povere bestie….

Andrea Scanzi disperato all’alba per la vittoria di Trump: alle 5.10…

06 novembre 2024

Suonano le campane a morto a sinistra. Scene di disperazione mediatica per la vittoria di Donald Trump alle elezioni Usa contro Kamala Harris. Altro che “testa a testa”, il tycoon va verso una vittoria a valanga. Circostanza, come detto, accolta con terrore e disperazione dal fronte progressista.

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“Io non ne sono particolarmente convinto ma, se mi chiedi alle 5.10, l’unico aspetto positivo può essere questo di fronte all’elezione di un uomo secondo me irricevibile, l’unica notizia positiva può essere questa, fermo restando che rispetto ovviamente il mandato degli elettori americani. Mi sembra l’unico aspetto vagamente positivo di un’elezione sconcertante: che nel 2024 uno come Trump sia presidente degli Stati Uniti non mi sembra un bel segnale, diciamo così“, conclude uno Scanzi tangibilmente disperato (basta osservarne il volto e le smorfie…).

LA STAMPA DA WATER

Vittorio Feltri e la “cafonata” dei radical chic americani su Trump e Harris

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Luca De Lellis 05 novembre 2024

    Il tanto atteso giorno del giudizio è arrivato. Per gli Stati Uniti, chiaro, ma anche per il futuro della geopolitica globale. Chi sarà il nuovo presidente americano lo scopriremo solo tra alcuni giorni, specie poiché la lotta sembra più che mai serrata. Svariati giornali in giro per il mondo spingono affinché la spunti Kamala Harris e, proprio per tale ragione, Vittorio Feltri si dichiara “persuaso che, sebbene i sondaggi non siano favorevoli, Trump ce la farà”. Il direttore editoriale de Il Giornale, rispondendo al quesito di un lettore nella sua rubrica La Stanza, si è scagliato sarcasticamente contro la stampa che “crede davvero di poter influenzare gli esiti delle urne” a favore della candidata democratica. E porta a corredo l’esempio del New York Times, uno dei quotidiani considerati tra i più autorevoli del continente. Feltri non ha peli sulla lingua: “Nei giorni scorsi si è spinto oltre ogni limite, al di là della propaganda. Ha invitato, anzi ordinato, agli elettori-lettori di votare Kamala Harris allo scopo di scongiurare il possibile ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca”.

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    Il direttore, che notoriamente vedrebbe di buon occhio un’eventuale vittoria del tycoon, stronca i colleghi del giornale newyorkese, e li accusa di “farsela sotto” al solo pensiero: “Ti pare onesto? Anzi no, ti pare elegante? Ti pare deontologicamente corretto? Trattasi di una cafonata, compiuta da chi ha la puzza sotto il naso, quei radical chic che vivono nell’attico in centro e che ignorano i problemi reali della gente comune”. E individua anche un’analogia con quanto accaduto due anni fa all’attuale Premier italiana Giorgia Meloni: “Era reputata una sfigata ed era stato ampiamente previsto che sarebbe stata battuta da chiunque, veniva derisa per le sue ambizioni, prima tra tutte quella di guidare il Paese avendone ricevuto mandato dal popolo sovrano”. Il resto è storia, come stiamo vedendo dalla sua leadership ancora insindacabile. 

    marasmi mentali

    G.De lorenzo

    letame liquido

    – Noi siamo messi male, con i giudici che annullano il trattenimento dei migranti alla frontiera e chi impediscono di ritenere l’Egitto un “Paese sicuro”. Però non è che gli altri stiano molto meglio. Tra gennaio e settembre del 2024, infatti, gli agenti di polizia tedeschi non sono riusciti a rimpatriare il 62% dei migranti che avrebbero dovuto cacciare via. Ben 23.610 delle 38.328 deportazioni pianificate sono fallite (61,6%). Per l’intero 2023 il valore ammontava al 65,6% (falliti 31.330 respingimenti sui 47.760 previsti). I problemi sono sempre gli stessi: spesso i clandestini non si fanno trovare, a volte i giudici bloccano il rimpatrio e quasi sempre i Paesi di provenienza non se li riprendono. Si dice che mal comune sia mezzo gaudio, ma forse in questo caso rende solo evidente che siamo di fronte ad un problema enorme: le regole europee sul diritto di asilo rendono sostanzialmente impossibile ogni contenimento delle migrazioni. Quindi vanno cambiate.

    de lorenzo

    non è una nuova margherita…. e’ un nuovo crisantemo !!!

