Elon Musk a gamba tesa. Il magnate si è inserito nel testa a testa tra il governo e i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Roma, che ieri hanno annullato i trattenimenti dei sette migranti trasferiti in Albania, rinviando alla Corte di giustizia europea per chiarimenti sulla corretta interpretazione delle direttive. “Questi giudici devono andarsene”, ha tuonato sulla piattaforma social X. Poche e dirette parole che hanno mandato presto in tilt la sinistra. “A che titolo Elon Musk pensa di poter dire cosa devono o non devono fare i giudici italiani? Cosa gli dà il diritto di interferire con un potere indipendente di uno stato sovrano che non è neanche il suo?”: Laura Boldrini si è accodata al deputato di Avs Angelo Bonelli.
MENO MALE CHE TRA POCHISSIMO TUTTE QUESTE GALLINELLE SARANNO IMBAVAGLIATE E SEGREGATE !! TALMENTE STUPIDE DA RITENERE DI POTER STABILIRE CHI PUO’ E CHI NON PUO’ PARLARE !!
GEER PUO’ PERCHE’ VI PIACE QUESTO NO PERCHE’ DICE LA VERITA’???
Aumenti in vista per una stanza in hotel, scontrini da incubo e impennata di prezzi in bar e ristoranti. Chi sono i “furbetti” del Giubileo? A Il Caffè di Radio1 lo ha spiegato il direttore de Il Tempo Tommaso Cerno. L’invenzione di Bonifacio VIII, in realtà, è legata a un fenomeno “che ha molto poco di spirituale, che è molto terreno”. “Centinaia di negozi stanno chiudendo e stanno aprendo grandi catene di street food. Che cosa faranno? Perché improvvisamente Roma è un magna magna di strada? Il Giubileo attirerà milioni di turisti, turisti non di fascia alta ma medio-basso e quindi bisognerà nutrirli”, ha spiegato.
Il primo allarme, ha continuato Cerno, “sarà l’impennata dei prezzi dei beni di primo consumo” come “un panino, l’acqua, la bibita”. Qual è, dunque, il possibile scenario? “Immaginiamoci questi milioni di pellegrini verso le porte sante fermarsi a porte più profane e sentirsi chiedere 20 o 25 euro per un pasto in piedi, veloce, che normalmente costerebbe meno della metà”. Molti furbetti sfrutteranno l’Anno Santo “per fare i soldi e non per fare accoglienza”. Un’idea, quella di imbrogliare tutti coloro che arriveranno a Roma, “che è radicata nella storia”.
Il Giubileo è “l’apertura di Roma al mondo” ma anche il “cul de sac, la trappola”, ha spiegato il direttore de Il Tempo. Il motivo? “Una volta che sei arrivato in centro, poi devi comportarti da uno che è chiuso nel centro di Roma. Se l’idea è quella che tutti alzano i prezzi, anche chi non ha questo come obiettivo sarà costretto a farlo. Come sta succedendo in Occidente, l’impennata supera l’inflazione. Puoi avere due atteggiamenti: tenerti un po’ più basso oppure dire ‘Ma tanto da noi rimangono per pochi minuti’ e diventa un grande salasso”, ha concluso.
TU DEVI SCUSARTI CON TUTTI GLI ALLUVIONATI CHE NON HAI PROTETTO PUR AVENDO IL DENARO PER FARLO !! VERGOGNATI !!
Bologna, Stefano Bonaccini la spara: “Il governo si scusi con la città”
13 novembre 2024
A sinistra è cominciata una nuova competizione: spararla grossa su quanto accaduto a Bologna sabato scorso con i poliziotti presi a botte dagli antifascisti. Come è noto il sindaco Lepore ha attaccato il governo affermando che l’esecutivo ha mandato “300 camice nere”. Il tutto dopo che Schlein, la settimana scorsa aveva evocato anche “l’olio di ricino” e le “purghe”.
Inutile ricordare qui le risposte del ministro Piantedosi e quelle del premier Giorgia Meloni che hanno messo a tacere lo sbraitare della sinistra che, va sempre ricordato, davanti ad agenti feriti è rimasta muta senza una messaggio di solidarietà o di vicinanza a chi è finito sotto la furia antagonista.
