Tommaso Foti conto Maurizio Landini: “Un incendiario che con gli Elkann fa l’agnellino”
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09 novembre 2024
Maurizio Landini ha paralizzato nuovamente l’Italia. Aizzando allo sciopero, il segretario della Cgil ha indetto uno sciopero dei mezzi di trasporto. E senza fasce di garanzia. Una vera e propria provocazione nei confronti del governo che non le manda a dire. “Landini – tuona Tommaso Foti – continua a giocare a fare l’incendiario con il megafono, gridando alla sommossa popolare, salvo poi farsi agnellino quando deve confrontarsi con alcuni quotidiani i cui proprietari detengono anche importanti marchi automobilistici”. Il riferimento del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati è chiarissimo: “Attesi i cali di memoria, gli consigliamo una cura di fosforo, essendo state innumerevoli le occasioni in cui avrebbe potuto alzare la voce e invece ha preferito stare muto. Basti pensare ai silenzi della Cgil sulla crisi dell’automotive, con un Landini impacciato e imbarazzato, forse per non urtare la sensibilità della famiglia Elkann”.
Quanto pasta a spingere Foti a consigliare al sindacalista di lasciar perdere la rivolta sociale, “pensi a godersi i lauti auto-aumenti di stipendio, ovviamente decisi all’insaputa degli iscritti al suo sindacato che incita alla sommossa”. Ma Foti non è il solo a puntare il dito contro Landini. Addirittura Lucio Malan vede nello sciopero qualcosa di sospetto: “Le giustificazioni di Landini non ci convincono. Evocare la rivolta sociale mascherandola con affermazioni del tipo ‘useremo strumenti democratici’ ci lasciano decisamente perplessi”.
Come ribadito dal presidente dei senatori di Fratelli d’Italia “dobbiamo al contrario, e purtroppo, constatare l’uso personalistico che Landini fa del sindacato che è stato chiamato a dirigere. La Cgil dovrebbe difendere i diritti dei lavoratori perché questa è la sua missione storica mentre adesso viene indirizzata politicamente (e irresponsabilmente) allo scontro frontale col governo. Ci chiediamo davvero quale sarà il prossimo passo di Landini, un sobillatore che forse ha altre ambizioni a scapito dei suoi stessi iscritti”.
SINO A QUANDO BOCCALONI INGENUI CONTINUERANNO A SEGUIRE SIFFATTI SOGGETTI….
COMINCIAMO COL DIRE CHE: LA SVIZZERA NON SUBISCE IL TRACOLLO PD…E’ LEI CHE LO HA PROVOCATO !!!!
Sondaggio Youtrend, Meloni trascina il centrodestra, Schlein subisce il crollo del Pd
08 novembre 2024
C’è sempre Giorgia Meloni a trainare il centrodestra e a scavare un solco sempre più profondo con le opposizioni. Nella Supermedia Youtrend dei sondaggi della settimana il panorama degli orientamenti di voto continua a restare molto stabile, con tendenze che si segnalano, come per Fratelli d’Italia, che resta stabilmente primo partito e il centrodestra prima coalizione.
Tra le forze di opposizione, si registra invece la tendenza negativa del Pd, in corso non da oggi, che questa settimana torna nuovamente al di sotto di ’quota 23’, e quella di Alleanza Verdi e Sinistra, che si sta sgonfiando rispetto all’exploit delle europee di giugno e che scende al 6,1%, il dato peggiore da quelle elezioni dove arrivò a sfiorare il 7%, e Azione, che fa segnare un nuovo record negativo (2,6%) che la porta sullo stesso ordine di grandezza di Italia Viva e +Europa, tornata sopra il 2 per cento.
Nel dettaglio, Fratelli d’Italia è oggi al 29,5%, avendo guadagnato lo 0,1, davanti al Partito democratico al 22,7% (-0,4), al Movimento 5 Stelle all’11,4% (stabile), a Forza Italia in calo dello 0,3 e oggi al 9,2 per cento. Alle spalle delle prime quattro liste, ecco la Lega che si fissa all’8,7% senza variazioni di sorta rispetto a una settimana fa, seguita a sua volta da Alleanza Verdi e Sinistra di Bonelli e Fratoianni (-0,4) ora al 6,1 per cento.
DICIAMO POI CHE PARTITELLI COME QUELLI DEL CAZZARO E DEI COMICI VERDI ANDREBBERO ESPULSI DAL PARLAMENTO PER INCONSISTENZA POLITICA & UMANA
Ci credevano, ci credevano davvero. Tutti quei quotidiani che fra ieri e oggi hanno di colpo disconosciuto Kamala Harris, nei mesi passati avrebbero scommesso tutto sulla vice di Biden. Tanto che, dal giorno dell’annuncio della corsa alla Casa Bianca, non hanno fatto che incensarla mettendo in fila tutte le fantomatiche doti della ex procuratrice. Il culmine della campagna in favore dei democratici si era raggiunto il giorno dopo il dibattito fra lei e Donald Trump.
