quando finira’ questo stillicidio ?

Cronaca nera

Ragazzina di 14 anni violentata da un 40enne alla fermata del bus

Venerdì una ragazzina a Bolzano è stata aggredita alla fermata del bus: un arresto

Redazione 28 Ottobre 2024 – 05:00

Ragazzina di 14 anni violentata da un 40enne alla fermata del bus

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semplicemente bestiale !!!

Verona, i ristoratori pagano le spese legali al poliziotto aggredito dall’immigrato

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Alessandro Gonzato 27 ottobre 2024

«L’abbiamo sentito come un dovere morale: vogliamo pagare le spese legali al poliziotto». Il poliziotto è l’agente della Polfer che a Verona, domenica scorsa, minacciato da un immigrato col coltello gli ha sparato. Lo straniero, Moussa Diarra, 26enne maliano, è morto; l’agente è finito sott’inchiesta per eccesso di legittima difesa.

Parte del Comune amministrato dal centrosinistra si è schierato apertamente con l’africano; il vescovo ha organizzato una messa in ricordo dello straniero. E però una mole impressionante di cittadini ha preso le difese del poliziotto: «Doveva farsi ammazzare?»; «Lo straniero prima doveva fare come Kabobo?». Kabobo, a Milano, ha ucciso a colpi di piccone tre persone prese a caso per strada.

Se la stampa progressista beatifica il maliano che ha aggredito un poliziotto

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IL METODO E COME FUNZIONA

Solidarizza con l’agente anche un gruppo formato da 120 ristoratori e titolari di bar del centro e della provincia che, riuniti in una chat su WhatsApp, hanno avviato una raccolta fondi per pagare l’avvocato al poliziotto. Il promotore è Simone Vicentini, 48 anni, titolare del locale Puddle Beach, alle porte della città. In passato ha lanciato un’iniziativa analoga per aiutare la famiglia del piccolo Elia Rizzotti, stroncato da un’infezione cardiaca a soli 11 anni.

«Non è un’iniziativa contro qualcuno», dice Vicentini a Libero, «ma per dare una mano a chi ogni giorno tutela le nostre attività, i clienti e più in generale i cittadini. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata, non passa giorno senza che nella nostra chat qualcuno segnali spaccate, furti o aggressioni. Non ci sembra giusto che quel poliziotto debba pagare di tasca sua. Poi il processo accerterà i fatti». Come funziona la tutela legale?

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Per sgombrare il campo da dubbi e “bufale” abbiamo interpellato Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp. «Al momento la nostra tutela è soltanto di 5mila euro per l’intero procedimento, soldi che comunque l’agente indagato deve anticipare, e prima di ricevere il rimborso passano mesi. Ora al Senato, nell’ambito del “pacchetto sicurezza”, dovrebbero elevare la cifra a 10mila per ciascun grado di giudizio, cosa che finalmente ci permetterebbe di affrontare un processo con una certa tranquillità economica. In un periodo storico in cui siamo particolarmente nel mirino», sottolinea Pianese, «sarebbe un’ottima notizia per tutte le forze dell’ordine».

Moussa è morto appena fuori dalla stazione ferroviaria. Due ore prima aveva aggredito due poliziotti municipali, uno scaraventato a terra; alle 7 del mattino ha spaccato due vetrine e dopo che l’agente della Polfer gli ha chiesto i documenti ha brandito il coltello. Quindi lo sparo. L’indomani l’assessore comunale alle Politiche Giovanili, Jacopo Buffolo, ha dichiarato che «a una richiesta d’aiuto si è risposto con colpi di pistola». Lo stesso Buffolo è stato tra gli animatori di una fiaccolata in ricordo dell’immigrato, il quale all’attivo aveva anche un precedente per droga e pochi giorni prima non si era presentato in questura per il rinnovo del permesso. Oggi nello stesso piazzale la Lega farà un sit-in per chiedere al sindaco Damiano Tommasi (l’ex calciatore della Roma) maggiori controlli. Il problema dell’insicurezza s’è fatto pesante anche a Verona, salita di quattro posizioni in un anno nell’indice della criminalità riportato dal Sole 24 Ore. A una buona parte di ristoratori però non interessa prendersela tanto con l’amministrazione, quanto stare vicino a chi li difende.