Sponsored stories
Ma è l’ex governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ribalta la realtà e ora, addirittura, pretende le scuse da parte del governo: “Autorizzare quella manifestazione in centro a Bologna, tanto più di sabato, significa aver trascurato sia l’ordine pubblico e la sicurezza, sia il rispetto che si deve a una città medaglia d’oro della Resistenza e vittima della brutale strage neofascista del 2 agosto della stazione di Bologna – afferma in una intervista al Corriere della Sera -. Ciò detto, io non giustifico proprio nulla, perché qualsiasi forma di violenza politica va sempre condannata con fermezza: fui ad esempio tra i primi a condannare duramente sedicenti studenti di sinistra quando appesero il manichino di Meloni a testa in giù, a Bologna. Resta il fatto che non si è saputo nè prevenire nè gestire quanto è successo. Il governo deve scusarsi coi bolognesi, anziché lanciare proclami autoritari”. Insomma siamo davvero davanti a parole senza senso..
“Non sono qui per rappresentare un partito politico o uno Stato membro ma per affermare il mio impegno verso l’Ue”. Nell’audizione al Parlamento europeo si presenta nella sua veste più europeista Raffaele Fitto, vicepresidente designato della Commissione europea, con delega alla Coesione, alle riforme e al Pnrr. In oltre tre ore di audizione risponde a tutte le domande dei membri della commissione Sviluppo regionale, cerca di distaccarsi il più possibile dall’estrazione di Fratelli d’Italia o del governo italiano, afferma di non voler entrare in polemiche politiche nazionali, e di impegnarsi fermamente nella difesa dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali sanciti nei Trattati Ue. Ribatte alle accuse della sinistra che menziona il maschilismo, il fascismo e le politiche anti-migranti, invitando gli avversari a un dialogo costruttivo all’insegna del rispetto delle opinioni altrui. In uno stile genuinamente democristiano, inclusivo e non conflittuale, schiva gli attacchi e si presenta come responsabile e competente.
Se Fitto supera con successo l’audizione nei contenuti, lo scoglio è tutto politico. I coordinatori dei gruppi politici decidono infatti di rinviare “a data da definire” il giudizio non solo su di lui ma su tutti i sei vicepresidenti. È il gioco dei veti incrociati con i commissari di ciascun schieramento (popolare, socialista o liberale) tenuto in ostaggio dagli schieramenti avversari. Stallo che potrebbe potrarsi fino a mercoledì ma anche oltre e che si somma al giudizio sospeso sul commissario ungherese Oliver Varhelyi. Se dai Verdi arriva un secco no a Fitto, che dice sì al Green Deal ma che invoca flessibilità, i socialisti e liberali si dicono contrari non a Fitto in quanto persona ma al ruolo di vicepresidente esecutivo affidato a un esponente dei conservatori di Ecr che non fa parte della maggioranza che a giugno ha votato Ursula von der Leyen. Lo stallo potrebbe far parte di una strategia mirata a portare a casa la ridefinizione dei portafogli dei commissari, indebolendo Fitto e Varhelyi e provando a rafforzare i propri. Ma la crisi potrebbe essere più ampia. Per il Pd il giudizio su Fitto sarà nel solco del gruppo dei Socialisti, dove è in atto un accesso dibattito tra la componente spagnola – della stessa presidente Iratxe Garcìa Pèrez – che vuole difendere la sua vicepresidente Teresa Ribera anche dagli attacchi dei popolari iberici – in dissenso con il Ppe – e quella italiana che non vuole rinunciare alla sua vocazione di forza responsabile verso il candidato italiano.
Video su questo argomento
I dem distinguono il piano del giudizio a Fitto da quello sull’intera Commissione che è “sull’assetto politico della Commissione” sui cui i socialisti hanno “fatto presente forti perplessità sull’attribuzione di una vicepresidenza a un esponente di Ecr che non ha votato von der Leyen a luglio”, spiega Dario Nardella. Sul tentennare del Pd è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Trovo inconcepibile che alcuni esponenti del PD chiedano adesso di togliere al commissario italiano designato la vicepresidenza esecutiva – afferma -. Vorrei sapere dalla segretaria del PD se questa è la sua posizione ufficiale: sottrarre all’Italia una posizione apicale per impedirle di avere una maggiore influenza anche su settori chiave”. La notizia di oggi è anche che la delegazione di Fratelli d’Italia voterà a favore della nuova Commissione quando si presenterà al voto in plenaria (inizialmente previsto per fine novembre) e non potrebbe fare altrimenti visto che un loro esponente – Fitto – sarà uno dei suoi vicepresidenti, ha annunciato il capodelegazione Carlo Fidanza. I socialisti e il Pd chiedono che von der Leyen dia segnali già prima del voto su Fitto. E oggi la presidente della Commissione si è precipitata al Parlamento europeo per parlare con i gruppi. “L’equilibrio nella maggioranza sta saltando” e si rischia che con il rischio che possa slittare anche alla prossima settimana. Quello che chiediamo è chiarezza da parte di von der Leyen sul fatto che la maggioranza sia europeista e non si sia allargata a destra”, riferisce a LaPresse una fonte qualificata del gruppo. Non solo: “L’elezione di Trump ha cambiato anche lo scenario, rendendo necessaria chiarezza anche sulla prossima Commissione europea”.
