgia Meloni siano ancora riusciti a estirpare il male. Potrebbe essere che la questione sia più complicata di quanto appare e che la magistratura politicizzata, notoriamente atea, abbia insospettabili santi in paradiso.

distribuzione di consigli gratuiti

CARI CEREBROLESI SINISTRI:

SE INVECE DI CANTARE E BALLARE AI PRYDE DEI MUTANTI INSEGNASTE AI CLANDESTINI CHE TANTO AMATE E TANTO IMPORTATE CHE NON E’ MOLTO EDUCATO TENTARE DI ACCOLTELLARE CHIUNQUE E SOPRATTUTTO UN POLIZIOTTO…ECCO….

POI EVITERESTE DI COMPIANGERE IL POVERO ACCOLTELLATORE QUANDO DEFUNGE !

sono pagati per applicare le leggi non per interpretarle “ad cazzum” con evidenti minkiate come quella di voler accogliere tutti sempre delinquenti compresi !!

Magistratura democratica, tutte le dichiarazioni di guerra al governo

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Tommaso Montesano 21 ottobre 2024

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Delle posizioni personali della giudice Silvia Albano, uno dei magistrati che ha firmato il contestato provvedimento che al momento blocca l’applicazione del protocollo italo-albanese sui richiedenti asilo, si è già scritto e detto molto. Ma Albano è anche presidente di Magistratura democratica, la corrente progressista dell’Anm che ha fatto dell’intervento sui «programmi politici del governo di turno»- in questo caso l’esecutivo di Giorgia Meloni- il suo imperativo. Md, per inciso, di cui lo stesso Santalucia, attraverso il cartello elettorale di Area, è espressione.

Molto banale, non deve più stare al suo posto: gli estremi rimedi di Salvini contro la toga Patarnello

“Molto banale, non deve più stare al suo posto”: gli estremi rimedi di Salvini contro la toga Patarnello

L’ostilità viene da lontano. Per dire: il 1° ottobre 2021- governo Draghi – Md organizza a Reggio Calabria un convegno «dedicato alle violazioni dei diritti umani fondamentali dei migranti». Titolo: «Un mare di vergogna». Tra i relatori, la stessa Albano, gli avvocati di Asgi, Amnesty International e le Ong Medici senza frontiere, ResQ e Mediterranea. A tirare le conclusioni è Stefano Musolino, segretario generale di Md (lo stesso di cui la Lega ha denunciato la partecipazione, nei giorni scorsi, a una manifestazione dei No Ponte per contestare il ddl Sicurezza).

Così non sorprende, una volta avvenuto il cambio della guardia a Palazzo Chigi, che l’offensiva prosegua. Il 22 ottobre 2022, giorno dell’insediamento del nuovo esecutivo, Md aderisce alla manifestazione, insieme ad altre 40 sigle «della società civile», per la revoca del memorandum con la Libia. È il riscaldamento. Il successivo 7 novembre Md prende di mira i decreti “anti-Ong”. Sono i giorni dello scontro con le imbarcazioni Humanity1 e Geo Barents. L’esecutivo di Md firma una nota dal titolo inequivocabile: «I decreti devono essere ritirati». Segue una spiegazione dettagliata sul perché i provvedimenti siano «manifestamente illegittimi (…). È necessario che il governo ritiri immediatamente i suoi decreti e consenta lo sbarco a tutte le persone naufraghe che da giorni sono costrette a rimanere sulle navi di soccorso». Sul sito, la notizia dell’iniziativa appare sotto il titolo «il governo ritiri subito i decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti». Giusto per capire l’orientamento politico della mobilitazione: in calce all’appello ci sono, tra le altre, le firme di Cgil, Amnesty International, Msf, Emergency, don Ciotti, Refugees Welcome Italia… Poi c’è la tragedia di Steccato di Cutro.