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IL TAM-TAM

Simone Vesentini (attenzione a non confondersi per la somiglianza dei cognomi) gestisce la storica osteria “Caffè Monte Baldo”, a due passi da piazza delle Erbe, che dista cinque minuti a piedi dall’Arena: «Noi viviamo la strada ogni giorno, e soprattutto chi ha un plateatico sa cosa significa poter contare su pattuglie che tutelano sia il personale che il cliente. Chi ci difende dev’essere messo nelle condizioni di poterlo fare senza timori. Io», aggiunuge Vesentini, «non la voglio buttare in politica. Mi sta a cuore la sicurezza, a prescindere».

Le pagine social dei quotidiani e delle televisioni di Verona sono subissate di commenti a favore dell’iniziativa: c’è chi va oltre, con esternazioni censurabili, ma moltissimi esprimono con sobrietà il proprio apprezzamento e chiedono indicazioni per contribuire. L’Iban, comunica il promotore, Vicentini, è il seguente: It82k0623011704000015441333 (Crédit Agricole Italia).

«È stato attivato mercoledì pomeriggio e in poche ore sono subito arrivate centinaia di euro. La raccolta fondi», spiega Vicentini, «è aperta a tutti, il conto corrente verrà chiuso a fine novembre e segneremo una a una le donazioni, per poi fare il resoconto finale. Se per qualche motivo i soldi non dovessero più servire li devolveremo in beneficenza». Per la famiglia del piccolo e sfortunato Elia erano stati raccolti circa 3mila euro.

FORTI DUBBI….

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26 ottobre 2024

    NON SO DI CHI SIA LA COLPA MA LA GIUSTIZIA FA VERAMENTE SCHIFO !!!

    Egiziano, clandestino e arrestato per molestie: impossibile rimpatriare gli stupratori

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    Fabio Rubini 26 ottobre 2024

    Quello che andiamo a raccontarvi è un caso scuola che fa capire come l’ostracismo di una parte della magistratura verso le politiche di contrasto all’immigrazione irregolare, potrebbe causare danni incommensurabili al nostro Paese.

    Siamo a Reggio Emilia nel marzo 2024. Una barista sta aprendo il suo locale quando viene aggredita alle spalle presumibilmente da un 22enne egiziano, irregolarmente in Italia e con precedenti per droga, che tenta di rubarle i soldi della cassa. La donna reagisce e l’uomo gli punta il coltello alla gola e abusa sessualmente di lei. Poi, forse disturbato dalle urla della donna, scappa. La barista denuncia l’accaduto e le indagini portano a identificare il 22enne. Il pm ne chiede l’arresto visto la gravità dei reati. A maggio il Gip di Reggio Emilia, giudicando carente il quadro probatorio, respinge la richiesta di arresto lo rilascia.

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    Subito dopo il pm deposita il ricorso presso il tribunale del riesame. Il clandestino il 16 maggio – cioè dopo il reato che gli viene attribuito – presenta domanda di asilo, che viene rigettata. Il 2 settembre l’egiziano presenta ricorso contro il rigetto. In tutto questo, grazie alla sola richiesta d’asilo, l’uomo diventa un “richiedente regolarmente presente sul territorio nazionale”. Cioè non è più un clandestino, nonostante nessuno sappia dire come è entrato in Italia. Uno status che potrà mantenere fino all’esame del ricorso.

    L’ultima puntata è di ieri: il Gip del tribunale del riesame di Bologna, accoglie il ricorso del pm di Reggio Emilia dando l’ok per l’arresto dell’uomo, che viene tradotto in carcere. Ultima annotazione: durante le indagini le forze dell’ordine si accorgono, visionando le telecamere di sicurezza, che lo stesso 22enne si sarebbe reso protagonista, sempre a Reggio, di un’altra aggressione con tanto di accoltellamento.

