tra pena e schifo,molto piu’ schifo che pena !!

Bologna, l’ultima sparata di Lepore supera il limite: “”Un bengala lanciato prima del voto”

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Matteo Lepore

12 novembre 2024

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“Il ministero dell’Interno spieghi chi è che ha cambiato la decisione e perché. È doveroso verso la città. E anche perché esattamente un’ora dopo la manifestazione tutto il governo ha iniziato a fare dichiarazioni contro la nostra città. “Zecche rosse”, “addosso ai centri sociali”, “sinistra connivente con i movimenti”, aggiunge Lepore in un’intervista al Fatto.

Poi insiste: “Quelle 300 camicie nere ci sono state, con le svastiche, le note di Faccetta nera, il passo dell’oca. Si tratta di un oltraggio alla città che nessuno potrà rimuovere. Qualcuno si assuma questa responsabilità, perché noi non siamo disponibili a tutto. Questa è la città del 2 agosto e dopo 44 anni c’è una sentenza, che dice che in quella strage c’erano gli esponenti di tutte le sigle neofasciste dell’epoca. Queste formazioni vanno bandite e chiuse”. Il tutto senza mai dire una parola sugli agenti feriti, colpiti a tradimento, dagli antagonisti…

lo sappiamo… lo sappiamo….

L’ex pm Robledo e Pazzali intercettati al telefono. “Il procuratore è debole”

I due parlano in libertà, da amici: “Vedo decisioni folli, c’è incompetenza”

Luca Fazzo 11 Novembre 2024 – 05:00

L'ex pm Robledo e Pazzali intercettati al telefono. "Il procuratore è debole"

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Robledo e Pazzali si danno del tu, l’ex procuratore offre consigli, ringrazia per un «pensiero» ricevuto. La dimestichezza tra i due è tale che si lasciano andare a giudizi sferzanti. «Io a parte qualcuno di cui ho stima – dice Pazzali – perché ho un rapporto personale, ma altri c’è da aver paura!». Robledo: «Si c’è davvero da aver paura, purtroppo il Procuratore (Marcello Viola, ndr) che è un’ottima persona ma è debole, non ce la fa, perché le correnti hanno spiazzato tutto». Pazzali: «Però ti posso.. ho un giudizio non positivo, perché è chiaro che il Procuratore non deve essere esperto di tutto, però il diritto amministrativo se non lo conosce, lo dovrebbe in qualche modo..» Robledo: «C’è una sorta proprio di incompetenza, vedo delle decisioni folli».

L’ex procuratore aggiunto racconta dettagli sconcertanti sugli anni in cui era in servizio: «Operazioni dei carabinieri che facevano arrivare della droga a Genova e poi andavano dai magistrati di Milano e si facevano dare l’autorizzazione a ritardare il sequestro e a seguire le persone per poter acchiappare chissà chi, in realtà era tutto un imbroglio perché poi se ne ciulavano una parte e se la rivendevano». Quando gli venne proposta una operazione simile, racconta, rispose «ho l’impressione che lei abbia bussato alla porta sbagliata, caro maresciallo».

«Io ho sempre avuto sin dal primo momento una empatia forte con te!», dice Robledo a Pazzali. E va giù pesante quando l’amico gli chiede un giudizio sul procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, capo del pool anticorruzione della Procura: «È una brava persona ma è un incapace assoluto (…) non si è mai distinto per coraggio né per scelte decise, è stato molto portato dalla corrente di Magistratura democratica che molto giovane l’ha fatto diventare procuratore aggiunto.. è il prodotto delle correnti poi è una brava persona, assolutamente». Pazzali: «Sì anch’io mi sono fatto questa idea… sì guarda la Procura è a pezzi, a pezzi, a parte qualche anziano».

Robledo: «E non si riprenderà». Pazzali è interessatissimo a quanto accade in Procura, «in effetti pare che a Milano non succeda più niente», dice il presidente della Fiera proprio mentre i pm milanesi scavano su di lui.

il merdaio

#iltempodioshø

10 novembre 2024

ognuno ha il sindaco che si merita !!!