Il 26 febbraio 2023 Md ribadisce quale dovrebbe essere il punto di partenza di ogni possibile intervento: «Nessuna politica potrà fermare i flussi migratori (…). Questa non è un’emergenza, ma un fenomeno strutturale». Il successivo 11 marzo le toghe attaccano la riforma della protezione speciale: «La riposta ai morti di Cutro non è stata una rivisitazione critica della ratio punitiva e respingente che ha governato le politiche migratorie, ma si propone di estromettere queste persone dal sistema legale, impedendo loro – nella volontà del governo – di chiedere un permesso per protezione speciale».

Per questo il 16 aprile le toghe aderiscono alla manifestazione “Invertire la rotta” di due giorni dopo, convocata per protestare contro la conversione in legge del “decreto Cutro”: «Magistratura democratica non intende rimanere in silenzio». E ancora: «Come giuristi metteremo in campo ogni iniziativa a tutela delle norme costituzionali e convenzionali». Sempre in tema di compagnie: lo scorso 12 aprile, insieme ai colleghi di Medel, i “Magistrati europei per la democrazia e le libertà”, Md organizza un convegno all’università di Roma con questo ordine dei lavori: «Immigrazione in Europa e diritti fondamentali. Quale progetto per la prossima legislatura europea?». Nel corso della kermesse, intervengono Elisabetta Piccolotti di Avs, Pierfrancesco Majorino del Pd e l’allora europarlamentare (ex dem) Massimiliano Smeriglio. In un passaggio del volume con gli atti dei lavori, a proposito della nuova legislazione del governo in tema di immigrazione, si legge: «In questo difficile contesto si inserisce il lavoro del giudice, chiamato a garantire la tutela dei diritti fondamentali dei migranti, ad applicare le norme primarie e i princìpi, inderogabili delle Carte, delle Convenzioni, del diritto dell’Unione, e delle Costituzioni». Un preavviso, alla luce di quanto accaduto in questi giorni.

Silvia Albano va riassegnata: FdI, clamorosa mossa contro la giudice dello stop in Albania

“Silvia Albano va riassegnata”: FdI, clamorosa mossa contro la giudice dello stop in Albania

«LOGICA PENALE REPRESSIVA»

Non solo immigrazione. Per Md è fumo negli occhi anche il “decreto sicurezza”. Il 17 settembre Md diffonde una nota nella quale fa le pulci alle misure governative, che esprimono una «visione dei rapporti tra autorità e consociati fortemente orientata al versante dell’autorità». Il decreto è «espressione di una logica penale principalmente repressiva e muscolare», oltre a «rendere più difficile il soccorso e più difficile la vita dei migranti».

immondizia italica

“Fa politica, sembra un’esponente del Pd”. Salvini stronca la giudice Albano

Il vicepremier a Quarta Repubblica: “La Albano ha scambiato il tribunale per un centro sociale”. E rivendica il decreto approvato dal Cdm

Bartolo Dall’Orto 21 Ottobre 2024 – 22:28

Matteo Salvini va all’attacco. E lo fa dagli studi di Quarta Repubblica. Intervistato da Nicola Poro, il vicepremier commenta il nuovo decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei Ministri per provare ad aggirare le “sentenze” che hanno riportato i 12 migranti dall’Albania all’Italia. Sentenze emesse da una toga, dice il leghista, che “ha scambiato il tribunale per un centro sociale”.

Il leader del Carroccio fa poi un riferimento a quanto successo a Verona, dove un poliziotto ha ucciso un giovane originario del Mali che lo stava aggredendo. “Nessuno festeggia la morte di un essere umano – spiega il ministro – ma se uno che non aveva il diritto di essere qui se ne va in giro ad aggredire la gente e un poliziotto spara, il problema di chi è?”. Non della divisa, ragiona il vicepremier, ma del fatto “che questo tizio” non doveva essere ancora nel Belpaese.