    Ora, stando agli ultimi pronunciamenti della magistratura, che considera l’Egitto un Paese non sicuro, il 22enne che era in Italia senza permesso di soggiorno non avrebbe potuto essere messo su un aereo – o su una nave e rimpatriato nel suo Paese. Stesso discorso vale se il ragazzo dovesse risultare colpevole e venire condannato, non potrebbe scontare la pena nelle carceri patrie.

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    Casi come quello che vi abbiamo raccontato, nelle procure e nei tribunali, sono all’ordine del giorno. Ecco perché la guerra che una parte della magistratura ha deciso di fare al governo Meloni rischia di essere pericolosissima per la tenuta della sicurezza del nostro Paese. Tutto nasce con il protocollo che Meloni sigla col premier Edi Rama per l’apertura in Albania di due centri di detenzione e rimpatrio per immigrati clandestini. Fin da subito la sinistra si mette di traverso- incurante del fatto che il premier albanese sia un socialista e che molti Paesi europei guardano con interesse a questa soluzione -, il governo italiano, però, va avanti. I centri aprono la scorsa settimana e i primi sedici clandestini che arrivano in Albania sono di nazionalità bengalese ed egiziana. È a questo punto che entra in gioco la magistratura. Il tribunale di Roma con una sentenza molto discussa (e discutibile), non convalida il provvedimento di trattenimento varato dalla questura di della capitale. Nelle motivazioni della sentenza i giudici scrivono che «i due Paesi da cui provengono i migranti, Bangladesh ed Egitto, non sono sicuri anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea». E dunque, anche se gli accertamenti dovessero confermare l’ingresso irregolare in Italia, queste persone non potrebbero essere rimpatriate nei Paesi d’origine.

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    Ora non ci vuole la sfera di cristallo per capire che se questa sentenza dovesse fare giurisprudenza sarebbe praticamente impossibile rimpatriare quei clandestini. Compresi quelli che stando sul nostro territorio dovessero macchiarsi di crimini gravi (o meno gravi) come quello di violenza sessuale nei confronti di una donna. Non a caso la reazione del governo italiana per scongiurare questa evenienza è stata immediata, con la presentazione di un ricorso.

    il marchese del grullo fedele valletto dei dem, lui pure molto dem….

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    25 ottobre 2024

    non una parola dell’uso della donna nel mondo islamico che ci ha invaso, sui matrimoni con bambine, sull’infibulazione ma…..le femministe godono per questo:

    Femministe, battaglia “pelosa”: partita la campagna anti-depilazione delle ascelle

    Costanza Cavalli 25 ottobre 2024

    Quando nella primavera del 1999 Julia Roberts, a trentuno anni, due Golden Globe e una candidatura all’Oscar sul curriculum, si presentò alla prima londinese di Notting Hill, tutti sostennero che avesse fatto un altro passo verso l’autodeterminazione della donna. In un abito rosso tutto lustrini della stilista Vivien Tam, il collo a barchetta e le maniche alla geisha, scese dall’automobile, salutò i fan e rivelò al mondo che non si depilava. E fu scandalo e fu festa, quasi non si parlò del film: aveva rotto un tabù, aveva rivendicato il diritto alla libertà di essere come ci pare, aveva sfidato i canoni della bellezza, aveva violato le norme culturali del patriarcato. Dopo vent’anni, una femminista ha ricordato all’attrice quel gesto e l’ha ringraziata per ciò che aveva significato per le donne. Roberts ha confessato che, in realtà, semplicemente non aveva capito quanto l’abito fosse sbracciato e nell’alzare il braccio ecco che si sarebbero visti i peli. «È che sono una scema», ha detto.

    STORIA VECCHIA 60 ANNI
    Così, quando due sere fa l’attrice Tecla Insolia si è presentata sul red carpet della Festa del Cinema di Roma per la presentazione del film L’Albero, ha alzato le braccia per salutare i fotografi e ha mostrato un cespuglio di peli neri sotto le ascelle, abbiamo sorriso due volte, il primo era un sorrisetto di compatimento, il secondo amaro.