    De Luca-Beppe Sala, il nuovo asse: come (e dove) vogliono fermare Elly Schlein

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    Elisa Calessi 05 novembre 2024

    Tra Napoli e Milano, sulla linea Sud-Nord, si sta creando l’asse che potrebbe rimescolare le carte nel centrosinistra. Tutto ruota attorno a due amministratori dal grande consenso e carisma personale: Vincenzo De Luca e Beppe Sala. Del primo, le cronache sono piene della rottura con la segretaria del suo partito, il Pd, sul terzo mandato da governatore. Quanto all’altro, è spesso nominato come possibile leader di quel centro alleato con la sinistra che tutti vorrebbero, di cui tutti reclamano la necessità, ma che nessuno riesce a costruire. La famosa Margherita 4.0. Eppure, qualcosa si sta muovendo.

    L’asse tra De Luca e Sala si sta costruendo non attorno a elaborazioni teoriche o formule politicistiche. L’occasione è concreta: il 20 novembre ci sarà il congresso di Anci, l’associazione nazionale che raccoglie tutti i sindaci italiani. Il candidato di Elly Schlein (su cui ha l’appoggio anche di Giuseppe Conte) è Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli. Ma anche questa volta sulla strada di Schlein c’è il vulcanico De Luca, che non ci pensa proprio a sostenere Manfredi. La convivenza tra i due, infatti, è già complicata in terra campana. Se Manfredi diventasse il numero uno di Anci, il suo potere aumenterebbe, creando ulteriori problemi al Governatore. Per questo De Luca ha deciso di puntare le sue fiches su Sala, eterno candidato di un possibile Centro. E avrebbe anche l’appoggio di Michele Emiliano.

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    NULLA E’ PEGGIO DEI MEGALOMANI SCHIERATI CHE SI CREDONO ONNIPOTENTI

    Quarta Repubblica, Sallusti fulmina il magistrato: “Sta dando del rimbambito a Mattarella”

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    04 novembre 2024

    Un altro pronunciamento dei giudici contro le misure del governo in materia di migranti riaccende lo scontro tra politica e magistratura. In Egitto vi sono “gravi violazioni dei diritti umani” e delle “libertà fondamentali che connotano un ordinamento democratico”  tanto che il Paese nordafricano non può essere definito “sicuro alla luce del diritto dell’Unione Europea”, afferma il Tribunale di Catania non convalidando il trattenimento, disposto dal questore di Ragusa, di un migrante proveniente dall’Egitto. A difendere il pronunciamento nel corso della puntata di lunedì 4 novembre di Quarta Repubblica, su Rete 4, è il magistrato di Stefano Musolino, della corrente di Magistratura democratica. “Abbiamo un problema reale che è un problema che rappresenta un punto di crisi molto significativo proprio nei rapporti con questa maggioranza di governo che sta puntando moltissimo e legittimamente sul tema dei migranti, che è un tema reale, e ha individuato in particolare nel protocollo Albania il momento simbolico deterrente per persuadere i migranti che in Italia non si viene facilmente, non si tocca il territorio dello Stato e si va direttamente in Albania”, afferma la toga. 

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    Ragionamenti che trovano la ferma opposizione di Alessandro Sallusti, direttore de il Giornale, anche lui ospite di Nicola Porro. “Prendo atto che il magistrato sta dando dell’incompetente e del rimbambito, sostanzialmente, al Presidente della Repubblica, che è anche il suo capo” guidando il Csm, “che ha controfirmato tutti i decreti che questo governo e questo Parlamento hanno adottato sulla materia”, attacca il giornalista. E ancora: “Prendiamo atto che per l’associazione Nazionale magistrati abbiamo un irresponsabile e un ignorante come capo dello Stato”.

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