Salvini all’attacco: “Zecche rosse”, chiudere i centri sociali. Bufera a Bologna su Lepore

«Zecche rosse, comunisti, delinquenti, criminali da centro sociale. Non lo so, definiteli come volete voi, però quello che abbiamo visto ieri a Bologna e a Milano è qualcosa di indegno, di vergognoso che non si deve più ripetere». Lo dice, in video postato sui social, il leader della Lega Matteo Salvini. «La caccia al poliziotto dei delinquenti rossi a Bologna o la caccia all’ebreo dei delinquenti rossi a Milano sono scene vergognose per il 2024», aggiunge. «Chiudere i centri sociali occupati abusivamente dai comunisti che sono ritrovi di criminali. Questo dobbiamo fare, perché un conto è manifestare, altro conto è prendere a sassate i poliziotti o dar la caccia all’ebreo», ribadisce Salvini. «Nell’Italia libera e democratica del 2024 queste scene non si possono più vedere», conclude. 

Annuncio che arriva nel day after degli scontri di Milano e Bologna. E nel giorno delle affermazioni del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che punta il dito contro i cortei di CasaPound: «Io mi chiedo come sia possibile che, ancora una volta, Bologna non venga rispettata: domani ci sarà la presidente Meloni in città, ci hanno mandato 300 camicie nere, noi invece vorremmo ancora a chiedere i fondi per l’alluvione». È un attacco frontale all’esecutivo da parte dell’esponente del Pd commentando quanto avvenuto ieri a Bologna, dove i manifestanti presenti ad un corteo hanno preso d’assalto le forze dell’ordine, provocando violenti scontri. «I principali ministri del governo e la presidente del Consiglio sono venuti in Emilia-Romagna in questi tre giorni. Esattamente in mezzo sono arrivati i ’Patrioti’ di CasaPound. Non andava gestito così l’ordine pubblico, credo che il ministero degli Interni su questo debba dare spiegazioni alla città di Bologna», ha concluso.  

«Ma Lepore è serio? Il sindaco di Bologna sproloquia e parla di camicie nere, ma non si degna nemmeno di esprimere solidarietà alle Forze dell’Ordine aggredite ieri dal corteo antifascista. Le violenze sono intollerabili solo se vengono da destra? Pensi a non far andare sott’acqua la città che amministra e ai veri problemi dei bolognesi, se ne è in grado», dichiara il deputato emiliano della Lega Davide Bergamini.

La democrazia (dal greco antico: δῆμος, démos, “popolo” e κράτος, krátos, “potere”) etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero forma di governo …

quando il cervello è vuoto:

Ipocrisia 5s: svendono tutto per i seggi

Rischiano di finire fuori dallo statuto i valori declamati alle origini del Movimento

Domenico Di Sanzo 10 Novembre 2024 – 05:00

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I grillini sono sempre stati marxisti, ma tendenza Groucho Marx. Infatti, basta una frase del celebre comico statunitense per fotografare alla perfezione le evoluzioni spericolate del M5s. «Questi sono i miei principi, se non vi piacciono ne ho altri», è il fulminante aforisma, che potrebbe essere lo slogan più adatto per l’assemblea costituente dei Cinque Stelle, che ora entra nella fase finale.

Venerdì sera, l’ultima svolta. In una serie di report, pubblicati dalla società Avventura Urbana, sono state sintetizzate le proposte partorite dal gruppo dei trecento iscritti e simpatizzanti sorteggiati per dare vita alla seconda fase del confronto interno ai pentastellati. Leggendo il documento, si capisce che potrebbe cambiare tutto. Ma per non cambiare nulla. Ovvero con l’obiettivo di rimanere politicamente in vita, ancora in sella, presenti a Montecitorio e Palazzo Madama. Per scongiurare l’estinzione.