Lo stesso dicasi per i 12 immigrati “riportati” in Italia dall’Albania grazie alla sentenza della Albano: “Se uno di questi 12 nei prossimi giorni scippa, stupra o rapina: chi paga? Chi avrebbe sulla coscienza un reato commesso da uno di questi 12 signori che la legge italiana ha provato a mandare in Albania?”.

mafiosita’

Adesso la Cucchi vuole portare il Tempo in tribunale per aver smascherato la toga anti Meloni

La sinistra fa quadrato attorno alla magistratura (e contro il governo). Ora arriva l’esposto di Ilaria Cucchi

Francesco Boezi 21 Ottobre 2024 – 18:01

Adesso la Cucchi vuole portare il Tempo in tribunale per aver smascherato la toga anti Meloni

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La sinistra e certa magistratura fanno quadrato: Ilaria Cucchi, senatrice di Avs, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Perugia. L’oggetto, come prevedibile, è la pubblicazione sul giornale Il Tempo della mail di Marco Patarnello. Il magistrato che nel messaggio reso noto dal quotidiano ha scritto alcune riflessone riguardanti la presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia. Nel testo, più esteso di questo, Patarnello scriveva: “Indubbiamente l’attacco alla giurisdizione non è mai stato così forte, forse neppure ai tempi di Berlusconi. In ogni caso oggi è un attacco molto più pericoloso e insidioso per molte ragioni. Innanzitutto perché Meloni non ha inchieste giudiziarie a suo carico e quindi non si muove per interessi personali ma per visioni politiche e questo la rende molto più forte”.

La premier ha ripubblicato via social parte del messaggio di Patarnello, e questo ha suscitato una vera e propria sollevazione da parte della minoranza parlamentare di sinistra. “Con l’esposto – ha fatto presente la senatrice Cucchi – chiedo alla Procura di Perugia di indagare per conoscere le modalità con cui il quotidiano Il Tempo è entrato in possesso della corrispondenza privata e sapere se il fatto è lecito o costituisce reato”. Ma la Cucchi non si è limitato soltanto all’esposto: ha anche querelato il direttore del Tempo, Tommaso Cerno, “per violazione dell’art. 616 del codice penale – chiosa la senatrice – che disciplina la violazione della corrispondenza”.

La reazione del centrodestra è ferma e compatta. Il vicepremier e segretario della Lega è tra i primi a solidarizzare con il Tempo, che è “finito nel mirno della sinistra – dice il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – perchè ha fatto uno scoop che smaschera l’ennesima toga schierata contro il centrodestra”. Salvini non ha dubbi: “Il magistrato Marco Patarnello andrebbe licenziato in tronco, perchè dimostra di non avere equidistanza e serenità”. Il leader del Carroccio invita infine l’opposizione a rassegnarsi: “In Italia c’è libertà di stampa e diritto di cronaca”, chiosa l’ex ministro dell’Interno. Per il senatore Marco Lisei, di Fratelli d’Italia, la “sinistra” ha lo scopo d’intimorire i “cronisti scomodi”.

“Chi davvero mette a repentaglio il discorso pubblico è la sinistra – insiste Lisei – attraverso la demonizzazione del pensiero diverso e il facile ricorso ai tribunali”. Lisei ha anche espresso solidarietà nei confronti del direttore Tommaso Cerno e di tutta la redazione de Il Tempo.

qualcuni spieghi al presidente che questo governo e’ frutto di votazione democratica e che le sue leggi non devono essere ribaltate da sentenze ad cazzum !!