COME DISSE GIUSTAMENTE COSSIGA: CHI HA IN MANO LA GIUSTIZIA GOVERNA…. ERGO… COMANDANO LE TOGHE SINISTRATE SEMPRE IMPUNITE !
Chi decide in Italia il governo o le toghe?
Il braccio di ferro tra governo e magistrati sui migranti in Albania in realtà riguarda la questione su chi ha il diritto di governare il Paese. In gioco il ritorno ad un corretto equilibrio dei poteri costituzionali
La portavoce della ong tedesca Giulia Linardi aveva attaccato il miliardario, reo di “minacciare il sistema giudiziario italiano”. La replica di mister Tesla è tranchant
Ue, Salis contro la nomina di Fitto a Commissario europeo: “Come può ricoprire quell’incarico?”
Esplora:
12 novembre 2024
Ilaria Salis si è esposta sui social per tentare di bloccare la nomina di Raffaele Fitto a Commissario e Vicepresidente Esecutivo per la Coesione e le Riforme della Commissione europea. “Come può Raffaele Fitto – ha scritto su X l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra -, esponente di Fratelli d’Italia, partito che ha voluto spaccare l’Italia e penalizzare ulteriormente il Sud e le isole con la riforma sull’autonomia differenziata, essere considerato adatto al ruolo di Commissario e Vicepresidente Esecutivo per la Coesione e le Riforme?”.
Dopo neanche un minuto, un altro tweet sempre per attaccare l’esponente del governo Meloni. “Perché Raffaele Fitto – ha scritto ancora Salis -, membro del gruppo Ecr, che non ha sostenuto la presidenza von der Leyen, dovrebbe diventare Commissario e Vicepresidente Esecutivo, spostando così ulteriormente a destra l’Unione europea?”.
La presa di posizione di Salis è arrivata dopo che in mattinata lo stesso Fitto era intervenuto nel corso dell’audizione al Parlamento europeo, utilizzando un tono distensivo con i suoi ex colleghi. “Il modo migliore per andare avanti è avere un dialogo aperto e costruttivo nonostante opzioni politiche diverse: le nostre diverse storie sono la nostra forza. L’Europa è casa nostra: abbiamo la responsabilità comune per lavorare a favore del benessere dei nostri cittadini”, ha dichiarato Fitto.
CHE CI SIANO PERVERSIONI MENTALI SENZA FONDAMENTI IN ALCUNI GIUDICI, IN MOLTI POLITICI SINISTRATI, IN ALCUNI SINDACATI ED IN TUTTI I COVI DEI CENTRI ASOCIALI CHE CRITICANO ANCHE VIOLENTEMENTE IL GOVERNO SENZA PROVE SPESSO MENTENDO IN MODO DELIRANTE !!
Giorgia Meloni smaschera Matteo Lepore: “Critiche? Allora perché mi chiedeva aiuto…”
12 novembre 2024
Giorgia Meloni non le manda a dire. Intervenendo al comizio di chiusura della campagna elettorale in Emilia Romagna, in un collegamento il premier con parole chiare replica al sindaco di Bologna che dopo gli scontri di sabato scorso ha parlato di “300 camice nere” inviate dal governo in città: “Se io fossi la picchiatrice fascista che il sindaco Lepore dice, allora non dovrebbe chiedermi collaborazione. Un po’ di coerenza sindaco, un po’ di coerenza”.
E ancora: “Il Pd dice che non ho il coraggio di venire a Bologna, l’altra settimana diceva che non avevo il coraggio di incontrare i sindacati. Io – riprende la premier – ho il coraggio di fare tutto quello che faccio perché posso dare conto delle mie posizioni”.
Poi risponde anche sul tema alluvione: “Dicono che da Roma non è arrivato un euro per l’alluvione, ma è falso. Abbiamo stanziato 6,5 miliardi. I soldi ci sono e vanno spesi velocemente”. Insomma le accuse della sinistra fanno acqua da tutte le parte. E l’impressione, come sottolinea anche il centrodestra, è che con l’avvicinarsi del voto possa crescere la paura di un clamoroso flop da parte della sinistra. Da qui l’esigenza di alzare i toni e di attaccare a testa bassa i moderati.