Titoli entusiasti, toni trionfalistici che preannunciavano la vittoria contro il pericolo rappresentato da The Donald. «Harris batte Trump, speranza contro rabbia», ci spiegava Repubblica in prima pagina. Per il quotidiano era un fatto «abbastanza assodato e condiviso» che la dem, una sorta di Luke Skywalker al femminile, avesse vinto il confronto. Successo assodato e condiviso nella loro redazione, probabilmente. Di certo, non fra gli americani che hanno votato martedì.
Ancora più trionfalistici i toni de La Stampa che si spinse fino a un «Harris domina Trump», ironizzando poi sul giallo degli animali scomparsi nella cittadini di Springfield e per cui il nuovo Presidente eletto aveva puntato il dito contro gli immigrati haitiani. La spocchia era già quella di chi si sentiva la partita in tasca: «Si sono levati sospiri di sollievo in tutto il mondo al termine del dibattito». A furia di sospirare però, i nostri esperti di politica a stelle e strisce si sono dimenticati di chiedere agli elettori made in Usa cosa ne pensassero.
Dulcis in fundo, il Domani dell’ingegnere De Benedetti. Da quelle parti forse già stavano stappando champagne: «Harris stravince il duello televisivo». Preludio di quanto sarebbe dovuto succedere a novembre con il taycoon «che vede fantasmi e attacca la Abc e Taylor Swift». Morale: Trump vedrà di nuovo lo studio ovale, lasciando i fantasmi ei concerti della pop star a Harris e rinkamaliti vari.
I media invocano la resistenza anti Trump. Cosa succede negli Usa
Il Washington Post lancia un appello per contrastare il presidente eletto, ma il patron di Amazon, editore del giornale, lo chiama per congratularsi per la vittoria
Parola d’ordine: “resistenza”. Dopo la vittoria di Donald Trump, il Washington Post lancia un appello per contrastare il presidente eletto che si accinge a ritornare alla Casa Bianca grazie al sostegno di”un movimento con elementi fascisti”.
“Siate allarmati, e iniziate ad agire di conseguenza. Accogliere Donald Trump sarebbe un errore immenso”, si legge nell’editoriale del giornale edito da Jeff Bezos, fondatore di Amazon. “La storia è piena di esempi di leader e partiti autocratici che arrivano al potere in modo legittimo, anche con una vittoria alle elezioni, ma adottano comunque in seguito, una volta insediati, politiche orribili”, scrive il columnist Perry Bacon. Il giornalista del Washington Post, quotidiano dove per volontà del suo editore non ha pubblicato alcun endorsement a favore di uno o dell’altro candidato, ora insiste:”Dobbiamo resistere, ancora”. Il noto miliardario, proprietario del giornale dal 2013, infatti, aveva parlato del tentativo di combattere la percezione di parzialità dei media e ripristinare la fiducia dei lettori, ma queste parola sembrano andare in direzione opposta a quella che lui si auspicava.
L’obiettivo è di far partire fin da subito una grande mobilitazione”per affrontarlo sin da ora”. Perry Bacon chiama a raccolta “giornalisti, attivisti, esponenti del mondo no profit”, ma anche i semplici funzionari moderati e “l’americano medio”, i quali “devono tornare alla postura che hanno mantenuto fra il 2017 e il 2020” e devono seguire “ogni azione del Presidente e della sua amministrazione per essere pronti a contestarla in modo aggressivo. Secondo il noto editorialista è necessario che siano tutelati dalle minacce di Trump “gli immigrati che hanno vissuto anni negli Usa e non hanno fatto nulla di sbagliato non siano trattati in modo disumano”.
E, mentre sulle colonne del Washington Post venivano vergate parole così aspre e dure, il proprietario Bezos si congratulava proprio con il nuovo inquilino della Casa Bianca e parlava di “straordinario ritorno politico e vittoria decisiva”.
Su ‘X’, Bezos ha, infatti, scritto che ”nessuna nazione ha opportunità più grandi”
e ha ”augurato a Donald Trump tutto il successo nel guidare e unire l’America che tutti amiamo”.
Fitto nel mirino dei socialisti francesi: “Nessuna vicepresidenza per l’estrema destra italiana”
Il francese Rafael Glucksmann non molla: “La posizione del mio gruppo a riguardo non è cambiata”. Il monito di Tajani: “Non mettete i bastoni tra le ruote”
RESTA IL FATTO CHE TRUMP NON HA MAI FATTO GUERRE NE’ INVASIONI E QUINDI MI PIACE SOPRATTUTTO PER QUESTO, SOLO I FATTI POI DIMOSTRERANNO SE E QUANTO VALE COME PRESIDENTE .