    La storia delle ascelle non depilate è vecchia di sessant’anni, il fenomeno nacque negli anni Sessanta e Settanta, quando le femministe iniziarono a sfidare gli standard di bellezza: in una famosa marcia fuori dal concorso di Miss America del 1968 ad Atlantic City, le manifestanti si tolsero i reggiseni, si sfilarono i tacchi a spillo e, su quell’onda, abbandonarono rasoi e pinzette. L’intento era duplice perché la depilazione, a dire delle attiviste dell’epoca, era opprimente per due ragioni. Manteneva le donne bambine, dicevano, costrette a essere Lolite per sempre e per gli uomini, come se ci fosse qualcosa di sbagliato e sporco nel corpo di una donna adulta. E poi era una questione pratica: il tempo, il denaro e l’energia necessari per depilarsi erano una distrazione non solo dalle battaglie per i diritti delle donne ma anche dalla gestione quotidiana. Da Sophia Loren a Madonna, da Grace Jones a Rachel McAdams, arriviamo al 2019, quando una parrucchiera di Seattle decise di tingersi i peli sotto le ascelle (e tanti cari saluti al tempo risparmiato): erano azzurrini e diventò un caso, e un trend, sui social.

    E qui arriva il primo sorriso: un po’ (non molto) viene da chiedersi il motivo per cui i giornali debbano ancora titolare: «La scelta di Tecla Insolia di non depilarsi le ascelle. Perché quando si parla di peli lo si fa in relazione all’empowering femminile» (Cosmopolitan), mentre Repubblica scrive di «un piccolo gesto rivoluzionario. Un forte statement di libertà dagli stereotipi». E ancora: «Tecla Insolia celebra la libertà» (Fanpage). Ultimo, Il Fatto Quotidiano: «Le ascelle pelose di Tecla Insolia fanno scalpore». Inciso: le ascelle fanno schifo. Fanno così schifo che quando passa la pubblicità della Dove ti viene da cambiare canale. Fanno schifo perché in metropolitana ti sembra di avere accanto leoni marini in putrefazione. Fanno schifo e infatti il Signore ce le ha fatte nascoste. Servono solo per fare le pernacchie e se ci provi superati i dieci anni anche i tuoi amici inorridiscono e allontanano la sedia. Quindi le donne scelgono di non depilarsi perché pensano che i peli del corpo siano femminili o nonostante il fatto che non pensino che siano femminili?

    il nuovo Otelma si sbaglia…qs governo durera’ a lungo…lunghissimo !!! alla faccia sua e di tutti i sinistrati mentali

    Fulvio Abbate: “Giuli è un intellettuale, si dimetta per salvarsi”

    Daniele Dell’Orco 26 ottobre 2024

    Fulvio Abbate, scrittore di sinistra, ma non di quella politica, è fine intellettuale eppure capace di esprimere concetti senza usare mezzi termini. Quando Libero gli chiede cosa pensa dell’ennesima querelle riguardo il Ministro della Cultura Alessandro Giuli risponde: «È assolutamente tragicomico».

    In che senso?
    «Premesso che non ho difficoltà a definirmi amico di Giuli. L’ho conosciuto nei giorni in cui avevo una rubrica sul Foglio. Venne tagliata perché non ero gradito ad un conterraneo potente. Giuli, che pensavo che mi ritenesse solo un “comunista” fu il primo a rispettare la mia intelligenza. Io sono tra quelli che gli chiesero di mostrare discontinuità rispetto alle accuse che gli vengono mosse…».

    Quali delle tante?
    «Di essere un, diciamo così, fascista evoliano. Essendo lui in possesso di strumenti intellettuali e di spessore umano, trovo sia pervenuto ad una concezione politica liberal-socialista».

    Cos’è che reputa tragicomico allora?
    «Quando si è messo al lavoro Giuli ha esordito utilizzando un timbro lessicale che l’ha reso immediatamente un oggetto comico buono per le imitazioni di Crozza. Sa cosa gli consigliai?»

    Dica…
    «Di rispondere allo scherno proponendo allo stesso Crozza un bel duetto. Tanto per ricorrere all’arma dell’autoironia, perché tanto in questo Paese esprimere concetti elevati è deleterio».