Meloni gate, scoppia la bufera. Mattarella: no a contrapposizioni

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20 ottobre 2024

Mentre il governo lavora al decreto per sciogliere il nodo Albania, resta alta la tensione con la magistratura e un nuovo scontro si accende dopo la pubblicazione, da parte del quotidiano il Tempo, della mail in cui il giudice Marco Patarnello, scrivendo ai colleghi di Magistratura democratica, attacca la premier: “Meloni oggi è un pericolo più forte di Berlusconi. Dobbiamo porre rimedio”, afferma il sostituto procuratore della Corte di Cassazione, nel testo rilanciato dai profili social della presidente del Consiglio che scatena una bufera di critiche. La mail, sottolinea il capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti, “ci conferma la propensione di una parte della magistratura ad invadere il campo della politica”. Di “scioccante appello” contro Meloni parla Lucio Malan, presidente dei senatori FdI, seguito dalla batteria dei parlamentari del partito. Sul fronte opposizioni la segretaria del Pd Elly Schlein attacca la premier che “anche oggi ci regala la sua dose di vittimismo quotidiano”, mentre proseguono le polemiche dopo l’intervento, ieri al Tg1 delle 20, del vicepremier Matteo Salvini: di “vergognoso sermone anti magistrati” parla il Movimento cinque stelle, che nelle prossime ore presenterà, come anche Italia viva, un esposto alla Corte dei Conti sullo ‘spreco’ di fondi pubblici per il centro migranti in Albania.

Proprio per risolvere la questione del centro di Gjader, inaugurato la scorsa settimana con l’arrivo di 12 migranti bengalesi ed egiziani, subito riportati in Italia dopo la pronuncia del Tribunale di Roma, che non ha convalidato il loro trattenimento, il governo punta ad approvare domani un decreto ad hoc in Consiglio dei ministri. La nuovissima struttura, costruita 70 chilometri a nord di Tirana, dopo l’accordo tra la premier e il primo ministro albanese Edi Rama, viene presentata come un tassello fondamentale della strategia dell’esecutivo per la gestione dei flussi migratori. Sul suo utilizzo il governo non ammette passi indietro e lo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio sostiene che il caso Albania nasce da una cattiva interpretazione da parte dei giudici di una sentenza della Corte Ue: “La definizione di Paese sicuro non può spettare alla magistratura – chiosa – ma è una valutazione politica pur nei parametri del diritto internazionale”. Proprio sulla valutazione di Paesi sicuri insiste il decreto allo studio dell’esecutivo che arriverà domani sul tavolo della riunione del Cdm.

Alle critiche contro la magistratura risponde il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia che si dice “basito” dalle parole del Guardasigilli. “In questo clima accesissimo – afferma Santalucia – io sono fortemente preoccupato per i toni di aggressione al lavoro giudiziario che non hanno precedenti. Faccio un appello a tutti perché si ritorni ad usare la ragione e qui la ragione è che il diritto va applicato dai giudici”. Sulla mail del giudice Patarnello assicura che “nessun magistrato né l’Associazione nazionale magistrati ha mai detto di voler ‘porre rimedio’ all’azione del presidente del Consiglio”, e aggiunge: “Indulgere in altre maliziose interpretazioni non contribuisce al rasserenamento del clima istituzionale”.

Uno scontro che certamente non è passato inosservato al Quirinale, da dove però non filtra nulla. In un clima tra politica e magistratura tornato incandescente, l’ultima cosa che vuole il presidente Sergio Mattarella è gettare benzina sul fuoco. In ogni caso il Colle resta attento, come da dettato costituzionale, al controllo sulla legittimità delle leggi, in rispetto sia della Carta sia delle norme europee. Il capo dello Stato, intervenendo al Festival delle regioni a Bari, si limita a osservare che “tra le istituzioni e all’interno delle istituzioni la collaborazione, la ricerca di punti comuni, la condivisione delle scelte sono essenziali per il loro buon funzionamento e per il servizio da rendere alla comunità”. Quello di Mattarella è un richiamo generico a evitare strumentali scontri istituzionali e politici. C’è la questione Albania, certo, ma non solo. Le parole dell’inquilino del Colle valgono anche come sollecitazione a trovare un’intesa per l’elezione del giudice costituzionale mancante. “Vi sono, in particolare, dei momenti nella vita di ogni istituzione – sottolinea – in cui non è possibile limitarsi ad affermare la propria visione delle cose – approfondendo solchi e contrapposizioni – ma occorre saper esercitare capacità di mediazione e di sintesi. Questo è parte essenziale della vita democratica poiché le istituzioni appartengono e rispondono all’intera collettività e tutti devono potersi riconoscere in esse”.