Trump vince facile, Pd e sinistra sotto choc: “La paura fa vincere la destra”
SI’ LA PAURA CHE TORNIATE VOI IMMONDI SINISTRATI CHE AVETE FATTO PIU’ DANNI DEI LANZICHENECCHI !!
Nonostante i processi, le accuse, gli scandali veri e presunti, Donald Trump torna alla Casa Bianca con un successo netto alle urne. Gli americani lo hanno scelto e hanno respinto la proposta di Kamala Harris, la vice di Biden scesa in campo dopo il ritiro del presidente. “Noi chiaramente speriamo che vinca Kamala Harris. Ci sono tante ragioni dal nostro punto di vista per sperarlo”, aveva dichiarato la segretaria del Pd Elly Schlein a un evento al tempio di Adriano a Roma. Trump? “Stiamo parlando di una persona che negli ultimi giorni non ha fatto mistero dell’odio per l’Ue. Anche da un punto di vista di rapporti internazionali c’è da auspicare che Trump non vinca queste elezioni”. Le cose sono andate diversamente, dopo di che il silenzio della leader dem.
A esprimere preoccupazione è Lia Quartapelle, deputata del Partito democratico, intervenendo a Breakfast in America di Adnkronos. “È una vittoria larga con una dimensione tale che dice che le spiegazioni che verranno date che Kamala Harris è una donna, è di una minoranza, che sorrideva troppo, che non aveva una piattaforma politica, sono parziali. La vittoria di Trump si poggia su dei problemi, delle correnti che attraversano gli Stati Uniti e forse l’Occidente tutto, che sono molto profonde e meriteranno maggiore attenzione e riflessione”. Quello che è chiaro, per la dem, “è che l’impatto sarà politico su tutta l’Europa. Saranno quattro anni molto duri, io credo, per il nostro continente, per il nostro Paese”.
Tra i 5 Stelle “Giuseppi” Conte saluta il vecchio interlocutore di quando era a Palazzo Chigi: “Auguri di buon lavoro a Donald Trump, 47° Presidente degli Stati Uniti, in virtù di una vittoria netta, estesa anche al voto popolare. Le sfide che attendono gli Stati Uniti sono molteplici e ci riguardano tutti: fermare le guerre in corso, contrastare con la massima fermezza le violazioni del diritto internazionale umanitario, aprirsi a una visione multipolare dei nuovi equilibri geo-politici, puntare a regole eque per il commercio internazionale evitando la spirale protezionistica dei dazi e contro-dazi. L’Italia – se riuscirà a esprimere visione e coraggio – potrà dare un contributo importante in ragione della tradizionale amicizia tra i nostri popoli e della solida alleanza tra i nostri due Paesi, ma anche per il nostro storico ruolo nell’ambito del Mediterraneo allargato e nella cornice europea”. Non la pensano tutti così nel Movimento: “Evidentemente Trump ha saputo parlare agli americani più dei democratici – dice Mariolina Castellone, vicepresidente Senato – Trump è stato bravo a cavalcare quei temi che sono stati vincenti, ha parlato di pace, promettendo un cambio di passo, che vogliono i cittadini, ha parlato di ridare poteri agli americani. A me alcuni punti della politica trumpiana mi spaventano, per me gli Stati Uniti hanno sempre rappresentato la multiculturalità, l’accoglienza e che questo mi possa cambiare mi spaventa – ha aggiunto -. Mi spaventano le posizioni antiscientifiche, no vax, io spero che ci ripensi”.
Una batosta oltreoceano per Alleanza verdi e sinistra. “Una brutta giornata – dice Nicola Fratoianni – con Trump viene avanti un’America con meno diritti e meno libertà, un’America contro le donne le minoranze e i giovani. Vince il negazionismo di fronte alla crisi climatica. Ancora una volta la paura la povertà e la guerra portano a destra”. Per Angelo Bonelli “i democratici perdono il rapporto con i ceti popolari e ha influito nel voto anche il tema della guerra in Ucraina e delle spese per le armi affrontate dal governo americano”. Il leader di Azione Carlo Calenda sottolinea che “l’Europa se vuole esistere ancora nell’era Trump, deve fare un salto di qualità immediato. Trump proverà a danneggiarci”. E Matteo Renzi di Italia Viva commenta che “Donald ha vinto in modo netto le elezioni americane e sarà il 47 presidente degli stati uniti. Ci sono tante riflessioni che il mondo politico può e deve fare su questo chiaro responso delle urne ma il primo dovere morale e civile è riconoscere il risultato con le congratulazioni al vincitore e l’onore delle armi alla sconfitta Harris. Spero che per l’Europa questo sia il momento della sveglia”. Riccardo Magi di più Europa parla invece di “sciagura per i diritti, per lo stato di diritto, per le minoranze, per la libertà, per la lotta al cambiamento climatico. Ma soprattutto rischia di essere una sciagura per l’Europa”.