Ed ecco che viene in mente un’altra frase celebre, presa dal Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi», si legge nel romanzo. E sembra di entrare nella testa dei vertici del Movimento, che hanno pensato questa rivoluzione «dal basso». Nome, simbolo, due mandati, figura del Garante. I grillini potrebbero cambiare completamente volto. E sarebbe soltanto l’ultima delle mutazioni genetiche. Certo, la più radicale. Ma da inserire in una lunga serie di volteggi e giravolte. A partire proprio dalla collocazione politica, della forza fondata nel 2009 da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Che nasce «né di destra né di sinistra», poi vira sul sovranismo proprio con il primo governo Conte (foto), quello messo su insieme alla Lega di Matteo Salvini.

Dunque, con lo stesso attuale leader come premier, si passa alla sinistra tradizionale, con la fase del governo gialloverde, insieme al Pd. E Conte che, da emulo di Donald Trump, diventa «punto di riferimento fortissimo dei progressisti». I grillini non si sono fatti mancare nemmeno le larghe intese: governo Draghi, con la benedizione di Grillo. Infine l’attualità. Il M5s, dopo l’assemblea costituente e le regionali in Emilia Romagna e Umbria, si prepara a svincolarsi dall’abbraccio con il Pd di Elly Schlein. Un cambiamento che, però, ha più il sapore di una decisa virata a sinistra che di un ritorno all’equidistanza delle origini.

Conte vuole fare asse con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per insidiare il Pd. Non a caso, nel documento diffuso venerdì, si parla di essere «progressisti indipendenti». Ed è solo l’ultima versione camaleontica di un Movimento che sopravvive modificando i suoi connotati. Dallo streaming alle riunioni top secret. Da «onestà-onestà» alle candidature per gli indagati. Da destra a sinistra. Da Grillo a Conte.

Proprio l’ex premier potrebbe mettere alla porta il fondatore. Il Garante che è ancora indeciso sull’inizio o meno di una contesa legale e che prepara un intervento bomba durante la due giorni finale della costituente, prevista per il 23 e 24 novembre.

come fa gente sana di mente a seguire il marchese del grullo ?? A meno che sana non sia…

Trump spacca l’asse M5S-Pd. Ecco come Conte & co. provano a sganciarsi da Schlein

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Mira Brunello 10 novembre 2024

Mancava solo il ciclone «Trump» a tormentare il campo largo. Soprattutto sul fronte già traballante dei rapporti tra il Pd ed il M5S. Già perché sull’elezione del 47esimo presidente degli Stati Uniti si è consumata l’ennesima rottura tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Il leader del M5S, anche durante la campagna elettorale, decidendo di non schierarsi per Kamala Harris, aveva creato non pochi problemi agli alleati. Con Matteo Renzi che ne approfittò per mettere in discussione la sua vocazione progressista. Una frattura che si è approfondita nei giorni scorsi con i giudizi tutto sommato lusinghieri che l’ex Presidente del Consiglio ha dato sul tycoon. «Ha saputo intercettare le esigenze delle persone», secondo la vicepresidente del Senato la 5 stelle Mariolina Castellone, mentre per la deputata dem Lia Quartapelle «saranno quattro anni molto duri». Valutazioni opposte, sintomo di un’altra profonda divisione. «A che gioco sta giocando l’avvocato?», si sono chiesti allarmati al Nazareno.

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E dire che la tensione era già sufficientemente alta per i commenti liquidatori espressi dalla ex sindaca di Torino Chiara Appendino. Che aveva messo nero su bianca il mantra in voga a Campo Marzio. Ovvero no ad alleanze strutturali con il Pd, vinciamo dove abbiamo i nostri candidati (come in Sardegna con Alessandra Todde), Andrea Orlando non era il nome giusto per la Liguria. In più c’è «Nova» in arrivo, la costituente convocata per il 23-24 novembre, al Palazzo dei Congressi di Roma. Che potrebbe consegnare alla storia (o a Beppe Grillo) nome e simbolo del M5S per lanciare definitivamente quello che sarà comunque il partito di Giuseppe Conte. E dove i militanti dovranno contarsi su varie opzioni sul tema alleanze. Attestarsi definitivamente sul fronte progressista, a Bruxelles i pentastellati sono nel gruppo The Left insieme alla Sinistra Italiana, o evitare collocazioni strutturali. La differenza alla fine la farà sempre il leader (Giuseppe Conte) che continuerà a muoversi a zig zag. Anche perché l’avvocato ha capito che un rapporto troppo stretto con il Pd rischia in termine di voti di depauperarlo.