    Cosa le rispose?
    «Che ci avrebbe pensato. Ma nel frattempo sono saltate fuori altre questioni, come le dimissioni di Spano. Ora, in attesa di vedere queste fantomatiche rivelazioni del servizio di Report, la matassa intorno a lui mi sembra inestricabile. Si fa chiacchiericcio sulle sue frasi, sul suo orientamento sessuale, sui conflitti di interesse. Per un Ministro della Cultura nel Paese di Michelangelo, Galileo, Leonardo e Dante è un problema di credibilità. Lui è un profilo adeguato per ricoprire quel ruolo. Ma paradossalmente lo fanno diventare inadeguato».

    E cosa dovrebbe fare allora?
    «Dimettersi».

    Ma così finiamo nella tirannia del gossip…
    «Vede, io al contrario di altri non credo che il governo Meloni durerà a lungo. E comunque la carica di ministro non è per sempre. Giuli è un intellettuale. E deve salvarsi finché è in tempo, per consegnarsi pienamente alla sua natura di intellettuale. Le dirò di più…».

    Ho quasi paura…
    «Lo spessore culturale del governo, ma della politica in generale anche a sinistra, è così basso che Giuli nella lettera di dimissioni dovrebbe scrivere: “Non mi meritate”».

    Ma allora avrebbe fatto meglio a non accettare proprio…
    «C’è da considerare un dato umano: Giuli è una persona certamente con ambizione ma pure con un tratto di timidezza quasi “femminile”. Ha pensato che quest’offerta fosse un riconoscimento alla sua intelligenza. Lui però non ha registrato il lessico che avrebbe dovuto utilizzare. Perché vede, al di là di Francesco Spano, che dice di aver assunto per competenza e che comunque si è dimesso, la maggior parte del discredito che gli è giunto viene dal suo modo di porgere il discorso. Usare termini come “infosfera”, “pensiero solare”, “presupposto teoretico”, per un intellettuale è normale. Ma lui non ha capito di parlare a delle nutrie».

    No la prego, adesso pure gli insulti…
    «Le racconto un aneddoto».

    Tremo.
    «Io ho partecipato al Grande Fratello vip. Una volta in puntata usai un termine, “epistemologo”. Quando l’ho rivista ho notato la camera che si soffermava su alcuni volti che avevano negli occhi il tratto del terrore. Ecco che succede a Giuli quando parla di “infosfera” in un Paese in cui il tenore lessicale è sottozero e la complessità non interessa».

    Non può essere lui a correggere un po’ il tiro?
    «Non credo possa riuscirci. L’unico modo per salvarsi è permettergli di fare come Caligola e mandare a parlare in Aula il suo cane. Ha un Jack Russell se non sbaglio. Lo capirebbero meglio».

    Qualcuno accusa Alessandro Giuli di voler piacere troppo alla sinistra.
    «Ha scritto un libro su Gramsci, già questo la dice lunga. Ma torno a dire, come spessore non è che la sinistra stia meglio. Semplicemente ha ritenuto che si dovesse dialogare».

    Non è granché in linea col suo predecessore che voleva combattere l’egemonia culturale rossa.
    «Quella c’è da quando la Dc abbandonò la cultura, il cinema e le arti agli altri. Ma mi dice qual è l’alternativa? Una sera incontrai uno dei presunti detrattori di Giuli dentro Fdi, lo dovetti correggere su Louis-Ferdinand Céline. Io a lui. Ed è uno degli autori che la destra considera un feticcio».

    Però una impalcatura alternativa si dovrà pur iniziare a creare…
    «Non bastano dieci anni. E serve una visione».

    Chi vedrebbe al posto di Giuli?
    «Forse Flavia Perina».

    Prima diceva che il governo di Giorgia Meloni non durerà. Ma la sinistra non esiste.
    «Non c’è l’alternativa politica, è vero. Il campo largo non si formerà mai, Schlein è invisibile e parla al mondo amichettista. Tornerà un premier tecnico. Tipo quello che c’era prima…»

    Draghi?
    «Ecco sì, lui».