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In più ci sono i «test» sul campo, in Liguria Conte e Schlein si evitarono per tutta la campagna elettorale, salvo poi ritrovarsi l’ultimo giorno sullo stesso palco. Stessa musica in Umbria, dove i due leader continuano ad ignorarsi. Rispetto a Genova, qui ci sono candidati renziani, ma in una lista civica della «Presidente», non dovrebbero impensierirlo troppo. Eppure Giuseppe Conte mantiene le distanze, nonostante che un’altra sconfitta del campo largo, alla vigilia della «rivoluzione» pentastellata, non sia il massimo. Caso o strategia allora? O forse ha già risposto nei giorni scorsi Chiara Appendino. La vicepresidente pentastellata spiegò: «Non è il momento di un’alleanza strutturale» con i dem, perché prima «dobbiamo ritrovare un’identità e una visione, essere più netti e radicali nelle proposte, darci nuove battaglie identitarie». Per non «apparire subalterni rispetto al Pd, come talvolta è sembrato». Insomma a zig zag anche con un nome nuovo ed un altro simbolo, non una splendida notizia per Elly Schlein, che alla fine rischia di ballare da sola. Come accadde al suo predecessore, Enrico Letta.

marasmi mentali

Bologna, le botte antifasciste alla polizia? “Responsabilità del governo”: il delirio del Pd

09 novembre 2024

“Spetta a chi ha responsabilità di governo garantire la sicurezza dei cittadini e tutelare l’ordine pubblico”: Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Partito democratico, punta il dito contro l’esecutivo per gli scontri avvenuti oggi, sabato 9 novembre, al corteo antifascista a Bologna. Scontri provocati dai manifestanti e che hanno impegnato a lungo la polizia antisommossa, vittima di violente aggressioni. 

Nelle scorse ore, invece, il ministro dei Trasporti ha espresso parole di forte indignazione per le violenze subite dalla polizia a Bologna, parlando di “immagini indegne” e di “centinaia di delinquenti rossi” che “hanno dato la caccia al poliziotto nel centro di Bologna”. Poi ha aggiunto: “Quelli non sono manifestanti di sinistra, quelli sono criminali Rossi il cui posto giusto è la galera, non sono le strade di Bologna, chi lancia i sassi e bastoni contro le forze dell’ordine non è un manifestante”.

non sono facinorosi…sono DELINQUENTI SCHIFOSI

Bologna, Meloni solidale con gli agenti: “Spiace certa sinistra tolleri facinorosi”

PARASSITI DELINQUENTI SEMPRE DEDITI A DELINQUERE SONO I CENTRI ASOCIALI !

e ci sono cerebrolesi (v. saviano) che di questi omicidi incolpano il governo !!

Napoli, ancora sangue: 18enne freddato con un colpo alla testa

09 novembre 2024

Si chiamava Arcangelo Correa, il ragazzo di 18 anni colpito da un proiettile alla testa la scorsa notte ai Tribunali a Napoli. Il ragazzo è morto all’ospedale Vecchio di Napoli dove era stato portato dopo che, prima dell’alba, era stato colpito da un colpo di arma da fuoco alla testa in centro città. Fin da subito le condizioni del giovane erano apparse disperate. Sull’omicidio indaga la Polizia di Stato. Secondo quanto trapela, il giovane era incensurato. Era il cugino di Luigi Caiafa, ucciso da un poliziotto nel 2020 a Forcella durante un tentativo di rapina.